La questione morale dell’Ater di Pordenone approda nell’Aula del Consiglio regionale. Alessandro Corazza, capogruppo dell’Italia dei Valori, non molla la presa sulla vicenda “appaltopoli” (definizione data dalla stampa), e si dichiara insoddisfatto dell’«immobilismo della Regione che emerge dalla risposta di De Anna all’interpellanza presentata lo scorso settembre, riguardante l’Ater di Pordenone». Nell’interpellanza si chiedeva quali fossero le azioni che la Regione intendesse portare avanti per riportare al rigore amministrativo, all’ordine e alla legalità l’Ater di Pordenone, travolta dalla chiusura della società Edilizia Futura & Territorio Srl, a seguito dei rilievi della Corte dei conti nonché rispetto alle indagini per corruzione tuttora in corso da parte della Guardia di Finanza. L’interpellanza ripercorre i passaggi che hanno portato alla nascita della società Edilizia Futura & Territorio Srl, costituita dall’Ater e da alcuni Comuni per costruire alloggi di edilizia convenzionata da vendere alla fascia media della popolazione a prezzi contenuti. Sulla questione era intervenuta la Corte dei Conti avanzando rilievi sull’utilità dell’iniziativa, e la Direzione Centrale dei Lavori Pubblici della Regione, sulla spinta dalla Corte, intimava all’Ater di uscire dalla compagine societaria. Pertanto l’Ater ha riacquisito Edilizia Futura per poi scioglierla. Tale operazione ha configurato quello che Corazza definisce «uno sperpero di danaro pubblico consentendo, tra l’altro, la duplicazione delle indennità degli amministratori. «Questo “carrozzone” – ricordava Corazza nell’interpellanza – è costato al contribuente la somma di 564.000 euro».  Ciò non bastasse, si è aggiunta anche l’indagine per corruzione da parte della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di un dipendente in seguito riassunto ad operare dall’Ater. Corazza ha replicato duramente a quella che ha definito la “non risposta” di De Anna, sostenendo che la vicenda fornisse «una pessima immagine delle istituzioni agli occhi di tutte le persone». Il fatto inoltre che vi siano ancora delle cause in corso da parte dei proprietari che hanno comprato gli alloggi di Edilizia Futura smentisce le dichiarazioni dell’assessore riguardo al supposto utile che la società avrebbe conseguito. Il dipietrista continua: «Il fatto che nell’Ater sia ancora rimasto tutto invariato – spiega – la dice lunga su quanto poco sia sentito il tema della moralità pubblica. Un tempo in seguito a fatti del genere ci si dimetteva, anche a tutela del prestigio e dell’onorabilità delle istituzioni. Mi piacerebbe che oggi De Anna si facesse responsabilmente parte in causa di questa vicenda dando concreta attuazione a quelle funzioni di monitoraggio e controllo che la LR 24/1999 gli riserva». «Invece – conclude Corazza – pare che per De Anna tutta questa vicenda, che ha interessato addirittura la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza, sia riconducibile nell’alveo della normalità». D’altronde, benché l’assessore dica che la costituzione di Edilizia Futura sia avvenuta durante la precedente gestione dell’Ater, la continuità amministrativa è stata garantita dall’aver nominato presidente dell’Azienda Peressutti che già aveva condiviso questa scelta nel vecchio Cda. La replica di Corazza si chiude con l’invito all’assessore a farsi parte in causa in questa vicenda ed avviare una riforma complessiva delle Ater che valuti anche la possibilità di mettere un amministratore delegato al posto dei Cda, troppo spesso lottizzati dai partiti.

 

Il 31 dicembre scorso è scaduto l’accordo integrativo aziendale, sottoscritto nell’ottobre 2007 tra i medici di medicina generale e l’Ass n.6, che avviava nella Provincia di Pordenone il progetto sperimentale degli Utap (Unità territoriali per l’assistenza primaria). L’accordo, che nel frattempo era stato prorogato fino al 28 febbraio scorso, non è ancora stato rinnovato, motivo per il quale il Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori ha presentato un’interrogazione urgente. Le Utap nascono come evoluzione della medicina di gruppo: due o più medici di medicina generale che scelgono di lavorare insieme per offrire un migliore servizio ai propri assistiti. I medici che costituiscono una Utap condividono la stessa sede dando quindi ai pazienti la massima disponibilità oraria di apertura dell’ambulatorio e quindi un servizio più ampio. Contro la fine del progetto si era già schierata la Fimmg, la maggiore organizzazione sindacale della medicina territoriale, nonchè il direttore dell’Azienda per i servizi sanitari del Friuli Occidentale Nicola Delli Quadri, che aveva dichiarato la volontà dell’Ass n.6 di proseguire quella che ha definito “un’esperienza positiva”. Nell’interrogazione si chiede alla Giunta i motivi del mancato rinnovo che, stante l’attuale situazione, andrebbe a cancellare le tredici unità costituite nel territorio della provincia di Pordenone.

«Avviato in via sperimentale – spiega Corazza – a Pordenone il progetto ha dimostrato che dove sono state formate le Utap si è riuscito ad ottenere un maggiore servizio agli assistiti che si sono visti garantita l’apertura dell’ambulatorio per ben dieci ore giornaliere». Per Corazza la prosecuzione del progetto è importante perché «quando un medico di famiglia funziona e produce assistenza di alta qualità, questo si ripercuote positivamente sugli altri livelli del sistema sanitario, sgravando l’ospedale da oneri impropri».
L’Ass6 aveva già garantito la copertura economica per il rinnovo che però la Regione non ha ancora autorizzato. L’Italia dei Valori ha chiesto quindi alla giunta di spiegare le motivazioni, tecniche e politiche, della sospensione di un progetto che ad oggi ha fornito ottimi risultati e maggiori servizi a tutela della salute dei cittadini pordenonesi.

UDINE. Gli uffici legislativo e dell’avvocatura sono al lavoro, perchè il presidente del Consiglio Edouard Ballaman vuole una decisione tecnica, non politica. In discussione ci sono i vitalizi per i consiglieri regionali, che dopo 5 anni da rappresentante eletto, percepisce una “pensione” di mille e 900 euro al mese. Un “bonus” che un Comitato udinese vuole abolire, prevedendo un referendum abrogativo. Diversi, però, sono i dubbi che serpeggiano all’interno del palazzo regionale sull’ammissibilità della consultazione referendaria. Non solo tra i consiglieri regionali, ma anche tra i dirigenti, “tecnici” che, pareri e leggi alla mano, sono impegnati a dimostrare l’inammissibilità del referendum. Che sarebbe basata, ad esempio, su una legge regionale del 2003 che prevede che non possano essere sottoposte a referendum abrogativo le leggi regionali di bilancio o di variazioni di bilancio. E il vitalizio è una legge di bilancio. «Personalmente – spiega Ballaman – non avrei nulla in contrario a eliminare i vitalizi, ma dalla prossima legislatura, mettendo cioè tutti, nuovi e uscenti, a conoscenza con chiarezza delle nuove regole. E comunque mi auguro che, se il referendum andrà avanti, il Consiglio regionale preveda una legge per superarlo, evitando strascichi giudiziari che senza dubbio ci sarebbero, perchè le nuove regole, a mio avviso, vanno fissate prima, non in corso d’opera». Ballaman, quindi, conferma che gli uffici sono al lavoro, anche se critica il poco tempo a disposizione per esprimersi. «L’ufficio di presidenza del Consiglio – argomenta Ballaman – avrà 30 giorni di tempo per verificare l’ammissibilità del referendum e quindi ho chiesto ai tecnici della Regione di mettersi al lavoro per tempo visti i giorni che avremo a disposizione e l’importanza della decisione».
E se la Lega non intende fare dichiarazioni, il capogruppo del Pdl Daniele Galasso non si tira indietro: «Le persone che appartengono al Comitato – afferma – mi risulta siano vicine all’area socialista e che alcuni siano stati candidati per ruoli amministrativi, senza esiti soddisfacenti. Probabilmente, quindi, stanno cercando visibilità per le prossime elezioni regionali. E comunque i numeri forniti dal Comitato sono sbagliati, perchè per ottenere il vitalizio noi versiamo di più di quanto riferito da loro». Anche Edoardo Sasco, capogruppo Udc, ritiene che qualunque strumentalizzazione vada respinta. «A posto del no ai vitalizi – interviene il centrista – avrei preferito un’analisi seria su tutti i costi della politica, così che si potesse analizzare la situazione con calma e affinchè ognuno potesse fare la sua parte, non solo i consiglieri».
A fianco del Comitato a raccogliere le firme per la richiesta di referendum, invece, ci sarà Italia dei Valori, il cui segretario regionale, per altro, Carlo Monai, è un ex consigliere Fvg e oggi deputato. «Siamo favorevoli all’eliminazione dei vitalizi – assicura il capogruppo Alessandro Corazza – e noi ci auguriamo che il referendum sia ammissibile, per questo aiuteremo il Comitato». Il Pd, invece, non sosterrà il gruppo udinese nella raccolta delle sottoscrizioni. «Non siamo il Comitato – taglia corto il capogruppo Gianfranco Moretton – e quindi ci manteniamo su piani diversi. Quella del Comitato è una richiesta legittima e spontanea, così come come sarà dovere dell’Ufficio di presidenza del Consiglio valutare l’ammissibilità nel rispetto dello statuto e delle leggi del Fvg». (Messaggero Veneto del 24-2-2010, pag. 7, Regione)

 

Questa sera, mercoledì, alle 22 (in replica domenica alle 20.30), andrà in onda uno "speciale" del telegiornale di Telefriuli sulla questione energetica in regione. Si parlerà del nucleare, delle biomasse, di elettrodotti, dell’energia per uso domestico e di quella necessaria all’industria. Vi prenderanno parte, oltre a me, Alessandro Colautti, Mauro Travanut, Roberto Asquini, Enore Picco e Giorgio Brandolin.

 

Tiene ancora banco la questione energia nucleare sollevata mercoledì scorso dal presidente della Regione renzo Tondo. Ieri ad esternare sono state soprattutto le opposizioni. Decisamente critico il capogruppo Idv in Consiglio Regionale Alessandro Corazza: «Le dichiarazioni di Tondo – spiega il capogruppo in consiglio regionale Alessandro Corazza - sebbene esprimano il diniego all’ipotesi di costruire una centrale nucleare sul nostro territorio regionale a causa soprattutto delle condizioni idrogeologiche della regione, svelano la sua totale apertura a tutte le fonti di energia, compresa quella nucleare. Una posizione, quella del presidente, che non tiene in minima considerazione i rischi e i pericoli connessi alla produzione di energia nucleare».

Corazza interviene anche circa l’ipotesi di collaborare con la Slovenia per il raddoppio della centrale nucleare di Krsko. «Tondo si dimentica delle 74 raccomandazioni fatte dall’Unione Europea e tuttora non adempiute. La centrale di Krsko è di seconda generazione, al pari di quella di Cernobyl».

VENERDI’ 12 e DOMENICA 14 FEBBRAIO
alle 12.00 sul canale televisivo FREE (ex Tele Nordest)
ALESSANDRO CORAZZA partecipa alla trasmissione "Sottosopra" dove si parlerà di costi della politica in Friuli Venezia Giulia.

Partecipano anche i Consiglieri regionali Antonio Pedicini (PDL) e Ugo Della Mattia (Lega Nord), Tommaso Cerno (Giornalista de l’Espresso), Cristina Martina (Comitato per il referendario contro i privilegi) 





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