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Archive for Febbraio, 2008

Dal messaggero Veneto di Pordenone
Lunedi’ 29 febbraio 2008

I “giovani, carini e politicizzati” hanno risposto alla chiamata, gremendo l’auditorium della Provincia. Era questo lo slogan della prima maratona di politica giovane, organizzata dalle associazioni Abbazie e Bagaglio Umano, che hanno raccolto attorno a un tavolo dieci ragazzi di altrettanti partiti e movimenti politici. Ha introdotto i lavori Bruno Tellia, docente di Sociologia all’Università di Udine. Presenti al dibattito, moderato dai giornalisti Enri Lisetto e Susanna Salvador, Andrea Cabibbo (Fi), Gianluca Ceschiat (Amici di Beppe Grillo), Alessandro Corazza (Idv), Pierantonio De Rovere (Circoli Giovani), Alessandro Driussi (Udc), Andrea Frustelli (Radicali), Alberto Locatelli (Azione giovani), Sara Rocutto (Rc), Marco Codato (Giovani Padani) e Francesca Papais (Pd).
I moderatori hanno subito affrontato il tema dell’utilità delle Province. Netta la posizione del Pd, secondo cui «dovrebbero svolgere il ruolo di mediatori e potrebbero essere ridimensionate». Il dibattito si è, quindi, spostato sui temi etici: legge 194, pillola Ru486, Dico. Da tutti gli interventi, è emersa la necessità di un confronto sereno e informato. Nello specifico, De Rovere dice no ai Dico; Cabibbo richiama l’importanza di battersi per i valori in cui si crede e Corazza gli fa eco per la laicità. Secondo la Rocutto «non è l’arena politica il luogo per discutere di leggi come la 194». Driussi vuole che l’attenzione sia spostata verso argomenti utili alle famiglie.
Quanto alle quote rosa, secondo la Papais l’argomento non dovrebbe essere normato, mentre per la Rocutto per far emergere le donne è necessaria una legge. Si è poi passati al nuovo Popolo delle Libertà, con An che si è dichiarata «un po’ spaesata dalla perdita del simbolo. Ma semplificare lo schieramento sarà un bene per tutti». Ceschiat ha richiamato la necessità di una nuova informazione e di legalità assoluta nella pubblica amministrazione. Codato ha affermato come quello della Lega Nord non sia razzismo, ma ricerca di legalità e sicurezza.
In chiusura il pubblico ha chiesto ai ragazzi in cosa siano diversi dai politici “vecchi”. Quasi unanime la risposta: «Nell’entusiasmo».
Massimo Vendramini

E’ notizia di alcuni giorni fa che è stata finalmente sciolta, a seguito di una sentenza della Corte dei Conti, “Edilizia Futura & Territorio”, società che si occupava di costruire abitazioni per calmierare i prezzi di mercato.
Da cittadino prima che da politico vorrei fare un bilancio di questa esperienza per capire a chi ha giovato e per capire il perché sia dovuta intervenire la magistratura contabile a ripristinare la legalità. La sentenza -sostanzialmente- chiedeva che l’ATER uscisse dalla società in quanto quelle stesse cose le poteva già fare lei; Edilizia Futura era praticamente un doppione. E doppia era anche l’indennità (più di 30.000 euro annuali, raddoppiati!) del Presidente dell’ATER che presiedette anche il Consiglio di Amministrazione di Edilizia Futura. E allo stesso modo videro incrementati i loro 370 euro al mese anche alcuni dei cinque Consiglieri dell’ATER chiamati a far parte di questa nuova società. Successivamente, a seguito dell’avvicendamento elettorale in regione, furono nominati altri consiglieri dal centro-sinistra, con buona pace di tutti.
A cinque anni di distanza -per procedere col nostro bilancio dei costi e dei benefici- gli unici complessi costruiti risultano essere quelli di San Vito al Tagliamento (14) e di Prata di Pordenone (24 alloggi). Otto di quest’ultimi peraltro sono rimasti invenduti e per quelli assegnati gli inquilini hanno avviato una raffica di contenziosi legali per presunti errori costruttivi e progettuali. Contenziosi che molto probabilmente affosseranno i bilanci di Edilizia Futura che è stato quindi il classico carrozzone della politica, finanziato dai soldi pubblici, che ha prodotto pochissimi risultati ed ha giovato principalmente alla “casta nostrana” dei politici. L’operazione, da quanto si può apprendere anche dalla stampa, nacque grazie ad una forte volontà politica dell’ATER, allora presieduta da un leghista, e vi parteciparono in minima parte alcuni Comuni della Provincia di Pordenone nonchè Porcia attraverso la società partecipata che gestisce le farmacie comunali, presieduta al tempo da una leghista (diventata poi Vice-Presidente della società). Scherzosamente direi che più che di “carrozzone” della politica, qualcuno potrebbe in questo caso parlare di “carroccione”… Certo è che ad oggi, nonostante sempre più partiti parlino di tagli ai costi della politica e di ricambio della classe dirigente, solo l’Italia dei Valori continua a dimostrare col coraggio di queste denuncie pubbliche di essere dalla parte dei cittadini.

dal Gazzettino di Pordenone
martedì 12 febbraio 2008

Il presidente della nostra Provincia, che inneggia all’inceneritore, ha fissato le direttive sui rifiuti urbani principalmente con il Programma provinciale per la gestione dei rifiuti urbani di fine 2004, documento che ignora clamorosamente l’importanza della raccolta differenziata (previsione di accrescimento 1\% all’anno dal 2005 in poi).
Ora il presidente De Anna afferma che la raccolta differenziata è ineludibile, ma anche che ci vuole l’inceneritore e taccia di terrorismo (politico o sociale) chi, come il professor Paul Connett, dice cosa fare per non aver più inceneritori. Il Presidente non può però non sapere che già oggi nella sua (meglio, nostra!) provincia già 130 mila persone differenziano oltre il 70\% dei rifiuti prodotti; come non può non sapere che in provincia di Udine nei Comuni in cui è stata avviata la raccolta porta a porta si è raggiunta subito la percentuale del 75\%. E quindi - domandiamo - sa che con queste percentuali addirittura non sapremmo cosa bruciare? E perché non dice ai cittadini che Naonis Energia (società appositamente creata per la gestione) prevede un impianto da 160mila tonnellate/anno con importazione di rifiuti dalle provincie di Treviso, Belluno, Udine per almeno 120mila t/a, quando i rifiuti residui della Provincia sarebbero molto meno di 40mila t/a? Se non vogliamo restare sommersi dai rifiuti, o dalle loro ceneri, dobbiamo procedere con intelligenza, trasparenza e vera innovazione. Incenerire non è innovazione, è uno spreco di materie prime secondarie, un sistema oramai superato, inefficiente e a impatto ambientale non sostenibile (siamo già oltre i limiti delle polveri sottili). Innovazione è la sfida ZERO RIFIUTI, propagandata dal professor Connett e cui hanno aderito molte città nel mondo, che punta al riuso e al riciclo di tutto quello che scartiamo, eliminando così quello che si dovrebbe inviare a discarica o bruciare (con le ceneri che finiscono sempre in discarica), potenziando le raccolte differenziate, realizzando gli impianti di recupero e riciclaggio, imponendo (questo passaggio è fondamentale) ai produttori di rendere riciclabili i loro prodotti o di provvedere essi stessi al recupero. L’equivoco degli inceneritori quale sistema alternativo alle discariche - la cui logica è più rifiuti faccio, più ne brucio, più ne faccio - deve essere superato. Con una raccolta differenziata del 70-80\% (ma si deve puntare più in alto) tre quarti del rifiuto non è più rifiuto, ma materia prima secondaria, grazie al riciclaggio e al recupero, processi e impianti molto più efficienti e meno costosi degli inceneritori. E quel 20-30\% di rifiuto residuo è ulteriormente riducibile in impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb) con ulteriore recupero di materiali. E dove si hanno raccolte differenziate alte, l’esperienza dimostra che vi è anche un calo del 10-15\% nella produzione a monte dei rifiuti. Siamo sulla buona strada. Non occorrono altri inceneritori in Regione, ma nuovi impianti di trattamento e la prima cosa da fare, anzi da rifare, è un nuovo piano provinciale di gestione dei rifiuti.

Il Coordinamento provinciale strategie rifiuti:
Angelo Masotti Cristofoli, Sindaco di Zoppola; Roberto Capuzzo, a nome dei Cittadini per Sacile; Odino Steffan, Consigliere comunale Polcenigo; Vanni Tissino, Consigliere comunale Porcia; Antonio Tesolin, Casarsa della Delizia; Tiziano Centis, Assessore comunale San Vito al Tagliamento; Angelo Tassan, Assessore comunale Aviano; Bruno Tassan Chiaret, Consigliere comunale Aviano; Michele De Cesco, a nome dei Cittadini per il Comune di Aviano; Carlo Bolzonello, Consigliere comunale Fontanafredda; Lista civica Il Ponte di Fontanafredda; Piero Colussi e Paolo Panontin, Consiglieri regionali dei Cittadini per il Presidente; Paolo Luisa Vissat, a nome dei Cittadini per Maniago; Alessandro Corazza, Consigliere comunale Pordenone; Francesca Tomasini, Consigliere comunale Maniago; Legambiente Pordenone; Commissione Ambiente Roveredo in Piano; Comitato Roveredo Nord; componenti del Comitato Sos San Lorenzo di Maniago

Lunedì scorso in Consiglio comunale si è votata una mozione di indirizzo sulla riqualificazione di via San Giuliano che ha sollevato tanto clamore negli ultimi tempi, con tanto di assemblee popolari, petizioni, prese di posizione della circoscrizione e quant’altro.
La proposta prevedeva due soluzioni: la ristrutturazione della via senza abbattere i lecci (soluzione “a”) oppure abbattendoli (”b”). Riassumendo in maniera molto concisa le posizioni:
Chi era per il taglio degli alberi giustificava la sua posizione con i problemi di sicurezza legati alla accidentata pavimentazione che impedisce di camminare con facilità e ai disagi che causano le foglie cadendo nei giardini privati e otturando i tombini.
Chi era per il preservare i lecci aveva invece principalmente a cuore la preservazione dell’identità di questa strada e il mantenimento del verde.
Dopo un lungo dibattito durato fino all’una di notte passata e che ha visto l’intervento di molti Consiglieri, si è passato alla votazione: 19 favorevoli al progetto d iriqualificazione già presentato in Giunta e che li preserva, 11 contrari e a favore quindi del taglio, 2 astenuti (Sindaco e Presidente del Consiglio) e 9 assenti, usciti prima del voto (ed a favore del taglio).
Io, non con facilità, ho votato a favore del taglio, ma per una ragione ben precisa e suggerendo una alternativa che secondo me rappresentava un buon compromesso:
Questa scelta infatti non poteva prescindere dal considerare che abbiamo a che fare con esseri viventi e non con oggetti che si possono espiantare e ripiantare a piacimento: l’abitat naturale dei lecci infatti è un ambiente con clima mediterraneo, non quello di una città senza spazio; i lecci di via San Giuliano infatti soffrono, sono malati, attaccati da parassiti e sono stati piantati ad una distanza troppo ravvicinata: difficilmente sopravviveranno a dei lavori che prevedono anche il taglio delle loro radici!
La mia proposta, esplicitata nel mio intervento, era perciò quella di sostituirli con degli alberi più caratteristici della nostra zona, come ad esempio la quercia cipressina, piantandone un filare esclusivamente sul lato del fiume Noncello, in modo da permettere in quel versante anche l’eventuale realizzazione di una pista ciclabile e dall’altro lato della strada la realizzazione di un marciapiede in piena sicurezza ma che d’estate possa godere dell’ombra delle piante.
Questo in estrema sintesi la mia visione (inseribile nella soluzione “b” del taglio), che aveva peraltro trovato anche la condivisione di altri Consiglieri, ma che al momento del voto è caduta.
Affido al tempo il compito di dire da che parte stava la verità.





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