2009 Aprile at

Archive for Aprile, 2009

E’ stata illustrata in tutte le Commissioni consiliari il disegno di legge comunitario che annualmente adegua l’ordinamento regionale alle direttive europee per prevenire eventuali infrazioni. Il provvedimento recepisce, tra le tante, anche la "Direttiva servizi" che ha tra gli obiettivi la semplificazione dei procedimenti riguardanti la vita delle imprese, compresa la creazione di una rete di Sportelli unici a cui i cittadini possono rivolgersi senza dover quindi seguire la pratica presso tutti gli enti coinvolti. Tra le altre norme semplificatorie c’è anche l’ampliamento delle categorie professionali che possono avvalersi della DIA – dichiarazione d’inizio attività, per avviare il proprio esercizio. Nel DDL è prevista l’abrogazione di specifici articoli della legge comunitaria del 2004 in merito alla valutazione ambientale strategica (VAS), oramai superati, e disposizioni atte a chiudere la procedura d’infrazione in corso in materia di demanio marittimo. Numerose anche le disposizioni sulla cooperazione internazionale. Tra queste, la previsione che la Regione anticipi ai richiedenti regionali che hanno ottenuto la concessione di contributi dal programma Interreg 2007/2013 Italia-Slovenia, il 30% dei finanziamenti concessi. Il DDL ha trovato forte opposizione da parte della Lega Nord che ha segnalato "la contrarietà verso una Comunità europea sempre più in balia di norme astruse e restrittive della libertà dei cittadini del nostro territorio".
Interviene Alessandro Corazza, Vicecapogruppo di IDV-Citt: "Comprendo le preoccupazioni sollevate dalla maggioranza riguardo al fatto che talvolta l’applicazione delle direttive europee non tuteli come si vorrebbe il nostro territorio, ma questo lo si deve spesso all’inefficienza dei nostri rappresentanti al Parlamento europeo che non riescono a tutelare gli interessi del nostro Paese e sono incapaci di influire attivamente sul processo di formazione delle stesse direttive. Non per niente sono i piu’ assenteisti e spesso non parlano nemmeno l’inglese!
Trovo incredibili – ha evidenziato il consigliere di Italia dei Valori – le dichiarazioni fatte in sede di IV commissione dal capogruppo della Lega Nord, che afferma la necessità di cancellare la legge regionale 10 del 2004 che disciplina le procedure di esecuzione degli obblighi normativi comunitari. Chi ricopre la carica di consigliere regionale dovrebbe avere un alto profilo istituzionale ed essere il primo a rispettare la gerarchia delle fonti normative su cui si regge il nostro Stato di Diritto. Ricordo infatti che le direttive europee sono  sovraordinate rispetto alla legge ordinaria regionale e non attuarle, magari per difendere illegittime posizioni di potere, vorrebbe dire esporre la nostra Regione a dure sanzioni economiche che peserebbero sull’intera collettività. Una violazione di legge che non è accettabile e che è indice di un pericolosa deriva autoritaria di chi vorrebbe poter fare ciò che vuole senza rispettare le regole fondamentali della convivenza civile che sono poste – è bene ricordarlo – per tutelare i cittadini e i più deboli da eventuali derive dispotiche di chi governa. Visti i sempre più frequenti segnali in questo senso che arrivano da esponenti della Lega Nord e la volontà di questi ultimi di restringere i diritti civili di determinate categorie di persone, non vorrei mai scoprire di essere in un Friuli Venezia Giulia indietro di sessant’anni invece che in Europa".


Una proposta di legge per istituire la figura del Garante regionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
L’ ho presentata assieme ai consiglieri regionali Piero Colussi (primo firmatario), Enio Agnola, Stefano Alunni Barbarossa, Roberto Antonaz, Paolo Menis e Franco Codega. [clicca qui per scaricare il testo della proposta di legge] Non una riproposizione della figura del Tutore dei minori, ma un’Istituto di garanzia nuovo ed innovativo.

Perché questa proposta? Nella legge di assestamento del bilancio 2008 votata lo scorso luglio era stato definito che le funzioni del Tutore dei minori previste dalla legge regionale 24 giugno 1993 fossero esercitate in via transitoria dal Presidente del Consiglio regionale.
Questo periodo transitorio – come ha spiegato il primo firmatario Piero Colussi  – è scaduto nel febbraio scorso e poiché nulla si è mosso, abbiamo ritenuto necessario farci promotori di una proposta di legge anche in vista dell’istituzione, da parte del Governo, del Garante nazionale.
Quando il centrodestra prese la decisione di abolire l’istituto del Tutore dei minori, venne detto che era per una questione di costi. La scorsa settimana, durante una conferenza stampa, il presidente Ballaman ha ufficializzato questo risparmio: 75 mila euro. I diritti dei minori e degli adolescenti perciò valgono meno di 75 mila euro? L’esigenza di affermare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza attraverso un organismo indipendente e autonomo, nasce dalla Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York nel 1989 e dalla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, approvata a Strasburgo nel 1996.
Oggi si tratta di dare esito legislativo ad una pluralità di sitanze, a cui in alcuni casi si può e si deve rispondere con la figura del garante nazionale; in altri casi, con l’esercizio di funzioni che solo su scala regionale possono essere esercitate proficuamente. Solo pochi giorni fa il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la legge che istituisce in quella regione il Garante per l’infanzia e l’adolescenza aggiungendosi in questo modo alle altre regioni che già hanno legiferato in materia: Lazio, Molise, Emilia Romagna, Campania, Marche e Veneto. Il modello di riferimento a cui ci siamo ispirati con la nostra proposta di legge, è quello del vicino Veneto che da sempre in questo specifico settore rappresenta un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di tutela dei diritti dei minori. In un ordinamento fortemente autonomistico come il nostro che evolve sempre di più verso il federalismo, il Garante deve trovare collocazione di strategia ed esercizio in ambito regionale, in un contesto imprescindibile di “vicinanza” con i problemi e con chi si occupa della cura e della tutela dei bambini. I soggetti interessati sono i bambini e i ragazzi stranieri non accompagnati che arrivano nel nostro paese e che vengono affidati ai sindaci; sono i piccoli che vivono in famiglia situazioni conflittuali; sono i bambini maltrattati, ma anche i ragazzi che accusano disturbi di tipo alimentare o abusano nell’uso dell’alcol. 
Mentre l’Unione Europea esclude ogni forma di discriminazione fondata sul requisito dell’anzianità di residenza e le Convenzione internazionali non ammettono discriminazioni dei minori nell’accesso all’istruzione e all’assistenza sociale, questo centrodestra con una serie di interventi legislativi esclude gli stranieri dai benefici del ‘fondo povertà’, dall’erogazione del bonus bebè e dall’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Con l’approvazione di queste norme discriminatorie la regione Friuli Venezia Giulia rischia di allontanarsi sempre più dai processi di integrazione europea e di perdere la propria vocazione di area di incontro e convivenza tra culture, popoli e civiltà.
Questa nostra proposta pone un freno a questa deriva antieuropea.
 

La mozione della minoranza contro l’ampliamento della discarica di Trivignano Udinese che la società Exe avrebbe voluto è stata approvata nel Consiglio regionale del FVG. Un atto che anche noi Consiglieri del Gruppo Italia dei Valori-Cittadini abbiamo condiviso e sottoscritto.
Si è trattata di una vera e propria sconfitta del partito delle discariche.

Ciò che la mozione chiedeva è che la Regione esprimesse un parere negativo sull’ampliamento della discarica, tenendo così in debito conto la contrarietà già espressa più volte dall’Amministrazione comunale di Trivignano. Il nostro gruppo ha votato a favore perché abbiamo trovato inqualificabile l’iniziativa di Exe che inviò ai residenti di Trivignano Udinese una lettera-contratto per comperare il loro consenso e per tentare di dividere la popolazione dall’Amministrazione. In poche parole è stata fatta un’offerta economica alle famiglie in cambio del loro consenso ad ampliare la discarica. Ma, fortunatamente, non tutto si può comprare! Giudichiamo questa iniziativa poco ortodossa, oserei dire anche aggressiva, violenta e significativa dell’atteggiamento di un certo ceto politico.
Nel merito non possiamo che condannare la protervia di Exe dal momento che la proposta di ampliamento della discarica era già stata bocciata ed accantonata oltre che dal Comune anche da società ad essa socie. Si tratta di un progetto al quale sono venute a mancare le basi del consenso, e non solo da parte della cittadinanza, ma anche delle amministrazioni.
Questa vicenda offre anche una chiave di lettura positiva su cosa realmente significhino i concetti di federalismo e autonomia.

Questa maggioranza già in campagna elettorale ha creato una diffusa percezione di insicurezza che non trova effettivo riscontro nella realtà del Friuli Venezia Giulia visto che la nostra regione è tra le meno soggette ad atti di criminalità. Sullo slancio di una iniziativa elettorale però, nel frattempo, il bisogno di sicurezza si è radicato nella popolazione e ad esso oggi si deve dare, attraverso questa legge, una risposta. O, meglio, solo una ennesima percezione di risposta.
L’istituzione di figure quali i “volontari per la sicurezza” infatti creano forti perplessità tra gli stessi giuristi per il loro dubbio inquadramento istituzionale, a metà tra il privato e il pubblico.
Perché allora, più semplicemente, non potenziare gli organismi già previsti dalla legge?
E’ comprensibile la necessità di riformare la polizia locale visti i cambiamenti avvenuti nella società, ma se l’impianto generale non cambia profondamente, sarà difficile scalfire la forte contrarietà a questo testo in discussione mercoledì 1 e giovedì 2 aprile 2009 in Consiglio Regionale.
Sia l’istituzione di associazioni private fortemente connotate politicamente e che si danno il compito di vigilare sul territorio che la volontà di affidare molti servizi a istituti di vigilanza privata, rappresentano l’abdicazione dello Stato dal tutelare e garantire uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione qual è la libertà personale dell’individuo. E cosa succederà se in futuro verranno a crearsi situazioni o episodi dove a causa della mancanza di professionalità anche di un singolo volontario si incorrerà in pericolosi incidenti?
La norma ha un impianto centralistico che punta ad assoggettare la polizia locale ad un controllo regionale e che si esprime anche attraverso l’istituzione di molti organismi come l’Osservatorio regionale sulla sicurezza integrata, il Coordinamento organizzativo nelle emergenze, il Comitato tecnico regionale per la polizia locale e la Scuola di polizia locale (cui si aggiunge l’istituzione della Giornata della polizia locale). Ma qual è l’effettiva necessità di tutti questi organismi? Non è solo questione di costi, ma anche di scelte politiche. Sarebbe più opportuno lasciare l’individuazione delle problematiche sulla sicurezza locale ai Comuni, che sono in grado di meglio interpretare le peculiarità del proprio territorio.
Inoltre la disciplina riguardante l’accesso ai ruoli e l’inquadramento del personale di polizia locale tende a una “militarizzazione” del Corpo (già evidenziato dall’obbligo di armarsi), con l’assegnazione di funzioni più proprie di altre forze di Polizia e con il rischio di accavallare competenze e funzioni.
Non ultimo, davanti soprattutto alle continue richieste della Lega Nord di approvare con urgenza questa legge, va sottolineato come ci sia attualmente in vigore il Decreto Legge n. 11 del 23 febbraio 2009 che disciplina “misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”. Se questo DL, nel venire convertito in legge (cosa da effettuarsi entro il 20 aprile 2009), fosse modificato, rischierebbe di cambiare quelli che sono i principi quadro ai quali la normativa regionale deve attenersi, con la logica conseguenza di aver approvato una legge regionale incostituzionale.

 Alessandro Corazza (gruppo consiliare regionale IdV-Citt), relatore di minoranza del DDL Seganti



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