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La questione delle tabelle della cultura che il consiglio regionale inserisce annualmente in allegato alla legge finanziaria regionale e contro le quali si era espresso l’assessore regionale competente Molinaro, trova sponda nelle dichiarazioni del presidente del gruppo Italia dei Valori Alessandro Corazza che denuncia come troppo spesso ricorrano logiche di mera lottizzazione partitica dei fondi alle associazioni e si ravvedano anche tratti di incostituzionalità.
 
«Quella delle tabelle della cultura, nella prassi, assume spesso aspetti di mera ripartizione di fondi discrezionale che non trova riscontro – dichiara il dipietrista- nei criteri di corretta e imparziale amministrazione a cui i cittadini si aspettano che l’amministrazione si attenga».
 C’è quindi – ha continuato Corazza - grande attesa per l’annunciata riforma organica del settore che è stata annunciata e che, negli intendimenti del gruppo dell’Idv, dovrebbe recepire i rilievi che la Corte costituzionale ha sollevato nei confronti delle tabelle della Regione Lazio considerate incostituzionali perché create in sostanza senza criteri oggettivi. Inoltre le domande di finanziamento delle attività legate alla cultura dovrebbero essere presentate, come ricorda la Corte dei Conti, alle direzioni competenti che dovrebbero assegnare i finanziamenti con atti amministrativi sulla base dei dettami di un regolamento approvato dalla competente commissione».

Basta con questa prassi – ha concluso il dipietrista - di ripartire finanziamenti per legge aggirando così il regolamento a cui invece tutte le associazioni che non hanno “padrini” in Consiglio devono assoggettarsi. Inoltre ad essere finanziati dovrebbero essere i progetti, sulla base della loro utilità e del valore, e non le associazioni a scatola chiusa».

Uno scontro ruvido, in cui i testi biblici sono stati evocati in maniera polemica. Il dibattito sulla mozione presentata dai consiglieri del Pdl Ciani, Pedicini, Cargnelutti e Tononi che impegna a esporre il crocifisso in Aula e sostiene il ricorso del Governo contro la corte di Strasburgo ha scatenato la reazione virulenta dell’opposizione. «Non è un’Aula indegna di esporre il crocifisso? Non è una foglia di fico per nascondere le vergogne», ha chiesto il consigliere del Pd Gabrovec. Secondo Sergio Lupieri, cattolico Pd, «non c’è nulla di più ipocrita di strumentalizzare la croce«. Durissimo anche Pustetto, di Sinistra Democratica: «Il crocefisso viene usato come una clava da quelle forze politiche che negano i valori cristiani. Vediamo il pdl 39», il progetto diventato legge che limita le sovvenzioni sociali per gli extracomunitari.
Nel susseguirsi di citazioni scritturali, consumato in un’Aula affaticata e distratta, Alessandro Corazza dell’Italia dei Valori ha scomodato l’Altissimo: «Se avessimo presente in Aula Gesù, lui non voterebbe questa mozione – ha tuonato il capogruppo più giovane d’Italia -. Sarebbe una palese blasfemia». Corazza ha poi preannunciato un ordine del giorno che chiede di esporre, anziché il crocifisso, il ritratto del Presidente della Repubblica.
Dal centrodestra, in attesa del voto di oggi (Kocijancic di Rifondazione ha richiesto lo scrutinio segreto), è venuto l’invito di Paolo Ciani a non disconoscere le radici profonde della cristianità di queste terre, a partire da Aquileia. «Non viene conculcata la libertà dei singoli – è il concetto espresso da Massimo Blasoni, Pdl – se la maggioranza espone i propri simboli». E il crocifisso, così Bruno Marini, Pdl, guarda a «radici che sono di tutti e non di qualcuno». Sasco, Udc, si è chiesto: «Se dalle città italiane togliessimo tutti i monumenti che si riferiscono alla religione cristiana, che cosa rimarrebbe?»

La mozione è passata con 25 voti a favore, mentre l’ordine del giorno presentato da Alessandro Corazza, che impegnava il Consiglio ad esporre il ritratto del Capo dello Stato è stato bocciato.
«Prendo atto che in quest’aula non c’è molto di quel senso delle istituzioni che dovrebbe guidare responsabilmente l’azione politica del Consiglio – ha commentato il capogruppo dipietrista Alessandro Corazza: «Aspettavo al varco i miei colleghi per vedere quanta coerenza e quanto senso delle istituzioni fosse presente tra i banchi del Consiglio regionale, ma devo prendere atto che anche da parte dell’opposizione non c’è la volontà di dare valore all’interesse istituzionale universalmente riconosciuto dell’esporre il ritratto del Capo dello Stato. Spiace dover constatare che nel massimo luogo di rappresentanza della nostra Regione,che fa parte di uno Stato laico come l’Italia – ribadisce Corazza – si è scelto di apporre un simbolo religioso e si è rifiutato di apporne uno di grande valenza istituzionale».

Tratto da Il Gazzettino e l’Unità del 26 novembre 2009.

Sabato 28 novembre alle 17.30 a Pordenone, presso l’auditorium della Regione, via Roma 2, si terrà una conferenza organizzata dal gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori, che avrà come tema principale l’informazione. A parlarne è stato invitato Oliviero Beha, scrittore e giornalista pluripremiato, autore di "Italiopoli" e "I nuovi mostri", quest’ultimo incentrato sulle cause e gli effetti della crisi, non solo economica, ma anche culturale del nostro paese, accompagnata dalla condizione di degrado e di servilità dei sempre più influenti mezzi di comunicazione.

Introdurrà la conferenza il presidente del gruppo consiliare regionale Italia dei Valori del Friuli Venezia Giulia Alessandro Corazza, depositario di una recente interrogazione in Regione sul preoccupante taglio delle retribuzioni dei collaboratori precari e freelance del Friuli Venezia Giulia, che comporta di fatto un peggioramento della qualità dell’informazione e una mancata salvaguardia dell’indipendenza del giornalista.
Modererà Beniamino Pagliaro, giornalista che collabora con l’Agenzia ANSA e il Messaggero Veneto occupandosi di economia e politica.

Dopo il divorzio dai Cittadini, il Gruppo intende riprendere un’azione politica decisa sul territorio

Alessandro Corazza sarà il Presidente del gruppo consiliare dell’IDV in Friuli Venezia Giulia

TRIESTE - (p.p.) Il gruppo regionale dell’Italia dei Valori, sciolta la convivenza con i Cittadini, rilancia la sua azione politica sul territorio per superare un fase in cui l’abbinata con i civici aveva un po’ “stemperato” la sua identità.
L’analisi è di Paolo Bassi, coordinatore regionale dei dipietristi, che ha preso parte a un incontro stampa in Consiglio regionale con Alessandro Corazza, Enio Agnola e l’on. Carlo Monai. È stato il deputato a fotografare il divorzio con i Cittadini: dopo aver ringraziato Piero Colussi, capo del gruppo unificato, per il lavoro svolto «con coesione interna e in modo produttivo», Monai ha rilevato il disappunto per la collaborazione venuta meno: «Mi aspettavo una maggior assunzione di ruolo dei civici in questo progetto. Ho preso atto un po’ a malincuore delle scelta di inseguire Rutelli e l’Alleanza per l’Italia».
Il deputato ha avuto parole critiche per l’adesione al progetto rutelliano di Adriano Biasutti, che «incarna quella politica che non vorremmo presidiasse le istituzioni». Dunque, nella versione dell’Idv, il percorso comune si è interrotto a causa delle scelte dei Cittadini.
Corazza lo ha detto in maniera chiara: «Abbiamo preso atto della volontà di cambiare». Tappa decisiva per la stagione politica dell’Italia dei Valori la manifestazione romana del 5 dicembre per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Nell’occasione, come ha reso noto Bassi, i dipietristi regionali organizzeranno dei pullman, mentre a Trieste si terrà un’iniziativa simultanea.

Articolo del Gazzettino e titolo principale del Piccolo di sabato 21 novembre 2009.

 

IL MESSAGGERO VENETO, 18 novembre 2009, pag 3 - Attualità

UDINE. Si allarga la “guerra” dell’acqua dopo la presa di posizione del gruppo consiliare del Pd che sabato scorso, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato la presentazione di una mozione consiliare per chiedere al Presidente e al consiglio regionale di fare pressione sul governo per far sì che la Regione abbaia totale competenza sulla gestione dell’acqua. L’obiettivo del Pd è quello di evitare la privatizzazione prevista dal disegno di legge già approvato dal Senato. L’acque – sostiene il Pd – è un bene pubblico e dunque va evitata la privatizzazione che creerebbe nuovi business e che soprattutto farebbe impennare le bollette.
Immediata la replica del Pdl. Il senatore Ferruccio Saro e il deputato, Isidoro Gottardo, coordinatore regionale del Pdl, avevano ribattuto affermando che il Pd stava creando inutili allarmismi e che in realtà la norma già approvata dal Senato prevede la privatizzazione soltanto nella gestione idrica mentre i Comuni rimarrebbero proprietari della rete e degli acquedotti. Ma l’altro ieri il Pd aveva controribattutto invitando la Lega Nord a votare la mozione. Il Carroccio, per bocca del responsabile Commissione ambiente del Carroccio, Loreto Mestroni, aveva bocciato qualsiasi ipotesi di privatizzazione. «Qualunque ipotesi di privatizzazione è fuori dal mondo – aveva spiegato Mestroni –, l’acqua è il bene inalienabile per definizione, deve essere alla portata di tutti i cittadini e gestito con la massima trasparenza. E per noi non esiste nessuna distinzione tra la proprietà dell’acqua e la sua gestione: tutto deve essere pubblico, i privati non devono metterci il naso. Nessuno, quindi, venga a parlarci di società miste». Nel mirino del Carroccio anche il capogruppo del Pd, Moretton. «Siamo sorpresi della sua svolta ambientalista – aveva aggiunto Mestroni – visto che da vicepresidente della giunta di sinistra si era inchinato ai diktat del governatore Illy, avvallando la proposta di svendere l’acqua friulana a Nord Est Servizi».
Intanto, ieri il Gruppo consiliare Italia dei Valori si è schierato con il resto dell’opposizione. Lo ha reso noto il capogruppo Alessandro Corazza ribadendo l’intenzione da parte del suo partito - a livello nazionale - di raccogliere le firme per un referendum per difendere il patrimonio acqua. «Non si può gestire con logiche di mercato – ha sottolineato – il bene più prezioso oggi esistente sulla terra togliendo al pubblico il pieno controllo di esso, cedendolo a privati che inevitabilmente ragionerebbero solo in termini di profitto immediato. Le conseguenze per i cittadini sarebbero certamente negative». «L’acqua deve rimanere pubblica - ha aggiunto il collega di gruppo Enio Agnola - come si addice a un bene essenziale, che non può essere ridotto a una merce. Per questo abbiamo deciso di sostenere le mozioni presentate dall’opposizione contro la privatizzazione dell’acqua».
E due mozioni sono state depositate presentate in Consiglio regionale da Stefano Pustetto (Sa-Sd): la prima, contro la privatizzazione della gestione dell’acqua, verrà discussa martedì durante i lavori dell’Aula, mentre non è stata ancora calendarizzata la seconda con oggetto la lotta all’omofobia e alla transfobia. (Domenico Pecile)
 

comunicazioniIL PICCOLO, 12 novembre 2009, pag 10 - Regione
TRIESTE «Paolo Francia, diversamente da quanto affermato all’atto della nomina, non fa volontariato. Ma, come presidente del Corecom Friuli Venezia Giulia, percepisce 3.309 euro al mese al lordo delle imposte. Più di 30mila euro all’anno». Alessandro Corazza, il consigliere regionale dell’Italia dei valori, fa i conti in tasca al giornalista professionista che, da quasi un anno, guida il Corecom del Friuli Venezia Giulia. E sono conti che non gli tornano e non gli piacciono: «Il 15 novembre 2008, all’atto della nomina, i quotidiani titolavano che Francia ”farà il presidente gratis” e che ”non avrà compensi”. Altro che gratuità. Francia, come l’Italia dei valori sospettava, riceve un’indennità di carica».
Il dipietrista, per chiarire il mistero del Corecom, ha preso carta e penna. E ha rivolto, il 23 luglio, un’interrogazione al presidente della Regione Renzo Tondo: «Ho appena ricevuto la risposta in cui Tondo scrive che ”l’accordo era che Francia non ricevesse alcun vantaggio economico dalla carica ma, logicamente, non dovesse neppure sostenere oneri. Di conseguenza, siccome Francia ha sempre assunto a totale suo carico le spese di viaggio, pernottamento, ristorante e taxi sostenute a Trieste e in Friuli Venezia Giulia, si è addivenuti concordemente alla soluzione del mantenimento dell’indennità che al momento è di 3.309 euro al mese al lordo delle imposte”».
Corazza non gradisce. E muove al contrattacco: «Quelle di Tondo e Francia non erano altro che promesse a scopo pubblicitario. Sembra francamente una presa in giro la ”scusa” del rimborso spese che, non essendo praticabile perché prevedrebbe necessariamente una modifica normativa che creerebbe una differenziazione tra gli amministratori nominati dalla Regione, viene compensato con un’indennità. Comunque, in nome del principio di trasparenza, è bene che si sappia che il presidente del Corecom percepisce più di 30mila euro all’anno».





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