2010 Marzo at

Archive for Marzo, 2010

Dopo il “no” di Lubiana alla partecipazione italiana al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, esprime preoccupazione e vuole sapere al più presto dal Presidente Tondo come intende comportarsi ora che la sua strategia politica ha subito un duro contraccolpo. «Temiamo che ora il Presidente Tondo, al di là delle Sue dichiarazioni, non sia più in grado di rassicurare realmente i cittadini della nostra regione sul fatto che non si stiano studiando soluzioni per costruire centrali nucleari non solo a Monfalcone ma in tutto il nostro territorio regionale».
 Corazza spiega i motivi del suo attacco al Presidente della Regione: «Negli ultimi mesi Tondo si è preso una grossa responsabilità aprendo al nucleare, salvo poi però cercare una soluzione fuori dalla nostra Regione, quale è appunto il raddoppio della centrale di Krsko. 

Oggi che infatti emerge che l’ipotesi di partecipare al raddoppio della centrale di Krsko non ha convinto la Slovenia che si è già espressa con un secco “no”, sarà in grado il Presidente di scongiurare che il governo nazionale opti per un progetto nucleare nel nostro territorio regionale? Meglio sarebbe stato – spiega il dipietrista – rimanere più prudenti ed evitare di pronunciarsi a favore di una tecnologia rischiosa ed economicamente poco sostenibile per un paese come l’Italia che ha abbandonato ormai da decenni la ricerca e lo sviluppo in questo settore». Anziché ritornare su scelte che appartengono ormai al passato – aggiunge - bisognerebbe puntare con decisione sul rilancio delle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo già in linea con quanto richiesto dal pacchetto clima-energia “20-20-20” varato dall’Unione europea che vuole appunto, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica e l’aumento del 20% del risparmio energetico e dell’energia derivante da fonti rinnovabili». «L’Italia dei Valori – ricorda Corazza – partirà al più presto con la raccolta firme per il referendum nazionale contro il ritorno al nucleare, con il quale dimostrerà che i cittadini italiani e della nostra regione vogliono opporsi ad una scelta profondamente sbagliata che mette a rischio la sicurezza di tutti i cittadini, qual è il nucleare, e auspica che l’alternativa al nucleare non sia una scelta che pone altrettanti problemi di sicurezza e salvaguardia dell’ambiente come quella del rigassificatore.

Il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ribadisce la forte contrarietà al regolamento di modifica concernente gli interventi a sostegno delle locazioni, approvato oggi in IV Commissione consiliare con i voti della sola maggioranza. «Un esempio di cecità e ottusità della politica», è la definizione data dal dipietrista alla modifica del regolamento che esplicita i requisiti d’accesso per i benefici. La modifiche riguardano i requisiti dei beneficiari che dovranno ora risiedere o svolgere attività lavorativa in Italia da almeno 10 anni, almeno uno dei quali sul territorio regionale.
«Siamo di fronte ad uno scacco politico della Lega nord nei confronti della maggioranza – spiega Corazza – che con queste modifiche mira in realtà a marginalizzare gli immigrati che vivono già in una condizione altamente disagiata e che dovremmo piuttosto aiutare a integrarsi». «La politica – aggiunge Corazza – dovrebbe farsi carico di risolvere realmente i problemi, e non fare solamente campagne populistiche. In questo caso il risultato non sarà certo quello di far rientrare gli immigrati nei loro paesi d’origine, ma inevitabilmente quello di rendere più forte il loro disagio aumentando così le possibilità che finiscano, pur di sopravvivere, nelle reti della malavita.

Il Consigliere dell’Italia dei Valori fa riferimento anche alla cancellazione degli ambulatori per clandestini, un altro dei punti sui quali la Lega ha forzato la stessa maggioranza: «Al di là del fatto che il diritto alla vita e alla salute andrebbe tutelato a prescindere da ogni ragionamento economico e di nazionalità, questo è un altro caso esemplare di presa in giro dei cittadini: gli si fa credere che chiudendo gli ambulatori si sia risolto un problema, quando invece non curando le patologie dei clandestini non si farà altro che mettere a rischio anche la salute di tutti gli abitanti della nostra regione».

 

 

«Per non ammettere la sconfitta politica la Lega vuole deregolamentare il reclutamento dei volontari della sicurezza. Se il centrodestra nazionale  fa scandalo con decreti legge costruiti ad hoc per porre rimedio ai propri errori, quello regionale addirittura arriva a pensare di modificare i regolamenti che essi stessi hanno emanato, dequalificando quello che ci era stato venduto come un servizio alla comunità, pur di non fare i conti con i propri errori e con la realtà». E’ questo il commento di Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, alla notizia che la Lega Nord vuole escludere l’obbligo di sottoporsi a visita da parte di un medico pubblico e di fare gli esami del sangue e delle urine. «Quella che doveva essere, secondo i proclami del centrodestra, una grande mobilitazione popolare – spiega Corazza – si è rivelato un flop. Le scarsità delle domande di aspiranti volontari per la sicurezza, anziché far riflettere la Lega sui propri errori, la sta spingendo a chiedere una deregulation che sarebbe inaccettabile». 
Quando la legge fu approvata, una delle obiezioni maggiori da parte dell’opposizione fu proprio il rischio che, dietro il mantello di “volontari per la sicurezza”, si potessero nascondere anche persone di dubbia affidabilità. Sul punto il centrodestra si difese annunciando proprio un regolamento molto severo per l’arruolamento dei volontari, che ora viene messo in discussione dal capogruppo legista Narduzzi. «Penso che sia opportuno che i cittadini sappiano nelle mani di chi stanno mettendo la loro sicurezza. La Lega, invece che togliere queste garanzie, si interroghi piuttosto sull’utilità di una legge che oggi, alla prova dei fatti, si rivela essere stata solo uno spot elettorale, senza conseguenze reali». «La sicurezza – conclude Corazza - sia gestita da dei professionisti quali sono i componenti delle forze dell’ordine».

Chiamata alle armi

Pubblico una lettera di Antonio Di Pietro:

"Carissimi,
è tempo di reagire; l’Italia, dal 5 marzo 2010, non è più una democrazia parlamentare.
Il Governo Berlusconi ha cambiato la legge elettorale con un decreto legge per favorire il Pdl, il proprio partito, alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010.
Il Pdl è stato escluso per gravi irregolarità nel collegio elettorale di Roma, dove non aveva depositato le firme nei tempi fissati dalla legge.
Il 5 marzo 2010 il Consiglio dei Ministri, presieduto dal Premier Silvio Berlusconi, ha emanato un decreto con cui ha cambiato la legge elettorale e violato la Costituzione, sostituendosi agli organi competenti giudiziari, proprio per ammettere il Pdl alle elezioni. Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto e, secondo alcune fonti, questo sarebbe avvenuto sotto forti pressioni di Berlusconi il quale avrebbe minacciato di ricorrere alla piazza. Ma il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha confermato l’esclusione della lista Pdl per le gravi irregolarità nella presentazione della documentazione e perché la Regione Lazio ha proprie disposizioni in tema elettorale, pertanto la legge nazionale non ha competenze in materia. 
Nessun governo in nessuna democrazia può cambiare le regole elettorali durante il periodo elettorale. Nessun governo in nessuna democrazia può “interpretare” le leggi al posto della magistratura. Invece, questo è ciò che è avvenuto in Italia.  Un Paese nel quale i media televisivi pubblici e privati sono sotto il totale controllo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
E’ tempo di chiamata alle armi. Pertanto, invito tutti i cittadini a partecipare alla manifestazione di sabato 13 marzo a Roma, alle ore 14,00, in piazza del Popolo. Su tutto il territorio abbiamo predisposto dei pullman e altri mezzi di trasporto per raggiungere Roma".

Anche dal Friuli Venezia Giulia stiamo organizzando dei pullman e chi non potrà andare in piazza del Popolo potrà manifestare nelle piazze dei capoluoghi provinciali. In caso di necessità, o per ulteriori informazioni logistiche, contattatemi.
…e ricordatevi che la realtà si cambia solo attraverso i partiti (unico strumento democratico che la Costituzione ci assegna per partecipare al processo decisionale) e che l’unica cosa da fare per non lamentarsi a posteriori è investire un po’ del proprio tempo in quest’attività di "controllo democratico": iscrivetevi all’Italia dei Valori..la campagna adesioni è aperta!

 La questione morale dell’Ater di Pordenone approda nell’Aula del Consiglio regionale. Alessandro Corazza, capogruppo dell’Italia dei Valori, non molla la presa sulla vicenda “appaltopoli” (definizione data dalla stampa), e si dichiara insoddisfatto dell’«immobilismo della Regione che emerge dalla risposta di De Anna all’interpellanza presentata lo scorso settembre, riguardante l’Ater di Pordenone». Nell’interpellanza si chiedeva quali fossero le azioni che la Regione intendesse portare avanti per riportare al rigore amministrativo, all’ordine e alla legalità l’Ater di Pordenone, travolta dalla chiusura della società Edilizia Futura & Territorio Srl, a seguito dei rilievi della Corte dei conti nonché rispetto alle indagini per corruzione tuttora in corso da parte della Guardia di Finanza. L’interpellanza ripercorre i passaggi che hanno portato alla nascita della società Edilizia Futura & Territorio Srl, costituita dall’Ater e da alcuni Comuni per costruire alloggi di edilizia convenzionata da vendere alla fascia media della popolazione a prezzi contenuti. Sulla questione era intervenuta la Corte dei Conti avanzando rilievi sull’utilità dell’iniziativa, e la Direzione Centrale dei Lavori Pubblici della Regione, sulla spinta dalla Corte, intimava all’Ater di uscire dalla compagine societaria. Pertanto l’Ater ha riacquisito Edilizia Futura per poi scioglierla. Tale operazione ha configurato quello che Corazza definisce «uno sperpero di danaro pubblico consentendo, tra l’altro, la duplicazione delle indennità degli amministratori. «Questo “carrozzone” – ricordava Corazza nell’interpellanza – è costato al contribuente la somma di 564.000 euro».  Ciò non bastasse, si è aggiunta anche l’indagine per corruzione da parte della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di un dipendente in seguito riassunto ad operare dall’Ater. Corazza ha replicato duramente a quella che ha definito la “non risposta” di De Anna, sostenendo che la vicenda fornisse «una pessima immagine delle istituzioni agli occhi di tutte le persone». Il fatto inoltre che vi siano ancora delle cause in corso da parte dei proprietari che hanno comprato gli alloggi di Edilizia Futura smentisce le dichiarazioni dell’assessore riguardo al supposto utile che la società avrebbe conseguito. Il dipietrista continua: «Il fatto che nell’Ater sia ancora rimasto tutto invariato – spiega – la dice lunga su quanto poco sia sentito il tema della moralità pubblica. Un tempo in seguito a fatti del genere ci si dimetteva, anche a tutela del prestigio e dell’onorabilità delle istituzioni. Mi piacerebbe che oggi De Anna si facesse responsabilmente parte in causa di questa vicenda dando concreta attuazione a quelle funzioni di monitoraggio e controllo che la LR 24/1999 gli riserva». «Invece – conclude Corazza – pare che per De Anna tutta questa vicenda, che ha interessato addirittura la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza, sia riconducibile nell’alveo della normalità». D’altronde, benché l’assessore dica che la costituzione di Edilizia Futura sia avvenuta durante la precedente gestione dell’Ater, la continuità amministrativa è stata garantita dall’aver nominato presidente dell’Azienda Peressutti che già aveva condiviso questa scelta nel vecchio Cda. La replica di Corazza si chiude con l’invito all’assessore a farsi parte in causa in questa vicenda ed avviare una riforma complessiva delle Ater che valuti anche la possibilità di mettere un amministratore delegato al posto dei Cda, troppo spesso lottizzati dai partiti.

 

Il 31 dicembre scorso è scaduto l’accordo integrativo aziendale, sottoscritto nell’ottobre 2007 tra i medici di medicina generale e l’Ass n.6, che avviava nella Provincia di Pordenone il progetto sperimentale degli Utap (Unità territoriali per l’assistenza primaria). L’accordo, che nel frattempo era stato prorogato fino al 28 febbraio scorso, non è ancora stato rinnovato, motivo per il quale il Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori ha presentato un’interrogazione urgente. Le Utap nascono come evoluzione della medicina di gruppo: due o più medici di medicina generale che scelgono di lavorare insieme per offrire un migliore servizio ai propri assistiti. I medici che costituiscono una Utap condividono la stessa sede dando quindi ai pazienti la massima disponibilità oraria di apertura dell’ambulatorio e quindi un servizio più ampio. Contro la fine del progetto si era già schierata la Fimmg, la maggiore organizzazione sindacale della medicina territoriale, nonchè il direttore dell’Azienda per i servizi sanitari del Friuli Occidentale Nicola Delli Quadri, che aveva dichiarato la volontà dell’Ass n.6 di proseguire quella che ha definito “un’esperienza positiva”. Nell’interrogazione si chiede alla Giunta i motivi del mancato rinnovo che, stante l’attuale situazione, andrebbe a cancellare le tredici unità costituite nel territorio della provincia di Pordenone.

«Avviato in via sperimentale – spiega Corazza – a Pordenone il progetto ha dimostrato che dove sono state formate le Utap si è riuscito ad ottenere un maggiore servizio agli assistiti che si sono visti garantita l’apertura dell’ambulatorio per ben dieci ore giornaliere». Per Corazza la prosecuzione del progetto è importante perché «quando un medico di famiglia funziona e produce assistenza di alta qualità, questo si ripercuote positivamente sugli altri livelli del sistema sanitario, sgravando l’ospedale da oneri impropri».
L’Ass6 aveva già garantito la copertura economica per il rinnovo che però la Regione non ha ancora autorizzato. L’Italia dei Valori ha chiesto quindi alla giunta di spiegare le motivazioni, tecniche e politiche, della sospensione di un progetto che ad oggi ha fornito ottimi risultati e maggiori servizi a tutela della salute dei cittadini pordenonesi.





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