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Archive for Maggio, 2010

Sulla soppressione dell’ Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale – OGS di Trieste contenuta nella manovra finanziaria nazionale è intervenuto Alessandro Corazza: «E’ inaccettabile che la propaganda del governo relativa al taglio di enti inutili vada a colpire una realtà storica che contribuisce da decenni a dare lustro al nostro territorio».

«L’OGS è attivo dalla fine degli anni ’50 – ha affermato il capogruppo dell’Idv in Regione – ed è radicato su tutto il territorio regionale, con due sedi nel capoluogo e una sede a Udine. L’eccellenza e la specificità dell’ OGS inoltre garantiscono grande capacità di reperire finanziamenti privati, anche grazie agli oltre cento precari qualificati che vi lavorano e che sono finanziati dai contributi derivanti dalla loro stessa attività di ricerca, senza dunque gravare sul bilancio dello Stato».

«La solita demagogia a cui ci ha abituati questo governo – prosegue l’esponente del partito di Di Pietro – finisce per spazzare via uno dei più importanti enti di ricerca attivi a livello nazionale e internazionale, senza che da quest’operazione di facciata si ottenga un reale risparmio economico. I costi del personale di ruolo verrebbero trasferiti ad un altro ente pubblico, in questo caso il CNR al quale verrebbe aggregato l’OGS, mentre nessuna ricollocazione è prevista per i lavoratori precari».

«Non staremo inerti – conclude Corazza – di fronte all’ennesima dimostrazione di superficialità del governo Berlusconi, e chiediamo alla Giunta di attivarsi al più presto e nella maniera più risoluta per chiedere che il provvedimento venga ritirato immediatamente».

 

Alessandro Corazza interviene sull’acquisto della nuova auto di rappresentanza deliberato dal Consiglio di gestione di Friulia lo scorso 12 maggio:

“E’ scandaloso, soprattutto nel contesto di crisi che stiamo vivendo, che una società partecipata dalla Regione come Friulia S.P.A. si permetta di acquistare una Jaguar di alta cilindrata come auto di rappresentanza. L’Italia dei Valori ha presentato un’interrogazione alla Giunta Regionale affinché richiami il Presidente della finanziaria Marascotti ad annullare la delibera d’acquisto e a rispondere pubblicamente di questo inutile dispendio di soldi. Gli amministratori nominati in queste società, Presidente in testa, dovrebbero vivere con maggiore responsabilità pubblica il loro ruolo”.

In merito all’intesa raggiunta all’interno del centrodestra per la nomina di Claudio Serafini, segretario organizzativo della Lega Nord del Friuli occidentale, alla carica di Presidente dell’Ater di Pordenone, interviene il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio Regionale Alessandro Corazza: «Mi domando quali siano stati i criteri e le logiche alla base della scelta di affidare la presidenza dell’Ater ancora una volta ad un’esponente della Lega Nord, se non la sola pretesa della segreteria del partito di piazzare un uomo di propria fiducia per dare continuità ad un mandato iniziato 10 anni prima con il leghista Alberto Scotti.
Un mandato che ha dato però un pessimo esempio di capacità amministrative scialacquando soldi pubblici nella vicenda “Edilizia Futura e Territorio” che ha visto l’interessamento anche della Corte dei Conti e che ha giovato per certo solo ai componenti del CdA che hanno visto raddoppiare le loro prebende, con l’indennità del Presidente passata così a più di 60 mila euro annui».
«Preoccupano inoltre – continua Corazza – le parole del Segretario provinciale della Lega Nord di Pordenone, secondo cui il compito principale della nomina di Serafini sarebbe quello di assegnare gli alloggi popolari in virtù prioritariamente dell’appartenenza etnica e religiosa piuttosto che su basi solidaristiche e sociali di chi effettivamente vive a Pordenone».

«Ma quelle parole che nel merito denotano xenofobia, valgono poco perché le leggi non sono derogabili dalle Ater che devono limitarsi a dare attuazione alle normative. Davanti al quadro appena ricordato quindi, questo gran gridare appare più come un tentativo di sviare l’attenzione della gente dal fatto che quello che pare interessi veramente ai vertici del partito sia gestire un’azienda pubblica e un sistema di potere che a suo tempo fruttò diversi soldi agli amministratori, Presidente in testa, e a quelle, che a volte erano sempre le stesse, a cui vennero affidati degli incarichi esterni, troppo spesso con l’assenso di chi avrebbe dovuto opporsi a questo inutile aumento dei costi della politica e la cui compiacenza è stata invece successivamente premiata».
Corazza conclude con l’auspicio che il centrodestra riveda i nominativi contestati, adegui ai principi di meritocrazia e capacità i criteri con cui individuare gli incarichi, e che il quadro complessivo delle nomine all’Ater di Pordenone possa rappresentare quindi quella svolta verso una maggiore attenzione e rigore morale nella gestione del pubblico che la popolazione della Provincia di Pordenone si aspetta visti anche i sacrifici che molta gente è chiamata a fare a seguito della crisi economica in cui siamo caduti.

Il capogruppo IDV in Consiglio regionale Alessandro Corazza lancia una pesante richiesta alla Giunta regionale in occasione dei lavori delle Commissioni consiliari chiamate ad esprimere il parere sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale al diritto comunitario.
Corazza ricorda come il Comune di Azzano Decimo non abbia ancora ottemperato alla richiesta della Giunta regionale di ritirare l’ordinanza comunale con cui negava i servizi sociali ai cittadini extracomunitari e comunitari residenti nel territorio comunale. Diritti di cittadinanza sociale che due direttive europee riconoscono a chi si muove o soggiorna per un certo periodo sul territorio degli Stati membri dell’UE ma che l’allora Sindaco Enzo Bortolotti aveva negato.
E da questa vicenda parte l’attacco di Corazza: «questi atti populisti di Enzo Bortolotti e della Lega nord che fanno leva sulla paura della gente stanno creando grandissimo imbarazzo alla Giunta regionale e all’Italia che si troveranno presto a dover pagare salatissime sanzioni economiche per non voler ottemperare alle leggi europee. Se a questa vicenda non viene posta immediatamente fine, il Comune di Azzano Decimo –ed è questa l’assurdità- finirà per far pagare ai propri cittadini ben di più di quello che costa garantire i servizi sociali ai Comunitari ed extracomunitari (definizione nella quale ricordo che rientrano anche i cittadini ad esempio americani) che risiedono nel Comune di Azzano Decimo. Un controsenso che serve da bandiera elettorale alle Lega nord e pagato con i soldi dei cittadini, che porterà, ancora una volta, esattamente al risultato opposto di quanto sbandierato dalla Lega nord, e cioè ad un costo maggiore per i cittadini del Comune di Azzano Decimo, su cui dovrà ricadere la sanzione, e ad una situazione di maggiore marginalità sociale e rischi per la sicurezza dati proprio dall’assenza della necessaria assistenza alle persone bisognose presenti nel Comune.

Corazza conclude con la richiesta al Presidente Tondo, peraltro già avanzata attraverso un’apposita interpellanza depositata assieme ai colleghi di centrosinistra Colussi, Gerolin e Pupulin e ad oggi ancora inevasa, che: «Si ”commissari” il Comune o comunque la Regione provveda ad esercitare i poteri sostitutivi di cui dispone per revocare l’ordinanza in tempi certi. Da troppo tempo la questione sta ormai investendo l’amministrazione comunale di pesanti responsabilità, non solo politiche, non rispettando le leggi europee, nazionali e le richieste della Regione stessa e la Giunta Tondo non può più far finta di niente e temporeggiare».

In seguito all’incontro bilaterale Italia-Slovenia al quale hanno partecipato i Ministri dell’ambiente dei rispettivi paesi, avente a tema il Rigassificatore di Trieste, l’ampliamento del porto di Capodistria e le procedure di sicurezza sulle centrali nucleari, interviene Alessandro Corazza: «Attenzione – avverte – perché i Governi stanno facendo un baratto che antepone gli interessi economici al diritto alla salute e alla sicurezza dei cittadini».

«Da una parte l’Italia permetterà alla Slovenia l’ampliamento dell’aerea portuale di Capodistria, tanto caro al governo Sloveno; dall’altra si assicura così il placet dei vicini sul progetto del Rigassificatore, tanto caro a Governo e Gas natural. Inoltre le rassicurazioni  sull’impianto di rigassificazione fornite dall’Italia alla Slovenia appaiono decisamente risibili rispetto alla dimensione delle problematicità che invece investono il diritto alla salute dei cittadini e la preoccupante insicurezza dell’impianto proposto da Gas Natural, come già fatto notare in più occasioni dalla comunità scientifica triestina».

«La Gas Natural –continua il dipietrista – deve ancora presentare delle modifiche al progetto in linea con le prescrizioni  contenute nel decreto di Via che risale al luglio 2009. Sul progetto pendono numerosi ricorsi al Tar da parte di varie amministrazioni locali (Muggia, San Dorligo della Valle e Capodistria) e di numerose associazioni per la tutela del territorio (Wwf, Italia nostra, Greenaction Transational).  Questo accordo – conclude Corazza – non serve a tutelare i diritti più importanti dei cittadini, ma soltanto gli interessi, per lo più economici, di grandi gruppi industriali e dei Governi interessati ai benefici finanziari che ne derivano».

 

In seguito all’incontro bilaterale Italia-Slovenia al quale hanno partecipato i Ministri dell’ambiente dei rispettivi paesi, che, anche nell’ottica di un ritorno dell’Italia allo sviluppo di energia nucleare voluto dal Governo Berlusconi,  hanno stabilito un accordo tra i due Governi affinchè attuino reciproche attività informative, Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Friuli Venezia Giulia, interviene ricordando che sul territorio della Regione sono presenti impianti che attualmente costituiscono un grande rischio per la cittadinanza. 
«Un accordo di questo tipo – spiega Corazza, riferendosi a quanto emerso dalla riunione dei due ministri – per quanto rappresenti un piccolo passo in avanti, fa emergere ancora una volta la concreta volontà dell’Italia di dotarsi dei pericolosi impianti di produzione di energia nucleare, su cui la popolazione italiana si è già espressa negativamente in passato. Oltretutto – continua Corazza –, se il problema della sicurezza sta davvero a cuore ai nostri governanti – non si capisce perché vengano messe in secondo piano tutte le problematiche urgenti che investono attualmente gli impianti a rischio situati nella provincia di Trieste». «Come già noto, un’inchiesta della Digos per conto della Procura della Repubblica di Trieste ha fatto emergere un quadro di degrado istituzionale rispetto all’attuazione delle direttive comunitarie in materia di prevenzione e sicurezza, che prevedono l’obbligo per lo Stato di predisporre Piani di emergenza a tutela della popolazione potenzialmente esposta a eventi incidentali negli impianti nucleari. E’ su queste basi – conclude – che sarebbe necessario un forte intervento delle istituzioni affinché si diminuiscano il più possibile – laddove non possano essere eliminati del tutto – i rischi per la popolazione che vive nei luoghi adiacenti a questo tipo di impianti»



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