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Il Gruppo consiliare dell’Italia dei Valori ha depositato 29 emendamenti alla cosiddetta legge di manutenzione, all’esame della IV Commissione consiliare che si occupa di ambiente e territorio, segnando così una forte opposizione politica alle norme volute dalla maggioranza e recependo anche le istanze provenienti dalle associazioni ambientaliste che si erano espresse in fase di audizione.

Tra le richieste avanzate dall’Italia dei Valori c’è innanzitutto lo stralcio di tutta la parte riguardante le cave che, secondo il Capogruppo Corazza presente in Commissione, non sarebbe attinente alle caratteristiche che dovrebbe avere una legge di manutenzione, non essendo essa una legge c.d. omnibus.

Per quanto riguarda i contenuti, molte criticità vengono sollevate in materia di V.I.A., dove il Gruppo dell’Idv chiede più trasparenza e teme una eccessiva deregolamentazione dell’attuale normativa motivata dalla scusa dell’urgenza; in materia paesaggistica nella quale salverebbe il limite di 5 anni delle autorizzazioni; e per quanto attiene alle competenze sul demanio idrico chiede restino alla Regione e non passino alle province, che per l’Idv dovrebbero essere sempre più alleggerite fino alla loro soppressione.

Sulla caccia l’Italia dei Valori chiede l’espletamento della procedura di V.A.S. sul Piano faunistico regionale.

Altri emendamenti sulle materie di competenza delle altre Commissioni verranno presentati da qui alla settimana prossima quando verrà completata l’analisi in Commissione dell’intera legge.

«Tanto tuonò che piovve» E’ il primo commento di Alessandro Corazza in riferimento all’esito della riunione della IV Commissione che ha approvato la delibera di Giunta riguardante il regolamento per il fondo regionale di garanzia per chi stipula un mutuo per la prima casa.
Finalmente la Lega Nord, attraverso le parole del suo Capogruppo, ha ammesso l’esigenza di togliere il requisito di un anno di residenza per chi chiede accesso al fondo di garanzia, così come per il contributo per la prima casa (che però non era in discussione).
«Dopo tante battaglie fatte per eliminare quella che era una discriminazione nei confronti di chi chiedeva accesso alle misure di welfare regionale senza però avere alle spalle molti anni di residenza in Friuli Venezia Giulia, e spinti anche dalla sentenza del Tribunale di Udine che ha deciso in questo senso sul caso del “bonus bebé” sollevato dal Comune di Latisana, finalmente si è aperta la strada per ripristinare i diritti sociali delle persone. L’ordinamento regionale dovrà pertanto essere rivisto in occasione della legge di manutenzione, in Aula a fine mese, abolendo tutte quelle discriminazioni basate sul requisito di una lunga residenza in regione che la Lega Nord aveva voluto inserire, a partire dalla legge regionale n.18/2009».
«Il requisito di un anno in Regione – continua Corazza – oltre ad essere una forte discriminazione, pone inoltre forti limiti all’accesso al contributo anche a persone che, di fatto, risiedono da anche diversi anni nel nostro territorio pur avendo mantenuto la residenza d’origine, come ad esempio gli studenti universitari che hanno preso in affitto un appartamento per studiare nella città sede universitaria ma residente fuori regione. Far rientrare anche loro nel contributo esonerandoli dal requisito di un anno di residenza sarebbe anche un modo per evitare la fuga dei cervelli e dei talenti e legarli invece al nostro territorio, così come peraltro dichiarato qualche giorno fa dal Presidente della Regione Renzo Tondo».
 
Durante la discussione Corazza ha anche sollevato alcune problematiche del regolamento sul fondo di garanzia per la prima casa. «Con questo regolamento, ancora una volta – spiega Corazza – la regione tutela le banche che concedono il mutuo, accollandosi essa stessa il rischio d’impresa, ma non cambia nulla per quanto riguarda la concessione degli stessi, che rimangono vincolati al contratto di lavoro del richiedente. Restano ancora fuori, quindi, molte categorie “deboli” come giovani, precari e disoccupati. Tra le scelte politiche di questa Regione ci dovrebbe essere al primo posto la tutela di queste categorie che sono le prime a subire la crisi, pertanto è opportuno che vengano rivisti i requisiti ISEE innalzando il limite d’accesso in modo da includere un maggior numero di persone».

Inoltre il Consigliere Corazza ha replicato all’Assessore De Anna sull’opportunità che un solo componente di una coppia sia in possesso dei requisiti, in modo da permettere alla stessa di poter far fronte in parti uguali all’acquisto evitando che la totalità della spesa debba far carico tutta al partner che ha i requisiti ma che magari non ha le risorse necessarie per l’operazione.
Preso comunque atto che, al di là di alcune problematiche che restano, questo è comunque un atto migliorativo rispetto alla situazione attuale e avendo l’Assessore De Anna recepito le istanze, il regolamento è quindi passato con il voto favorevole anche dell’IDV e nessun contrario.

Il Gruppo dell’Italia dei Valori passa ai fatti e annuncia la preparazione di un atto politico di sfiducia nei confronti di Ballaman. «Non è accettabile – spiega Corazza – una situazione in cui il Presidente del Consiglio della nostra regione continua a ricoprire un incarico di tale importanza dopo i gravi fatti emersi ai quali si sono interessate anche la Corte dei conti e la Procura di Trieste».
«Considerato che – continua Corazza – a pochi giorni dalla pubblicazione del dossier che ha rivelato gli spostamenti “incriminati”, l’immagine ed il prestigio nazionale ed internazionale della nostra Regione appaiono gravemente compromessi dalla rapida diffusione delle notizia attraverso i più grandi media nazionali, ci saremmo aspettati una decisione più drastica e responsabile da parte di Ballaman. Visto che per ora si è semplicemente autosospeso dal suo partito ma non dalla carica che ricopre in Consiglio e sembra prender tempo, noi chiediamo un gesto nettamente più forte, che possa ridare onorabilità alla nostra Regione: le dimissioni da Presidente del Consiglio regionale».
L’atto rappresenterà un forte momento politico in quanto rivelerà quali sono le vere intenzioni di tutte le forze politiche, compresa la Lega Nord, nei confronti del Presidente del Consiglio “colto con le mani nella marmellata”. «In questo senso – conclude Corazza – l’Italia dei Valori non ha dubbi: chi, da garante di un’istituzione, non rispetta per primo le norme che regolano la stessa, non può continuare a rappresentarla. Ci auspichiamo che tutte le forze politiche colgano il valore politico della mozione di sfiducia, benché non sia esplicitamente prevista dal regolamento interno del Consiglio, e la sostengano per chiedere al Presidente del Consiglio di dimettersi».

«L’Assessore De Anna dovrebbe scegliere con più coerenza – replica Corazza – gli spot elettorali. Se vuole, come ha dichiarato, che i partiti candidino solo coloro che hanno la fedina penale pulita allora dovrebbe paradossalmente iscriversi all’Italia dei Valori, che è l’unico ad applicare questo principio. Il Pdl non può con una mano ergersi a moralizzatore della politica e con l’altra candidare Marcello dell’Utri, condannato in secondo grado per reati legati alla mafia e con lui tanti altri parlamentari dalla fedina penale sporca. De Anna non può essere così spudorato da utilizzare la questione morale per farsi campagna elettorale, non avendo ancora risposto ad alcune interrogazioni consiliari riguardanti vicende dai confini oscuri e legate -ad esempio- ad incarichi a suoi parenti».
La replica di Corazza è dura, anche perché sul tema della moralizzazione della politica l’Italia dei Valori ha sempre avuto una linea chiara che non è mai stata seguita dagli altri partiti, venendo semmai tacciata a “populismo”.  Dopo lo "scandalo Ballaman" sembra però che tutti vogliano saltare sul carro dei moralizzatori. «La politica "pulita" non può tornare di moda solo in campagna elettorale – ha dichiarato il dipietrista – se De Anna ha davvero intenzione di ergersi a paladino della moralità in politica, sottoscriva la nostra proposta per dimezzare le auto blu e garantire un controllo maggiore e più trasparente sul loro utilizzo. L’Italia dei Valori infatti ha presentato diversi atti in Consiglio regionale su questi temi mentre dalle altre forze politiche invece abbiamo letto ed ascoltato soltanto parole». L’affondo poi è a tutto il Pdl: «Attenti a parlare proprio voi di moralità e trasparenza, perché si è visto la Lega che brutta figura ci ha fatto e sappiamo -ad esempio- come il Sindaco di Trieste Di Piazza non pubblichi i propri redditi venendo meno alle norme. Meglio pensare ai fatti ed evitare proclami che potrebbero in un attimo rivelarsi dei boomerang: Ballaman e Bortolotti docent».

“Predicare bene e razzolare male”. Sembra essere il motto della Lega Nord, soprattutto in Friuli Venezia Giulia e, con una concentrazione allarmante soprattutto in provincia di Pordenone. Il Carroccio si è costruito negli anni – a suon di slogan e di buoni propositi ai quali i propri elettori hanno in buona fede creduto – un’immagine di partito puro, vicino alla gente, contro la casta e gli sprechi della politica. Ora, con il “caso Ballaman” e gli abusi sull’utilizzo delle auto blu, crolla definitivamente il castello di carte messo in piedi dalle camicie verdi. Dietro un’immagine pulita, di partito vicino alla gente, si nascondono le logiche e i vizi della vecchia politica.
E il Presidente del Consiglio regionale che utilizza l’auto e l’autista della Regione per "andare al mare" o per "andare a prendere i suoceri in aeroporto" è solo la punta di un iceberg. Già il fatto della sua successiva rinuncia all’auto blu è costata circa 3200 euro al mese in più di rimborsi spesa che prima non venivano elargiti, atteso che il contratto di noleggio dell’auto e l’autista permanevano in carico alla Regione.
Pensiamo poi, per esempio, al Sindaco sospeso di Azzano Decimo Enzo Bortolotti indagato perché avrebbe utilizzato il telefono del Comune per fare telefonate in paesi dell’est europeo.
Pensiamo, ancora, al sistema delle nomine degli amministratori pubblici che dovrebbe essere pulito e trasparente per un partito divenuto ormai “di potere” come la Lega Nord, e che invece veniamo a scoprire essere governato da logiche ben diverse, come si evince dalla assunzione a chiamata di un dirigente di un settore importante della Provincia di Pordenone (governata dal centro-destra) senza concorso pubblico e sui cui requisiti permangono forti dubbi, tanto che è stato depositato un esposto alla Procura. E pensiamo ancora all’ATER di Pordenone quand’era guidata dal leghista Alberto Scotti, che ha costituito la società "Edilizia Futura & territorio", chiusa a seguito della Sentenza della Corte dei Conti, che aveva comportato un inutile raddoppio di fatto delle indennità percepite dai componenti del CDA e costata ai contribuenti più di mezzo milione di euro. E potremmo continuare ancora.

Insomma, gli elettori della Lega Nord dovrebbero iniziare a guardare criticamente i falsi proclami di un partito che, allo stato attuale dei fatti, non ha fatto altro che illuderli di essere diverso dagli altri, ma ha dimostrato e dimostra ancora come le sue parole siano solo un’immagine volta ad ingannare gli elettori stessi. Fa sorridere quindi che dopo tutti questi fatti il Segretario regionale della Lega Nord Pietro Fontanini dichiari: «Siamo i migliori, i puri, diversi». Mi domando dov’è la coerenza tra quello che dicono e quello che fanno. Se nella Lega Nord esiste ancora una base "genuina", questa faccia sentire la sua voce e chieda coerenza e pulizia nel partito.

Stante questa situazione, siamo certi che l’avanzata elettorale della Lega Nord subirà, fin dalle prossime elezioni amministrative, un brusco rallentamento, perché il popolo del Friuli Venezia Giulia non è cieco: gli scandali sono sotto gli occhi di tutti e il giudizio su chi con i propri abusi ha leso la dignità stessa delle istituzioni che rappresenta, dal livello comunale a quello regionale, sarà inevitabilmente severo, sopratutto se a seguito dei suoi continui proclami, la Lega Nord non chiedesse coerenza nelle azioni ai propri esponenti ed eletti.

Come da mesi l’Italia dei Valori sta ripetendo, il modo in cui vengono impiegate le auto blu della Regione Friuli Venezia Giulia fa acqua da tutte le parti, e lo ha dimostrato l’inchiesta pubblicata dal Messaggero Veneto sugli spostamenti “personali” e “familiari” del Presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman.
Il Gruppo consiliare dell’Italia dei Valori aveva recentemente proposto sia degli emendamenti alla legge sull’assestamento di bilancio che un Ordine del giorno per riformare il sistema delle auto di rappresentanza, dimezzando il parco macchine e mettendolo a disposizione dell’intera Giunta – non più quindi dei singoli assessori – in modo che ci fosse un sistema di prenotazione che consentisse un uso più razionale delle auto e anche di verificare che esse venissero usate per scopi istituzionali e non personali. La risposta del Consiglio regionale è stata chiara: un secco e unanime "no", con qualche accusa di populismo, provenuta sopratuttto da uno sprezzante assessore De Anna.
Ora, grazie anche al dossier pubblicato dal Messaggero Veneto, i nodi vengono al pettine: «A questo punto – chiede ora con forza il capogruppo IDV Alessandro Corazza – vogliamo che vengano resi pubblici tutti gli spostamenti di tutti i componenti della Giunta e del Presidente della Regione, in onore della trasparenza e per permettere al Consiglio di riformare un servizio evidentemente abusato. Se, come abbiamo sempre denunciato, ci sono stati degli abusi (e il “caso Ballaman” lo testimonia), chi ha abusato dovrà prendersi le proprie responsabilità nonché rifondere la Regione dei danni erariali conseguenti ad un uso privatistico di risorse e mezzi pubblici. Inoltre appare ormai chiaro che il sistema va completamente riformato perciò la prossima settimana, quando in commissione verrà discussa la proposta di legge regionale di manutenzione, ripresenteremo l’emendamento con la nostra contro-riforma aspettandoci però che stavolta venga accolto, con uno slancio di responsabilità che deve investire tutto il Consiglio. Ci aspettiamo infatti delle risposte vere e concrete. Il silenzio degli altri componenti della Giunta su questo caso ci allarma e non vorremmo che si sia solo scoperta la punta di un iceberg. Quello che ora pretendiamo è che tutte le forze politiche convergano sulla nostra proposta, per salvare la dignità di una Regione che, a causa delle brutte figure a cui la “Casta” la sottopone, rischia di cadere sempre più in basso ed essere sempre più lontana dai cittadini.



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