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«Verificare i costi del progetto, i risultati dimostrabili dello stesso e quelli attesi al fine di modificare od eventualmente cancellare il progetto qualora risultasse incongruo». E’ questa, in sostanza, la richiesta di Alessandro Corazza, vice presidente del Gruppo Italia dei Valori-Cittadini, rivolta all’assessore regionale alla sanità Kosic in merito al progetto dell’Azienda sanitaria N.1 denominato "Presidi Distrettuali di Medicina Generale".
Il dipietrista ha depositato un’interpellanza all’assessore regionale alla sanità Kosic per chiedere che venga fatta chiarezza sull’opportunità di un progetto che rientrerebbe in quel modus agendi dell’azienda sanitaria che «non assicura il pieno controllo della spesa pubblica e fa emergere una grave carenza di trasparenza nella stessa». Corazza cita infatti nell’interpellanza la relazione dell’ispettore Igino Eleopra, nominato dalla Regione Friuli Venezia Giulia relativamente all’indagine sull’Azienda per i Servizi Sanitari N.1 “triestina”, che è già stata consegnata nelle mani dei giudici della Corte dei Conti.  
Il Progetto, in sostanza, consta dell’apporto di ben due medici di medicina generale che dal lunedì al venerdì si recano in ciascuno dei quattro distretti dell’Azienda, dalle ore 15 sino alle ore 19, per offrire “servizi sanitari aggiuntivi alla cittadinanza”.
 Anche "Il Messaggero Veneto" stava indagando sulla vicenda. Ieri si è saputo che il viaggio è stato cancellato, e oggi la notizia è finita in prima pagina dell’edizione nazionale del quotidiano del gruppo Espresso. Qui di seguito riporto il testo dell’articolo di Anna Buttazzoni.
 
Era il sogno americano. Si è infranto sui principi di trasparenza del dipetrista Alessandro Corazza. Che al grido “Mamma Regione, ma quanto ci costi?”, è riuscito a stoppare, almeno per il momento, un viaggio di una settimana tra New York e Washington per una decina di consiglieri della I commissione.
Da qualche settimana nei corridoi di palazzo, non si parlava d’altro. Di un viaggio, ideato dal gruppo di consiglieri che nello specifico si occupa di bilancio e programmazione, finanze, imposte e tributi, per imparare il sistema fiscale americano, è stata una delle ipotesi. Oppure, per capire e studiare l’origine della crisi mondiale, così da meglio prepararsi alla realizzazione della Finanziaria regionale. Gli obiettivi, insomma, sembravano fumosi, eppure la “missione americana” s’avvicinava, perchè gli uffici erano pronti a realizzare la necessaria delibera con costi e motivazioni, ma anche a prenotare biglietti aerei e camere d’albergo. Un documento ufficile che invece è stato annullato e che, dicono fonti autorevoli, non si farà più. Il motivo? L’incalzare di Corazza che ha chiesto di conoscere ogni dettaglio del viaggio, minacciando di rendere pubblico lo spreco, se di spreco si fosse trattato.
La richiesta dell’autorizzazione all’iniziativa è ufficiale ed è stata recapitata all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Il viaggio era organizzato per sette giorni, dal 14 al 20 ottobre. La spesa ipotizzata, suppergiù quattro mila euro a testa, tutto incluso, viaggio e pernottamento. Il numero di consiglieri, invece, oggi più che mai è imprecisato. Perchè in commissione siedono 17 componenti e una decina aveva dato un’informale adesione al viaggio, un esponente per gruppo consiliare. Ma oggi più d’uno è pronto a chiamarsi fuori, a giurare che non sarebbe partito, «perchè no, qui ho molto da fare».
«Non mi interessa il populismo – spiega Corazza –, ho agito con il massimo rispetto istituzionale chiedendo delucidazioni su un’iniziativa di cui non avevo chiare le finalità e preavvertendo i colleghi che, se mi fosse sembrata più una vacanza a spese dei contribuenti che un sopralluogo serio, l’avrei denunciato pubblicamente».
Ma il caso è di quelli capaci di aprire giornate di veleni. Tanto che subito è arrivata, anonima, la replica: il capogruppo di Idv-Cittadini Pietro Colussi e Annamaria Menosso (Pd) sono a New York. Partiti domenica, rientreranno stasera dopo aver partecipato all’inaugurazione della mostra su Tina Modotti, voluta dal Consiglio regionale assieme a Cinemazero.
«Alcuni viaggi – prosegue Corazza –, come quello a Bruxelles a cui io stesso ho partecipato a febbraio, sono necessari per poter avere un chiaro quadro istituzionale e informativo nel quale operare, ma altri no. Il fatto che ora la missione sembri annullata, mi porta a credere che a pensar male io abbia avuto ragione. Mi spiace per quei colleghi che avevano già programmato di partire, ma è il rispetto che ho per i cittadini e per questa istituzione – conclude Corazza – che mi impedisce di chiudere gli occhi davanti a certe cose sulle quali continuerò a vigilare fintanto che ne avrò la possibilità». E il sogno americano è rimandato.
 
(tratto dall’articolo di Anna Buttazioni, Messaggero Veneto del 23.09.09)
 

E’ ormai da diverso tempo che l’Ater di Pordenone è agli onori della cronaca per diverse inchieste giudiziarie.

A riaprire la "ferita" ci ha pensato il Consigliere Regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, che ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione al Presidente della Regione Tondo per chiedere se non intenda attuare dei provvedimenti urgenti a fronte dalle situazione di grave illegalità nella quale versa l’azienda regionale di Pordenone. I fatti a cui fa riferimento il Consigliere dipietrista riguardano sia le indagini della Guardia di Finanza che avevano portato all’arresto di un dipendente e al sequesto di alcuni beni, sia alla “costola” denominata “Edilizia futura & territorio srl”, società che era stata costituita dalla stessa ATER con alcuni Comuni (Pordenone, Montereale, Casarsa, Cordovado, San Vito al T., Sesto al Reghena, Spilimbergo) allo scopo di costruire e vendere alloggi con l’obiettivo di calmierare così i prezzi di mercato e ora sciolta dalla stessa azienda a causa dei rilievi della Corte dei Conti.

La storia di quest’ultima società è stata a dir poco fallimentare. Su iniziativa dell’allora Presidente dell’Ater pordenonese Alberto Scotti nel 2002 nasceva “Edilizia futura & territorio srl”, un’operazione che sin dall’inizio era stata connotata da contenziosi legali con gli acquirenti, poche realizzazioni e piani mai decollati. Già la Corte dei Conti aveva richiamato la Regione affinché regolarizzasse la situazione e conseguentemente, l’8 maggio 2007, la Direzione Centrale dei Lavori Pubblici imponeva all’Ater di uscire dalla compagine societaria, rappresentando questa -di fatto- un doppione. “Questa operazione -ha aggiunto Corazza che aveva già sollevato la questione durante un Consiglio comunale di Pordenone dov’era stato però scaricato anche dallo stesso Sindaco– si configura come un’inutile sperpero di denaro pubblico consentendo, fra le tante cose, la duplicazione delle indennità degli amministratori: il già Presidente Alberto Scotti raddoppiava la sua indennità di circa 31.000 euro percepiti quale Presidente dell’Ater con quella di Presidente di “Edilizia futura & territorio srl” per più di 60.000 euro annui complessivi, e gli altri componenti del CdA dell’Ater -prima a maggioranza di centrodestra e poi di centrosinistra, in una ritrovata trasversalità di interessi- hanno goduto di analoghe duplicazioni”. Facendo un po’ di conti, salta agli occhi che le poltrone di questo carrozzone sono costate al contribuente ben 564.000 euro e che, anche per questo ingiustificabile esborso, la Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha citato in giudizio i vertici Ater.

Le prime risultanze dell’altra inchiesta, quella avviata dalla Guardia di Finanza, avevano portato all’arresto di un dipendente dell’Ater pordenonese, indagato per corruzione, e successivamente al sequestro di depositi bancari, titoli e di un’auto per oltre 250.000 euro con il coinvolgimento, per truffa e istigazione alla corruzione, di quattro rappresentanti delle società pordenonesi “Fioretto” e “Edil 90”. “La vicenda  risale a circa due mesi fa e alla luce di tutto quanto illustrato – ha concluso il consigliere dipietrista – è necessario che il Presidente della Regione intervenga per fare chiarezza: non è più tollerabile una simile situazione di diffusa illegalità e va riproposta con forza anche la questione morale nei confronti di chi deve essere nominato a gestire le aziende pubbliche. Davanti a questa grave situazione -rilancia il Consigliere- andrebbe anche ripensato l’assetto istituzionale dell’ente valutando l’effettiva utilità di avere un intero Consiglio di Amministrazione nominato su logiche spartitorie che non premiano il merito, in luogo, magari, di un solo, competente, Amministratore delegato. Su questa proposta il dibattito è aperto, ma tutti i partiti coinvolti in questa operazione dovranno ammettere le loro responsabilità e fare un passo indietro, anche per dare quel segnale di cambiamento della politica che i cittadini si aspettano”.

 

MESSAGGERO VENETO, venerdì 22 maggio 2009, Pagina 9 - Pordenone

La Corte dei conti: società inutile, le cariche sono costate 564 mila euro

L’INDAGINE

L’azienda era stata costituita nel 2002 dal consiglio guidato da Alberto Scotti Il procuratore Zappatori: «Si erano fatti due poltrone e altrettanti stipendi»

sede ATER di Pordenone«Le inutili poltrone» dell’ex carrozzone Edilizia futura & territorio, la società creata nel 2002 dall’Ater di Pordenone, sono costate 564 mila euro. La Procura della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia ha quantificato il costo e sta per procedere alla citazione in giudizio nei confronti dei vertici dell’Ater. La società a responsabilità limitata era nata il 16 dicembre 2002. Soci erano l’Ater, con l’83,59 per cento delle quote, e i Comuni di Porcia, attraverso la multiservizi Farmacie comunali che detiene poco meno del 10 per cento, Casarsa, Cordovado, Montereale, Pordenone, San Vito, Sesto al Reghena e Spilimbergo, tutti con circa l’uno per cento. Obiettivo della struttura era realizzare, in edilizia convenzionata, alloggi da destinare alle famiglie nella fascia media. La nomina a direttore della nuova società era toccata al direttore dell’Ater, Francesco Pielli.
L’attività della srl era finita sotto l’occhio di un ispettore regionale, che aveva intimato la liquidazione. Ma allora anche la Corte dei Conti, che controlla gli sprechi della pubblica amministrazione, si era messa indagare. E solo ora il procuratore regionale Maurizio Zappatori spiega l’evolversi della vicenda. «Non aveva alcun senso creare quella società», spiega il procuratore. «La società - continua - non è fallita, ma non aveva personale proprio, si avvaleva del personale dell’Ater, non aveva imprese, e soprattutto portava avanti la stessa attività che doveva fare l’Ater. Edilizia futura - spiega ancora Zappatori - non ha fatto cose sconsiderate, e infatti quando è stata chiusa il capitale è stato recuperato».
Niente «cose sconsiderate», dunque. «Ma - ecco il cuore del problema - la società ha creato degli organi, il collegio sindacale, gli amministratori, tutte strutture che poi sono costate, perchè durate alcuni anni. E tutte strutture che non avevano alcun senso, solo un costo di poltrone». Le parole di Zappatori sono pesanti. «Stiamo per procedere agli atti di citazione - dice il procuratore - nei confronti di chi all’epoca aveva costituito questa società. Il problema è che risultavano membri del cda della nuova società le stesse persone che stavano nel consiglio dell’Ater. Diciamo che si erano fatti due poltrone e due stipendi». Edilizia futura, insomma, era «una scatola vuota, non serviva a niente. Sono cose - sottolinea Zappatori - che ha riconosciuto la stessa Regione: non è solo la Procura della Corte dei Conti a indignarsi».
Qualche dubbio era sorto anni fa. L’Ater, questa era la proposta, si sarebbe dovuta ricomprare le quote dei Comuni. Ma proprio nel corso della seduta del consiglio comunale era arrivata l’accusa del consigliere Alessando Corazza, che sosteneva come il presidente Alberto Scotti avesse «creato un carrozzone. Egli - aveva detto - ha sommato i 31 mila euro percepiti per l’incarico nell’Ater con quelli nell’altra società per un totale di oltre 60 mila euro l’anno». Ieri, in qualche modo, la Corte dei Conti gli ha dato ragione.
Beniamino Pagliaro

 

Il Gazzettino - venerdì 23 gennaio 2009

Tiene banco il caso del bonus consiglieri. Parla il giovane dell’Idv: «Ho occhi vergini e mani pulite»

Il consigliere Corazza dopo l’avvio dell’indagine: «Ve l’assicuro, non cerco visibilità»

Trieste - Alessandro Corazza non immaginava che la sua denuncia politica sul bonus dei consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia sarebbe stata raccolta dalla Corte dei conti. Lui, il consigliere ragazzino, con i suoi 28 anni, occhialini, viso pulito e nessun capello fuori posto, lui non immaginava proprio che si sarebbe scatenata una gazzarra politica e forse giudiziaria. Non immaginava e non voleva. Ma ha fatto il suo dovere, dice a se stesso, sì, perché sennò che ci sta a fare lì, se deve rinunciare agli ideali da studente. Studente che è ancora, in Giurisprudenza. Giovane sì, ma mica un pivellino. È stato già nel cda di Erdisu e Ateneo di Trieste. Corazza, Italia dei Valori, è di Pordenone, dov’è consigliere comunale, ma è iscritto appunto all’Università di Trieste. Ha denunciato di aver subito intimidazioni per il suo j’accuse.
      «Come cittadino – spiega – ho ritenuto opportuno dire che non condividevo l’idea del bonus. Non condivido il concetto che ci potessero essere degli emendamenti "ad personam" e "ad cosas". Credo che si debba essere in linea con i criteri pubblicistici delle norme nella gestione del denaro pubblico».
      - Consigliere Corazza, nella denuncia del bonus non c’era un po’ di sfida verso i politici più navigati?
      «Non c’entra nulla. Sono appena arrivato in Consiglio e mi posso permettere di dire come vedo le cose».
      - Con occhi vergini?
      «Occhi vergini e mani pulite. Me lo posso permettere».
      - Come ha trovato, lei che è un debuttante, la politica regionale: limpida od opaca?
      «Non saprei come descriverla. Non m’interessa com’era fino a oggi. Ho avuto mandato per un tipo di politica pulita e trasparente. Credo in un forte ruolo della moralità nei consiglieri».
      - Ha stimolato lei la Corte dei conti?
      «No, è stata un’iniziativa loro, indipendente. Non so se è stato un atto dovuto o no. Sono solo stato il primo dei consiglieri a tirare fuori la faccenda. Anzi, mi dispiace di aver dovuto denunciare una cosa così».
      - Ha ottenuto una notevole visibilità con questo caso, mentre prima la conoscevano in pochi. Cammina a un metro da terra?
      «No, assolutamente. Non voglio avere nessun premio da primadonna. È normale che tutte le istituzioni si attivino per fare la propria funzione. Se la Corte dei conti ha voluto aprire l’inchiesta è giusto che la faccia».
      - E ora?
      «Avrei bisogno del supporto del mio stesso partito. Invece lì ci sono visioni diverse. Non vorrei trovarmi da solo e che l’Italia dei Valori diventasse un partito come gli altri. Magari un partito delle tessere».
      - Lei è giovane e ancora studia. Farà il politico di professione?
      «No, assolutamente. È per questo che posso fare certe uscite».
      - Cosa farà da grande?
      «Sono un idealista, ho un’idea romantica della politica».
      - Quindi?
      «Oggi sono qui. Faccio politica finché non mi fanno perdere l’entusiasmo. Finché la gente mi vota».

      Paolo Pichierri

 

21 gennaio 2009, Il Messaggero Veneto, Regione

Convocato l’ufficio di presidenza dopo la denuncia di Corazza (Idv) di pressioni per essersi opposto ai benefit di fine anno

TRIESTE. Il caso bonus esplode. E dopo la denuncia di «intimidazioni» del consigliere Alessandro Corazza dell’Italia dei valori, interviene il presidente del consiglio regionale Edouard Ballaman, il quale convoca l’ufficio di presidenza per avviare un’inchiesta che «faccia chiarezza», dice. E mentre spunta un “pacchetto” di bonus raccolto nelle concitate ore delle votazioni in aula da un consulente del centro-destra, il presidente dell’aula annuncia che «questa cosa deve essere conosciuta effettivamente».
«Sinceramente - spiega Ballaman - non ho avuto modo di vedere un atteggiamento di questo genere. Non l’ho mai visto, nè in aula nè fuori. Ma è anche vero che non posso fare da guardia del corpo dei consiglieri». Probabilmente interpretando l’umore di tanti, Ballaman rileva che «è strano che ci si svegli con accuse di tali gravità a distanza di un mese. Che siano avvenute o che siano state solo dette, sono cose estremamente gravi: quindi ci dev’essere, sul caso, un’attività di tutto l’ufficio di presidenza». Il presidente leghista rimarca che «se l’atteggiamento fosse accaduto e fosse comprovato, sicuramente verrebbe duramente sanzionato. Quindi va fatta chiarezza». Il giorno dopo la denuncia, intanto, il telefono di Corazza ha squillato più del solito. «Ho ricevuto buoni riscontri - dice - ma non dai politici».
Corazza, al momento di spendere il famoso bonus di Natale, ha invece criticato la scelta. E la denuncia del consigliere ventottenne è diretta: in consiglio, racconta, «c’è un po’ di nonnismo». Sembra di stare in una «torre d’avorio. Dovrebbe essere normale parlarne, invece c’è una certa paura. C’è omertà. E io dovrei stare zitto? Parlare di queste cose danneggia l’immagine del consiglio regionale? Ma sono io che devo tacere, o gli altri che non devono fare queste cose, per non danneggiare l’immagine?». La politica è compromesso: «Il rischio - continua - è che le ripercussioni personali vadano a toccare anche le proposte politiche».
Un altro tassello si aggiunge intanto alla ricostruzione delle febbrili ore in cui si è votata la Finanziaria. E alcuni consiglieri rivelano che un “consulente” vicino al Pdl, così lo definiscono, avrebbe affiancato il relatore di maggioranza nella «raccolta» delle indicazioni. Ora il pacchetto sarebbe finito nelle mani dei vari assessori, che saprebbero esattamente a chi dare questo e a chi dare quello.
Infine, ancora numeri. Fino a pochi giorni fa, la cifra del bonus conosciuta da tutti era di 4,9 milioni di euro. A correggere, in rialzo la cifra, ci pensa però il bilancio pubblicato sul Bur. Solo le «poste puntuali», una parte che potrebbe essere irrisoria, rispetto al valore complessivo del bonus, valgono oltre 16 milioni di euro. Non è difficile immaginare che i fondi ‘nascosti’ siano almeno altrettanto. I consiglieri di oggi, infatti, finanziano associazioni e parrocchie non per un anno, bensì per ventenni: la Finanziaria del 2020, per dire, dovrà finanziare ancora con 40 mila euro l’area pedonale di San Pietro al Natisone. Ma a dicembre 2009 i consiglieri finanzieranno altre parrocchie, aumentando così la spesa a dismisura. E così continueranno a fare, se nulla li bloccherà, nel 2010, e via così.
Beniamino Pagliaro





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