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Riporto un articolo del Messaggero Veneto di domenica 13 marzo 2011 che fa emergere in maniera lampante la connivenza della politica nostrana col mondo degli affari, e che costano ai nostri cittadini milioni di euro, in Friuli Venezia Giulia al pari che in altre realtà.
E, anche se il giornale non lo dice chiaramente, dietro questa operazione c’è la mediazione del vertice regionale del PDL.
Queste persone non servono la collettività ma la usano per avvantaggiarsi personalmente. A prescindere dal colore politico, dobbiamo condannare questi comportamenti immorali e intrisi di conflitti d’interessi!

FADALTIPORDENONE Il paracadute della politica per il crac Fadalti. Prima cinque milioni di euro in un anno, messi a disposizione da Friulia (la spa regionale) per scongiurare la messa in liquidazione, ora una procedura di amministrazione straordinaria che formalmente è frutto di scelte fatte a Roma ma su cui aleggia l’ombra di Trieste.
Il rapporto con Friulia. Fadalti – gruppo che opera nel settore della commercializzazione di materiali per l’edilizia, 24 filiali nelle province di Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste, Treviso, Venezia, Belluno e 303 dipendenti (oggi 270) – è stata accompagnata da Friulia come avviene per molte imprese, ma ha potuto contare su un sostegno in termini economici che raramente la finanziaria ha riservato alle attività produttive regionali. Di più, come si legge nel verbale dell’assemblea ordinaria del 20 maggio scorso, convocata per approvare il bilancio 2009, Friulia spa era «titolare di una partecipazione azionaria pari al 6,8% del capitale sociale e titolare di diritto di pegno su partecipazioni azionarie pari al 47% del capitale sociale con diritto di voto». Friulia e quindi la Regione, negli ultimi due anni, era diventata socio di riferimento del gruppo.
La liquidazione. Il 4 ottobre scorso l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione volontaria la società. Al cda formato da Pietro Codognato Perissinotto (presidente), Giorgio Ghezzi (ad dal 7 gennaio 2010), Claudio Tatozzi e Dimitri Guarino, sono subentrati due liquidatori: Giorgio Ghezzi e Renzo Di Natale.
La Prodi bis. Dopo i tentativi naufragati di trovare un compratore che salvaguardasse impresa e occupazione, si è avviata la procedura per scongiurare il fallimento e ottenere l’amministrazione straordinaria (cosiddetta Prodi bis) ovvero una procedura commissariale che viene concessa a imprese dotate di almeno 200 dipendenti e afflitte da un rilevante indebitamento. Fadalti ha entrambi i requisiti: 270 (nel frattempo) dipendenti e un passivo di 89 milioni di euro, una voragine. L’obiettivo della procedura non è liquidare l’azienda, ma recuperarne l’equilibrio economico e finanziario mediante un programma di prosecuzione dell’attività che preveda la cessione o la ristrutturazione economicofinanziaria dell’impresa.
Commissario giudiziale. Nel momento in cui il tribunale ha dato avvio al periodo di valutazione preliminare alla scelta di attivare la procedura o dichiarare il fallimento, il Ministero dello sviluppo economico – come vuole la legge – ha nominato un commissario giudiziale, con il compito di indicare al tribunale la strategia del rilancio e convincere i giudici a concedere l’amministrazione straordinaria. Da Roma è arrivata al tribunale di Pordenone l’indicazione di Alfredo Paparo, revisore dei conti triestino, con diploma di maturità scientifica, non conosciuto nell’ambiente dei grandi fallimenti, ma sicuramente conosciuto dalla Regione (che, in quanto socia di maggioranza di Friulia, è diventata nel frattempo anche socio di riferimento di Fadalti): Paparo è presidente del collegio sindacale di Gestione immobili Friuli Venezia Giulia spa, società partecipata all’80 per cento dalla Regione.
L’amministrazione. Il piano presentato da Paparo a fine gennaio è stato accolto e il 15 febbraio il tribunale fallimentare di Pordenone ha avviato la procedura di amministrazione straordinaria. A quel punto la palla è passata nuovamente a Roma. Il Ministero dello Sviluppo economico ha nominato il commissario straordinario.
Tre commissari. Se negli ambienti giudiziari ci si aspettava la “promozione” del commissario giudiziale a commissario straordinario, come di prassi, dal governo è arrivata una nuova sorpesa. Accanto a Paparo sono stati indicati altri due commissari straordinari: tre commissari per tre compensi. Dice il decreto legge 270 del ’99 all’articolo 38: «Entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto che dichiara aperta la procedura, il Ministro dell’industria (ndr oggi sviluppo economico) nomina con decreto uno o tre commissari straordinari. In quest’ultimo caso, i commissari deliberano a maggioranza e la rappresentanza è esercitata congiuntamente da almeno due di essi». Aggiunge però che «la nomina di tre commissari è limitata ai casi di eccezionale rilevanza e complessità della procedura». Possibile che il caso Fadalti sia più complesso del caso Parmalat in cui il Ministero nominò un solo commissario?
Il caso Savino. Uno dei due commissari “aggiuntivi” è Renato Cinelli, presidente dell’ordine dei commercialisti di Pordenone, nomina dal sapore istituzionale. Il secondo, invece, è Luca Savino, commercialista e revisore contabile, di Trieste come Paparo e fratello dell’assessore regionale alle Finanze e alle partecipate Sandra Savino. Il commissario, poi, è compagno di studio e di vita di Anna Grava, professionista e nello specifico sindaco del collegio di Fadalti dal 30 giugno 2009 al 4 ottobre scorso. Dal 4 ottobre al 15 novembre nel collegio è subentrato, tra i sindaci, Federico Grava, fratello di Anna.
Il futuro. I legami pubblici e privati tra commissari e politica e tra commissari e Fadalti, rischiano di creare un pregiudizio sul loro operato. Oltre ad approvare il piano straordinario di cessione del gruppo (la strada per Fadalti sembra segnata in questa direzione), sono, infatti, chiamati a valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori della società: rappresentati dei cda che si sono succeduti, ma anche sindaci. Saranno liberi di farlo? A valutarlo sarà comunque il Ministero: per legge spetta infatti, ancora una volta, al potere politico la vigilanza sulla procedura.

Gli interventi susseguitisi al Consiglio comunale aperto di Maniago del 28 gennaio 2011, in cui si discuteva della co-combustione di CdR-Q (oggi rinominato Combustibile Solido Secondario) nel cementificio di Fanna.
Segnalo il mio intervento dal minuto 1h.10 al 1h.17, che ricorda il finaziamento elettorale che alcune aziende della provincia di Pordenone che operano nel campo dei rifiuti hanno dato ad alcuni politici locali e denuncia come la politica locale sia in mano agli interessi di pochi, invita i politici presenti ad attivarsi per tutelare il diritto alla salute e l’ambiente, e propone l’abrogazione dal Piano regionale dei rifiuti della norma che promuove la produzione del CdR-Q e il suo “recupero energetico” (combustione) in impianti industriali (cementifici) della regione.
Buon ascolto!

Buon anno nuovo

buon 2011In un periodo storico segnato dal virus del dispotismo del potere che sta permeando la cultura italiana da Roma in giù, trasformando i partiti in una patologia invece che in una risposta democratica alle richieste dei cittadini, spero che il nuovo anno possa segnare un rivoluzione della politica, a partire dal metodo e dal ripristino delle regole alla base di una democrazia, con una maggiore moralità politica, onestà e coerenza.

…e spero sopratutto che, sul piano personale, il nuovo anno vi porti serenità, giustizia e lavoro, oltre a tanto amore.

BUON 2011 A TUTTI!

Alessandro

 

Maggioranza e opposizione votano a favore. Il presidente Ballaman: Decisione corretta anche se inopportuna

Corazza (Idv): si chiedono sacrifici a tutti i settori, ma non ai politici

TRIESTE. Aumento del rimborso per l’uso della macchina e per il vitto a favore dei consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia: lo prevede un emendamento alla legge regionale di Bilancio 2010.
A renderlo noto e’ Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori. L’emendamento e’ stato accolto con voto trasversale di maggioranza e opposizione, e il voto contrario dei due consiglieri dell’Idv, Corazza, appunto, e Enio Agnola, e dei consiglieri del gruppo della Sinistra Arcobaleno, Igor Kocijancic e Roberto Antonaz e dell’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen.
Corazza ha espresso «indignazione» per «l’aumento dei giorni di rimborso per l’uso della macchina e per il vitto, che passano da 18 a 21 giorni». Questo, ha sottolineato Corazza, «venendo incontro alla proposta del presidente del Consiglio, Edouard Ballaman, di inserire anche il venerdì tra i giorni d’Aula o di commissione». «È incredibile – ha affermato Corazza -: si chiedono a tutti i settori dei sacrifici e i consiglieri regionali pensano ad aumentarsi i rimborsi».
Ballaman ha spiegato che tale decisione è da un lato corretta e dall’altro inopportuna. «Corretta – specifica Ballaman – perché i dati del 2009 indicano un aumento della produttività nel lavoro dei consiglieri mediamente del 40%; ciò significa più sedute d’Aula e di Commissione, più ore complessivamente impegnate per queste attività. E nel 2010 è stata introdotta anche una quarta mezza giornata nelle sessioni di Consiglio per garantire il completamento dei provvedimenti messi all’ordine del giorno. Inopportuna – ha aggiunto il presidente – vista la situazione generale. Una decisione che questa presidenza non ha di certo sollecitato, che però si troverà a dover gestire perché comporterà un aggravio dei costi che comunque – assicura Ballaman – non farà incrementare la richiesta di fondi alla Regione, perché dovrà essere il frutto di un’ulteriore ricognizione dei costi del Consiglio regionale. Non si tratta inoltre – conclude Ballaman – di una misura generalizzata, in quanto interessa coloro che non ricoprono cariche quali presidente di Consiglio e di Regione o di assessore».

IL MESSAGGERO VENETO, 20 dicembre 2009, pag 12 – Regione (dalla prima pagina)

FANNA. Il presidente del gruppo regionale di Italia dei valori, Alessandro Corazza, si è fatto promotore di un ordine del giorno, sottoscritto anche dal collega Piero Colussi dei Cittadini, relativo al progetto di bruciare combustibile da rifiuto nei forni della cementeria di Fanna. Nel documento si chiede l’impegno dell’esecutivo regionale ad avviare l’iter necessario «per integrare l’attuale procedura di autorizzazione integrata ambientale con le disposizioni previste dalla valutazione di impatto ambientale e con una valutazione di accumulo delle emissioni prodotte dalle attività produttive del territorio». Inoltre, si rileva la necessità di eseguire «una valutazione dello stato attuale di inquinamento del suolo (il cosiddetto “studio del bianco”) coinvolgendo in modo ufficiale anche il Comune di Maniago e sospendendo almeno sino al termine del procedimento di valutazione ogni attività di utilizzo del Cdr-q da parte della Cementizillo».
L’ordine del giorno si arricchisce anche della richieste di sollecitazione della Regione nei confronti dell’Arpa, affinché disponga «la rapida collocazione di una centralina di rilevamento delle più importanti sostanze inquinanti emesse in seguito alla combustione di Cdr-q mediante centralina ai camini e in postazione fissa lungo la direttrice dei venti prevalenti nella frazione di Campagna di Maniago».
«Riteniamo d’obbligo che per questioni che mettono a rischio la salute dei cittadini e dei loro figli – ha dichiarato il capogruppo in Regione dell’Idv Alessandro Corazza – vengano attuate le misure necessarie a garantire la massima prudenza e sicurezza. Per questo abbiamo raccolto l’appello del Comune di Maniago e abbiamo chiesto alla giunta regionale di attivarsi per effettuare la valutazione di impatto ambientale, procedura che tutela l’interesse pubblico dei cittadini. Resta comunque allarmante la volontà di continuare sulla strada di bruciare i rifiuti quando sarebbe opportuno e più ecosostenibile spingere sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata e sul riciclo». (l.v.)

IL MESSAGGERO VENETO, 19 dicembre 2009, pag 13

Orlando a Pordenone: il referendum si potrà fare. «Idv si deve radicare nel territorio»
ITALIA DEI VALORI
29 ottobre 2008 – Messaggero Veneto di Pordenone

Conferenza su Vigilanza RAI«E’ in atto un processo complicato e rischioso, ovvero il radicamento di Italia dei valori nel territorio». Da qui, ha giustificato indirettamente il parlamentare Leoluca Orlando, gli scossoni anche friulani nel partito, con un prossimo congresso che dovrebbe porre fine ai commissariamenti interni. Ma, a maggior ragione dopo i successi elettorali, «il partito, che ha la più forte presenza in internet d’Europa, non può rimanere virtuale. Siamo uguali e contrari alla Lega nord – ha continuato Orlando durante il convegno tenutosi ieri mattina all’hotel Moderno di cui riferiamo anche nell’altro fascicolo – nel senso che la Lega parte dalla difesa del territorio ma senza un ancoramento ai valori, per cui rischia di diventare razzista. Se io difendo la Sicilia, senza un quadro di valori, potrei cadere nell’errore di difendere Riina. Noi invece siamo un partito di valori che si deve radicare nel territorio, altrimenti rimane un movimento virtuale. E’ una cosa difficilissima, perché ci può essere sempre qualcuno che punta a salire sul carro per approfittarne, ma la sfida va accolta». Da qui anche l’investimento su donne e giovani, rappresentati in sala rispettivamente da Gabriella Bon e Matteo Franco.
Orlando è stato introdotto dai consiglieri regionali Enio Agnola e Alessandro Corazza, i quali hanno annunciato che in Friuli sono state raccolte oltre 20 mila firme contro il lodo Alfano. Altri referendum potrebbero essere indetti contro i provvedimenti del Governo su scuola e università. «Con i tagli agli istituti scolastici – ha sostenuto Orlando – si realizza una controriforma, per cui ci saranno le scuole private per i ricchi e una penalizzazione per tutti gli altri».
Orlando, che ha ricevuto recentemente il premio Konrad Adenauer a Colonia, ha sottolineato come le vecchie appartenenze non debbano essere più ricostruite. «Io mi sento ancora democratico e cristiano – ha affermato – ma farò di tutto perché non venga ricostruita la Dc in quanto i vecchi schemi sono saltati. Per questo sono stato anticipatore del Partito democratico, con il quale il rapporto da parte di Italia dei valori deve essere strategico. Ma così com’è non funziona, tant’è che mi sento di dire che il vero Pd siamo noi di Italia dei valori».
A concludere il convegno il neo componente del Corecom, Paolo Panontin, che ha illustrato i compiti del comitato di vigilanza regionale sui mezzi di informazione. (ste.pol.)



Il giornale dei Giovani dell'Italia dei Valori:

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Io c'ero al Vaffanculo Day

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