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Alessandro Corazza ha formalizzato l’annunciata proposta dei dipietristi per ridurre realmente i costi delle cosiddette “auto blu”, inserendola all’interno del Regolamento di organizzazione dell’Amministrazione e degli Enti Regionali, sul quale la I Commissione era oggi chiamata a dare parere. L’idea del Gruppo dell’Idv è di riscrivere la norma che prevede l’assegnazione di due autisti di rappresentanza a disposizione del Presidente della Regione e di un autista per ogni Assessore. «Riscontrato che la cancellazione tout court delle auto blu non trova seguito, per dare un segnale di contenimento dei costi e per economizzare al meglio la gestione di uno strumento che troppo spesso viene abusato – spiega il Capogruppo Alessandro Corazza - abbiamo formalizzato in Commissione una proposta affinché venga istituito un parco macchine a disposizione non più dei singoli Assessori ma di tutta la Giunta, e che gli autisti vengano assegnati man mano che le esigenze di rappresentanza lo richiedano, permettendo così di ridurre i numero di auto ed ottimizzare le risorse della Regione». «In questo modo – conclude Corazza -  si creerebbe un vero risparmio per la Regione, contrariamente a quanto si sarebbe verificato se fosse passata la norma che permetteva agli Assessori esterni di rinunciare all’autista di rappresentanza a fronte di un cospicuo conguaglio economico».
Corazza ha comunque contestato il metodo adottato in sede di calendarizzazione dei lavori, che portava a dare parere sul Regolamento di organizzazione dell’Amministrazione e degli Enti Regionali prima che la proposta di legge 123 “Norme urgenti in materia di personale e di organizzazione” fosse approvata dall’Aula. «Non condividiamo i termini generali di questa operazione fatta dalla Giunta – ha dichiarato Corazza -  sia nel merito che nel metodo. Ci ritroviamo infatti a dare un parere su un regolamento prima che la legge a cui fa riferimento sia approvata in Aula. In questo modo si manca di rispetto all’Assemblea che dovrebbe essere l’organo legislatore che fa le regole a cui poi i regolamenti di Giunta si adattano, e non il contrario».
Tra le proposte di modifica del regolamento presentate dal Gruppo dell’Italia dei Valori c’è anche la riduzione al 10% dei direttori centrali con contratti esterni che rivestono carattere di fiduciarietà a fronte del limite del 20% proposto nel regolamento.

Mentre in Italia il governo mette a punto gli ultimi stratagemmi della "legge bavaglio", il parlamento islandese ha appena approvato all’unanimità una proposta di legge che renderà il diritto di bloggare sacrosanto ed inviolabile. Evidentemente in Islanda la libertà di stampa ha il valore che merita. I blogger non saranno perseguibili per le cose che scriveranno e nessuno potrà fare loro causa, neppure se pubblicheranno segreti di stato o documenti riservati militari. Non solo: se qualcuno li querelerà, oltre a vedere sgretolarsi la sua richiesta di ritorsione legale contro il muro della legge, i blogger lo potranno denunciare per avere tentato di mettere il bavaglio all’informazione libera.

 Questo è il senso della risoluzione denominata IMMI - Icelandic Modern Media Initiative, che porterà alla modifica di ben 13 leggi in 4 ministeri diversi nel giro di soli dodici mesi. Smári McCarthy, fondatore di Icelandic Digital Freedoms Society, e la deputata Birgitta Jonsdottir forse non si rendono neppure conto della portata del loro successo e di avere scavato un solco entro il quale in tanti ora potranno mettersi a lavorare per allargarlo e allungarlo fino al proprio paese.

 

Nella seduta del Consiglio regionale del Fvg del 1 luglio 2010 il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza interviene contro un emendamento dell’ultimo minuto riguardante i vitalizi dei consiglieri regionali e firmato trasversalmente da tutti gli altri capigruppo, annunciando la presentazione di una legge contro di essi. Critica anche l’acquisto "senza badare al prezzo di mercato" dell’Aeroporto di Ronchi e, in generale, la prassi di votare operazioni così importanti tramite emendamenti arrivati in aula da pochi minuti. Il suo microfono smette "misteriosamente" di funzionare, e subisce attacchi dai consiglieri della maggioranza che disturbano il suo intervento, ma nessuno interviene successivamente a smentire le sue parole. L’unico che vuole rivolgersi a lui è però l’Assessore De Anna, che non risponde nel merito ma inveisce attaccandolo personalmente. Quando Corazza sta per rispondergli, De Anna inizia a urlare fuori microfono e il Presidente del Consiglio Ballaman, anziché richiamarlo e garantire a Corazza il diritto di replica per "fatto personale", toglie la parola anche a lui chiudendo la seduta.

 

Anche questo sito recepisce l’appello di Articolo21 di listare a lutto tutti i siti e i blog come piccola ma significativa forma di protesta contro il ddl interecettazioni che cancella il diritto all’informazione.

 

In merito all’intesa raggiunta all’interno del centrodestra per la nomina di Claudio Serafini, segretario organizzativo della Lega Nord del Friuli occidentale, alla carica di Presidente dell’Ater di Pordenone, interviene il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio Regionale Alessandro Corazza: «Mi domando quali siano stati i criteri e le logiche alla base della scelta di affidare la presidenza dell’Ater ancora una volta ad un’esponente della Lega Nord, se non la sola pretesa della segreteria del partito di piazzare un uomo di propria fiducia per dare continuità ad un mandato iniziato 10 anni prima con il leghista Alberto Scotti.
Un mandato che ha dato però un pessimo esempio di capacità amministrative scialacquando soldi pubblici nella vicenda “Edilizia Futura e Territorio” che ha visto l’interessamento anche della Corte dei Conti e che ha giovato per certo solo ai componenti del CdA che hanno visto raddoppiare le loro prebende, con l’indennità del Presidente passata così a più di 60 mila euro annui».
«Preoccupano inoltre – continua Corazza – le parole del Segretario provinciale della Lega Nord di Pordenone, secondo cui il compito principale della nomina di Serafini sarebbe quello di assegnare gli alloggi popolari in virtù prioritariamente dell’appartenenza etnica e religiosa piuttosto che su basi solidaristiche e sociali di chi effettivamente vive a Pordenone».

«Ma quelle parole che nel merito denotano xenofobia, valgono poco perché le leggi non sono derogabili dalle Ater che devono limitarsi a dare attuazione alle normative. Davanti al quadro appena ricordato quindi, questo gran gridare appare più come un tentativo di sviare l’attenzione della gente dal fatto che quello che pare interessi veramente ai vertici del partito sia gestire un’azienda pubblica e un sistema di potere che a suo tempo fruttò diversi soldi agli amministratori, Presidente in testa, e a quelle, che a volte erano sempre le stesse, a cui vennero affidati degli incarichi esterni, troppo spesso con l’assenso di chi avrebbe dovuto opporsi a questo inutile aumento dei costi della politica e la cui compiacenza è stata invece successivamente premiata».
Corazza conclude con l’auspicio che il centrodestra riveda i nominativi contestati, adegui ai principi di meritocrazia e capacità i criteri con cui individuare gli incarichi, e che il quadro complessivo delle nomine all’Ater di Pordenone possa rappresentare quindi quella svolta verso una maggiore attenzione e rigore morale nella gestione del pubblico che la popolazione della Provincia di Pordenone si aspetta visti anche i sacrifici che molta gente è chiamata a fare a seguito della crisi economica in cui siamo caduti.

Dopo il “no” di Lubiana alla partecipazione italiana al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, esprime preoccupazione e vuole sapere al più presto dal Presidente Tondo come intende comportarsi ora che la sua strategia politica ha subito un duro contraccolpo. «Temiamo che ora il Presidente Tondo, al di là delle Sue dichiarazioni, non sia più in grado di rassicurare realmente i cittadini della nostra regione sul fatto che non si stiano studiando soluzioni per costruire centrali nucleari non solo a Monfalcone ma in tutto il nostro territorio regionale».
 Corazza spiega i motivi del suo attacco al Presidente della Regione: «Negli ultimi mesi Tondo si è preso una grossa responsabilità aprendo al nucleare, salvo poi però cercare una soluzione fuori dalla nostra Regione, quale è appunto il raddoppio della centrale di Krsko. 

Oggi che infatti emerge che l’ipotesi di partecipare al raddoppio della centrale di Krsko non ha convinto la Slovenia che si è già espressa con un secco “no”, sarà in grado il Presidente di scongiurare che il governo nazionale opti per un progetto nucleare nel nostro territorio regionale? Meglio sarebbe stato – spiega il dipietrista – rimanere più prudenti ed evitare di pronunciarsi a favore di una tecnologia rischiosa ed economicamente poco sostenibile per un paese come l’Italia che ha abbandonato ormai da decenni la ricerca e lo sviluppo in questo settore». Anziché ritornare su scelte che appartengono ormai al passato – aggiunge - bisognerebbe puntare con decisione sul rilancio delle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo già in linea con quanto richiesto dal pacchetto clima-energia “20-20-20” varato dall’Unione europea che vuole appunto, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica e l’aumento del 20% del risparmio energetico e dell’energia derivante da fonti rinnovabili». «L’Italia dei Valori – ricorda Corazza – partirà al più presto con la raccolta firme per il referendum nazionale contro il ritorno al nucleare, con il quale dimostrerà che i cittadini italiani e della nostra regione vogliono opporsi ad una scelta profondamente sbagliata che mette a rischio la sicurezza di tutti i cittadini, qual è il nucleare, e auspica che l’alternativa al nucleare non sia una scelta che pone altrettanti problemi di sicurezza e salvaguardia dell’ambiente come quella del rigassificatore.





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