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I dipietristi chiedono la discussione in aula di un provvedimento per abrogare i privilegi dopo il no alla proposta di referendum  

Ma il Pd è diviso, Travanut contro Serracchiani: «La sua strategia è inopportuna»

UDINE. L’opposizione si divide sull’abrogazione dei vitalizi ai consiglieri regionali. Idv presenta una proposta di legge; Mauro Travanut (Pd) attacca la segretaria regionale Debora Serracchiani; Kristian Franzil (segretario regionale Prc-Se) invita il Pd ad assumere una posizione unitaria.
Il gruppo dell’Italia dei valori in consiglio regionale, dopo la bocciatura dei referendum da parte dell’aula, ha presentato una proposta di legge per abolire l’assegno vitalizio dei consiglieri e l’indennità di buonuscita. L’iniziativa è stata presa «in risposta» alla decisione del consiglio che ha decretato l’inammissibilità dei referendum contro i privilegi. «Se i consiglieri regionali si nascondono dietro “problemi tecnici” di ammissibilità dei quesiti - ha detto Alessandro Corazza, capogruppo dell’Idv - risolviamo il problema presentando una legge che metterà le forze politiche che compongono il consiglio regionale davanti alle loro responsabilità». Secondo Corazza, «in aula è stato fatto un vero e proprio blitz, mettendo all’ordine del giorno un tema così importante senza preavviso e assegnando a esso una sola ora di dibattito, trasformando quindi la decisione che sarebbe dovuta essere tecnica, in politica. Forse lo si è fatto - ha aggiunto - per cercare di far passare inosservato in un caldo pomeriggio estivo una decisione che va contro il volere dei cittadini e ha come obiettivo soltanto quello di autotutelare la classe politica sempre più autoreferenziale».
Il vicecapogruppo del Pd, Mauro Travanut, intanto attacca la segretaria regionale del suo partito Debora Serracchiani, che aveva affermato che il tavolo di lavoro per ridurre i costi della politica può essere archiviato. «È del tutto inopportuno definire una strategia come indicata dalla segretaria. Il tavolo politico, tra l’altro anche da noi promosso, ha l’obiettivo di trovare i numeri e le opportunità reali per intervenire in materia e sicuramente non è fallito alcunché, ma sicuramente si tratterà di intensificare un lavoro collegiale per approdare a qualcosa di serio e di concreto - continua Travanut -. Se tutti i partiti dovessero invece presentare separatamente progetti tra loro anche distanti il risultato sarebbe inevitabile: non si farebbe nulla. Quindi - sono ancora le parole di Travanut - bisogna fare esattamente l’opposto di quello che dice la segretaria Serracchiani e non dire che il tavolo si è svuotato. L’indirizzo del Pd in consiglio - continua Travanut - è invece di lavorare per conto nostro per un progetto e confrontarlo al tavolo. Se invece, come sostiene la segretaria, si dovesse seguire il suo indirizzo alla fine avremmo un sacco di articoli senza speranza che diventi legge. Mi auguro che un simile atteggiamento si possa anche perseguire ad altri livelli e nello specifico a livello europeo e a livello romano».
Anche Kristian Franzil, segretario regionale Prc-Se, critica le parole dell’europarlamentare Serracchiani. «Non si comprendono le parole della segretaria del Pd se non come una smentita dell’operato del suo gruppo consiliare regionale - sostiene Franzil -. Non è altrimenti possibile sostenere una cosa e il suo opposto, ovvero che bisognava votare contro la legittimità dei referendum sui vitalizi e poi dire che il voto contrario è stata una brutta pagina della politica regionale. Dunque invitiamo il Pd del Friuli Venezia Giulia a trovare una posizione unitaria e poi a esporla agli altri gruppi di opposizione, per evitare ambiguità», conclude Franzil.

Sabato 31 luglio 2010, Messaggero Veneto - Regione, pag. 8

TRIESTE Niente più vitalizio né indennità di fine mandato. È l’obiettivo dell’Italia dei Valori che ha annunciato la presentazione di una proposta di legge statutaria per la cancellazione dei due benefit di cui godono i consiglieri e gli assessori regionali.
Parallelamente i dipietristi mirano anche a ridurre le auto blu a disposizione della giunta o quantomeno di arrivare a una «moratoria» sull’acquisto delle macchine di rappresentanza. La proposta sui vitalizi ricalca quanto promosso da Italia dei Valori anche a livello nazionale, nella ”contromanovra” illustrata ieri dal deputato Carlo Monai, affiancato dal coordinatore regionale Paolo Bassi e dai consiglieri regionali Alessandro Corazza e Enio Agnola. «Abbiamo affiancato il comitato referendario nella raccolta delle firme per i referendum che sostengono l’abolizione dei vitalizi e delle indennità di fine mandato – ha spiegato Monai – mentre Pd e Pdl spendono soldi per pareri che mettono in dubbio l’ammissibilità dei quesiti». Il percorso sarà tutto in salita visto che è lo statuto regionale a prevedere vitalizi e indennità di fine mandato con l’obbligo quindi di passare anche per il Parlamento: «È un percorso accidentato e pieno di veti incrociati – è conscio il deputato di Idv – ma non per questo la battaglia non va fatta». La necessità di una proposta di legge, ha aggiunto Corazza, deriva anche dal «boicottaggio del referendum, anche attraverso l’emendamento votato in assestamento di bilancio che pone tutti i vitalizi, anche quelli degli assessori esterni, sotto la competenza del Consiglio regionale che ha autonomia contabile». Proprio oggi i referendum e le relative firme verranno consegnati dal comitato promotore al presidente del Consiglio, Edouard Ballaman. «I promotori – ha affermato l’Italia dei valori – sappiano che se i referendum dovessero venire dichiarati illegittimi c’è chi porterà avanti questa battaglia». Sul capitolo auto blu il percorso normativo è più complesso visto che si tratta di una questione regolamentare della giunta. «L’obiettivo – ha affermato Corazza – è quello di ridurre il parco vetture prevedendo non più una macchina per assessore ma dimezzando le auto con un sistema ”a prenotazione” in caso di necessità». Se questa strada non dovesse essere percorribile, Idv presenterà un emendamento alla legge di manutenzione per una moratoria dell’acquisto di nuove auto di rappresentanza. (r.u.)

Il Piccolo, 13 luglio 2010 (pag. 12)

Il trasloco del SummerEnd, il Festival rock che avrebbe dovuto tenersi in Fiera a fine agosto al quale l’amministrazione comunale non ha però concesso la deroga per poter suonare dal vivo oltre le 23.30, sta sollevando un mare di polemiche. Tra gli interventi più autorevoli, pur scritto sul suo blog, quello di Luca Ciriani, assessore regionale al Turismo che proprio sui grandi eventi (leggi concerti) ha basato una buona parte dell’attrazione regionale. «Il SummerEnd festival - scrive l’assessore sul Blog - che si sarebbe dovuto svolgere nel parco della Fiera di Pordenone dal 26 al 28 agosto ha deciso di trovarsi un’altra location perchè il sindaco non ha concesso la deroga per permettergli di suonare fino a mezzanotte e mezza, dato che quella zona è considerata residenziale. Le serate del festival si sarebbero quindi dovute concludere alle 23.30, un orario difficilmente compatibile con una manifestazione di questo genere. È un problema purtroppo non nuovo e il SummerEnd non è la prima manifestazione che Pordenone perde per questo motivo. Pochi mesi fa, infatti, cercammo di portare, proprio nel parco della Fiera i Placebo, ma alla luce di questo limite abbiamo dovuto "dirottarli" a Villa Manin a Codroipo. È un vero peccato perchè il concerto dei Placebo sarebbe stato un appuntamento importantissimo per Pordenone, anche dal punto di vista turistico. Spero quindi che si trovi una soluzione a questi problemi, perchè non avere un luogo adatto per questi eventi costringe Pordenone a perdere una opportunità dopo l’altra». Ma voce fuori dal coro è anche quella del consigliere regionale (nonchè comunale eletto con il Fiume e in maggioranza) Alessandro Corazza. «Personalmente ritengo che ospitare un evento come il SummerEnd rappresenti una opportunità tale per Pordenone da consentire di concedere una deroga di un’ora nei tre giorni richiesti ad agosto. Questa città - continua Corazza - ha un fermento culturale rappresentanto da numerosissimi gruppi musicali che bisognerebbe sostenere e rilanciare come un volano, evitando che l’offerta musicale della città diventi monopolio del solo deposito Giordani che è stata senza dubbio un’ottima idea diventata realtà proprio grazie a questa amministrazione. Dopo la chiusura dell’In-Chiostro questo sarebbe un altro duro colpo per la città e i giovani. Spero, quindi, che l’amministrazione comunale riveda la sua decisione e che si apra un ragionamento per cercare nuovi spazi in città per dare voce a queste iniziative». Secca anche la presa di posizione del capogruppo leghista Danilo Narduzzi. «Altro che dormitorio: Pordenone rischia di diventare un cimitero. Non si vuole dare nessuna fiducia ai giovani e questo è un grande errore».

(Il Gazzettino di Pordenone del 12 maggio 2010, pag. 7)

UDINE. Gli uffici legislativo e dell’avvocatura sono al lavoro, perchè il presidente del Consiglio Edouard Ballaman vuole una decisione tecnica, non politica. In discussione ci sono i vitalizi per i consiglieri regionali, che dopo 5 anni da rappresentante eletto, percepisce una “pensione” di mille e 900 euro al mese. Un “bonus” che un Comitato udinese vuole abolire, prevedendo un referendum abrogativo. Diversi, però, sono i dubbi che serpeggiano all’interno del palazzo regionale sull’ammissibilità della consultazione referendaria. Non solo tra i consiglieri regionali, ma anche tra i dirigenti, “tecnici” che, pareri e leggi alla mano, sono impegnati a dimostrare l’inammissibilità del referendum. Che sarebbe basata, ad esempio, su una legge regionale del 2003 che prevede che non possano essere sottoposte a referendum abrogativo le leggi regionali di bilancio o di variazioni di bilancio. E il vitalizio è una legge di bilancio. «Personalmente – spiega Ballaman – non avrei nulla in contrario a eliminare i vitalizi, ma dalla prossima legislatura, mettendo cioè tutti, nuovi e uscenti, a conoscenza con chiarezza delle nuove regole. E comunque mi auguro che, se il referendum andrà avanti, il Consiglio regionale preveda una legge per superarlo, evitando strascichi giudiziari che senza dubbio ci sarebbero, perchè le nuove regole, a mio avviso, vanno fissate prima, non in corso d’opera». Ballaman, quindi, conferma che gli uffici sono al lavoro, anche se critica il poco tempo a disposizione per esprimersi. «L’ufficio di presidenza del Consiglio – argomenta Ballaman – avrà 30 giorni di tempo per verificare l’ammissibilità del referendum e quindi ho chiesto ai tecnici della Regione di mettersi al lavoro per tempo visti i giorni che avremo a disposizione e l’importanza della decisione».
E se la Lega non intende fare dichiarazioni, il capogruppo del Pdl Daniele Galasso non si tira indietro: «Le persone che appartengono al Comitato – afferma – mi risulta siano vicine all’area socialista e che alcuni siano stati candidati per ruoli amministrativi, senza esiti soddisfacenti. Probabilmente, quindi, stanno cercando visibilità per le prossime elezioni regionali. E comunque i numeri forniti dal Comitato sono sbagliati, perchè per ottenere il vitalizio noi versiamo di più di quanto riferito da loro». Anche Edoardo Sasco, capogruppo Udc, ritiene che qualunque strumentalizzazione vada respinta. «A posto del no ai vitalizi – interviene il centrista – avrei preferito un’analisi seria su tutti i costi della politica, così che si potesse analizzare la situazione con calma e affinchè ognuno potesse fare la sua parte, non solo i consiglieri».
A fianco del Comitato a raccogliere le firme per la richiesta di referendum, invece, ci sarà Italia dei Valori, il cui segretario regionale, per altro, Carlo Monai, è un ex consigliere Fvg e oggi deputato. «Siamo favorevoli all’eliminazione dei vitalizi – assicura il capogruppo Alessandro Corazza – e noi ci auguriamo che il referendum sia ammissibile, per questo aiuteremo il Comitato». Il Pd, invece, non sosterrà il gruppo udinese nella raccolta delle sottoscrizioni. «Non siamo il Comitato – taglia corto il capogruppo Gianfranco Moretton – e quindi ci manteniamo su piani diversi. Quella del Comitato è una richiesta legittima e spontanea, così come come sarà dovere dell’Ufficio di presidenza del Consiglio valutare l’ammissibilità nel rispetto dello statuto e delle leggi del Fvg». (Messaggero Veneto del 24-2-2010, pag. 7, Regione)

 

Tiene ancora banco la questione energia nucleare sollevata mercoledì scorso dal presidente della Regione renzo Tondo. Ieri ad esternare sono state soprattutto le opposizioni. Decisamente critico il capogruppo Idv in Consiglio Regionale Alessandro Corazza: «Le dichiarazioni di Tondo – spiega il capogruppo in consiglio regionale Alessandro Corazza - sebbene esprimano il diniego all’ipotesi di costruire una centrale nucleare sul nostro territorio regionale a causa soprattutto delle condizioni idrogeologiche della regione, svelano la sua totale apertura a tutte le fonti di energia, compresa quella nucleare. Una posizione, quella del presidente, che non tiene in minima considerazione i rischi e i pericoli connessi alla produzione di energia nucleare».

Corazza interviene anche circa l’ipotesi di collaborare con la Slovenia per il raddoppio della centrale nucleare di Krsko. «Tondo si dimentica delle 74 raccomandazioni fatte dall’Unione Europea e tuttora non adempiute. La centrale di Krsko è di seconda generazione, al pari di quella di Cernobyl».

FANNA. Il presidente del gruppo regionale di Italia dei valori, Alessandro Corazza, si è fatto promotore di un ordine del giorno, sottoscritto anche dal collega Piero Colussi dei Cittadini, relativo al progetto di bruciare combustibile da rifiuto nei forni della cementeria di Fanna. Nel documento si chiede l’impegno dell’esecutivo regionale ad avviare l’iter necessario «per integrare l’attuale procedura di autorizzazione integrata ambientale con le disposizioni previste dalla valutazione di impatto ambientale e con una valutazione di accumulo delle emissioni prodotte dalle attività produttive del territorio». Inoltre, si rileva la necessità di eseguire «una valutazione dello stato attuale di inquinamento del suolo (il cosiddetto “studio del bianco”) coinvolgendo in modo ufficiale anche il Comune di Maniago e sospendendo almeno sino al termine del procedimento di valutazione ogni attività di utilizzo del Cdr-q da parte della Cementizillo».
L’ordine del giorno si arricchisce anche della richieste di sollecitazione della Regione nei confronti dell’Arpa, affinché disponga «la rapida collocazione di una centralina di rilevamento delle più importanti sostanze inquinanti emesse in seguito alla combustione di Cdr-q mediante centralina ai camini e in postazione fissa lungo la direttrice dei venti prevalenti nella frazione di Campagna di Maniago».
«Riteniamo d’obbligo che per questioni che mettono a rischio la salute dei cittadini e dei loro figli – ha dichiarato il capogruppo in Regione dell’Idv Alessandro Corazza – vengano attuate le misure necessarie a garantire la massima prudenza e sicurezza. Per questo abbiamo raccolto l’appello del Comune di Maniago e abbiamo chiesto alla giunta regionale di attivarsi per effettuare la valutazione di impatto ambientale, procedura che tutela l’interesse pubblico dei cittadini. Resta comunque allarmante la volontà di continuare sulla strada di bruciare i rifiuti quando sarebbe opportuno e più ecosostenibile spingere sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata e sul riciclo». (l.v.)

IL MESSAGGERO VENETO, 19 dicembre 2009, pag 13





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