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Del Ben: «Pedicini, Zanolin e chi sostiene Pedrotti invece di dire cosa vorrebbero fare sulla mobilità, dicano perché non l’hanno già fatto»

Non è servita la denuncia uscita per bocca di Alessandro Corazza, Capogruppo IDV in Consiglio regionale ma anche consigliere comunale uscente, che proprio martedì scorso, in occasione dell’arrivo a Pordenone dell’on. dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando, aveva criticato il riparto di più di 15 milioni di euro di dividendi ATAP voluto nello scorso anno da Comune e Provincia di Pordenone, e dagli altri soci, che «condanna la città a non avere nei prossimi anni un trasporto pubblico efficiente e facendo emergere i mali di una politica che vede le aziende partecipate come funzionali a mettere in posti chiave propri uomini di partito, inseguendo logiche di potere, piuttosto che professionalità competenti a cui affidarsi effettivamente per la gestione dell’azienda».

Una denuncia non nuova per Alessandro Corazza che era stato l’unico Consigliere comunale di Pordenone che, nonostante fosse in maggioranza, aveva criticato il riparto di 15 milioni di euro di dividenti ATAP già deliberato lo scorso fine anno, intervenendo durante la sessione di bilancio del Consiglio comunale del 15 dicembre 2010.
«Bisogna avere il coraggio di sottolineare ciò che non funziona anche se si è seduti nei banchi della maggioranza
, -afferma Corazza- e mi dispiace che le critiche alla gestione del trasporto pubblico che sollevai già l’anno scorso non siano state raccolte dal Sindaco uscente, ma siano anzi diventate uno dei possibili motivi per non voler ripresentarsi alle elezioni alleati con l’IDV. La questione della mobilità era un punto del programma troppo importante per non essere onorato come promesso, perché costringe la città ad un inquinamento atmosferico fuorilegge e ad una mobilità insostenibile.
Sappiamo di essere dei possibili alleati scomodi, ma è per il bene comune e il nostro senso civico che diciamo queste cose».

Un quadro che getta anche una pesante ombra sul futuro della mobilità pordenonese, quello dipinto dal Consigliere regionale che ricorda infatti come «all’ATAP è stata concessa con legge regionale la proroga del contratto di servizio fino al 2014, invece di procedere ad una gara che affidasse il servizio all’azienda che presentasse l’offerta migliore. Una decisione che prevedeva però che l’ATAP, in cambio, investisse nel miglioramento del servizio attraverso un apposito piano industriale che oggi però è pesantemente ridimensionato dall’ulteriore riparto dei dividendi. L’Assessore regionale Riccardi dovrebbe perciò riferire com’è possibile che l’ATAP possa redistribuire tutti quei dividendi e mantenere contemporaneamente fede agli impegni di investimento previsti dalla proroga concessa dalla Regione: evidentemente le si è chiesto troppo poco rispetto a quanto il pubblico avrebbe dovuto esigere dall’azienda per prorogarne il contratto» è la conclusione del ragionamento di Corazza, che conclude: «E’ l’ennesimo cattivo esempio della politica, in cui si mantengono certe aziende per questioni di controllo e potere, ma sacrificandone la loro mission politica. E’ troppo comodo per un’azienda che gestisce un servizio pubblico vedere prorogato il proprio contratto con legge permettendosi addirittura di poter redistribuire ai soci circa 25 milioni di euro (in tre tranche) sottratti agli investimenti che, come minimo, gli dovrebbero essere richiesti come contropartita».

«E tutto questo -conclude Corazza- mentre ogni inverno si registrano sulle strade lunghe code di auto di chi deve andare al lavoro e continui sforamenti dei limiti alle emissioni di polveri sottili che pongono la nostra città fuori legge. Cartellino rosso dunque a Bolzonello e Pedicini sulla mobilità, atteso che i due esponenti di PD e PDL hanno, attraverso il Comune e la Provincia che governano, la maggioranza dell’ATAP e quindi la responsabilità di questa situazione. Altre argomentazioni sulla mobilità sostenibile da parte di chi ha governato per 10 anni questa città e vuole continuare a farlo, non sono credibili».

Vincenzo Colacino, Presidente del Circolo cittadino IDV e candidato capolista di Italia dei Valori, aggiunge: «Occorre un nuovo metodo per la politica di questa città, che sia tesa a migliorare i servizi per i cittadini. E’ l’ora di smettere di utilizzare l’ATAP come fosse un bancomat, depredando risorse fondamentali che dovrebbero essere usate per rendere più frequente ed efficiente il trasporto pubblico di Pordenone e dando la possibilità di fare il biglietto attraverso macchine automatiche poste in tutte le vetture, così come già avviene ormai da anni in altre città».

Ed è il candidato Sindaco di IDV, SEL e Lista civica Del Ben per Pordenone, Giovanni Del Ben, a chiosare, chiedendo maggiore trasparenza nella gestione di quest’azienda: «Basta con le scatole cinesi utili solo a chi le governa: queste aziende devono avere un mandato partecipato che dia risposta alle esigenze dei cittadini.
Il tema della mobilità, essendo strattamente legato all’inquinamento atmosferico, è cruciale per la tutela della salute dei cittadini ed è per questo che è bene fare chiarezza anche sulle responsabilità.
A fronte di questa immensa disponibilità di soldi, invece che dire cosa vorrebbero fare nei prossimi 5 anni sulla mobilità, Pedicini, Zanolin e chi sostiene Pedrotti spieghino perché non l’hanno già fatto negli scorsi dieci anni. Tutto il resto è propaganda elettorale».

[i due interventi di Alessandro Corazza in Consiglio comunale, durante la sessione di bilancio del 15/12/2010, sono visibili su pnbox.tv (che registra per conto del Comune tutte le sedute del Consiglio), scrivendo “Corazza” sul riquadro “cerca video”.]

Continua la bagarre sulle circoscrizioni. A dare il via ad un’altra puntata sulla ormai spinosa questione delle elezioni circoscrizionali di Pordenone ci pensa ancora una volta il Consigliere comunale Alessandro Corazza, che già nella sua veste di Consigliere regionale dell’Italia dei Valori si era opposto alla reintroduzione in Regione di questo istituto già abrogato a livello nazionale. Ed è proprio dal livello nazionale che nascono altri problemi.

«La normativa nazionale, oggi abrogata, –spiega il dipietrista- non fornisce alcun riferimento su come regolare l’elezione dei Consigli circoscrizionali, demandando agli Statuti e regolamenti comunali. La decisione del Consiglio regionale di dare la possibilità ai Comuni che lo volessero di reintrodurre questo istituto previa delibera del Consiglio, ha fatto sì che a Pordenone una cordata di 21 Consiglieri, capeggiati da Giuseppe Pedicini, ora candidato a Sindaco, proponesse la loro reintroduzione, modificando peraltro il regolamento comunale che ne disciplina il numero, portato da sei a quattro, ma senza inserirne le modalità di elezione».

Una mossa, quella di ridurne il numero, apparentemente oculata, se non fosse che è proprio da qua che nacquero i primi problemi sollevati proprio da Corazza nell’ultimo Consiglio comunale del 7 marzo: La normativa regionale recita testualmente che l’indizione delle elezioni va fatta sulla base del regolamento comunale vigente alla data di entrata in vigore della medesima legge, avvenuta a gennaio 2011, e cioè nel numero di sei circoscrizioni, così previste nel regolamento in vigore a gennaio 2011.
Ma una interpretazione dell’ufficio elettorale regionale diceva il contrario, tanto da giustificare l’indizione delle elezioni nel numero di quattro circoscrizioni, e cioè sulla base di quanto previsto nel regolamento modificato successivamente all’entrata in vigore della legge, aprendo a possibili ricorsi al TAR che potrebbero portare anche all’annullamento delle elezioni circoscrizionali.

A questo che fu definito «un pasticcio» dal Consigliere Corazza, si aggiunge oggi una sua nuova denuncia, con tanto di lettera di chiarimenti inviata al Segretario e ViceSegretario comunale: «I partiti in questi giorni sono alle prese con la raccolta delle sottoscrizioni necessarie a presentarsi alle elezioni comunali, -afferma il dipietrista- ma quanto a quelle circoscrizionali manca un’univocità su come procedere. Risulta infatti che, in assenza di una normativa nazionale, ci sia un vuoto normativo su come procedere per le elezioni circoscrizionali». E scoppia la bagarre.
«Giuseppe Pedicini, che si è fatto capofila della reintroduzione delle circoscrizioni in Comune, -ricorda il Consigliere dell’Italia dei Valori- pare che si sia “dimenticato” che sarebbe stato necessario regolamentare, contestualmente alla modifica del numero delle circoscrizioni, anche tutti quegli aspetti legati alle modalità su come procedere alle elezioni. Una leggerezza che rischia di gettare il Comune nel caos e di costare caro alle casse dello stesso nell’eventualità che qualcuno facesse ricorso al TAR».

Corazza, nella sua lettera di chiarimenti, rileva alcune criticità con riferimento al numero minimo di candidati per lista che non sarebbe specificato se arrotondato a 6 o a 7; alla necessità o meno di procedere alla raccolta delle sottoscrizioni; a quale sia il numero richiesto, se necessario, dei sottoscrittori; se questi debbano risiedere in quella
circoscrizione o semplicemente all’interno del Comune; e, infine, la cartografia indicante i confini delle circoscrizioni, così come era indicato nella delibera del Consiglio comunale di modifica al regolamento per la istituzione, le elezioni ed il funzionamento dei Consigli circoscrizionali, votata il 7 marzo 2011, ma ad oggi inesistente. Tutte questioni per le quali mancherebbe un riferimento normativo certo, essendo stata abrogata la normativa nazionale ed non essendo stata disciplinata nemmeno nel suddetto regolamento comunale.

«Al di là dell’opportunità o meno del loro reinserimento, per il quale come IDV ci siamo sempre detti contrari al pari delle Province, questa è una responsabilità non da poco per una persona che si candida a fare il Sindaco di Pordenone e che dovrebbe far riflettere tutti i cittadini sull’opportunità di affidare il Comune a chi tratta certe questioni con troppa leggerezza e poca responsabilità. Ci potrebbe costare davvero caro» è l’affondo finale di Corazza.

 

«Un pasticcio». E’ come Alessandro Corazza, che in Consiglio regionale è stato relatore di opposizione per l’Italia dei Valori della legge che dà ai Comuni la possibilità di reintrodurre le circoscrizioni, ha definito il voto sulle delibere che hanno re-istituito a Pordenone le circoscrizioni di decentramento comunale che il legislatore nazionale aveva già soppresso.

«Le circoscrizioni oggi sono ormai antistoriche, non rispondono più, come facevano una volta, alle esigenze dei cittadini, che oggi hanno un’alfabetizzazione e strumenti informatici che permette loro di relazionarsi direttamente con l’amministrazione comunale senza la necessità di questo istituto  intermedio.
Inoltre, rispetto al loro costo, in una città delle dimensioni di Pordenone non si giustificano nemmeno, stante i pochi poteri che hanno (consultivi e propositivi). L’interesse che spesso muove chi le ha volute reintrodurre è infatti quello di dare una “scuola di formazione politica” agli iscritti al proprio partito -pagata però coi soldi pubblici!- o, peggio, creare delle “piramidi” di potere come dimostra il fatto che si è voluto ridisegnare le circoscrizioni esattamente come i collegi elettorali per le elezioni provinciali, facendo diventare i consiglieri circoscrizionali dei “porta acqua” per i provinciali».

«L’altra questione delicata e alla base del “no” alla delibera che modifica il regolamento diminuendone da sei a quattro il loro numero, riguarda il rischio di ricorsi al TAR che potrebbero essere sollevati successivamente all’indizione delle elezioni circoscrizionali, in quanto la legge regionale dispone chiaramente che “qualora venga deliberato il mantenimento, il numero delle circoscrizioni resta determinato dagli statuti e dai regolamenti comunali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge”, e cioè sei e non quattro. E inoltre è ancora pendente la possibilità del governo nazionale di impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale -ha eccepito il consigliere nel suo discorso in Aula-. Meglio sarebbe stato lasciare le cose come sono evitando di accollarsi queste responsabilità di andare al voto in un quadro di diritto incerto, o, peggio ancora, col rischio che vengano annullate, con chiare responsabilità politiche (ed erariali!) per i Consiglieri che l’hanno votata».

Alessandro Corazza conclude infine con una frecciatina a Giuseppe Pedicini, capofila dei 21 sottoscrittori delle delibere: «Non ho mai visto in questi cinque anni esponenti del centrodestra insistere al limite della legalità e stracciarsi le vesti come stavolta semplicemente per dare “rappresentanza ai cittadini”: è la dimostrazione che la loro battaglia era strumentale e che dietro ai buoni propositi si nascondono invece altri interessi di carattere partitico. Una deliberazione inopportuna nel merito e pasticciata nei modi, fatta a spese dei cittadini».

C’è voluto l’intervento del Consigliere Alessandro Corazza per stimolare il dibattito in Consiglio comunale sull’assestamento di bilancio da 5 milioni di euro.
Una manovra presentata dall’Assessore Chiara Mio e che, all’apparenza, non aveva nulla da eccepire, se non fosse che i 5 milioni di euro di maggiori entrate vengono da un riparto straordinario di dividendi fatto dall’ATAP, l’azienda di trasporto urbano provinciale di cui Comune e Provincia sono i due maggiori soci, assieme ad una rete di altri comuni della provincia. Un’origine, quella di questo vero e proprio “tesoretto”, che ha stimolato Corazza a chiedere pubblicamente una maggiore riflessione sulle politiche di trasporto pubblico della città e della provincia, atteso che quei soldi vengono di fatto sottratti a questa finalità e destinati ad altro.
«Serve a poco –afferma Corazza nel suo intervento- promuovere, da un lato, le domeniche senz’auto come risposta ai problemi emergenti della nostra epoca come l’inquinamento atmosferico, se poi, dall’altro lato, si autorizza l’incenerimento di rifiuti e non si promuovono e potenziano servizi di trasporto pubblico efficienti.
Capisco il bisogno di risorse che può avere un ente locale, ma non possiamo usare l’ATAP come un’azienda finanziaria, una cassa di soldi a cui attingere, rassegnandoci ad una mobilità pubblica caratterizzata da un servizio deficitario con bassa frequenza di passaggio degli autobus e l’impossibilità di fare, ad esempio, il biglietto in vettura, così come già avviene in altre realtà».
E’ intervenuto quindi Giuseppe Pedicini, dichiarando di sentirsi chiamato in causa nella sua veste di Assessore provinciale al Bilancio e trasporto, e ha affermato come in fondo anche quelli dell’ATAP sono pur sempre soldi dei cittadini e non è quindi sbagliato utilizzarli come meglio si crede, soprattutto in tempo di crisi economica. Ed è intervenuto, a ruota, Sergio Bolzonello, chiamando in causa i riparti regionali che penalizzano Pordenone rispetto alle altre Province della regione.
Ma la bagarre è scoppiata quando il Presidente del Consiglio comunale Vincenzo Romor, delfino del Sindaco, non ha voluto dare la parola al dipietrista Corazza che ha potuto replicare solo in sede di dichiarazione di voto.
«Ammettere che questo riparto straordinario delle riserve dell’ATAP faccia comodo sia al Comune guidato da Bolzonello sia alla Provincia di cui Pedicini è assessore al bilancio potrà innervosire qualcuno – ha commentato l’esponente di Italia dei Valori -  ma questa trasversalità non può coprire la realtà dei fatti che vede sacrificata la mobilità urbana».

 

Troppe assenze, il consiglio chiude in anticipo
 
Solo tre consiglieri dell’opposizione in aula: rinviate mozioni e interrogazioni


di STEFANO POLZOT
Dopo quasi tre mesi di ferie l’altra sera il consiglio comunale di Pordenone ha ripreso l’attività, ma si è concluso anzitempo, cosa mai successa prima d’ora, per carenza di consiglieri. Nella riunione dei capigruppo che precede di una settimana l’appuntamento in aula si era concordato di chiudere la seduta, come avviene normalmente, entro le 22.30. Esaurite le delibere e le prime interrogazioni, il presidente del consiglio, Vincenzo Romor, ha cominciato a “chiamare” le mozioni per la discussione fino al termine stabilito. Soltanto che, mancando gran parte dei proponenti dell’opposizione, uno dopo l’altro i punti all’ordine del giorno sono stati rinviati. Tornato alle interrogazioni, per verificare se c’era la possibilità di discuterle, anche in questo caso ha dovuto desistere. «Ho anche fatto l’appello nominale – afferma Romor – ma alla fine non ho potuto far altro che chiudere la seduta poco dopo le 21 e rinviare tutto alla prossima settimana».
Dell’opposizione erano rimasti in aula solo Elena Coiro ed Emanuele Loperfido, del Pdl, e Monia Giacomini, della Sinistra radicale. Tutti gli altri componenti del Popolo della libertà, la consigliere leghista e i componenti del gruppo Misto, uno dopo l’altro, si erano dileguati. Giustificati, racconta Romor, erano Giuseppe Pedicini e Matteo Rizzato, impegnati in una riunione serale con i coordinatori del partito convocata dal responsabile provinciale, Angioletto Tubaro, e Pietro Tropeano, a letto con la febbre. L’assenza della leghista Piccin non ha permesso di discutere la mozione sul cimitero islamico e l’interrogazione sui contributi al centro culturale islamico e sul commercio cittadino. La defezione, a un certo punto della seduta, del capogruppo del Pdl, Francesco Ribetti, ha causato la mancata discussione delle interrogazioni sui lavori in via Bertossi e sulle sanzioni per i rifiuti, oltre alla mozione sull’istituzione dei parcheggi “rosa”. L’addio di Franco Giannelli e Giuseppe Verdichizzi ha rinviato al prossimo consiglio l’interrogazione sullo smaltimento delle acque piovane della nuova biblioteca. Infine l’assenza di Daniele Caufin e Orazio Cantiello ha congelato l’istanza sulla situazione di precarietà della sanità locale.
Tutti temi che saranno discussi nella seduta convocata per lunedì prossimo, alle 18, presenza dei consiglieri permettendo.

Messaggero Veneto, 22/09/10
 
 

L’appello rilanciato in questi giorni dal comitato dei genitori che denuncia le difficoltà in cui verte il mondo della scuola non cade nel vuoto. Il Consigliere comunale di Pordenone Alessandro Corazza, dipietrista e componente del gruppo Il Fiume, raccoglie i moniti e presenta un’interrogazione al Comune di Pordenone per chiedere conto delle azioni che il Comune sta portando avanti in soccorso del doposcuola.
«Il problema della riduzione delle ore di insegnamento conseguente alla riforma Gelmini, – afferma Alessandro Corazza- ha aggravato ulteriormente la già difficile situazione in cui verte il mondo della scuola e rende necessario un intervento sussidiario degli enti locali, chiamati a dare risposta coordinando e sostenendo servizi come il doposcuola, che svolgono un’importante funzione sociale per il bambino nonché -intrinsecamente- di supporto alla famiglia.
Un doposcuola accreditato e qualificato, creato in continuità con l’insegnamento scolastico, darebbe una prima risposta alle richieste avanzate dai genitori, nonché sarebbe un servizio rivolto al bambino e quindi a tutta la comunità. Inoltre le esperienze virtuose messe in atto da altri Comuni del Friuli Venezia Giulia come -ad esempio- Aquileia e Pozzuolo del Friuli, dimostrano come sul tema si possibile intervenire con efficacia. In città esistono già dei progetti di doposcuola, organizzati da associazioni di volontariato, cooperative sociali e strutture organizzative di carattere parrocchiale, che andrebbero coordinati, sostenuti economicamente e integrati con l’attività scolastica. E’ questa la richiesta che avanzo con urgenza al Comune, visto che nel frattempo l’anno scolastico è già iniziato».
La questione nel frattempo è già approdata anche all’attenzione del Consiglio regionale sia attraverso una petizione presentata dal comitato stesso che da un’altra, portata avanti dall’Italia dei Valori di cui Alessandro Corazza è capogruppo in regione, che chiede un interessamento delle istituzioni anche per il tempo pieno. Le due petizioni, che hanno già passato il vaglio in commissione, potrebbero già essere calendarizzate per la prossima seduta del Consiglio regionale prevista per fine mese.
 



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