report dal Consiglio comunale di PN at

Archive for the 'report dal Consiglio comunale di PN' Category

MESSAGGERO VENETO, venerdì 22 maggio 2009, Pagina 9 - Pordenone

La Corte dei conti: società inutile, le cariche sono costate 564 mila euro

L’INDAGINE

L’azienda era stata costituita nel 2002 dal consiglio guidato da Alberto Scotti Il procuratore Zappatori: «Si erano fatti due poltrone e altrettanti stipendi»

sede ATER di Pordenone«Le inutili poltrone» dell’ex carrozzone Edilizia futura & territorio, la società creata nel 2002 dall’Ater di Pordenone, sono costate 564 mila euro. La Procura della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia ha quantificato il costo e sta per procedere alla citazione in giudizio nei confronti dei vertici dell’Ater. La società a responsabilità limitata era nata il 16 dicembre 2002. Soci erano l’Ater, con l’83,59 per cento delle quote, e i Comuni di Porcia, attraverso la multiservizi Farmacie comunali che detiene poco meno del 10 per cento, Casarsa, Cordovado, Montereale, Pordenone, San Vito, Sesto al Reghena e Spilimbergo, tutti con circa l’uno per cento. Obiettivo della struttura era realizzare, in edilizia convenzionata, alloggi da destinare alle famiglie nella fascia media. La nomina a direttore della nuova società era toccata al direttore dell’Ater, Francesco Pielli.
L’attività della srl era finita sotto l’occhio di un ispettore regionale, che aveva intimato la liquidazione. Ma allora anche la Corte dei Conti, che controlla gli sprechi della pubblica amministrazione, si era messa indagare. E solo ora il procuratore regionale Maurizio Zappatori spiega l’evolversi della vicenda. «Non aveva alcun senso creare quella società», spiega il procuratore. «La società - continua - non è fallita, ma non aveva personale proprio, si avvaleva del personale dell’Ater, non aveva imprese, e soprattutto portava avanti la stessa attività che doveva fare l’Ater. Edilizia futura - spiega ancora Zappatori - non ha fatto cose sconsiderate, e infatti quando è stata chiusa il capitale è stato recuperato».
Niente «cose sconsiderate», dunque. «Ma - ecco il cuore del problema - la società ha creato degli organi, il collegio sindacale, gli amministratori, tutte strutture che poi sono costate, perchè durate alcuni anni. E tutte strutture che non avevano alcun senso, solo un costo di poltrone». Le parole di Zappatori sono pesanti. «Stiamo per procedere agli atti di citazione - dice il procuratore - nei confronti di chi all’epoca aveva costituito questa società. Il problema è che risultavano membri del cda della nuova società le stesse persone che stavano nel consiglio dell’Ater. Diciamo che si erano fatti due poltrone e due stipendi». Edilizia futura, insomma, era «una scatola vuota, non serviva a niente. Sono cose - sottolinea Zappatori - che ha riconosciuto la stessa Regione: non è solo la Procura della Corte dei Conti a indignarsi».
Qualche dubbio era sorto anni fa. L’Ater, questa era la proposta, si sarebbe dovuta ricomprare le quote dei Comuni. Ma proprio nel corso della seduta del consiglio comunale era arrivata l’accusa del consigliere Alessando Corazza, che sosteneva come il presidente Alberto Scotti avesse «creato un carrozzone. Egli - aveva detto - ha sommato i 31 mila euro percepiti per l’incarico nell’Ater con quelli nell’altra società per un totale di oltre 60 mila euro l’anno». Ieri, in qualche modo, la Corte dei Conti gli ha dato ragione.
Beniamino Pagliaro

 

Lunedì scorso in Consiglio comunale si è votata una mozione di indirizzo sulla riqualificazione di via San Giuliano che ha sollevato tanto clamore negli ultimi tempi, con tanto di assemblee popolari, petizioni, prese di posizione della circoscrizione e quant’altro.
La proposta prevedeva due soluzioni: la ristrutturazione della via senza abbattere i lecci (soluzione “a”) oppure abbattendoli (”b”). Riassumendo in maniera molto concisa le posizioni:
Chi era per il taglio degli alberi giustificava la sua posizione con i problemi di sicurezza legati alla accidentata pavimentazione che impedisce di camminare con facilità e ai disagi che causano le foglie cadendo nei giardini privati e otturando i tombini.
Chi era per il preservare i lecci aveva invece principalmente a cuore la preservazione dell’identità di questa strada e il mantenimento del verde.
Dopo un lungo dibattito durato fino all’una di notte passata e che ha visto l’intervento di molti Consiglieri, si è passato alla votazione: 19 favorevoli al progetto d iriqualificazione già presentato in Giunta e che li preserva, 11 contrari e a favore quindi del taglio, 2 astenuti (Sindaco e Presidente del Consiglio) e 9 assenti, usciti prima del voto (ed a favore del taglio).
Io, non con facilità, ho votato a favore del taglio, ma per una ragione ben precisa e suggerendo una alternativa che secondo me rappresentava un buon compromesso:
Questa scelta infatti non poteva prescindere dal considerare che abbiamo a che fare con esseri viventi e non con oggetti che si possono espiantare e ripiantare a piacimento: l’abitat naturale dei lecci infatti è un ambiente con clima mediterraneo, non quello di una città senza spazio; i lecci di via San Giuliano infatti soffrono, sono malati, attaccati da parassiti e sono stati piantati ad una distanza troppo ravvicinata: difficilmente sopravviveranno a dei lavori che prevedono anche il taglio delle loro radici!
La mia proposta, esplicitata nel mio intervento, era perciò quella di sostituirli con degli alberi più caratteristici della nostra zona, come ad esempio la quercia cipressina, piantandone un filare esclusivamente sul lato del fiume Noncello, in modo da permettere in quel versante anche l’eventuale realizzazione di una pista ciclabile e dall’altro lato della strada la realizzazione di un marciapiede in piena sicurezza ma che d’estate possa godere dell’ombra delle piante.
Questo in estrema sintesi la mia visione (inseribile nella soluzione “b” del taglio), che aveva peraltro trovato anche la condivisione di altri Consiglieri, ma che al momento del voto è caduta.
Affido al tempo il compito di dire da che parte stava la verità.

Gazzettino di Pordenone
martedì 27/11/2007

Esprimo la mia soddisfazione nell’apprendere che l’amministrazione comunale, nella figura dell’assessore Chiara Mio, abbia accolto la proposta che le sottoposti qualche tempo fa di abbassamento dell’Ici per gli immobili dati in locazione a studenti universitari con contratto a canone concordato. Come peraltro avevo già evidenziato nell’interrogazione presentata in Consiglio comunale, l’intervento supplirà all’assenza di una Casa dello studente dove alloggiare la cui realizzazione è prevista solo tra un anno e mezzo. Ricorrere al mercato privato è infatti l’unica strada da intraprendere per agevolare la vita degli studenti universitari frequentanti il Consorzio universitario di Pordenone e l’abbassamento dell’Ici è un’ottima leva per promuovere l’adozione di questi contratti a canone concordato. Essi danno inoltre la possibilità di usufruire di uno sconto del 30% sull’imposta di registrazione, di un abbattimento del 30% del reddito derivante dalla locazione a fini Irpef, di un canone di locazione più basso rispetto ai prezzi di mercato perchè stabilito secondo gli Accordi Territoriali, e di maggiore flessibilità nello stabilire la durata del contratto (che può andare da 6 a 36 mesi). Maggiore impegno è invece auspicabile nell’ambito dei trasporti, dove gli studenti lamentano ormai da mesi e mesi la scarsità di collegamenti con gli altri centri di loro interesse (stazioni, mensa, biblioteca) e orari poco consoni. Per ora gli studenti del Consorzio universitario di Pordenone che sono iscritti all’Università di Trieste possono beneficiare, grazie ad un intervento dell’Erdisu di Trieste, di uno sconto del 50% sugli abbonamenti mensili stipulati con l’Atap. L’Atap stessa infatti, assieme alla Provincia di Pordenone, potrebbero fare molto nell’ambito dei trasporti: attendiamo quindi da loro una risposta.
Alessandro Corazza

Messaggero Veneto di Pordenone (dalla prima pagina nazionale)
Mercoledì 21/11/2007 - di Stefano Polzot

Corazza contro Scotti: sperperati i soldi Ma il sindaco lo “scarica” in Consiglio
Dopo cinque anni di (scarsa) attività chiude i battenti Edilizia futura & territorio, la società costituita da Ater e alcuni Comuni per realizzare alloggi destinati a una fascia media della popolazione a prezzi contenuti. Una iniziativa affossata da poche realizzazioni, contenziosi legali e piani mai decollati, che, nel consiglio comunale dell’altra sera a Pordenone, si è intrisa di veleni dopo lo j’accuse del consigliere Alessandro Corazza.

La costituzione. Ma partiamo dall’inizio, ovvero dalla fondazione della società a responsabilità limitata, avvenuta il 16 dicembre del 2002. Soci l’Ater, con l’83,59 per cento delle quote, e i Comuni di Porcia, attraverso la multiservizi Farmacie comunali che detiene poco meno del 10 per cento, Casarsa, Cordovado, Montereale, Pordenone, San Vito, Sesto al Reghena e Spilimbergo, tutti con circa l’uno per cento. L’obiettivo era realizzare, in edilizia convenzionata, alloggi da destinare alle famiglie meno abbienti ma che comunque si possono permettere l’assunzione di un mutuo. Primo direttore della società l’allora pari grado dell’Ater, Francesco Pielli, mentre il consiglio era composto da Alberto Scotti, nella veste di presidente, Luigi Paggiaro, Walter De Bortoli (vice di Forza Italia), Aldo Sam (ex An) e Sergio Peressutti (Margherita), questi ultimi anche consiglieri dell’Ater.
L’evoluzione. Un consiglio che ha subito alcuni avvicendamenti, sia nelle figure dirigenziali, sia nel consiglio: come vice presidente, infatti, nel 2005, entrò Martina Corazza, ex leghista come Nicola Zille, mentre alla scadenza, con il cambio di maggioranza regionale da Cdl a Intesa democratica nell’Ater, la nomina di un nuovo organismo, formato da Giorgio Francescut (presidente), Pierino Gava, Fabrizio Martin, Adeodato Ortez e Sergio Peressutti, quasi tutti di area centro-sinistra.
I risultati. I programmi erano ambiziosi, ma a cinque anni di distanza gli unici complessi costruiti sono stati quelli di Prata di Pordenone (24 alloggi) e San Vito (14), con progetti in corso a Porcia e Pordenone, in via Brugnera. In più se a San Vito le case sono state tutte assegnate, a Prata rimangono otto invenduti, ma, cosa ancora più grave, per quelli assegnati è stata avviata, dai proprietari, una raffica di contenziosi legali su presunti errori costruttivi e progettuali.
L’affossamento. A dare la “mazzata” definitiva alla società i rilievi della Corte dei conti sull’utilità, da parte dell’Ater, di realizzare questa iniziativa, recepiti dalla direzione centrale dei Lavori pubblici della Regione che l’8 maggio scorso ha intimato all’Ater, che dipende proprio dalla prima, di uscire dalla compagine societaria. In sostanza, questo il senso dell’imposizione, le stesse cose le può fare l’Ater senza creare una società ad hoc. Una tesi contestata dai promotori, per i quali i vantaggi erano legati al fatto che Ater, essendo ente pubblico, non può scaricare l’Iva delle fatture di vendita, a differenza di una srl. Alla prima assemblea dei soci, quest’estate, l’Ater ha presentato istanza di vendita delle quote incontrando la contrarietà dei Comuni. «Noi che eravamo soci minoritari – ha spiegato il sindaco Sergio Bolzonello – e senza alcuna responsabilità nella gestione rischiavamo di doverci assumere l’onere di una società con grossi problemi». Da qui la controproposta: l’Ater acquisisca le quote dei Comuni e poi metta in liquidazione l’azienda, procedura accolta dall’Ater il 12 ottobre.
Il consiglio. Da qui la delibera portata in aula l’altra sera di vendita delle quote al valore nominale, approvata dal centro-sinistra, mentre la Cdl si è astenuta prima del voto. In sostanza i Comuni non perdono nulla, se non la riduzione del potere d’acquisto dei soldi versati (25 mila euro per il Comune di Pordenone). In realtà il patrimonio netto ammonta a 2 milioni 580 mila euro, con una rivalutazione di 80 mila euro, considerata, però, dalle amministrazioni locali fittizia. «Non si tiene conto – ha spiegato l’assessore Mio – dei contenziosi in corso che potrebbero comprometterne il patrimonio». In sostanza la patata bollente viene assunta dall’Ater, che però è fiduciosa di non perderci. «Gli alloggi invenduti di Prata entreranno nel patrimonio dell’Ater – afferma il presidente Sergio Peressutti – con una valutazione di perizia giurata asseverata dall’Agenzia delle entrate e da un professionista, così come per l’intervento di Pordenone che porteremo a termine con alcune modifiche per renderlo di edilizia sovvenzionata grazie a un finanziamento regionale di un milione 620 mila euro».
Le accuse. Ma la seduta consiliare dell’altra sera è stata resa incandescente dall’intervento di Alessandro Corazza, consigliere del Fiume in quota Di Pietro, che ha accusato Scotti e la precedente gestione «di aver creato un carrozzone, con sperpero di denaro pubblico che è andato in tasca al cda il quale si è duplicato nel consiglio di Edilizia futura a partire dal presidente Scotti. Egli ha sommato i 31 mila euro percepiti per l’incarico nell’Ater con quelli nell’altra società per un totale di oltre 60 mila euro l’anno». Ma non è bastato: «Scotti è lo stesso che percepisce incarichi pagati come avvocato dall’Ater e non voglio nemmeno pensare all’agenzia che ha preso le provvigioni per la vendita degli appartamenti che non vorrei avesse avuto un conflitto d’interessi». Affermazioni dalle quali il sindaco si è dissociato («Corazza è andato oltre in alcune sue affermazioni») ribadendo la fiducia nei confronti di Scotti. Sulla stessa linea centro-destra e centro-sinistra, con Giuseppe Pedicini che ha chiesto conto a Corazza, in dichiarazione di voto, di chi fosse l’agenzia immobiliare segnalata, senza ricevere risposta, dopo che Bolzonello, fuori microfono, lo ha invitato a stare zitto.
La replica. Il pensiero, a causa della genericità, nello specifico, dell’accusa di Corazza, è andato alla Zille & co, società immobiliare di Nicola Zille, oggi capogruppo di Forza Italia, sodale di Scotti. Ma questa volta a pensare male si è sbagliato. «Dall’analisi che ho condotto – replica Peressutti – non risulta alcuna fattura o avviso di parcella da parte di agenzie immobiliari in cui siano presenti Zille o Scotti». Gli alloggi di Edilizia futura sono stati messi in vendita da numerose agenzie, tra le quali Idea città e Marchiori, ma senza un accordo in esclusiva. I sospetti erano infondati. Peressutti, peraltro, precisa che «effettivamente, come Ater, abbiamo assegnato a Scotti incarichi legali, vista l’esperienza maturata nel campo, e comunque non di grande entità».
L’epilogo. La società, in ogni caso, sarà sciolta. «Ha realizzato un numero talmente esiguo di interventi – denuncia Corazza – da non giustificare quanto è costata. Gli unici che ne hanno tratto giovamento sono stati i componenti del Cda. Prima della Corte dei conti doveva essere la politica a bloccarla, invece nessuno si è mosso tranne Italia dei valori. Ma quello che più mi rammarica è il fatto che per aver denunciato questo sperpero sono stato richiamato in consiglio a fare attenzione a quello che dicevo». Scotti, da parte sua, amareggiato per le parole pronunciate in aula, si limita a dire «che richiederà i verbali della seduta per eventualmente assumere le iniziative del caso».

Gazzettino di Pordenone (dalla prima pagina)
martedì 21/11/2007 - di Loris Del Frate

Consiglio “turbolento” sulla delibera che di fatto ha sancito l’uscita dell’amministrazione dalla società dell’Ater
Alessandro Corazza attacca duramente l’ex presidente Alberto Scotti. Probabile coda giudiziaria

Consiglio comunale turbolento quello dell’altra sera. Ma se la discussione sulla possibilità (per ora del tutto teorica) di realizzare una moschea a Pordenone (con relativo referendum) è stata disinnescata senza problemi dal sindaco a creare tensioni è stata una delibera all’apparenza del tutto tranquilla: la cessazione dell’attività di Edilizia Futura (una società nata per costruire case a prezzi ridotti in comunione tra l’Ater, alcuni Comuni e l’Azienda speciale delle Farmacie di Porcia) e la cessione dell’uno per cento di quote che era stata acquisita dal capoluogo. C’è da fare un passo indietro, però, per capire di cosa stiamo parlando. Nel 2000 (presidente Ater l’ex leghista Alberto Scotti) nasce Edilizia Futura che tra i soci conta lo stesso Ater (circa 2 milioni e 100 mila la sua quota), il Comune di Pordenone (25 mila euro l’1 per cento), quelli di San Vito, Sesto, Spilimbergo (più o meno con percentuali simili al capoluogo) e l’Azienda speciale di Porcia che invece scelse di entrare con il 10 per cento, 245 mila euro chiedendo, però, di avere sempre il vicepresidente. Il primo a dirigere Edilizia Futura fu proprio Alberto Scotti che restò in carica sino alla fine del 2005, sostituito poi da Giorgio Francescut. Edilizia Futura aveva un compito preciso: realizzare nuove abitazioni a prezzi contenuti grazie all’apporto degli Enti locali. In realtà in sette anni ha realizzato solo due interventi, uno a Prata con 24 alloggi e uno a San Vito con 12. Non solo. A Prata si è aperto un contenzioso durissimo con alcuni proprietari e otto case sono ancora invendute. Anche a fronte di questo la Regione ha “chiesto” all’Ater (che di fatto fa la stessa cosa) di dismettere le sue quote. Da qui la necessità di chiudere l’attività. L’altra sera l’intervento più duro lo ha fatto il consigliere del Fiume Alessandro Corazza (rappresentante dell’Italia dei Valori). «Quella società - ha detto - è servita solo ad incrementare i costi della politica ed è stata un carrozzone inutile». Sin qui critica politica. Poi, però, Corazza ha calcato il piede sull’acceleratore mettendo nel mirino l’allora presidente Alberto Scotti. «Si è portato a casa due indennità - ha spiegato - e dalla mia indagine risulta che ha prestato assistenza legale all’Ater una volta che non era più presidente». Ma è stato il passaggio successivo quello più duro. «Non ho voluto neppure sapere quale è stata l’agenzia immobiliare che ha venduto quelle case perchè avrei corso il rischio di trovare conflitti di interesse». Una frase sibillina anche perchè Alberto Scotti, insieme ad un altro esponente politico che ha militato in passato nella Lega Nord, ha fondato negli anni scorsi una società immobiliare. Il consigliere Corazza nel suo intervento, nonostante fosse stato sollecitato a fare il nome dell’agenzia immobiliare, ha però detto più volte di non esserne a conoscenza. In seguito ha anche spiegato che i suoi rilievi erano solo di natura politica e non certo di carattere penale. A difendere Alberto Scotti in aula oltre al capogruppo leghista Daniele Caufin, anche lo stesso sindaco. Ieri, però, è sceso in campo pure il presidente attuale dell’Ater, Sergio Peressutti che tra l’altro è pure consigliere di amministrazione di Edilizia Futura. «Ho fatto una attenta verifica con il commercialista - ha spiegato Peressutti - e posso assicurare senza ombra di dubbio che per la vendita delle abitazioni di Prata non è stata liquidata alcuna fattura, nè esistono pratiche di intermediazione che possono essere associabili o riconducibili all’ex presidente o a suoi soci in eventuali agenzie immobiliari. Gli alloggi di San Vito erano già stati venduti direttamente sulla carta senza necessità di intermediazione». Una dichiarazione che mette a tacere ogni illazione. «Non so esattamente cosa abbia detto il consigliere - ha spiegato Alberto Scotti - ma sarà mia cura richiedere la registrazione del dibattito in consiglio. Solo allora valuterò come agire». Il Comune in ogni caso ha deciso di uscire da Edilizia Futura. A votare la maggioranza, astenuti prima del voto le opposizioni.





AJAXed with AWP