Alessandro Corazza (IdV-Citt): hanno senso due Università in una regione dimensionalmente piccola? at



Il finanziamento nazionale che vede il decurtamento all’intero sistema universitario di quasi 1 miliardo e mezzo di euro in 5 anni, non è più sostenibile. Un unico Ateneo è quindi indispensabile.

Sul dibattito inerente l’Ateneo unico in Friuli Venezia Giulia, interviene il consigliere regionale del gruppo Italia dei Valori-Cittadini Alessandro Corazza. “Questa alzata di scudi in difesa della friulanità – ha detto il consigliere – è una rivendicazione di appartenenza territoriale fuori luogo e pretestuosa. I parametri da considerare per valutare correttamente scelte di questo tipo dovrebbero essere altri: efficienza, efficacia ed economicità, come si addice ad ogni pubblica amministrazione, unite alla qualità dei servizi e alla dimensione dell’Ateneo. Sostenere due Università, con tutto quel che ne consegue, anziché una, è uno sperpero di risorse pubbliche che nell’attuale e triste quadro di finanziamento nazionale che vede il decurtamento all’intero sistema universitario di quasi 1 miliardo e mezzo di euro in 5 anni, non è più sostenibile”.

Per Corazza “l’attenzione principale va diretta alla qualità dei servizi rivolti agli utenti e non alla difesa dei campanilismi. Per ottimizzare i risultati vanno evitate inutili duplicazioni: la nostra, è una regione dimensionalmente piccola che conta 1 milione e duecentomila abitanti. Basti guardare alle molte realtà che ospitano una sola Università pur avendo più abitanti dell’intero Friuli Venezia Giulia, oppure, altro esempio, che se le Università di Udine e di Trieste sommano un totale di circa 40 mila studenti, la sola vicina Padova ne conta 70 mila circa”.

Da qui, l’appello del consigliere Corazza all’Assessore regionale Alessia Rosolen a garantire maggior peso a quegli organismi esistenti di coordinamento tra Università, come ad esempio il Co.re.co. (Comitato regionale di coordinamento) per razionalizzare, già da ora, le scelte politiche nell’ottica di individuare una strategia comune ai due atenei che permetta di fare sistema e superare l’attuale situazione di crisi finanziaria che andrà inesorabilmente peggiorando.


5 Responses to “Alessandro Corazza (IdV-Citt): hanno senso due Università in una regione dimensionalmente piccola?”

  1. 1 Lorenzo

    Ciao Alessandro.
    Questa volta permettimi di non essere totalmente d’accordo con l’idea che esprimi.
    Ho già avuto modo di scriverti che la difesa dell’friulanità dell’Università di Udine non è un mero pretesto, ma è un fatto storico legato alla sua origine (legge di iniziativa popolare con firmatari 125 mila friulani, dopo anni di battaglie. Per chi ne vuole sapere di più: http://www.cosediscienza.it/fvg/04_udine.htm).
    Bisogna poi aggiungere che l’Università di Udine è da tempo sottofinanziata, a dispetto di quella di Trieste che è sovrafinanziata e su questo l’attuale Sindaco Honsell si è più volte espresso. Nonostante ciò, l’Università di Udine ha sempre visto aumentare il numero di studenti e l’offerta didattica e può vantare alcune facoltà come centri di eccellenza a livello nazionale (medicina e lingue).
    Sottolineato che la friulanità – per origine e per orgoglio – dell’Università di Udine non può essere messa in discussione, bisogna ovviamente fare i conti con le poche risorse messe a disposizione del sistema universitario regionale.
    Il neo-rettore Compagna mi sembra che si sia già attivata con l’Università di Trieste al fine per condividere un percorso comune che vada nella direzione di una razionalizzazione e condivisione delle risorse da parte delle due università. Credo che questa sia la strada da seguire, insieme ad un coinvolgimento più importante dei privati nel finanziamento di corsi e di inizative accademiche.

  2. 2 Alessandro Corazza

    Colgo l’occasione della tua osservazione per chiarire che nelle mie dichiarazioni non parlo assolutamente di assoggettamento dell’Università di Udine a quella di Trieste, o viceversa. Parlo di fare sistema per razionalizzare spesa e servizi. Questo perchè, sopratutto alla luce della recente approvazione del DL 112/2008 (Tremonti-Brunetta) l’Università italiana -tutta- è stata definitivamente consegnata ad un futuro buio e gravemente sottofinanziato che non permetterà nemmeno di pagare gli stipendi ai docenti e al personale tecnico-amministrativo.
    I tempi di vacche grasse sono sicuramente finiti anche se molte Università non l’hanno ancora capito: continuano a mantenere in piedi Corsi di Laurea e Dipartimenti che non soddisfano i requisiti minimi imposti per legge (DL 270/2004) e che quindi dovrebbero essere chiusi. E a pagare i costi di questa situazione in genere sono gli studenti, che subiscono aumenti spropositati delle tasse.
    Se anche l’Italia si adeguasse agli standard europei di investimenti in Formazione e Ricerca, dettati dall’Agenda di Lisbona (che puntava al 4% del PIL), potremmo forse anche noi vantare -come già avviene nei paesi scandinavi- un sistema universitario diffuso su tutto il territorio nazionale; in Italia però l’investimento è inferiore all’1% contro il 7% di alcuni paesi scandinavi perciò dobbiamo fare i conti con la dura realtà di una classe politica che non dimostra di avere una progettualità politica di lungo respiro, impegnata più a farsi leggi ad personam che a rendere il paese competitivo in confronto con gli altri paesi del mondo -Cina in testa, dove il costo del lavoro è nettamente inferiore al nostro- investendo in innovazione e ricerca.
    Il rischio che corriamo a livello nazionale, cioè quello di rimanere tagliati fuori dal mercato, è lo stesso che in piccolo corriamo in Friuli Venezia Giulia disperdendo risorse nel costruire doppioni laddove invece sarebbe più opportuno investire in specializzazione. La strada della collaborazione, del coordinamento delle iniziative didattiche e di ricerca e la concorrenza con le altre università italiane ed europee piuttosto che fare quella che rischia di essere una guerra in casa tra poveri è perciò la direzione verso cui bisognerebbe andare.
    L’Assessore regionale all’Università presiede il Comitato Regionale di Coordinamento (Co.Re.Co.) che approva, in presenza dei Rettori e di una rappresentanza degli studenti, l’istituzione di nuove Facoltà e Corsi di Laurea: sarebbe un buon esempio partire da lì con una rinnovata linea politica che miri non tanto a concedere reciprocamente l’apertura di corsi già esistenti ma tenda piuttosto a razionalizzare i corsi e le specialità in modo che non si dia adito alla nascita di doppioni.
    Non è quindi questione di “friulanità” e io non metto certamente in dubbio l’esistenza dell’Università di Udine (e, a scanso di equivoci, nemmeno di quella di Trieste): ma la direzione verso cui tendere dovrebbe ora apparire maggiormente chiara alla luce del contesto nazionale. In questo quadro immaginare una collaborazione sempre più convergente –rispettosa di tutte le realtà già esistenti-, è sicuramente un auspicio, non un pericolo.

  3. 3 Lorenzo

    Beh, così sono d’accordo. Fare sistema, razionalizzare le risorse, cooperare, coinvolgere i privati – tutte cose giuste ed opportune.
    Quando avevo letto che “un unico Ateneo è quindi indispensabile” mi era invece venuto qualche brivido e ho temuto per le sorti dell’Università di Udine! :)

    Ho studiato in Svezia e so un po’ come sono lassù le cose. Ovviamente molto meglio: strutture modernissime, rapporti con i professori quasi famigliari, forte internazionalizzazione, contatti con il mondo del lavoro, aule multimediali che noi ci sogniamo, uffici universitari che provvedono a procurare offerte di lavoro per i neolaureati…
    Bisogna dire che in Svezia partono da una situazione di vantaggio: sono solo 9 milioni di persone ed è più facile per loro organizzarsi.
    Nelle Università svedesi c’è poca gente, non si vedono quelle aule sovraffollate che si possono trovare nelle università italiane, ci sono 30-40 persone per classe di media.
    Il motivo è anche che ci sono delle rigide selezioni d’ingresso. Chi non passa va a lavorare o prova ad entrare in un’altra università o facoltà. Chi passa è motivatissimo e ci si accorge di ciò durante le lezioni: ci sono poche facce assonnate e molti sono gli interventi degli studenti. Ah, dimenticavo: non si paga nulla di tasse universitarie.

  4. 4 Luca Bagatin

    Ciao Alessandro, come te la passi ?
    Ma chi te l’ha fatto fare a metterti con Di Pietro !
    L’uso politico della giustizia non giova a nessuno per ristabilire un minimo di equilibrio democratico in questo pestilenziale Paese.
    A presto, chiamami, magari riusciamo ad andare finalmente a barci qualche cosa.

  5. 5 Luca Bagatin

    E’ vero che Berlusconi nasconde qualcosa: lui ci ha la gnocca !
    Ma non va invidiato e quindi intercettato x questo, no ? ;-)

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