Crocifisso in Aula consiliare: “Gesú non voterebbe questa mozione” at



Uno scontro ruvido, in cui i testi biblici sono stati evocati in maniera polemica. Il dibattito sulla mozione presentata dai consiglieri del Pdl Ciani, Pedicini, Cargnelutti e Tononi che impegna a esporre il crocifisso in Aula e sostiene il ricorso del Governo contro la corte di Strasburgo ha scatenato la reazione virulenta dell’opposizione. «Non è un’Aula indegna di esporre il crocifisso? Non è una foglia di fico per nascondere le vergogne», ha chiesto il consigliere del Pd Gabrovec. Secondo Sergio Lupieri, cattolico Pd, «non c’è nulla di più ipocrita di strumentalizzare la croce«. Durissimo anche Pustetto, di Sinistra Democratica: «Il crocefisso viene usato come una clava da quelle forze politiche che negano i valori cristiani. Vediamo il pdl 39», il progetto diventato legge che limita le sovvenzioni sociali per gli extracomunitari.
Nel susseguirsi di citazioni scritturali, consumato in un’Aula affaticata e distratta, Alessandro Corazza dell’Italia dei Valori ha scomodato l’Altissimo: «Se avessimo presente in Aula Gesù, lui non voterebbe questa mozione – ha tuonato il capogruppo più giovane d’Italia -. Sarebbe una palese blasfemia». Corazza ha poi preannunciato un ordine del giorno che chiede di esporre, anziché il crocifisso, il ritratto del Presidente della Repubblica.
Dal centrodestra, in attesa del voto di oggi (Kocijancic di Rifondazione ha richiesto lo scrutinio segreto), è venuto l’invito di Paolo Ciani a non disconoscere le radici profonde della cristianità di queste terre, a partire da Aquileia. «Non viene conculcata la libertà dei singoli – è il concetto espresso da Massimo Blasoni, Pdl – se la maggioranza espone i propri simboli». E il crocifisso, così Bruno Marini, Pdl, guarda a «radici che sono di tutti e non di qualcuno». Sasco, Udc, si è chiesto: «Se dalle città italiane togliessimo tutti i monumenti che si riferiscono alla religione cristiana, che cosa rimarrebbe?»

La mozione è passata con 25 voti a favore, mentre l’ordine del giorno presentato da Alessandro Corazza, che impegnava il Consiglio ad esporre il ritratto del Capo dello Stato è stato bocciato.
«Prendo atto che in quest’aula non c’è molto di quel senso delle istituzioni che dovrebbe guidare responsabilmente l’azione politica del Consiglio – ha commentato il capogruppo dipietrista Alessandro Corazza: «Aspettavo al varco i miei colleghi per vedere quanta coerenza e quanto senso delle istituzioni fosse presente tra i banchi del Consiglio regionale, ma devo prendere atto che anche da parte dell’opposizione non c’è la volontà di dare valore all’interesse istituzionale universalmente riconosciuto dell’esporre il ritratto del Capo dello Stato. Spiace dover constatare che nel massimo luogo di rappresentanza della nostra Regione,che fa parte di uno Stato laico come l’Italia – ribadisce Corazza – si è scelto di apporre un simbolo religioso e si è rifiutato di apporne uno di grande valenza istituzionale».

Tratto da Il Gazzettino e l’Unità del 26 novembre 2009.


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