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	<title>Commenti a: Idv-Citt: Colussi e Corazza, bene unificare gli Erdisu</title>
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		<title>Di: lolo</title>
		<link>http://www.alessandrocorazza.it/homepage/rassegna/idv-citt-colussi-e-corazza-bene-unificare-gli-erdisu/#comment-59</link>
		<dc:creator>lolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 16:07:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandrocorazza.it/homepage/?p=73#comment-59</guid>
		<description>pubblicato sul Messaggero Veneto 07/07/2008:

 L’essere in scadenza come presidente dell’Erdisu di Udine, mi consente di ragionare sull’ipotesi di un unico Erdisu regionale in modo del tutto disinteressato sul piano personale.
 Credo, però, sia bene avere interesse per le conseguenze dell’eventuale scelta sulla funzionalità dell’Ente e soprattutto sulla sua capacità di corrispondere alle necessità di chi studia e vive in uno specifico territorio.
 Da questo punto di vista credo giovi a tutti chiedersi, prima di mettere mano a qualunque progetto di riforma, quale sia il ruolo che l’ente regionale per il diritto allo studio svolge. Si vedrà allora che esso, prima di tutto, si attua attraverso un unico atto programmatorio (emesso dalla Conferenza regionale), che stabilisce sia le risorse disponibili per ciascun Ente, che la partecipazione degli studenti ai costi dei servizi offerti (alloggi, ristorazione), che la parità di trattamento in modo che siano garantite agli studenti le medesime modalità di accesso ai servizi “indipendentemente dalle aree geografiche di provenienza” (art. 3 LR  12/2005).
 Sulla base di questo omogeneo, egualitario substrato, si possono sviluppare le specifiche politiche abitative, l’articolazione degli investimenti, le priorità in termini operativi e di utilizzo delle risorse, e soprattutto si può investire sullo sviluppo delle opportunità per la crescita formativa tout court degli studenti-cittadini (come abbiamo fatto a Udine con il progetto “Diritto allo svago” attraverso un’azione integrata con numerosi soggetti culturali, con il “Bando di idee”, con il progetto “Diritti al futuro” realizzato assieme al Comune di Udine per la gestione del servizio Infocasa, di un bar, di un parco urbano).
 Che fine faranno queste peculiarità con l’Ente unico? Dove finirà l’autonomia degli Enti, presupposto per dare riposte puntuali alle dissimili esigenze territoriali e all’articolazione tipologica degli utenti? Come sarà possibile una efficace integrazione con le università (che sono due), con gli enti locali, con i vari soggetti operanti sul territorio sul piano culturale, sportivo, del tempo libero?
 Il pericolo che gli enti diventino indifferenziati, anonimi, autoreferenziali, quindi incapaci o limitati nel dare risposte alle distinte realtà, alla complessa articolazione dell’utenza e dei bisogni, è forte secondo me nel caso di un unico ente regionale per il diritto allo studio. 
 Il rischio che le scelte centrali finiscano per essere lette (e forse per esserlo veramente) come squilibrate rispetto alle particolari esigenze dei territori è altrettanto realistico: siamo proprio sicuri che sarà così facile rendere attrattivi nella medesima misura, grazie alla quantità e alla qualità  dei servizi offerti dagli Erdisu, i due sistemi universitari? 
 Ostacoli alla gestione e alla fruizione delle particolari risorse del territorio, all’interazione con esso, resa possibile dalla sua conoscenza, dalla consapevolezza di nutrire interessi comuni, e dalla contiguità e stabilità dei rapporti, sono assolutamente prevedibili, a mio avviso.
 Insomma, il rischio che la qualità complessiva dei servizi, la funzione, l’efficacia ed il valore sociale dell’azione amministrativa degli Enti si abbassino, è verosimile. 
C’è bisogno di sinergie, di mettersi in rete, di collaborazione, di ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili? La legge regionale 12/2005 non solo lo consente, ma lo pretende: si può fare senza rivoluzionare l’esistente che funziona, senza annullare le domande originali che provengono dal territorio. 
Oggi opera un efficace ed equilibrato mix tra regia regionale e politiche atte ad aderire alle realtà locali: sarà utile mantenerlo, se si vuole salvaguardare la possibilità per gli Enti di fare i conti con i  variegati diritti dei cittadini-studenti.
 Certo, non mi sfuggono le conseguenze positive della scelta di un unico Erdisu: un unico Consiglio di amministrazione, un presidente, un solo direttore centrale costeranno sicuramente meno. È questo l’obiettivo? Mi pare troppo poco, se paragonato ai molteplici rischi che si potrebbero verificare.

  prof. Ferdinando Milano,                                                                                        Presidente Erdisu di Udine</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pubblicato sul Messaggero Veneto 07/07/2008:</p>
<p> L’essere in scadenza come presidente dell’Erdisu di Udine, mi consente di ragionare sull’ipotesi di un unico Erdisu regionale in modo del tutto disinteressato sul piano personale.<br />
 Credo, però, sia bene avere interesse per le conseguenze dell’eventuale scelta sulla funzionalità dell’Ente e soprattutto sulla sua capacità di corrispondere alle necessità di chi studia e vive in uno specifico territorio.<br />
 Da questo punto di vista credo giovi a tutti chiedersi, prima di mettere mano a qualunque progetto di riforma, quale sia il ruolo che l’ente regionale per il diritto allo studio svolge. Si vedrà allora che esso, prima di tutto, si attua attraverso un unico atto programmatorio (emesso dalla Conferenza regionale), che stabilisce sia le risorse disponibili per ciascun Ente, che la partecipazione degli studenti ai costi dei servizi offerti (alloggi, ristorazione), che la parità di trattamento in modo che siano garantite agli studenti le medesime modalità di accesso ai servizi “indipendentemente dalle aree geografiche di provenienza” (art. 3 LR  12/2005).<br />
 Sulla base di questo omogeneo, egualitario substrato, si possono sviluppare le specifiche politiche abitative, l’articolazione degli investimenti, le priorità in termini operativi e di utilizzo delle risorse, e soprattutto si può investire sullo sviluppo delle opportunità per la crescita formativa tout court degli studenti-cittadini (come abbiamo fatto a Udine con il progetto “Diritto allo svago” attraverso un’azione integrata con numerosi soggetti culturali, con il “Bando di idee”, con il progetto “Diritti al futuro” realizzato assieme al Comune di Udine per la gestione del servizio Infocasa, di un bar, di un parco urbano).<br />
 Che fine faranno queste peculiarità con l’Ente unico? Dove finirà l’autonomia degli Enti, presupposto per dare riposte puntuali alle dissimili esigenze territoriali e all’articolazione tipologica degli utenti? Come sarà possibile una efficace integrazione con le università (che sono due), con gli enti locali, con i vari soggetti operanti sul territorio sul piano culturale, sportivo, del tempo libero?<br />
 Il pericolo che gli enti diventino indifferenziati, anonimi, autoreferenziali, quindi incapaci o limitati nel dare risposte alle distinte realtà, alla complessa articolazione dell’utenza e dei bisogni, è forte secondo me nel caso di un unico ente regionale per il diritto allo studio.<br />
 Il rischio che le scelte centrali finiscano per essere lette (e forse per esserlo veramente) come squilibrate rispetto alle particolari esigenze dei territori è altrettanto realistico: siamo proprio sicuri che sarà così facile rendere attrattivi nella medesima misura, grazie alla quantità e alla qualità  dei servizi offerti dagli Erdisu, i due sistemi universitari?<br />
 Ostacoli alla gestione e alla fruizione delle particolari risorse del territorio, all’interazione con esso, resa possibile dalla sua conoscenza, dalla consapevolezza di nutrire interessi comuni, e dalla contiguità e stabilità dei rapporti, sono assolutamente prevedibili, a mio avviso.<br />
 Insomma, il rischio che la qualità complessiva dei servizi, la funzione, l’efficacia ed il valore sociale dell’azione amministrativa degli Enti si abbassino, è verosimile.<br />
C’è bisogno di sinergie, di mettersi in rete, di collaborazione, di ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili? La legge regionale 12/2005 non solo lo consente, ma lo pretende: si può fare senza rivoluzionare l’esistente che funziona, senza annullare le domande originali che provengono dal territorio.<br />
Oggi opera un efficace ed equilibrato mix tra regia regionale e politiche atte ad aderire alle realtà locali: sarà utile mantenerlo, se si vuole salvaguardare la possibilità per gli Enti di fare i conti con i  variegati diritti dei cittadini-studenti.<br />
 Certo, non mi sfuggono le conseguenze positive della scelta di un unico Erdisu: un unico Consiglio di amministrazione, un presidente, un solo direttore centrale costeranno sicuramente meno. È questo l’obiettivo? Mi pare troppo poco, se paragonato ai molteplici rischi che si potrebbero verificare.</p>
<p>  prof. Ferdinando Milano,                                                                                        Presidente Erdisu di Udine</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.alessandrocorazza.it/homepage/rassegna/idv-citt-colussi-e-corazza-bene-unificare-gli-erdisu/#comment-54</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 14:34:43 +0000</pubDate>
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		<description>è ora di aggiornare questa pagina!
scherzo by Marco</description>
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scherzo by Marco</p>
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