Liti e case mai realizzate, chiude Edilizia futura at



Messaggero Veneto di Pordenone (dalla prima pagina nazionale)
Mercoledì 21/11/2007 – di Stefano Polzot

Corazza contro Scotti: sperperati i soldi Ma il sindaco lo “scarica” in Consiglio
Dopo cinque anni di (scarsa) attività chiude i battenti Edilizia futura & territorio, la società costituita da Ater e alcuni Comuni per realizzare alloggi destinati a una fascia media della popolazione a prezzi contenuti. Una iniziativa affossata da poche realizzazioni, contenziosi legali e piani mai decollati, che, nel consiglio comunale dell’altra sera a Pordenone, si è intrisa di veleni dopo lo j’accuse del consigliere Alessandro Corazza.

La costituzione. Ma partiamo dall’inizio, ovvero dalla fondazione della società a responsabilità limitata, avvenuta il 16 dicembre del 2002. Soci l’Ater, con l’83,59 per cento delle quote, e i Comuni di Porcia, attraverso la multiservizi Farmacie comunali che detiene poco meno del 10 per cento, Casarsa, Cordovado, Montereale, Pordenone, San Vito, Sesto al Reghena e Spilimbergo, tutti con circa l’uno per cento. L’obiettivo era realizzare, in edilizia convenzionata, alloggi da destinare alle famiglie meno abbienti ma che comunque si possono permettere l’assunzione di un mutuo. Primo direttore della società l’allora pari grado dell’Ater, Francesco Pielli, mentre il consiglio era composto da Alberto Scotti, nella veste di presidente, Luigi Paggiaro, Walter De Bortoli (vice di Forza Italia), Aldo Sam (ex An) e Sergio Peressutti (Margherita), questi ultimi anche consiglieri dell’Ater.
L’evoluzione. Un consiglio che ha subito alcuni avvicendamenti, sia nelle figure dirigenziali, sia nel consiglio: come vice presidente, infatti, nel 2005, entrò Martina Corazza, ex leghista come Nicola Zille, mentre alla scadenza, con il cambio di maggioranza regionale da Cdl a Intesa democratica nell’Ater, la nomina di un nuovo organismo, formato da Giorgio Francescut (presidente), Pierino Gava, Fabrizio Martin, Adeodato Ortez e Sergio Peressutti, quasi tutti di area centro-sinistra.
I risultati. I programmi erano ambiziosi, ma a cinque anni di distanza gli unici complessi costruiti sono stati quelli di Prata di Pordenone (24 alloggi) e San Vito (14), con progetti in corso a Porcia e Pordenone, in via Brugnera. In più se a San Vito le case sono state tutte assegnate, a Prata rimangono otto invenduti, ma, cosa ancora più grave, per quelli assegnati è stata avviata, dai proprietari, una raffica di contenziosi legali su presunti errori costruttivi e progettuali.
L’affossamento. A dare la “mazzata” definitiva alla società i rilievi della Corte dei conti sull’utilità, da parte dell’Ater, di realizzare questa iniziativa, recepiti dalla direzione centrale dei Lavori pubblici della Regione che l’8 maggio scorso ha intimato all’Ater, che dipende proprio dalla prima, di uscire dalla compagine societaria. In sostanza, questo il senso dell’imposizione, le stesse cose le può fare l’Ater senza creare una società ad hoc. Una tesi contestata dai promotori, per i quali i vantaggi erano legati al fatto che Ater, essendo ente pubblico, non può scaricare l’Iva delle fatture di vendita, a differenza di una srl. Alla prima assemblea dei soci, quest’estate, l’Ater ha presentato istanza di vendita delle quote incontrando la contrarietà dei Comuni. «Noi che eravamo soci minoritari – ha spiegato il sindaco Sergio Bolzonello – e senza alcuna responsabilità nella gestione rischiavamo di doverci assumere l’onere di una società con grossi problemi». Da qui la controproposta: l’Ater acquisisca le quote dei Comuni e poi metta in liquidazione l’azienda, procedura accolta dall’Ater il 12 ottobre.
Il consiglio. Da qui la delibera portata in aula l’altra sera di vendita delle quote al valore nominale, approvata dal centro-sinistra, mentre la Cdl si è astenuta prima del voto. In sostanza i Comuni non perdono nulla, se non la riduzione del potere d’acquisto dei soldi versati (25 mila euro per il Comune di Pordenone). In realtà il patrimonio netto ammonta a 2 milioni 580 mila euro, con una rivalutazione di 80 mila euro, considerata, però, dalle amministrazioni locali fittizia. «Non si tiene conto – ha spiegato l’assessore Mio – dei contenziosi in corso che potrebbero comprometterne il patrimonio». In sostanza la patata bollente viene assunta dall’Ater, che però è fiduciosa di non perderci. «Gli alloggi invenduti di Prata entreranno nel patrimonio dell’Ater – afferma il presidente Sergio Peressutti – con una valutazione di perizia giurata asseverata dall’Agenzia delle entrate e da un professionista, così come per l’intervento di Pordenone che porteremo a termine con alcune modifiche per renderlo di edilizia sovvenzionata grazie a un finanziamento regionale di un milione 620 mila euro».
Le accuse. Ma la seduta consiliare dell’altra sera è stata resa incandescente dall’intervento di Alessandro Corazza, consigliere del Fiume in quota Di Pietro, che ha accusato Scotti e la precedente gestione «di aver creato un carrozzone, con sperpero di denaro pubblico che è andato in tasca al cda il quale si è duplicato nel consiglio di Edilizia futura a partire dal presidente Scotti. Egli ha sommato i 31 mila euro percepiti per l’incarico nell’Ater con quelli nell’altra società per un totale di oltre 60 mila euro l’anno». Ma non è bastato: «Scotti è lo stesso che percepisce incarichi pagati come avvocato dall’Ater e non voglio nemmeno pensare all’agenzia che ha preso le provvigioni per la vendita degli appartamenti che non vorrei avesse avuto un conflitto d’interessi». Affermazioni dalle quali il sindaco si è dissociato («Corazza è andato oltre in alcune sue affermazioni») ribadendo la fiducia nei confronti di Scotti. Sulla stessa linea centro-destra e centro-sinistra, con Giuseppe Pedicini che ha chiesto conto a Corazza, in dichiarazione di voto, di chi fosse l’agenzia immobiliare segnalata, senza ricevere risposta, dopo che Bolzonello, fuori microfono, lo ha invitato a stare zitto.
La replica. Il pensiero, a causa della genericità, nello specifico, dell’accusa di Corazza, è andato alla Zille & co, società immobiliare di Nicola Zille, oggi capogruppo di Forza Italia, sodale di Scotti. Ma questa volta a pensare male si è sbagliato. «Dall’analisi che ho condotto – replica Peressutti – non risulta alcuna fattura o avviso di parcella da parte di agenzie immobiliari in cui siano presenti Zille o Scotti». Gli alloggi di Edilizia futura sono stati messi in vendita da numerose agenzie, tra le quali Idea città e Marchiori, ma senza un accordo in esclusiva. I sospetti erano infondati. Peressutti, peraltro, precisa che «effettivamente, come Ater, abbiamo assegnato a Scotti incarichi legali, vista l’esperienza maturata nel campo, e comunque non di grande entità».
L’epilogo. La società, in ogni caso, sarà sciolta. «Ha realizzato un numero talmente esiguo di interventi – denuncia Corazza – da non giustificare quanto è costata. Gli unici che ne hanno tratto giovamento sono stati i componenti del Cda. Prima della Corte dei conti doveva essere la politica a bloccarla, invece nessuno si è mosso tranne Italia dei valori. Ma quello che più mi rammarica è il fatto che per aver denunciato questo sperpero sono stato richiamato in consiglio a fare attenzione a quello che dicevo». Scotti, da parte sua, amareggiato per le parole pronunciate in aula, si limita a dire «che richiederà i verbali della seduta per eventualmente assumere le iniziative del caso».


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