ambiente at

Il Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori ha depositato un’interpellanza alla Giunta Tondo per chiedere chiarezza sulle informazioni lacunose relative alla Ferriera di Servola inviate alla Commissione Europea dagli uffici della nostra Regione: « La Giunta regionale – spiega il capogruppo dell’Idv Alessandro Corazza – spieghi quali sono i motivi per cui non è stata data alcuna comunicazione ufficiale a Bruxelles della mancata ottemperanza delle prescrizioni A.I.A. per la manutenzione dell’altoforno AFO2 e la traslazione dei lavori sull’altoforno AFO3».

 «Il 12 marzo 2009 – afferma Corazza – l’azienda ha chiuso l’attività dell’altoforno in funzione, denominato AFO2, non essendo in grado di adeguarlo alle prescrizioni contenute nel decreto di Autorizzazione Integrata Ambientale risalente al  2008, attendendo altresì di completare i lavori per l’apertura dell’altoforno AFO3, inattivo da anni. Viene da chiedersi – prosegue il giovane rappresentate in regione del partito di Di Pietro – quali siano i motivi per cui non sia stata data alcuna comunicazione ufficiale di questa modifica operata dalla proprietà, alla luce del fatto che il nuovo altoforno è tornato in attività nel giugno dello stesso anno, non risolvendo in alcun modo la drammatica situazione ambientale causata dall’inquinamento dello stabilimento della Lucchini».

 «Si faccia luce – sostiene Corazza – su una così grave anomalia che non ha permesso alla Commissione Europea di formulare un parere consapevole e completo sulle sollecitazioni pervenutele dai cittadini residenti del rione di Servola e dalle associazioni e comitati di quartiere che da anni si battono per il diritto alla salute e per la salvaguardia dell’ambiente».

 Inoltre nell’interpellanza, alla luce delle inadempienze del Comune di Trieste nell’ottemperare alle ripetute segnalazioni dell’Azienda Sanitaria, si chiede alla Giunta se non intenda esercitare eventuali poteri sostitutivi nei confronti del Sindaco di Trieste a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

 «Constatiamo dunque – prosegue l’esponente dipietrista – come il centro destra continui a non dare risposte chiare ai cittadini servolani e ai lavoratori impiegati nello stabilimento siderurgico. Il siluramento dell’Assessore al Lavoro Rosolen non ha fatto altro che creare ulteriori elementi di criticità, questa volta sotto il profilo dei lavoratori e della loro ricollocazione nel mercato del lavoro, a riprova dell’inadeguatezza delle azioni che questa amministrazione sta mettendo in atto in difesa dei cittadini della nostra regione».

Il Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei valori ha depositato un’interpellanza alla Giunta regionale per vederci chiaro sull’anticipata risoluzione della convenzione CIP 6 per la Ferriera di Servola. Lo ha reso noto il capogruppo Alessandro Corazza, che ha dichiarato: «Vogliamo che la Giunta faccia chiarezza il prima possibile quali siano i termini dell’accordo per la liquidazione anticipata delle convenzioni Cip 6 del 1992 e quali siano le conseguenti azioni che intenda intraprendere con particolare riguardo alla bonifica del sito inquinato e alla ricollocazione dei lavoratori, vista l’importanza che la questione della Ferriera ha sulla città di Trieste, sui lavoratori e le loro famiglie, e per quanto riguarda la salute dei cittadini di Trieste».

L’interpellanza nel suo dispositivo chiede anche quali iniziative abbia assunto o intenda assumere la Giunta per garantire la massima comunicazione e informazione su un accordo di così vitale importanza per il futuro dei lavoratori della Ferriera e dei cittadini residenti nella zona coinvolta dall’inquinamento dello stabilimento siderurgico.

 

Il fiume Livenza che tocca i comuni di Sacile, Caneva, Budoia e Polcenigo, parti del monte Mia, Matajur, Auernig e delle Alpi Carniche, delle Risorgive dello Stella e l’isola di S. Andrea e il Banco d’Orio salvati dalla possibile speculazione edilizia.
Sono stati accolti in Consiglio regionale i rilievi dell’Italia dei Valori che aveva denunciato la presenza, nel disegno di legge sulla semplificazione normativa, di alcune abrogazioni che avrebbero tolto la protezione di alcuni parchi e riserve naturali.

«Soddisfazione – ha espresso il capogruppo di Italia dei Valori Alessandro Corazza – per l’accoglimento dei contenuti dell’emendamento da lui presentato che andava a togliere dall’elenco delle abrogazioni previste dal Disegno di legge sulla semplificazione una disposizione di merito in materia di parchi e riserve naturali regionali che la Giunta aveva inserito –a suo dire “furbescamente”- nel disegno di legge n.101, la norma per la semplificazione all’esame in Aula del Consiglio regionale. «Se di riordino del sistema normativo bisognava parlare, allora non era ammissibile che all’interno di un disegno di legge come quello vi fossero finite invece norme tutt’ora vigenti e applicabili che entrano su questioni di merito, come ad esempio, appunto, la cancellazione delle “aree di reperimento” che salvaguardano tutt’ora alcune zone di parchi e riserve naturali non protette dalla “rete natura 2000”». La “correzione” di Corazza, che aveva trovato resistenze in sede di Commissione,  è stata accolta dalla Giunta che ha conseguentemente ritirato prudenzialmente dal disegno di legge la parte a cui si riferiva l’emendamento.
«Parlando di semplificazione – accusa Corazza - si rischiava di ingannare i cittadini con belle parole che però non corrispondevano alla realtà, in quanto nella legge erano state inserite anche delle parti che avrebbero di fatto modificato delle norme di merito, scavalcando l’iter previsto e il passaggio per recepire il parere delle commissioni competenti».Con la modifica voluta dall’Italia dei Valori sono quindi salve e rimangono sotto tutela dell’art. 70 della L.R. 42 del 1996 le aree di reperimento per le parti che non sono già protette da altre disposizioni normative (S.I.C. e Z.P.S.), e cioè: il parco del Livenza che tocca i Comuni di Sacile, Caneva, Budoia e Polcenigo, parti dei monti Mia, Matajur, Auernig, delle Alpi Carniche, delle Risorgive dello Stella e l’isola di S. Andrea e il Banco d’Orio.
 

Sulla soppressione dell’ Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale - OGS di Trieste contenuta nella manovra finanziaria nazionale è intervenuto Alessandro Corazza: «E’ inaccettabile che la propaganda del governo relativa al taglio di enti inutili vada a colpire una realtà storica che contribuisce da decenni a dare lustro al nostro territorio».

«L’OGS è attivo dalla fine degli anni ’50 – ha affermato il capogruppo dell’Idv in Regione - ed è radicato su tutto il territorio regionale, con due sedi nel capoluogo e una sede a Udine. L’eccellenza e la specificità dell’ OGS inoltre garantiscono grande capacità di reperire finanziamenti privati, anche grazie agli oltre cento precari qualificati che vi lavorano e che sono finanziati dai contributi derivanti dalla loro stessa attività di ricerca, senza dunque gravare sul bilancio dello Stato».

«La solita demagogia a cui ci ha abituati questo governo – prosegue l’esponente del partito di Di Pietro – finisce per spazzare via uno dei più importanti enti di ricerca attivi a livello nazionale e internazionale, senza che da quest’operazione di facciata si ottenga un reale risparmio economico. I costi del personale di ruolo verrebbero trasferiti ad un altro ente pubblico, in questo caso il CNR al quale verrebbe aggregato l’OGS, mentre nessuna ricollocazione è prevista per i lavoratori precari».

«Non staremo inerti – conclude Corazza – di fronte all’ennesima dimostrazione di superficialità del governo Berlusconi, e chiediamo alla Giunta di attivarsi al più presto e nella maniera più risoluta per chiedere che il provvedimento venga ritirato immediatamente».

In seguito all’incontro bilaterale Italia-Slovenia al quale hanno partecipato i Ministri dell’ambiente dei rispettivi paesi, avente a tema il Rigassificatore di Trieste, l’ampliamento del porto di Capodistria e le procedure di sicurezza sulle centrali nucleari, interviene Alessandro Corazza: «Attenzione – avverte – perché i Governi stanno facendo un baratto che antepone gli interessi economici al diritto alla salute e alla sicurezza dei cittadini».

«Da una parte l’Italia permetterà alla Slovenia l’ampliamento dell’aerea portuale di Capodistria, tanto caro al governo Sloveno; dall’altra si assicura così il placet dei vicini sul progetto del Rigassificatore, tanto caro a Governo e Gas natural. Inoltre le rassicurazioni  sull’impianto di rigassificazione fornite dall’Italia alla Slovenia appaiono decisamente risibili rispetto alla dimensione delle problematicità che invece investono il diritto alla salute dei cittadini e la preoccupante insicurezza dell’impianto proposto da Gas Natural, come già fatto notare in più occasioni dalla comunità scientifica triestina».

«La Gas Natural –continua il dipietrista - deve ancora presentare delle modifiche al progetto in linea con le prescrizioni  contenute nel decreto di Via che risale al luglio 2009. Sul progetto pendono numerosi ricorsi al Tar da parte di varie amministrazioni locali (Muggia, San Dorligo della Valle e Capodistria) e di numerose associazioni per la tutela del territorio (Wwf, Italia nostra, Greenaction Transational).  Questo accordo – conclude Corazza – non serve a tutelare i diritti più importanti dei cittadini, ma soltanto gli interessi, per lo più economici, di grandi gruppi industriali e dei Governi interessati ai benefici finanziari che ne derivano».

 

In seguito all’incontro bilaterale Italia-Slovenia al quale hanno partecipato i Ministri dell’ambiente dei rispettivi paesi, che, anche nell’ottica di un ritorno dell’Italia allo sviluppo di energia nucleare voluto dal Governo Berlusconi,  hanno stabilito un accordo tra i due Governi affinchè attuino reciproche attività informative, Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Friuli Venezia Giulia, interviene ricordando che sul territorio della Regione sono presenti impianti che attualmente costituiscono un grande rischio per la cittadinanza. 
«Un accordo di questo tipo – spiega Corazza, riferendosi a quanto emerso dalla riunione dei due ministri – per quanto rappresenti un piccolo passo in avanti, fa emergere ancora una volta la concreta volontà dell’Italia di dotarsi dei pericolosi impianti di produzione di energia nucleare, su cui la popolazione italiana si è già espressa negativamente in passato. Oltretutto – continua Corazza –, se il problema della sicurezza sta davvero a cuore ai nostri governanti – non si capisce perché vengano messe in secondo piano tutte le problematiche urgenti che investono attualmente gli impianti a rischio situati nella provincia di Trieste». «Come già noto, un’inchiesta della Digos per conto della Procura della Repubblica di Trieste ha fatto emergere un quadro di degrado istituzionale rispetto all’attuazione delle direttive comunitarie in materia di prevenzione e sicurezza, che prevedono l’obbligo per lo Stato di predisporre Piani di emergenza a tutela della popolazione potenzialmente esposta a eventi incidentali negli impianti nucleari. E’ su queste basi - conclude - che sarebbe necessario un forte intervento delle istituzioni affinché si diminuiscano il più possibile – laddove non possano essere eliminati del tutto - i rischi per la popolazione che vive nei luoghi adiacenti a questo tipo di impianti»





AJAXed with AWP