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Tiene ancora banco la questione energia nucleare sollevata mercoledì scorso dal presidente della Regione renzo Tondo. Ieri ad esternare sono state soprattutto le opposizioni. Decisamente critico il capogruppo Idv in Consiglio Regionale Alessandro Corazza: «Le dichiarazioni di Tondo – spiega il capogruppo in consiglio regionale Alessandro Corazza - sebbene esprimano il diniego all’ipotesi di costruire una centrale nucleare sul nostro territorio regionale a causa soprattutto delle condizioni idrogeologiche della regione, svelano la sua totale apertura a tutte le fonti di energia, compresa quella nucleare. Una posizione, quella del presidente, che non tiene in minima considerazione i rischi e i pericoli connessi alla produzione di energia nucleare».

Corazza interviene anche circa l’ipotesi di collaborare con la Slovenia per il raddoppio della centrale nucleare di Krsko. «Tondo si dimentica delle 74 raccomandazioni fatte dall’Unione Europea e tuttora non adempiute. La centrale di Krsko è di seconda generazione, al pari di quella di Cernobyl».

 

m'illumino di menoIn occasione della sesta edizione di “M’illumino di meno”, la giornata nazionale del risparmio energetico che vedrà migliaia di persone coinvolte in una festa dell’energia pulita, il gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori ha annunciato un’interpellanza alla giunta regionale. Nello specifico si  chiedono i motivi del ritardo dell’emanazione del regolamento previsto dalla legge 15 del 2007 “Misure urgenti in tema di contenimento dell’inquinamento luminoso, per il risparmio energetico nelle illuminazioni per esterni e per la tutela dell’ambiente e dell’attività svolta dagli osservatori astronomici”.  Nella legge si prevede che l’amministrazione regionale sia autorizzata a concedere contributi ai Comuni per la predisposizioni dei piani comunali di illuminazione, nonché concedere contributi ai soggetti pubblici per l’adeguamento degli impianti di illuminazione stradale con elevate efficienze che minimizzino le potenze installate e massimizzino le interdistanze tra gli apparecchi di illuminazione. La legge prevedeva che entro centottanta giorni dalla sua entrata in vigore la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’ambiente, adottasse apposito regolamento recante i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi. 
«Fin’ora il regolamento non è stato mai emanato – ha spiegato il capogruppo dell’Idv Alessandro Corazza – ed è nostra intenzione chiedere alla giunta i motivi di tale ritardo».

L’interpellanza verrà presentata il 12 febbraio proprio in concomitanza con la giornata nazionale del risparmio energetico. “M’illumino di meno” nacque come un invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico”, e ora si trasforma nell’invito a utilizzare le energie pulite: nelle piazze spente di tutta Italia si accenderanno luci virtuose alimentate a energia rinnovabile o dimostrazioni creative di consumo efficiente, per testimoniare il passaggio da un sistema ormai al collasso a una “gestione più illuminata del nostro futuro”». Ed è proprio in quest’onda che dipietrista va oltre il contenuto dell’interrogazione e rilancia: «Chiediamo – aggiunge - che venga fatto un gesto di responsabilità verso l’ambiente e che si manifesti concretamente la volontà di incentivare il risparmio energetico seguendo le direttive europee con riferimento al pacchetto clima-energia 20-20-20. Pertanto ritentiamo opportuno che venga ripristinato un apposito capitolo di spesa nella prossima variazione di bilancio, per poter garantire almeno la realizzazione da parte dei comuni del Piano Regolatore sull’illuminazione comunale che dia l’esatto stato di fatto delle reti e le priorità su cui intervenire».

 

Arriva da Roma il No al nucleare che l’Italia dei valori ha deciso di lanciare anche in regione. In occasione del congresso nazionale che ha visto riconfermato alla guida del partito Antonio Di Pietro, l’Idv del Friuli Venezia Giulia conferma la propria contrarietà alle centrali nucleari e rilancia il tema annunciando una raccolta firme per un referendum:

«Mentre il governo – spiega Paolo Bassi, coordinatore regionale Idv - ha approvato il decreto legislativo per individuare i siti delle centrali nucleari e il presidente della regione Tondo ha dato la disponibilità della regione Friuli Venezia Giulia (visto che tra i siti possibili vi sono Monfalcone e la zona di Spilimbergo), l’Italia dei valori ha già presentato il quesito referendario per impedire questa scelta folle, dire no al nucleare e sì agli investimenti sulle energie rinnovabili». «Gli italiani – continua il dipietrista - avevano già espresso la loro contrarietà nell’87 e lo ribadiranno con il nostro referendum. Il nucleare è una scelta costosa e pericolosa che condanna l’Italia all’arretratezza e ci riporta indietro di vent’anni ad una tecnologia superata, nociva e fallimentare». Come fatto per il Lodo Alfano l’Italia dei valori vuole rimettere nelle mani dei cittadini una decisione della quale non fu neppure fatta menzione nella campagna elettorale di chi ora governa e che va addirittura contro una precedente consultazione popolare che diede un risultato del 71% . Il quesito è già stato annunciato e ha lo scopo di chiamare i cittadini ad assumersi responsabilità importanti che peseranno sul loro futuro e su quello delle prossime generazioni.
Dal gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori interviene anche il capogruppo Alessandro Corazza:  «Anzichè ritornare su scelte che appartengono ormai al passato – aggiunge - bisognerebbe puntare con decisione sul rilancio delle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo già in linea con quanto richiesto dal pacchetto clima-energia “20-20-20” che vuole appunto, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica e l’aumento del 205 dell’efficienza energetica e delle fonti di energia alternativa».

«Contro l’infezione nucleare che ci vogliono propinare – conclude Bassi – ci difenderemo con un referendum, che intendiamo portare nelle nostre piazze a partire da Aprile e che ci vedrà impegnati in prima linea nei prossimi mesi, per dimostrare che gli italiani e i friulani non vogliono tornare indietro ma guardare al proprio futuro». 

FANNA. Il presidente del gruppo regionale di Italia dei valori, Alessandro Corazza, si è fatto promotore di un ordine del giorno, sottoscritto anche dal collega Piero Colussi dei Cittadini, relativo al progetto di bruciare combustibile da rifiuto nei forni della cementeria di Fanna. Nel documento si chiede l’impegno dell’esecutivo regionale ad avviare l’iter necessario «per integrare l’attuale procedura di autorizzazione integrata ambientale con le disposizioni previste dalla valutazione di impatto ambientale e con una valutazione di accumulo delle emissioni prodotte dalle attività produttive del territorio». Inoltre, si rileva la necessità di eseguire «una valutazione dello stato attuale di inquinamento del suolo (il cosiddetto “studio del bianco”) coinvolgendo in modo ufficiale anche il Comune di Maniago e sospendendo almeno sino al termine del procedimento di valutazione ogni attività di utilizzo del Cdr-q da parte della Cementizillo».
L’ordine del giorno si arricchisce anche della richieste di sollecitazione della Regione nei confronti dell’Arpa, affinché disponga «la rapida collocazione di una centralina di rilevamento delle più importanti sostanze inquinanti emesse in seguito alla combustione di Cdr-q mediante centralina ai camini e in postazione fissa lungo la direttrice dei venti prevalenti nella frazione di Campagna di Maniago».
«Riteniamo d’obbligo che per questioni che mettono a rischio la salute dei cittadini e dei loro figli – ha dichiarato il capogruppo in Regione dell’Idv Alessandro Corazza – vengano attuate le misure necessarie a garantire la massima prudenza e sicurezza. Per questo abbiamo raccolto l’appello del Comune di Maniago e abbiamo chiesto alla giunta regionale di attivarsi per effettuare la valutazione di impatto ambientale, procedura che tutela l’interesse pubblico dei cittadini. Resta comunque allarmante la volontà di continuare sulla strada di bruciare i rifiuti quando sarebbe opportuno e più ecosostenibile spingere sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata e sul riciclo». (l.v.)

IL MESSAGGERO VENETO, 19 dicembre 2009, pag 13

Un grave danno alla fauna selvatica verrà inferto, secondo il presidente del gruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, dall’art. 3 comma 4 della legge finanziaria che prevede che in alcune Zone Cinofile sia consentito l’abbattimento della fauna cacciabile anche al di fuori della stagione venatoria. Le Zone Cinofile - quelle aree individuate per l’addestramento dei cani da caccia nell’ambito delle Riserve - diventeranno una  zona franca dove gli animali liberati dagli allevamenti, che giuridicamente diventano appunto fauna selvatica, potranno essere uccisi in qualsiasi periodo dell’anno.
I pericoli sono evidenti, poiché inevitabile sarà il disturbo provocato da queste attività in particolari periodi, ad esempio quello riproduttivo, periodo ordinariamente di chiusura della caccia.
«E’ incredibile – ha aggiunto il dipietrista- come questa maggioranza non perda mai occasione per infilare anche in leggi che dovrebbero avere esclusivamente carattere finanziario, emendamenti che liberalizzano la caccia, addirittura contraddicendo la relativa legge quadro».
 Il Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori giudica nettamente insufficiente la politica di spesa destinata ai parchi e alle risorse naturali presenti nel territorio regionale. Il vicepresidente del Gruppo, Enio Agnola, accogliendo  l’appello venuto dal Wwf regionale ha proposto una serie di emendamenti  nel tentativo di rendere meno pesanti i gravi tagli operati rispetto ai fondi stanziati nel 2009.
«Una diminuzione – ha dichiarato il consigliere - che tocca anche il 90% delle risorse degli scorsi anni». Insufficiente il tentativo di correggere il tiro, da parte della maggioranza, con degli emendamenti che hanno alzato di poco i fondi. Per l’Italia dei Valori «viene di fatto smantellata, con una contrazione dell’80% dello stanziamento, la rete di tutela ambientale presente in Friuli Venezia Giulia, già sottodimensionata rispetto alla media nazionale».
«Il taglio – ha aggiunto Agnola – non avrà soltanto ricadute di mera natura ecologica, ma interesserà anche l’aspetto occupazionale: ne risentirà il lavoro di produzione delle strutture espositive e didattiche a livello europeo, come i centri visite, che dovrebbero richiamare e mettere in moto l’economia locale e che invece ora rischiano di essere chiusi». 

Lo scorso 2 ottobre il Consiglio dei Ministri ha impugnato, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, la legge regionale n.13 del 30 luglio 2009 che detta disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Regione derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Unione Europea (c.d. legge comunitaria).

In sostanza, il Governo punta il dito contro alcuni punti della legge che invaderebbero la competenza esclusiva statale, come la determinazione delle specie cacciabili, preclusa alla competenza regionale. Tra le norme impugnate, anche quella che sottopone l’intera Regione Friuli Venezia Giulia al regime giuridico della zona faunistica delle Alpi, limitando la quota di territorio da destinare a protezione della fauna selvatica.

«Ancora una volta – ha commentato il Consigliere regionale di Italia dei Valori-Cittadini Alessandro Corazza, che da relatore di minoranza della legge aveva a suo tempo avvertito proprio sul rischio di incorrere all’impugnativa davanti alla Corte Costituzionale – il centrodestra produce leggi che, una dopo l’altra, infrangono le regole del sistema e prefigurano la volontà di porsi, sistematicamente, oltre e al di là di ogni legislazione, sia essa nazionale o comunitaria». Già nel maggio scorso la Corte Costituzionale aveva bocciato diverse previsioni della legge regionale sulla caccia e cioè dimostra che la Regione sapeva perfettamente di legiferare al di fuori delle proprie competenze.

«Il tutto – ha continuato Corazza - per favorire la lobby della caccia, che già nella precedente legislatura si era ritrovata confezionata una legge che aveva costretto l’allora Governo Prodi a impugnarla».

Corazza accende la luce su quella che – a suo parere - è una sorta di trasversalità dei partiti a favore della lobby della caccia: «Cambiano i governi ma la storia si ripete: i maggiori partiti del centro destra ma anche del centro sinistra sono disposti a infrangere le regole, mettendo peraltro in grave difficoltà la nostra Regione che dovrà ora affrontare il problema a livello giuridico, pur di avvantaggiare una categoria – quella dei cacciatori – che evidentemente è più preziosa per loro del rispetto delle leggi e della salvaguardia della fauna regionale».

«Sarebbe quantomeno opportuno – conclude il dipietrista – che mentre l’assessore Violino pensa come risolvere i problemi di incostituzionalità della norma, venga temporaneamente sospesa l’attività venatoria nel Friuli Venezia Giulia, visto che, alla luce di questi sviluppi, al momento è evidente che si stia svolgendo in regime di illegalità»





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