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Il Consigliere regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ha depositato un’interrogazione urgente sulla questione del cosiddetto “pollo alla diossina”, che troverà risposta nella seduta del Consiglio regionale prevista per la prossima settimana. Le analisi di laboratorio, effettuate su un pollo ruspante nato e cresciuto in un’aia della frazione di Campagna, in Comune di Maniago (PN), erano state disposte dai comitati “Sì al riciclo totale”, “Campagna pulita”, “Sos San Lorenzo”, “Cittadini per l’ambiente”, e sono ora in mano ai carabinieri del Nas di Udine, alla Commissione europea di Bruxelles e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma. Esse avevano rivelato il superamento dei tenori massimi del regolamento Ce 1881/2006 sia per Pcdd/f (cosiddetto “diossina”) che per Pcb diossina-simili.

In particolare, il capogruppo dell’Idv in Regione interpella la Giunta per sapere «quali azioni intende svolgere per acclarare l’eventuale presenza di diossina oltre ai limiti di legge su animali, terreni ed esseri umani nell’area di Campagna e nei comuni limitrofi e, nel caso i dati fossero confermati, cosa intende fare per tutelare la salute dei cittadini che vivono nel territorio interessato e per evitare forme di contaminazione che potrebbero interessare una scala più ampia di consumatori, anche al di fuori dell’Italia».

L’Italia dei Valori si era occupata della vicenda già nei giorni scorsi per mezzo del Parlamentare europeo Andrea Zanoni, che aveva preso contatti con i firmatari della denuncia per affrontare la questione a Bruxelles. A Zanoni è già stata inoltrata la documentazione del caso e non è esclusa un’interpellanza alla Commissione europea (del resto lo stesso esposto è stato consegnato ai carabinieri del Nas di Udine e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare).

«Va fatta immediatamente chiarezza – ha dichiarato Alessandro Corazza – su un fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo e comporterebbe la messa in atto urgente di tutti gli accorgimenti precauzionali per evitare che le conseguenze siano disastrose, e la ricerca delle responsabilità. La zona coinvolta era già sotto osservazione in quanto interessata da emissioni maleodoranti e dalle attività degli stabilimenti industriali di Fanna. Anche per questo è quanto mai opportuno che si diano al più presto risposte ai cittadini che, anche e non solo per questa vicenda, vivono in perenne allarme a causa di una mai risolta questione ambientale e suppliscono alle mancanze di chi dovrebbe vigilare, controllare e agire a tutela dell’ambiente e della salute umana».

Respinta in Consiglio regionale la mozione (n. 92) presentata dall’opposizione che chiedeva di prendere atto dell’esito del referendum sul nucleare del 12 e 13 Giugno scorso bloccando il raddoppio della centrale nucleare di Krsko e vincolando la Giunta a fare un Piano regionale per l’emergenza nucleare nonché un nuovo Piano Energetico Regionale.

Approvate invece le due mozioni speculari di Camber (PDL) e Sasco (UDC) che chiedevano gli stress test su Krsko.

La mozione n. 92 è stata illustrata in Aula dal capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, primo firmatario della stessa, proprio per vincolare innanzitutto la Giunta a dare attuazione a quanto i cittadini hanno deciso il 12 e 13 giugno 2011 col referendum contro il ritorno al nucleare, promossi proprio dall’Italia dei Valori con banchetti in tutta Italia: «La mozione – ha dichiarato Corazza – chiedeva: la dismissione della centrale nel più breve tempo possibile; un nuovo Piano energetico regionale per promuovere le energie rinnovabili; lo sviluppo di un piano regionale d’emergenza da attuarsi in caso di incidente nucleare; l’effettuazione degli stress test alla centrale di Krsko per verificarne l’effettivo livello di sicurezza ».

«Ma ancora prima - conclude Corazza – la mozione chiedeva alla Giunta Tondo di recepire in Regione l’esito referendario: il referendum è l’ultimo treno che passa per Tondo per poter cambiare linea politica rispetto al raddoppio, da lui auspicato, della centrale di Krsko, senza perdere la faccia. Il Presidente della Regione ha infatti rotto l’asse europeo che chiedeva la dismissione di Krsko, aperto al raddoppio ipotecando per i prossimi decenni la sicurezza dei cittadini della nostra Regione, ma è stato tagliato fuori dall’operazione economica, visto che la Slovenia ha chiaramente dichiarato che farà, ma da sola. Oggi il referendum gli avrebbe dato la scusa, ma anche la forza democratica, per affermare la contrarietà al raddoppio, mettendo in sicurezza i cittadini della regione. E’ da irresponsabili irridere e non tenere minimamente conto, come fa la maggioranza regionale, dell’esito referendario e della sicurezza dei cittadini, sottovalutando un argomento che Fukushima dimostra essere più attuale che mai ».

Con un’interrogazione urgente il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale Alessandro Corazza ha chiesto all’Assessore Violino di relazionare in merito al monitoraggio e alle azioni messe in piedi dalla Regione per controllare che non vengano uccisi più di 5 esemplari di Coturnice. Debole la risposta dell’Assessore Violino, che si è limitato a indicare le procedure di controllo ma senza fornire il numero di capi già abbattuti né rispondendo alle questioni sollevate da Corazza in merito alla difficoltà di far rispettare realmente il limite numerico dei capi indicati.

«Il fatto che l’assessore – ha commentato Corazza – abbia glissato sul numero di capi fin’ora abbattuti, conferma le difficoltà sollevate riguardo la fase di monitoraggio, e ci lascia pensare che alla fine gli esemplari uccisi saranno molti di più».

«Questo perché la normativa – spiega Corazza -, modificata un anno fa con la legge di manutenzione, ha abolito l’obbligo per i cacciatori di segnare immediatamente sul tesserino di caccia il capo abbattuto, rendendolo obbligatorio solo a fine giornata, facendo diventare quindi ancor più difficile un controllo sui capi realmente abbattuti. L’assessore Violino dovrebbe pensare a salvaguardare la fauna procedendo con la chiusura della caccia a questa specie, piuttosto che al pensare al "sapore della carne della coturnice", sgradevole battuta con la quale ha aperto il suo intervento di risposta».

Leggi il testo dell’interrogazione

Leggi il testo della risposta dell’Assessore

Con una interrogazione urgente, che troverà risposta mercoledì, il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale Alessandro Corazza ha raccolto l’appello di Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf che nei giorni scorsi aveva fatto notare alcune incongruenze rispetto al permesso concesso per la caccia alla rara specie della Coturnice.

«Atteso che è stato concessa la possibilità di abbattere un totale di 5 capi nelle riserve del tarvisiano, della Carnia e della Pedemontana, com’è possibile controllare che non ne vengano uccisi più di 5 nella stessa giornata?» La normativa peraltro, modificata un anno fa con la legge di manutenzione, ha abolito l’obbligo per il cacciatore di segnare immediatamente sul tesserino di caccia il capo abbattuto, rendendolo obbligatorio solo a fine giornata, facendo diventare quindi ancor più difficile un controllo sui capi realmente abbattuti. Attualmente in Regione vivono 880 esemplari di coturnice di cui solo 445 in età pre-riproduttiva, e quindi meno di 225 coppie.

«Quali azioni ha intrapreso la Giunta – ha chiesto Corazza – per assicurare che venisse rispettato il limite dei 5 capi abbattuti, anche in termini di comunicazione alle e tra le riserve e i cacciatori?».

L’interrogazione si conclude con la richiesta da parte dell’esponente dell’Italia dei Valori che «nel caso il numero non fosse stato ancora raggiunto e se si confermasse l’impossibilità di un controllo puntuale che permetta di limitare la quantità di capi abbattuti a quello previsto, di procedere con la chiusura anticipata della caccia alla specie coturnice».

L’Italia dei Valori si schiera a favore del Centro didattico naturalistico di Basovizza (TS), annunciando un emendamento che lo tuteli nella prossima legge finanziaria regionale.

«Presenteremo un emendamento per evitare che il Centro sia cancellato o ne sia cambiata la gestione – ha dichiarato Alessandro Corazza, presidente del Gruppo dell’Italia dei Valori – mettendo nero su bianco quindi l’importanza del Centro che opera nella documentazione e divulgazione in materia forestale e ambientale e che deve continuare ad essere gestito da quel personale forestale che l’ha creato e lo sta mandando avanti con grande impegno. Chiederemo a tutte le forze di maggioranza ed opposizione di sostenere il nostro emendamento, perché il Centro è un punto importante di conoscenza naturalistica per gli studenti di tutta la regione».

«Le notizie ufficiali, ad oggi, dicono che il Centro dal 1 novembre non sarà più attivo per mancanza di addetti. Ma anche se la sua gestione venisse affidata ad altro personale con competenze minori di quello forestale, – conclude Corazza – sarebbe comunque uno spreco enorme di un patrimonio regionale. E’ per questo che è opportuno che si tengano giù le mani da un’eccellenza regionale come questa».

L’Italia dei Valori ha riconfermato il suo grande impegno sui temi ambientiali. Sono passate infatti tre proposte avanzate dal Gruppo dell’IDV che stanziano risorse per la tutela dei biotopi naturali, 32 aree di estremo valore naturalistico individuate in aree esterne ai parchi e alle riserve naturali, per la salvaguardia dell’albanella minore, rapace diurno a grave rischio estinzione in regione, e per garantire ai possessori dei prati stabili gli indennizzi previsti per legge oggi mancanti, venendo anche incontro alle istanze segnalate dalle associazioni ambientaliste.

Accolto anche un sub-emendamento a firma Corazza e Agnola che, all’interno della norma che finanzia lo sviluppo dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche del Friuli Venezia Giulia mediante l’utilizzo dei lavoratori precari della scuola, dà priorità ai finanziamenti dei progetti che hanno come destinatari scuole di montagna, scuole a tempo pieno e il prolungamento del tempo scuola. «Sono soddisfatto – dichiara Alessandro Corazza – perché con questa norma viene data una prima risposta ai tagli al tempo scuola imposti dalla riforma gelmini che ha messo in difficoltà molti genitori»

Negativo invece il commento di Alessandro Corazza sulla vicenda dell’ospedale di Pordenone: «Abbiamo assistito al classico teatrino della politica in cui si sono susseguiti emendamenti per finanziare prioritariamente il polo ospedaliero di Pordenone ed emendamenti per dare priorità all’ospedale Cattinara di Trieste, ma senza nuovi stanziamenti per le due opere. Che la coperta fosse corta l’avevamo già appreso da mesi; dopo le tante promesse fatte in campagna elettorale ci saremmo aspettati un atto di coerenza che invece continua a mancare. Una ragione in più per ribadire che la soluzione più perseguibile rimane il vecchio nonché unico progetto di rimodernizzazione del nuovo ospedale di Pordenone nel sito attuale».



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