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Il Governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale anche le nuove norme regionali sull’accesso al welfare, quelle che consentono la fruizione dei benefici a chi sia residente in Friuli Venezia Giulia da non meno di 24 mesi, perché ritenute "discriminatorie". Duro il commento del capogruppo dell'Italia dei Valori in Regione Alessandro Corazza, che sulla vicenda aveva anticipato la decisione dell'impugnazione già quando la legge fu modificata in Consiglio regionale proprio al fine di superare i rilievi del governo (vedi comunicato stampa allegato del 22 novembre 2011). «Avevamo avvertito che, così come riformulata, la legge sarebbe stata ancora discriminatoria e passibile di impugnazione, e ora, puntualmente, alla nostra Regione è stata certificata l'ennesima violazione dei diritti civili. Ora qualcuno dovrà prendersi le proprie responsabilità, e non parlo soltanto della Lega Nord, ma anche del Presidente Tondo e della maggioranza che si è chinata ai capricci politici del Carroccio».

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Con un emendamento trasversale dell’ultimo momento alla Finanziaria 2012, a firma Pdl, Pd, Lega, Udc e Gruppo Misto, i Consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia hanno “blindato” l’assegno vitalizio e l’indennità e introdotto nuovi privilegi. L’Italia dei Valori si è opposta con durezza a questa operazione trasversale, presentando un contro-emendamento per abrogare totalmente e da subito i vitalizi e le indennità di fine mandato, bocciato però dal resto dell’Aula.

L’emendamento sui vitalizi, presentato in aula all’ultimo momento e illustrato furbescamente dai presentatori come fosse un taglio, è in realtà un aumento dei costi della politica e dei privilegi, non certo la loro cancellazione. Visto il momento storico di forte crisi in cui versa l’Italia, con che credibilità si porrà ora la nostra Regione nei confronti dei cittadini e del Governo Monti, se invece che abrogare una delle più clamorose ingiustizie di questo Consiglio regionale in maniera netta e senza trucchi, si sono addirittura aumentati i costi della politica regionale?

Con questo maxi-emendamento vengono inanzitutto slegate sia l’indennità dei consiglieri regionali che le spese a disposizione dei Gruppi consiliari da quelle dei parlamentari che a seguito delle manovre del governo Monti avrebbero subito un ingente taglio, legandole invece all’indennità dei consiglieri regionali che veniva percepita l’1 gennaio 2011, quando cioè la busta paga dei Consiglieri regionali era un po’ più alta dell’attuale. Una “messa in sicurezza” da nuovi tagli nazionali dell’indennità e dei soldi a disposizione dei gruppi Consiliari.

Abbiamo cercato di contenere la rimodulazione all’insù presentato un subemendamento che indicizzava l’indennità a quella attualmente in vigore, più bassa, ma senza esito positivo: l’emendamento è stato infatti bocciato da PDL, PD, Lega, UDC e Gruppo Misto (eccetto FLI). Ma l’aver slegato l’indennità dei Consiglieri da quella parlamentare e averla definita all’importo in vigore al 1 gennaio 2011, ha un effetto diretto anche sui vitalizi di chi è già in pensione e di chi ancora deve andarci: evitare che anche questi siano adeguati ai tagli romani.

Viene inoltre introdotta la possibilità per i Consiglieri regionali di optare o meno per il sistema contributivo a partire dalla prossima legislatura – evitando quindi, se vogliono, di versare la quota richiesta -, nonché la facoltà di farsi restituire tutto quanto versato, prima di iniziare a godere del vitalizio: una nuova discriminazione rispetto ai normali cittadini (che non possono fare un’analoga scelta ma sono obbligati dal sistema a versare i contributi).

Abbiamo proposto un contro-emendamento che cancellava totalmente vitalizi e indennità di fine mandato, recuperando i contenuti della proposta di legge già depositata ad agosto 2010 e bloccata dagli altri gruppi al “tavolo sui costi della politica”. L’emendamento è stato però bocciato trasversalmente da tutta l’aula.

La cosa più grave è però la conseguenza che produce questa norma. Nel poco tempo concessomi dal presidente, ho denunciato che andando a modificare la legge sull’assegno vitalizio si fa decadere definitivamente il referendum abrogativo, proposto da un comitato di cittadini di questa regione, che attualmente è all’esame del Tar per il ricorso sull’innammissibilità decretata proprio dal Consiglio regionale, con la contrarietà di IDV e pochissimi altri. In questo modo i Consiglieri regionali hanno eliminato quello che per loro rappresentava un problema non indifferente e questo è molto grave perché cancellano uno strumento democratico previsto dal nostro Statuto andando deliberatamente contro la volontà espressa dai cittadini. Un voto che avevo chiesto ai colleghi del PD di non fare, proprio a salvaguardia delle regole base di uno Stato di Diritto, richiamando la battaglia fatta congiuntamente in Parlamento da IDV e PD, contro la volontà dell’allora governo Berlusconi di far saltare il referendum contro il nucleare. Richiami risultati, alla fine, vani.

Le altre forze politiche avevano preteso un tavolo tecnico-politico dove ricondurre la discussione di tutti i provvedimenti di legge sui costi della politica, a partire da quello che sopprimeva proprio i vitalizi e l’indennità di fine mandato proposto dall’Idv già nell’agosto 2010. Tavolo sancito anche da un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale nella scorsa sessione di assestamento di bilancio nel luglio 2011 che prevedeva che la questione dei vitalizi sarebbe stata affrontata con priorità sul resto. Prendiamo invece atto che gli impegni assunti ufficialmente dagli altri gruppi non hanno evidentemente valore perché sono stati smentiti dai presentatori di questo emendamento, portato direttamente in Aula. Un tecnicismo che oltre a togliere credibilità ai proponenti, ha soffocato la discussione e quindi la possibilità di affrontare compiutamente il tema (i tempi di intervento in Aula sono severamente contingentati) quasi si volesse far passare in sordina l’operazione.

Un vero peccato, segno che la Casta regionale non è in grado di fare uno scatto d’orgoglio e giustizia sociale, mettere da parte i propri conflitti d’interesse, e spogliarsi degli ingiusti privilegi.

Alessandro Corazza


Documenti in allegato:

- 16 Bis 1
16 Bis.0.1
16 Bis.0.2
16 Bis.0.0.1
I voti degli emendamenti

Si è tenuta ieri in Consiglio regionale la discussione sulla proposta di legge di riduzione dei Consiglieri regionali. Il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, relatore di minoranza della legge, ha rappresentato la posizione dell’Italia dei Valori, criticando come in realtà si stia affrontando il tema della riduzione della rappresentanza democratica, anziché quello dei costi della politica, per i quali si poteva procedere subito, con legge ordinaria, al taglio delle indennità.

«I partiti maggiori – ha detto Corazza in aula – si mascherano dietro il populismo del taglio dei Consiglieri regionali, ma così facendo tengono fuori di fatto i giovani, le donne e la società civile, consegnando per sempre la politica a quei politici campioni di preferenze che non avranno problemi ad essere rieletti grazie al radicamento che si sono garantiti in anni e anni di mandati, concentrando ancora di più il potere su di essi. Con questa legge la classe politica diventerà ancora più una casta e sarà ancora più lontana dai cittadini. Quello che denunciamo è che si siano volute accantonare di proposito le misure concrete di riduzione dei costi della politica e dei privilegi, come la cancellazione dei vitalizi, sul quale il nostro gruppo ha depositato una proposta di legge già nell’agosto del 2010, o la riduzione delle indennità e dei rimborsi spese dei Consiglieri, senza dare vere risposte alla crisi di credibilità che sta vivendo la politica, che è quotidianamente investita, ad esempio, da leggi ad personam, interessi personali, compravendita di parlamentari e assenza di etica».

Toni molto accesi durante la discussione in aula della legge sui requisiti per l’accesso al welfare. Il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ha giudicato insufficienti le modifiche introdotte in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato discriminatoria la normativa, avvertendo: «Così come riformulata, la legge è ancora passibile di impugnazione, in questo modo la nostra Regione rischia l’ennesima figuraccia».

L’attacco di Corazza si è concentrato soprattutto verso il gruppo della Lega Nord: «Il Carroccio – ha detto – è responsabile di forzare la mano in sede legislativa per puri scopi elettoralistici, sfornando norme che vanno a soddisfare gli istinti più bassi della nostra società e che sfociano nella discriminazione. Farlo, sapendo bene che ciò comporterà l’impugnazione della legge con i conseguenti costi in termini economici e di risorse, come già avvenuto più volte, rivela uno scarsissimo senso di responsabilità politica e un perverso modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica. Peggio ancora se gli effetti di tali strategie finiscono per essere subiti dai Comuni che, applicando la legge, si ritrovano a dover pagare le spese giudiziarie contro chi giustamente presenta ricorso e lo vince. A pagare i danni non dovrebbero essere i Comuni e neppure la Regione, dovrebbe pagare la Lega Nord».

«E’ impensabile – ha concluso Corazza – che un partito di governo non si prostri alla legalità, mettendo invece la propria volontà politica sopra i principi democratici entro i quali l’azione politica andrebbe ricondotta. Non si può continuare ad accettare delle violenze come quelle che si stanno perpetuando all’interno della maggioranza. I diritti non sono derogabili, non si contratta sui principi sanciti dalla Costituzione. In uno Stato di diritto le sentenze si accettano e si attuano, non c’è spazio per altri ragionamenti politici».

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Si è tenuta oggi l’analisi in V Commissione delle proposte di legge sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali. Alessandro Corazza ha rappresentato alla commissione la posizione dell’Italia dei Valori, criticando come in realtà si stia affrontando il tema della riduzione della rappresentanza democratica, anziché quello dei costi della politica.

«Se l’obiettivo è quello di tagliare i costi - ha spiegato Corazza – allora sarebbe bastato tagliare le indennità e cancellare i vitalizi. Se invece doveva essere una risposta alla crisi della politica, anziché risolverla la si aggrava. Si maschera da riduzione dei costi della politica una manovra che invece altro non farà che rafforzare la "casta": Riducendo il numero dei consiglieri regionali si allontanano ulteriormente la società civile, le donne e i giovani dal palazzo a favore dei professionisti della politica che hanno guadagnato posizioni di potere consolidate nel tempo, a volte in maniera clientelare, che gli permettono di continuare ad essere gli unici eletti».

«Si va a modificare lo Statuto regionale, che è la carta fondamentale sulla quale si basa la nostra Regione, sull’onda delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Tondo, che avevano tutta la parvenza di inseguire un facile consenso elettorale, non tenendo conto dei motivi che hanno determinato l’attuale assetto, come ad esempio:

  • le maggiori competenze di una Regione a statuto speciale come la nostra (sanità, trasporti, enti locali) rispetto a quelle a statuto ordinario, per cui il criterio demografico non è sufficiente;
  • l’auspicata abolizione delle province che determinerà il trasferimento di ulteriori competenze alla regione e ai comuni;
  • la funzionalità del Consiglio regionale, che avendo meno consiglieri disponibili a partecipare ai lavori delle numerose commissioni produrrà un rallentamento dei lavori e una minore qualità degli stessi;
  • l’esigenza di ricambio generazionale e della classe politica, garantita dal limite ai mandati e dalla possibilità concreta per tutti i cittadini di poter essere eletti».

Rimandata alla decisione del “Comitato ristretto” anche la richiesta, presentata nella mattinata dal Capogruppo IDV Corazza, di ristabilire in V Commissione delle nuove priorità per l’esame dei provvedimenti afferenti i costi della politica, visto che il tavolo sui costi della politica non aveva dato un parere unanime sulle stesse. Il Capogruppo dell’IDV aveva infatti chiesto, anche a fronte dell’instabilità del Governo nazionale e delle dichiarazioni rese dal Presidente Tondo in merito ad un possibile voto anticipato nel 2012, di partire con l’analisi dei provvedimenti che il Consiglio regionale potrebbe votare in autonomia legiferando entro l’anno (come la soppressione dei vitalizi, la riduzione dell’indennità e del rimborso spesa, ma anche la riduzione degli assessori esterni) e di prendere in esame successivamente l’analisi delle proposte di modifica del numero dei Consiglieri regionali che richiederebbero invece l’intervento di un Parlamento sempre più in odore di rinnovo. La c.d. “legge voto” necessita infatti di tempi lunghi: oltre all’analisi del Comitato ristretto, della V Commissione e l’approvazione del Consiglio regionale, serve anche un doppio voto, da tenersi a distanza di tre mesi l’uno dall’altro, di Senato e Camera dei Deputati, sempre che la legislatura non si interrompa prima facendo decadere la proposta di modifica.

«Con questo teatrino – afferma Corazza – si preferisce “l’incerto” al “certo”, prendendo in giro i cittadini che attendono un segnale immediato e concreto sulla riduzione dei costi della politica».

A riprova della mancanza di concretezza di questa proposta di riduzione del numero dei Consiglieri, Corazza ha anche stigmatizzato l’assenza in Commissione di un rappresentante della Giunta, nonostante la questione della riduzione dei Consiglieri fosse stata proposta in Aula dal Presidente della Regione in persona andando a cambiare lo stesso programma elettorale della maggioranza.



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