Crisi democratica at



«Un quadro che, per certi aspetti, è grave e preoccupante». E’ questo il commento a caldo del Consigliere regionale Alessandro Corazza, capogruppo dell’Italia dei Valori, rispetto ai contenuti del Giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione per l’esercizio 2010 espresso dalla Corte dei Conti nella seduta tenutasi oggi nella sede del Consiglio regionale, preceduta dalla Requisitoria del Procuratore regionale Zappatori.
«Come già ricordato nei giorni scorsi per quanto attiene all’assestamento di bilancio 2011 che ha appena finito l’esame della I Commissione del Consiglio regionale,- ricorda il Consigliere – l’avanzo del 2010 è del tutto straordinario perché dovuto principalmente ad anticipazioni di entrate di esercizi futuri, che verranno quindi a mancare successivamente, e non ad entrate strutturate. Gli unici aspetti positivi sono il rispetto del patto di stabilità, cosa però che non si può dire anche per gli Enti locali della Regione, nonché l’abbassamento del debito, anche se quello potenziale, cioè che la giunta regionale è già autorizzata a fare, rimane tanto alto da destare comunque preoccupazione soprattutto per le generazioni future che si potrebbero trovare con molte risorse occupate per pagarne gli interessi».
«Il quadro politico che emerge è allarmante e sconsolante: un abuso dello spoils system che sostituisce di fatto i concorsi pubblici mortificando le professionalità, per non parlare delle leggi regionali che derogano i principi generali del nostro ordinamento permettendo che si registrino comunque atti di impegno di spesa di cui la Ragioneria contesta la regolarità o legittimità.
Nel settore dello sport e tempo libero, delega dell’Assessore De Anna, è mortificante doversi far dire per l’ennesima volta dalla Corte dei Conti che manca un quadro normativo completo ed omogeneo. Non è più accettabile che in questi settori il Consiglio regionale e la Giunta non affrontino la materia per potersi ritagliare, nell’incertezza e incompletezza del quadro, degli spazi di azione che vanno a colmare il loro interesse elettorale invece che a premiare oggettive situazioni di merito. Il sistema contributivo attuale è clientelare e va spezzato e riscritto da capo. E’ imbarazzante vedere che il Consiglio regionale non riesca ormai da anni a giungere da solo all’unica soluzione che metterebbe definitivamente in sicurezza i riparti, oggi passibili di ricorsi alla magistratura».
«Tra gli aspetti che devono destare più allarme tra i cittadini c’è senz’altro la vicenda della realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4, di cui la Corte dei Conti contesta, tra i tanti, l’incapacità programmatoria e realizzativa della Regione che non ha saputo, già dagli anni ’90, completare l’opera per la quale si è dovuto ricorrere alla nomina di un commissario straordinario per l’emergenza ai sensi della legge sulla protezione civile, nonché l’incertezza sull’effettiva disponibilità delle risorse finanziarie, che peraltro avrebbe dovuto stanziare lo Stato e non la Regione e Autovie Venete essendo l’opera inserita tra quelle che il CIPE considera strategiche, al pari del passante di Mestre». «Forse il Ministro Tramonti era a conoscenza di informazioni che non rendevano così immotivato l’annunciato (poi ritirato) taglio dei fondi a quest’opera» – dichiara il Consigliere, che prosegue – «il quadro delineato dovrebbe far rimettere in discussione gli incarichi del trio Tondo, Riccardi, Santuz che hanno la responsabilità politica di questa vicenda».
La Corte ritiene fuori controllo la spesa sanitaria, ma evidenzia anche il problema delle aziende partecipate dalla Regione che spesso hanno una gestione fuori bilancio che deroga ai principi di università e unicità che dovrebbe avere il bilancio regionale. Un’ultima nota dolente anche il ricorso, avvenuto in passato, ai derivati, che riserveranno amare sorprese alle future generazioni.
In conclusione, l’Italia dei Valori, per bocca del Capogruppo Alessandro Corazza, fa proprie, in toto, le indicazioni della Corte dei Conti e auspica che già nell’assestamento di bilancio che arriverà in Consiglio regionale a fine mese si possa dare un primo segnale positivo ai cittadini e affrontare quel contenimento dei costi della politica tanto auspicato dalla gente e garantire selezione e qualità dell’azione amministrativa della Regione, tagliando i carrozzoni, l’eccessiva burocrazia e le sacche di inefficienza».

Va giù duro il capogruppo in Consiglio regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza sul finanziamento di Friulia relativo al fallimento Fadalti, oggetto della riunione della I Commissione regionale tenutasi oggi. Non prende di mira il tipo di sistema di gestione di Friulia, duale o meno che sia, bensì l’etica di chi vi opera che «dovrebbe agire con indipendenza lasciando la politica fuori dalla porta».
«Non è accettabile che dietro a queste scelte si annidi lo spettro che alcune aziende meritevoli restino fuori dalla porta e altre, per il fatto di essere “dentro certi circuiti” – per dirla con un termine usato dal Presidente Snaidero – vengano invece beneficiate. Non ci deve essere spazio alle raccomandazioni trasversali dei partiti e dei poteri forti, ma va perseguito un modello liberale dando a tutti le stesse opportunità di beneficiare, di fronte ad un piano industriale qualificato, dell’aiuto economico di Friulia».
Per Corazza infine «Friulia deve puntare maggiormente sugli start-up e la promozione di nuove imprese, che in questo momento di crisi economica rappresenta il settore più strategico e vitale per il futuro della nostra Regione».

Riporto un articolo del Messaggero Veneto di domenica 13 marzo 2011 che fa emergere in maniera lampante la connivenza della politica nostrana col mondo degli affari, e che costano ai nostri cittadini milioni di euro, in Friuli Venezia Giulia al pari che in altre realtà.
E, anche se il giornale non lo dice chiaramente, dietro questa operazione c’è la mediazione del vertice regionale del PDL.
Queste persone non servono la collettività ma la usano per avvantaggiarsi personalmente. A prescindere dal colore politico, dobbiamo condannare questi comportamenti immorali e intrisi di conflitti d’interessi!

FADALTIPORDENONE Il paracadute della politica per il crac Fadalti. Prima cinque milioni di euro in un anno, messi a disposizione da Friulia (la spa regionale) per scongiurare la messa in liquidazione, ora una procedura di amministrazione straordinaria che formalmente è frutto di scelte fatte a Roma ma su cui aleggia l’ombra di Trieste.
Il rapporto con Friulia. Fadalti – gruppo che opera nel settore della commercializzazione di materiali per l’edilizia, 24 filiali nelle province di Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste, Treviso, Venezia, Belluno e 303 dipendenti (oggi 270) – è stata accompagnata da Friulia come avviene per molte imprese, ma ha potuto contare su un sostegno in termini economici che raramente la finanziaria ha riservato alle attività produttive regionali. Di più, come si legge nel verbale dell’assemblea ordinaria del 20 maggio scorso, convocata per approvare il bilancio 2009, Friulia spa era «titolare di una partecipazione azionaria pari al 6,8% del capitale sociale e titolare di diritto di pegno su partecipazioni azionarie pari al 47% del capitale sociale con diritto di voto». Friulia e quindi la Regione, negli ultimi due anni, era diventata socio di riferimento del gruppo.
La liquidazione. Il 4 ottobre scorso l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione volontaria la società. Al cda formato da Pietro Codognato Perissinotto (presidente), Giorgio Ghezzi (ad dal 7 gennaio 2010), Claudio Tatozzi e Dimitri Guarino, sono subentrati due liquidatori: Giorgio Ghezzi e Renzo Di Natale.
La Prodi bis. Dopo i tentativi naufragati di trovare un compratore che salvaguardasse impresa e occupazione, si è avviata la procedura per scongiurare il fallimento e ottenere l’amministrazione straordinaria (cosiddetta Prodi bis) ovvero una procedura commissariale che viene concessa a imprese dotate di almeno 200 dipendenti e afflitte da un rilevante indebitamento. Fadalti ha entrambi i requisiti: 270 (nel frattempo) dipendenti e un passivo di 89 milioni di euro, una voragine. L’obiettivo della procedura non è liquidare l’azienda, ma recuperarne l’equilibrio economico e finanziario mediante un programma di prosecuzione dell’attività che preveda la cessione o la ristrutturazione economicofinanziaria dell’impresa.
Commissario giudiziale. Nel momento in cui il tribunale ha dato avvio al periodo di valutazione preliminare alla scelta di attivare la procedura o dichiarare il fallimento, il Ministero dello sviluppo economico – come vuole la legge – ha nominato un commissario giudiziale, con il compito di indicare al tribunale la strategia del rilancio e convincere i giudici a concedere l’amministrazione straordinaria. Da Roma è arrivata al tribunale di Pordenone l’indicazione di Alfredo Paparo, revisore dei conti triestino, con diploma di maturità scientifica, non conosciuto nell’ambiente dei grandi fallimenti, ma sicuramente conosciuto dalla Regione (che, in quanto socia di maggioranza di Friulia, è diventata nel frattempo anche socio di riferimento di Fadalti): Paparo è presidente del collegio sindacale di Gestione immobili Friuli Venezia Giulia spa, società partecipata all’80 per cento dalla Regione.
L’amministrazione. Il piano presentato da Paparo a fine gennaio è stato accolto e il 15 febbraio il tribunale fallimentare di Pordenone ha avviato la procedura di amministrazione straordinaria. A quel punto la palla è passata nuovamente a Roma. Il Ministero dello Sviluppo economico ha nominato il commissario straordinario.
Tre commissari. Se negli ambienti giudiziari ci si aspettava la “promozione” del commissario giudiziale a commissario straordinario, come di prassi, dal governo è arrivata una nuova sorpesa. Accanto a Paparo sono stati indicati altri due commissari straordinari: tre commissari per tre compensi. Dice il decreto legge 270 del ’99 all’articolo 38: «Entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto che dichiara aperta la procedura, il Ministro dell’industria (ndr oggi sviluppo economico) nomina con decreto uno o tre commissari straordinari. In quest’ultimo caso, i commissari deliberano a maggioranza e la rappresentanza è esercitata congiuntamente da almeno due di essi». Aggiunge però che «la nomina di tre commissari è limitata ai casi di eccezionale rilevanza e complessità della procedura». Possibile che il caso Fadalti sia più complesso del caso Parmalat in cui il Ministero nominò un solo commissario?
Il caso Savino. Uno dei due commissari “aggiuntivi” è Renato Cinelli, presidente dell’ordine dei commercialisti di Pordenone, nomina dal sapore istituzionale. Il secondo, invece, è Luca Savino, commercialista e revisore contabile, di Trieste come Paparo e fratello dell’assessore regionale alle Finanze e alle partecipate Sandra Savino. Il commissario, poi, è compagno di studio e di vita di Anna Grava, professionista e nello specifico sindaco del collegio di Fadalti dal 30 giugno 2009 al 4 ottobre scorso. Dal 4 ottobre al 15 novembre nel collegio è subentrato, tra i sindaci, Federico Grava, fratello di Anna.
Il futuro. I legami pubblici e privati tra commissari e politica e tra commissari e Fadalti, rischiano di creare un pregiudizio sul loro operato. Oltre ad approvare il piano straordinario di cessione del gruppo (la strada per Fadalti sembra segnata in questa direzione), sono, infatti, chiamati a valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori della società: rappresentati dei cda che si sono succeduti, ma anche sindaci. Saranno liberi di farlo? A valutarlo sarà comunque il Ministero: per legge spetta infatti, ancora una volta, al potere politico la vigilanza sulla procedura.

Si è tenuta oggi al Caffè Tommaseo a Trieste la conferenza stampa aperta al pubblico sul tema “L’affaire rifiuti, da Napoli al Friuli Venezia Giulia”che ha visto la presenza di Francesco Barbato, deputato dell’Italia dei Valori ed ex Sindaco “anticamorra” di un Comune del napoletano, del capogruppo dell’IDV in Consiglio regionale Alessandro Corazza e dell’onorevole Carlo Monai.
Dopo il saluto del coordinatore provinciale dell’IDV di Trieste Mario Marin, Alessandro Corazza ha introdotto il tema degli interessi economici che gravitano attorno al tema dei rifiuti facendo suonare un campanello di allarme per la situazione anche nella nostra Regione.
Proprio la settimana scorsa in Consiglio regionale la Giunta aveva risposto ad un’interrogazione del Consigliere Corazza che aveva chiesto chiarimenti sul finanziamento di 20mila euro elargito da un’azienda che opera nel campo dei rifiuti per la campagna elettorale dell’assessore regionale Elio De Anna: l’accaduto, «benché legale, porta alla luce un conflitto di interessi e possibili commistioni tra la politica e il mondo degli affari». «Nel Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, licenziato proprio dall’assessore citato, – è la denuncia politica di Corazza – si promuove la produzione di combustibile da rifiuto – che la normativa nazionale oggi chiama CSS, combustibile solido secondario – che è proprio ciò di cui si occupa l’azienda finanziatrice, nonostante le Direttive europee indichino invece come strada maestra la massimizzazione del recupero di materia riservando la combustione (o recupero energetico) solo a ciò che non è più riciclabile (il CDR è invece formato anche da materie plastiche e carta)».
L’on. Monai ha sottolineato quelle che sono le implicazioni sanitarie e ambientali delle polveri sottili conseguenti  alle autorizzazioni che la regione rilascia a impianti industriali come la Ferriera di Servola piuttosto che l’ acciaieria-fonderia Cividale Spa o ai cementifici che bruciano rifiuti. «Un’emergenza sanitaria – afferma Monai – a cui va posta maggiore attenzione considerandola come priorità rispetto al perseguimento degli interessi economici».
Ha concluso la conferenza stampa l’intervento dell’on Barbato descrivendo le collusioni tra politica e affari presenti in Campania così come in altre regioni del sud Italia, dove però la malavita organizzata ha ormai da tempo scelto di entrare in politica e di investire il proprio denaro nel nord del Paese insediandosi  sempre di più nel tessuto produttivo ed economico. Un fatto che rappresenta un campanello d’allarme anche per i cittadini del FVG ai quali l’onorevole si rivolge prima di tutto affinché si vigili costantemente su un settore così importante come quello dei rifiuti. «Basta pensare che tutti i politici agiscano in buona fede –mette in guardia Barbato-. Nei maggiori partiti di centrodestra come in quelli di centrosinistra ci sono persone che perseguono i propri interessi economici prima dell’interesse generale, pertanto la miglior risposta che si può dare per porre freno a questo business fatto sulla pelle dei cittadini è quello di puntare alla strategia “rifiuti zero”, per fermare ogni speculazione».

Una nota tecnica riguardante il Piano regionale dei rifiuti affidata all’Assessore Brandi: così la Giunta ha cercato maldestramente di aggirare le scomode domande di Alessandro Corazza (IDV) che commenta: «La Giunta non ha difeso l’assessore»
Ci si aspettava un botta e risposta acceso tra la Giunta regionale e il capogruppo dell’IDV Alessandro Corazza sull’interrogazione urgente presentata da quest’ultimo in cui si chiedeva che azioni intendesse intraprendere la Giunta per recuperare la credibilità e porre al riparo la Regione da conflitti d’interesse a fronte del finanziamento ricevuto dall’Assessore De Anna, che ha licenziato il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, da parte della Geo nova che produce combustibile da rifiuto.
Ma, con “stupore” del proponente, la Giunta si è affidata ad una risposta “tecnica”, letta peraltro dall’Assessore Brandi in sostituzione del Vice Presidente Luca Ciriani, assente, non spendendo nemmeno una parola a difesa dell’Assessore De Anna e tralasciando completamente il cuore dell’interrogazione: l’inopportunità del finanziamento da quest’ultimo.
«Forse l’Assessore ha letto il foglio sbagliato» ha commentato sarcasticamente Corazza nella sua controreplica. «Non risponde nel merito dell’interrogazione, non spende nemmeno una parola in difesa dell’assessore De Anna che ha ricevuto il finanziamento dalla ditta Geo Nova, e parla solo del piano regionale di gestione dei rifiuti urbani che non era in oggetto. Emerge quindi un evidente imbarazzo da parte della Giunta che lascia in piedi e anzi conferma tutti i dubbi che ho sollevato».
«Dispiace poi constatare di essere stato l’unico esponente politico a sollevare una questione così importante: chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, in uno Stato di diritto, dovrebbe farlo nell’interesse generale, al riparo da ogni conflitti di interesse, proprio per garantire l’imparzialità e l’indipendenza e per scongiurare commistioni tra la politica e il mondo degli affari a danno dei cittadini. E questo vale sia per chi ricopre ruoli di governo, sia per chi è chiamato a rappresentare i cittadini facendo opposizione».
Corazza, nella sua controreplica, ha chiesto di valutare almeno l’opportunità di rivedere la norma regionale nel senso di inserire un’incompatibilità in capo agli assessori ad assumere deleghe riguardanti settori in cui operano ditte dalle quali hanno ricevuto finanziamenti.
Corazza critica infine la politica regionale sulla gestione dei rifiuti urbani citata a difesa dalla Giunta, evidenziando come «nello stesso Piano regionale si affermi la “massimizzazione del recupero di materia” e la possibilità di “recupero di energia [combustione] solo dalle frazioni non recuperate come materia” ma, nei fatti, si promuova la combustione del CdR che è formato per una parte proprio da plastiche e carta che dovrebbero invece essere recuperate come materie».
«Il diritto alla salute e la tutela dell’ambiente – conclude Corazza – non sono valori sui quali poter fare profitto a danno dei cittadini!»



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