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Enio Agnola e Alessandro Corazza intervengono in merito alla sentenza del tribunale di Udine che ha di fatto obbligato i comuni a disapplicare quella parte della legge regionale 11 del 2006, voluta dalla Lega Nord, che prevede il requisito della residenza decennale in Italia e quinquennale in regione per poter ottenere i contributi per la prima infanzia.

«Una sentenza che conferma quanto più volte detto in sede di discussione della legge, e smonta per l’ennesima volta un’altro caposaldo della Lega». Commenta così Enio Agnola, consigliere di Italia dei Valori, la decisione del tribunale di Udine che ha accolto un ricorso di un cittadino romeno contro il comune di Latisana. La sentenza mette di fatto al bando una parte importante della legge regionale voluta dalla Lega Nord e che impone il requisito della residenza decennale in Italia e quinquennale in regione per poter accedere ai benefici per la prima infanzia. «Per fortuna - ha detto Agnola -  il tribunale ha sancito che non si può fare della discriminazione sulla pelle dei bambini, che di qualsiasi nazionalità siano devono ricevere la migliore accoglienza possibile e non possono pagare le colpe o i preconcetti degli adulti».

«Ancora una volta - aggiunge il capogruppo Alessandro Corazza - la Lega Nord impone in Regione delle norme che poi si rivelano contrarie all’ordinamento europeo e quindi inapplicabili. L’avevamo detto in Aula ma il Carroccio ha voluto portare avanti a testa bassa quello che ad oggi è risultato essere solo uno "spot elettorale" che non darà alcun effetto reale ma creerà solo maggiore conflittualità, obbligando i cittadini a ricorrere ai tribunali per avere giustizia».

In merito al caso dei manifesti dell’Ersa sul “Tipicamente friulano” interviene anche il Consigliere regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, che si pone in contrasto con il coro di pareri favorevoli all’operazione: «Voglio sperare che non ci siano davvero dei collegamenti tra la campagna dell’Ersa e quella dell’Arcigay, anche se tutto lascia pensare il contrario. Sarebbe davvero grave e non solo “di cattivo gusto” se fossero stati usati dei fondi pubblici per portare avanti una campagna ideologica».

A Tondo, che ha plauso la campagna sui prodotti friulani e considerato diseducativa quella dell’Arcigay, Corazza lancia una frecciata: «L’unica cosa diseducativa sarebbe proprio lanciare messaggi che siano ricollegabili all’omofobia, che è l’unica vera questione di cui ci si dovrebbe occupare».

Il capogruppo IDV in Consiglio regionale Alessandro Corazza lancia una pesante richiesta alla Giunta regionale in occasione dei lavori delle Commissioni consiliari chiamate ad esprimere il parere sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale al diritto comunitario.
Corazza ricorda come il Comune di Azzano Decimo non abbia ancora ottemperato alla richiesta della Giunta regionale di ritirare l’ordinanza comunale con cui negava i servizi sociali ai cittadini extracomunitari e comunitari residenti nel territorio comunale. Diritti di cittadinanza sociale che due direttive europee riconoscono a chi si muove o soggiorna per un certo periodo sul territorio degli Stati membri dell’UE ma che l’allora Sindaco Enzo Bortolotti aveva negato.
E da questa vicenda parte l’attacco di Corazza: «questi atti populisti di Enzo Bortolotti e della Lega nord che fanno leva sulla paura della gente stanno creando grandissimo imbarazzo alla Giunta regionale e all’Italia che si troveranno presto a dover pagare salatissime sanzioni economiche per non voler ottemperare alle leggi europee. Se a questa vicenda non viene posta immediatamente fine, il Comune di Azzano Decimo –ed è questa l’assurdità- finirà per far pagare ai propri cittadini ben di più di quello che costa garantire i servizi sociali ai Comunitari ed extracomunitari (definizione nella quale ricordo che rientrano anche i cittadini ad esempio americani) che risiedono nel Comune di Azzano Decimo. Un controsenso che serve da bandiera elettorale alle Lega nord e pagato con i soldi dei cittadini, che porterà, ancora una volta, esattamente al risultato opposto di quanto sbandierato dalla Lega nord, e cioè ad un costo maggiore per i cittadini del Comune di Azzano Decimo, su cui dovrà ricadere la sanzione, e ad una situazione di maggiore marginalità sociale e rischi per la sicurezza dati proprio dall’assenza della necessaria assistenza alle persone bisognose presenti nel Comune.

Corazza conclude con la richiesta al Presidente Tondo, peraltro già avanzata attraverso un’apposita interpellanza depositata assieme ai colleghi di centrosinistra Colussi, Gerolin e Pupulin e ad oggi ancora inevasa, che: «Si ”commissari” il Comune o comunque la Regione provveda ad esercitare i poteri sostitutivi di cui dispone per revocare l’ordinanza in tempi certi. Da troppo tempo la questione sta ormai investendo l’amministrazione comunale di pesanti responsabilità, non solo politiche, non rispettando le leggi europee, nazionali e le richieste della Regione stessa e la Giunta Tondo non può più far finta di niente e temporeggiare».

VENERDI’ 12 e DOMENICA 14 FEBBRAIO
alle 12.00 sul canale televisivo FREE (ex Tele Nordest)
ALESSANDRO CORAZZA partecipa alla trasmissione "Sottosopra" dove si parlerà di costi della politica in Friuli Venezia Giulia.

Partecipano anche i Consiglieri regionali Antonio Pedicini (PDL) e Ugo Della Mattia (Lega Nord), Tommaso Cerno (Giornalista de l’Espresso), Cristina Martina (Comitato per il referendario contro i privilegi) 

Dal 5 al 7 febbraio si tiene a Roma il Congresso nazionale dell’Italia dei Valori. Un’occasione di confronto e dibattito interno da cui uscirà un nuovo partito. Molte le mozioni presentate, dal lancio del referendum "NO al nucleare" allo sviluppo della Green Economy, passando per i temi della legalità, della trasparenza e democrazia interna, e della giustizia. Segui i lavori dal sito nazionale!

Uno scontro ruvido, in cui i testi biblici sono stati evocati in maniera polemica. Il dibattito sulla mozione presentata dai consiglieri del Pdl Ciani, Pedicini, Cargnelutti e Tononi che impegna a esporre il crocifisso in Aula e sostiene il ricorso del Governo contro la corte di Strasburgo ha scatenato la reazione virulenta dell’opposizione. «Non è un’Aula indegna di esporre il crocifisso? Non è una foglia di fico per nascondere le vergogne», ha chiesto il consigliere del Pd Gabrovec. Secondo Sergio Lupieri, cattolico Pd, «non c’è nulla di più ipocrita di strumentalizzare la croce«. Durissimo anche Pustetto, di Sinistra Democratica: «Il crocefisso viene usato come una clava da quelle forze politiche che negano i valori cristiani. Vediamo il pdl 39», il progetto diventato legge che limita le sovvenzioni sociali per gli extracomunitari.
Nel susseguirsi di citazioni scritturali, consumato in un’Aula affaticata e distratta, Alessandro Corazza dell’Italia dei Valori ha scomodato l’Altissimo: «Se avessimo presente in Aula Gesù, lui non voterebbe questa mozione – ha tuonato il capogruppo più giovane d’Italia -. Sarebbe una palese blasfemia». Corazza ha poi preannunciato un ordine del giorno che chiede di esporre, anziché il crocifisso, il ritratto del Presidente della Repubblica.
Dal centrodestra, in attesa del voto di oggi (Kocijancic di Rifondazione ha richiesto lo scrutinio segreto), è venuto l’invito di Paolo Ciani a non disconoscere le radici profonde della cristianità di queste terre, a partire da Aquileia. «Non viene conculcata la libertà dei singoli – è il concetto espresso da Massimo Blasoni, Pdl – se la maggioranza espone i propri simboli». E il crocifisso, così Bruno Marini, Pdl, guarda a «radici che sono di tutti e non di qualcuno». Sasco, Udc, si è chiesto: «Se dalle città italiane togliessimo tutti i monumenti che si riferiscono alla religione cristiana, che cosa rimarrebbe?»

La mozione è passata con 25 voti a favore, mentre l’ordine del giorno presentato da Alessandro Corazza, che impegnava il Consiglio ad esporre il ritratto del Capo dello Stato è stato bocciato.
«Prendo atto che in quest’aula non c’è molto di quel senso delle istituzioni che dovrebbe guidare responsabilmente l’azione politica del Consiglio – ha commentato il capogruppo dipietrista Alessandro Corazza: «Aspettavo al varco i miei colleghi per vedere quanta coerenza e quanto senso delle istituzioni fosse presente tra i banchi del Consiglio regionale, ma devo prendere atto che anche da parte dell’opposizione non c’è la volontà di dare valore all’interesse istituzionale universalmente riconosciuto dell’esporre il ritratto del Capo dello Stato. Spiace dover constatare che nel massimo luogo di rappresentanza della nostra Regione,che fa parte di uno Stato laico come l’Italia – ribadisce Corazza – si è scelto di apporre un simbolo religioso e si è rifiutato di apporne uno di grande valenza istituzionale».

Tratto da Il Gazzettino e l’Unità del 26 novembre 2009.





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