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Sul ritiro dell’emendamento che garantiva la priorità al finanziamento del nuovo ospedale di Pordenone da parte della Lega interviene il Capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza:
«Come già ci ha abituato anche stavolta quella della Lega Nord si è rivelata essere la solita boutade, trovando come scusa la richiesta puntuale del Presidente della Regione, anch’egli forviero di promesse sul finanziamento del nuovo ospedale di Pordenone durante la campagna elettorale di Pordenone. Ma, al di là delle promesse non mantenute, quello che più preoccupa in questa questione è il rischio di non riuscire a chiudere una vicenda in piedi ormai da diversi anni, con conseguenti gravi responsabilità politiche per il centrodestra, ma soprattutto con conseguenze economiche anche per i quattro milioni di euro già spesi per la progettazione del nuovo ospedale nel sito attuale fatta già diversi anni fa. Spiace constatare amaramente che se Bolzonello, all’indomani della vittoria alle elezioni regionali della maggioranza guidata da Renzo Tondo, non avesse riaperto la questione ospedale dando la disponibilità a ripensarlo in comina invece che nell’attuale luogo, forse oggi non saremmo in questo guado di cui non si intravede l’approdo».

Continua il pressing dell’Italia dei Valori sui fondi per i contributi all’acquisto o costruzione della prima casa (edilizia agevolata). «Se questa maggioranza non recupera le risorse necessarie – ha dichiarato oggi Alessandro Corazza, capogruppo di Idv –  dovranno aspettare probabilmente la finanziaria del prossimo dicembre i cittadini che hanno fatto domanda di contributo da febbraio di quest’anno in poi. Ad oggi, infatti, non ci sono più i soldi per finanziare questo capitolo di spesa così importante per i risvolti sociali che ha, ma anche per l’indotto economico che genera».

Non ci va leggero Alessandro Corazza, relatore di minoranza della manovra di assestamento di bilancio in esame dell’Aula da oggi, che ha denunciato con forza il rischio che tante persone, soprattutto giovani, non solo non possano più contare sul contributo regionale, ma che si ritrovino in una situazione di insostenibilità finanziaria a causa del mancato contributo promesso.

Mancano inoltre, per il capogruppo dipietrista «fondi per le borse di studio universitarie e maggiori investimenti sulla banda larga, posto che internet aiuta a contrastare l’isolamento e lo spopolamento della montagna.

«Spiace constatare – ha dichiarato poi Corazza – che il nostro Gruppo sia stato l’unico a presentare una proposta di riduzione dei costi della politica, da intendersi come primo segno di attenzione verso quelle riforme che i cittadini ci chiedono ormai da troppo tempo per appianare quelle ingiustizie e privilegi che caratterizzano negativamente la classe politica. Il nostro emendamento prevede la riduzione delle giornate lavorative computate al fine del calcolo del rimborso spese dei Consiglieri, oggi quantificate in ventuno, riportandole, ma è solo l’inizio, a diciotto come era prima del "blitz" notturno avvenuto durante l’esame in Aula della finanziaria 2010».

Inoltre sottolinea che, dopo il provvedimento anticrisi, ora occorre sostenere l’export, il sistema delle piccole e medie imprese, il commercio nei piccoli centri. E ancora: più contributi per la prima casa e per le borse di studio universitarie. E, anche, maggiori investimenti per la banda larga, posto che internet aiuta a contrastare l’isolamento e lo spopolamento della montagna.

Il consigliere sollecita anche una profonda revisione del sistema della autonomie locali e uno sforzo ulteriore nei confronti dei comuni, oltre a una maggiore attenzione per le fonti energetiche rinnovabili e per il risparmio energetico sviluppando una politica non appiattita sul tema della benzina agevolata ma tesa a incentivare l’utilizzo di carburanti a bassissimo impatto ambientale.

Riporto un articolo del Messaggero Veneto di domenica 13 marzo 2011 che fa emergere in maniera lampante la connivenza della politica nostrana col mondo degli affari, e che costano ai nostri cittadini milioni di euro, in Friuli Venezia Giulia al pari che in altre realtà.
E, anche se il giornale non lo dice chiaramente, dietro questa operazione c’è la mediazione del vertice regionale del PDL.
Queste persone non servono la collettività ma la usano per avvantaggiarsi personalmente. A prescindere dal colore politico, dobbiamo condannare questi comportamenti immorali e intrisi di conflitti d’interessi!

FADALTIPORDENONE Il paracadute della politica per il crac Fadalti. Prima cinque milioni di euro in un anno, messi a disposizione da Friulia (la spa regionale) per scongiurare la messa in liquidazione, ora una procedura di amministrazione straordinaria che formalmente è frutto di scelte fatte a Roma ma su cui aleggia l’ombra di Trieste.
Il rapporto con Friulia. Fadalti – gruppo che opera nel settore della commercializzazione di materiali per l’edilizia, 24 filiali nelle province di Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste, Treviso, Venezia, Belluno e 303 dipendenti (oggi 270) – è stata accompagnata da Friulia come avviene per molte imprese, ma ha potuto contare su un sostegno in termini economici che raramente la finanziaria ha riservato alle attività produttive regionali. Di più, come si legge nel verbale dell’assemblea ordinaria del 20 maggio scorso, convocata per approvare il bilancio 2009, Friulia spa era «titolare di una partecipazione azionaria pari al 6,8% del capitale sociale e titolare di diritto di pegno su partecipazioni azionarie pari al 47% del capitale sociale con diritto di voto». Friulia e quindi la Regione, negli ultimi due anni, era diventata socio di riferimento del gruppo.
La liquidazione. Il 4 ottobre scorso l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione volontaria la società. Al cda formato da Pietro Codognato Perissinotto (presidente), Giorgio Ghezzi (ad dal 7 gennaio 2010), Claudio Tatozzi e Dimitri Guarino, sono subentrati due liquidatori: Giorgio Ghezzi e Renzo Di Natale.
La Prodi bis. Dopo i tentativi naufragati di trovare un compratore che salvaguardasse impresa e occupazione, si è avviata la procedura per scongiurare il fallimento e ottenere l’amministrazione straordinaria (cosiddetta Prodi bis) ovvero una procedura commissariale che viene concessa a imprese dotate di almeno 200 dipendenti e afflitte da un rilevante indebitamento. Fadalti ha entrambi i requisiti: 270 (nel frattempo) dipendenti e un passivo di 89 milioni di euro, una voragine. L’obiettivo della procedura non è liquidare l’azienda, ma recuperarne l’equilibrio economico e finanziario mediante un programma di prosecuzione dell’attività che preveda la cessione o la ristrutturazione economicofinanziaria dell’impresa.
Commissario giudiziale. Nel momento in cui il tribunale ha dato avvio al periodo di valutazione preliminare alla scelta di attivare la procedura o dichiarare il fallimento, il Ministero dello sviluppo economico – come vuole la legge – ha nominato un commissario giudiziale, con il compito di indicare al tribunale la strategia del rilancio e convincere i giudici a concedere l’amministrazione straordinaria. Da Roma è arrivata al tribunale di Pordenone l’indicazione di Alfredo Paparo, revisore dei conti triestino, con diploma di maturità scientifica, non conosciuto nell’ambiente dei grandi fallimenti, ma sicuramente conosciuto dalla Regione (che, in quanto socia di maggioranza di Friulia, è diventata nel frattempo anche socio di riferimento di Fadalti): Paparo è presidente del collegio sindacale di Gestione immobili Friuli Venezia Giulia spa, società partecipata all’80 per cento dalla Regione.
L’amministrazione. Il piano presentato da Paparo a fine gennaio è stato accolto e il 15 febbraio il tribunale fallimentare di Pordenone ha avviato la procedura di amministrazione straordinaria. A quel punto la palla è passata nuovamente a Roma. Il Ministero dello Sviluppo economico ha nominato il commissario straordinario.
Tre commissari. Se negli ambienti giudiziari ci si aspettava la “promozione” del commissario giudiziale a commissario straordinario, come di prassi, dal governo è arrivata una nuova sorpesa. Accanto a Paparo sono stati indicati altri due commissari straordinari: tre commissari per tre compensi. Dice il decreto legge 270 del ’99 all’articolo 38: «Entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto che dichiara aperta la procedura, il Ministro dell’industria (ndr oggi sviluppo economico) nomina con decreto uno o tre commissari straordinari. In quest’ultimo caso, i commissari deliberano a maggioranza e la rappresentanza è esercitata congiuntamente da almeno due di essi». Aggiunge però che «la nomina di tre commissari è limitata ai casi di eccezionale rilevanza e complessità della procedura». Possibile che il caso Fadalti sia più complesso del caso Parmalat in cui il Ministero nominò un solo commissario?
Il caso Savino. Uno dei due commissari “aggiuntivi” è Renato Cinelli, presidente dell’ordine dei commercialisti di Pordenone, nomina dal sapore istituzionale. Il secondo, invece, è Luca Savino, commercialista e revisore contabile, di Trieste come Paparo e fratello dell’assessore regionale alle Finanze e alle partecipate Sandra Savino. Il commissario, poi, è compagno di studio e di vita di Anna Grava, professionista e nello specifico sindaco del collegio di Fadalti dal 30 giugno 2009 al 4 ottobre scorso. Dal 4 ottobre al 15 novembre nel collegio è subentrato, tra i sindaci, Federico Grava, fratello di Anna.
Il futuro. I legami pubblici e privati tra commissari e politica e tra commissari e Fadalti, rischiano di creare un pregiudizio sul loro operato. Oltre ad approvare il piano straordinario di cessione del gruppo (la strada per Fadalti sembra segnata in questa direzione), sono, infatti, chiamati a valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori della società: rappresentati dei cda che si sono succeduti, ma anche sindaci. Saranno liberi di farlo? A valutarlo sarà comunque il Ministero: per legge spetta infatti, ancora una volta, al potere politico la vigilanza sulla procedura.

Il Gazzettino (ed. Pordenone, pag. XVIII), Venerdì 18 Febbraio 2011

Sono legittime le procedure seguite nella vendita delle case Peep di via Umberto Saba a Prata? A chiederselo sono alcune famiglie che nel 2005 le acquistarono attraverso l’agenzia immobiliare "Idea città", nell’ambito della lottizzazione "Edilizia futura e territorio", la società creata dall’Ater di Pordenone nel 2002 e presieduta dal leghista Alberto Scotti (in seguito alla liquidazione vi è subentrata la stessa Ater). La causa civile avviata da Alberto Pavanello e Paolin Camaj (a cui si è poi aggiunto Severino Martino) per i disagi dovuti a umidità, condense e muffa sui muri interni, non è stata ancora definita. È una battaglia che le famiglie portano avanti con l’avvocato Nicola De Stefano. In questi giorni sono però subentrati nuovi dubbi. Leggendo la convenzione stipulata tra "Edilizia futura e territorio" e il Comune di Prata, hanno scoperto di aver pagato le proprie abitazioni 40 euro in più rispetto al prezzo calmierato.
Le case di via Umberto Saba erano state vendute nel 2005 attraverso l’agenzia "Idea Città" per la somma di 128 mila euro. «Eravamo convinti che facessero parte di una lottizzazione residenziale – spiega Pavanello – invece scopriamo che era zona Peep: edilizia economica popolare». Il timore è che sia stata adottata una procedura anomala al momento della vendita, che non è avvenuta attraverso l’ente pubblico, come previsto nella convenzione, ma attraverso un’agenzia e con prezzi superiori a quelli previsti, cioè di mercato.
Sono risvolti che potrebbero avere conseguenze di tipo giudiziario? È ancora presto per dirlo. Sulla vicenda era già stato presentato un esposto in Procura. Fu archiviato per un difetto di procedibilità, in quanto l’azione penale era stata proposta tardivamente, quattro anni dopo l’acquisto dell’immobile. Nella denuncia si chiedeva di verificare la sussistenza di una truffa. Nonostante l’archiviazione, i Pavanello e i Camaj non hanno alcuna intenzione di mollare sul piano penale. Del caso si sta interessando anche il consigliere regionale dell’Italia dei valori, Alessandro Corazza, che sta preparando un’interrogazione per fare chiarezza.
Cristina Antonutti

Si è detto «fortemente preoccupato» Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, per quanto è emerso martedì scorso in IV Commissione sul tema dell’edilizia residenziale. «Tra poco più di un mese non ci saranno più soldi in bilancio per finanziare ulteriori domande – ha spiegato Corazza – e non è più scontato che in occasione della prossima variazione di bilancio si corra ai ripari stanziando ulteriori risorse».
Corazza riferisce che «Durante il dibattito in Commissione un autorevole esponente della maggioranza di centrodestra come Maurizio Salvador (UDC), avvallato dall’Assessore Riccardi (PDL), ha affermato che c’è la volontà di rivedere il sistema di erogazione dei contributi regionali per chi stipula un mutuo per la prima casa, restringendone i requisiti d’accesso ed evidenziando come la legge potrebbe anche non trovare la copertura economica necessaria, al pari di quanto già avviene per altre leggi di settore. Il tutto con lo scopo di ridurre le domande e l’ingente sforzo economico della Regione, prendendo atto anche del fatto che oggi i tassi d’interesse per chi stipula un mutuo sono molto più bassi di quando l’attuale legge regionale fu approvata».
«Un’eventualità da scongiurare – prosegue Corazza – che farebbe venir meno la ratio stessa della norma che aiuta proprio le persone che, a partire dai giovani che rappresentano la categoria più penalizzata, hanno bisogno di un aiuto per rendersi autonomi e crearsi una propria famiglia, a maggior ragione in questo periodo di crisi economica.
Pensare di restringere il campo dei requisiti significherebbe togliere le speranze a tanti giovani che contano su questo tipo di provvedimento e ai quali è già stata tolta la prospettiva di avere un futuro sereno a causa della precarietà dei contratti di lavoro, di un sistema pensionistico malato, delle poche opportunità offerte da una società dove troppo spesso la meritocrazia lascia il posto alla raccomandazione e le uniche prospettive sono rappresentate dalla fuga all’estero».
Corazza ritiene quindi primario l’obiettivo di mantenere lo stato attuale dei requisiti d’accesso al contributo per la prima casa continuando a stanziare fondi così come è stato fatto ai tempi della Giunta Illy. «L’Italia dei Valori condanna la volontà del centrodestra di ridurre i contributi per l’edilizia agevolata – conclude Corazza – che non farebbero che aumentare l’emergenza sociale.
Riteniamo che tra le priorità della Regione rientri il mettere i cittadini nelle condizioni di crearsi una vita autonoma e costruirsi un futuro e faremo ogni azione possibile per scongiurare che la Regione faccia un passo indietro in questo senso».

 

PASSA LA LEGGE DI MANUTENZIONE, RINOMINATA “OMNIBUS” DALLE OPPOSIZIONI, E FORTEMENTE CONTESTATA DALL’ITALIA DEI VALORI.

CORAZZA (IDV): «L’ENNESIMA BRUTTA PAGINA PER LA NOSTRA REGIONE, DOVE SI MASCHERANO COL TERMINE “LEGGE DI MANUTENZIONE” SI MASCHERANO I SOLITI FAVORI AGLI AMICI A CUI LA CASTA CI HA ORMAI ABITUATO»  

E SULLA CACCIA. «PICCOLA SODDISFAZIONE PERSONALE, PER AVER OTTENUTO LO STRALCIO DEGLI EMENDAMENTI CHE NON ADEGUAVANO L’ORDINAMENTO REGIONALE ALLE SENTENZE DELLA CONSULTA, MA LA MATERIA NECESSITA DI ESSERE RIVISTA AL PIU’ PRESTO».

Una seduta molto calda quella del Consiglio regionale di venerdì. I lavori, prima previsti fino alle 13.30, erano stati prorogati fino al pomeriggio di venerdì dal Presidente del Consiglio per permettere di arrivare all’approvazione definitiva della contestata legge di manutenzione, ribattezzata “omnibus” dall’opposizione a causa di una numerosa pioggia di emendamenti puntuali o ad personam, ma la decisione non è stata digerita con facilità dai Capigruppo, alcuni dei quali, come Corazza (IDV), Sasco (UDC) e Asquini (Misto), avrebbero preferito riconvocare il Consiglio regionale in un’altra giornata apposita per portare a termine con la necessaria attenzione il provvedimento.

Ma i numerosi emendamenti presentati dal Gruppo dell’Italia dei Valori in materia di caccia hanno costretto la maggioranza a chiedere una sospensione dei lavori per stralciare la maggior parte dei propri emendamenti che altrimenti avrebbero impedito ai lavori di terminare nella giornata.

«Sono contento di questi stralci perché gli emendamenti presentati dal centrodestra andavano a deregolamentare la materia riducendo la tutela della fauna selvatica nella nostra regione, e peraltro non recepivano nemmeno la sentenza della Corte Costituzionale che definisce incostituzionali le Associazioni dei cacciatori, che è l’unica cosa che la legge di manutenzione avrebbe dovuto fare – dichiara Alessandro Corazza, capogruppo dell’IDV e relatore di minoranza della legge -. Con i nostri emendamenti avevamo proposto di mettere ordine all’ordinamento regionale che oggi è in pieno caos e a rischio di impugnazioni. E’ stata l’ennesima occasione persa per affrontare una riforma organica della materia, che è diventata ormai improcastinabile».
Erano anni che in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia non venivano portate con forze tante proposte ambientaliste e a tutela della fauna selvatica.

Ha destato le proteste di molti consiglieri dell’opposizione quello che Alessandro Corazza definisce  «un colpo di mano del vicepresidente Salvador» a proposito della repentina apertura della votazione su un emendamento che andava a cancellare dalla normativa regionale l’incompatibilità con incarichi sindacali per chi andrà a rivestire il ruolo di Presidente della Zona industriale di Trieste. «E’ l’ennesima norma ad personam, fatta per permettere a chi già riveste il ruolo di Presidente di un’associazione (sindacale) di categoria di andare a ricoprire il ruolo di Presidente della Zona Industriale di Trieste, cosa che oggi non è permessa come riferito proprio dall’IDV e SA durante la seduta del Comitato sulle nomine del Consiglio regionale, riunitosi alcuni giorni fa per dare l’apposito parere. E’ incredibile come alcuni Consiglieri regionali di maggioranza usino il potere legislativo di cui dispongono per favorire questa o quella persona invece che nell’interesse generale. I cittadini col loro voto alle elezioni ci danno un mandato per portare avanti un programma politico: usare i poteri legislativi che ci vengono conferiti a servizio di quel mandato per favorire invece delle singole persone non è eticamente ammissibile. Se è questo il risultato che i triestini del PDL volevano ottenere preannunciando la costituzione di loro Gruppo in Consiglio regionale, non credo che gli elettori in buona fede del PDL, ma soprattutto i cittadini onesti, possano apprezzare». 

Riassumendo sommariamente le quattro giornate d’Aula che hanno portato all’approvazione di un testo di legge di quasi duecento articoli, l’Italia dei Valori ha fatto una dura opposizione in particolare sull’aver tolto l’obbligo per i proprietari di impianti di termovalorizzazione di indennizzare il Comune in cui sorgono;

sull’aumento di due unità del personale che potrà essere chiamato in comando presso la Regione, scavalcando quindi chi fa i regolari concorsi pubblici;

sull’aumento della pensione per i dirigenti regionali che andranno in quiescenza entro un certo termine inserito ad hoc;

sulla possibilità di nominare due vicedirettori per ogni direzione (con un massimo complessivo di 5);

sulle ennesime deroghe alla disposizioni sull’inquinamento luminoso, passate con un voto trasversale anche del PD;

sulla soppressione di tutte le aree di reperimento ad eccezione del solo parco del Livenza, quando anche le risorgive dello Stella meritavano di rimanere tali, così come le Prealpi Giulie e la Catena carnica.

In generale, l’Italia dei Valori, attraverso la dichiarazione finale di voti del Capogruppo Corazza, ha condannato tutte quelle norme puntuali che vanno a favorire Comuni, Parrocchie o particolari Associazioni che hanno un “padrino” in Consiglio regionale, andando a creare una forte ingiustizia rispetto alla generalità dei cittadini e dei soggetti che vengono così discriminati.



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