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«Tanto tuonò che piovve» E’ il primo commento di Alessandro Corazza in riferimento all’esito della riunione della IV Commissione che ha approvato la delibera di Giunta riguardante il regolamento per il fondo regionale di garanzia per chi stipula un mutuo per la prima casa.
Finalmente la Lega Nord, attraverso le parole del suo Capogruppo, ha ammesso l’esigenza di togliere il requisito di un anno di residenza per chi chiede accesso al fondo di garanzia, così come per il contributo per la prima casa (che però non era in discussione).
«Dopo tante battaglie fatte per eliminare quella che era una discriminazione nei confronti di chi chiedeva accesso alle misure di welfare regionale senza però avere alle spalle molti anni di residenza in Friuli Venezia Giulia, e spinti anche dalla sentenza del Tribunale di Udine che ha deciso in questo senso sul caso del “bonus bebé” sollevato dal Comune di Latisana, finalmente si è aperta la strada per ripristinare i diritti sociali delle persone. L’ordinamento regionale dovrà pertanto essere rivisto in occasione della legge di manutenzione, in Aula a fine mese, abolendo tutte quelle discriminazioni basate sul requisito di una lunga residenza in regione che la Lega Nord aveva voluto inserire, a partire dalla legge regionale n.18/2009».
«Il requisito di un anno in Regione – continua Corazza – oltre ad essere una forte discriminazione, pone inoltre forti limiti all’accesso al contributo anche a persone che, di fatto, risiedono da anche diversi anni nel nostro territorio pur avendo mantenuto la residenza d’origine, come ad esempio gli studenti universitari che hanno preso in affitto un appartamento per studiare nella città sede universitaria ma residente fuori regione. Far rientrare anche loro nel contributo esonerandoli dal requisito di un anno di residenza sarebbe anche un modo per evitare la fuga dei cervelli e dei talenti e legarli invece al nostro territorio, così come peraltro dichiarato qualche giorno fa dal Presidente della Regione Renzo Tondo».
 
Durante la discussione Corazza ha anche sollevato alcune problematiche del regolamento sul fondo di garanzia per la prima casa. «Con questo regolamento, ancora una volta – spiega Corazza – la regione tutela le banche che concedono il mutuo, accollandosi essa stessa il rischio d’impresa, ma non cambia nulla per quanto riguarda la concessione degli stessi, che rimangono vincolati al contratto di lavoro del richiedente. Restano ancora fuori, quindi, molte categorie “deboli” come giovani, precari e disoccupati. Tra le scelte politiche di questa Regione ci dovrebbe essere al primo posto la tutela di queste categorie che sono le prime a subire la crisi, pertanto è opportuno che vengano rivisti i requisiti ISEE innalzando il limite d’accesso in modo da includere un maggior numero di persone».

Inoltre il Consigliere Corazza ha replicato all’Assessore De Anna sull’opportunità che un solo componente di una coppia sia in possesso dei requisiti, in modo da permettere alla stessa di poter far fronte in parti uguali all’acquisto evitando che la totalità della spesa debba far carico tutta al partner che ha i requisiti ma che magari non ha le risorse necessarie per l’operazione.
Preso comunque atto che, al di là di alcune problematiche che restano, questo è comunque un atto migliorativo rispetto alla situazione attuale e avendo l’Assessore De Anna recepito le istanze, il regolamento è quindi passato con il voto favorevole anche dell’IDV e nessun contrario.

In merito all’intesa raggiunta all’interno del centrodestra per la nomina di Claudio Serafini, segretario organizzativo della Lega Nord del Friuli occidentale, alla carica di Presidente dell’Ater di Pordenone, interviene il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio Regionale Alessandro Corazza: «Mi domando quali siano stati i criteri e le logiche alla base della scelta di affidare la presidenza dell’Ater ancora una volta ad un’esponente della Lega Nord, se non la sola pretesa della segreteria del partito di piazzare un uomo di propria fiducia per dare continuità ad un mandato iniziato 10 anni prima con il leghista Alberto Scotti.
Un mandato che ha dato però un pessimo esempio di capacità amministrative scialacquando soldi pubblici nella vicenda “Edilizia Futura e Territorio” che ha visto l’interessamento anche della Corte dei Conti e che ha giovato per certo solo ai componenti del CdA che hanno visto raddoppiare le loro prebende, con l’indennità del Presidente passata così a più di 60 mila euro annui».
«Preoccupano inoltre – continua Corazza – le parole del Segretario provinciale della Lega Nord di Pordenone, secondo cui il compito principale della nomina di Serafini sarebbe quello di assegnare gli alloggi popolari in virtù prioritariamente dell’appartenenza etnica e religiosa piuttosto che su basi solidaristiche e sociali di chi effettivamente vive a Pordenone».

«Ma quelle parole che nel merito denotano xenofobia, valgono poco perché le leggi non sono derogabili dalle Ater che devono limitarsi a dare attuazione alle normative. Davanti al quadro appena ricordato quindi, questo gran gridare appare più come un tentativo di sviare l’attenzione della gente dal fatto che quello che pare interessi veramente ai vertici del partito sia gestire un’azienda pubblica e un sistema di potere che a suo tempo fruttò diversi soldi agli amministratori, Presidente in testa, e a quelle, che a volte erano sempre le stesse, a cui vennero affidati degli incarichi esterni, troppo spesso con l’assenso di chi avrebbe dovuto opporsi a questo inutile aumento dei costi della politica e la cui compiacenza è stata invece successivamente premiata».
Corazza conclude con l’auspicio che il centrodestra riveda i nominativi contestati, adegui ai principi di meritocrazia e capacità i criteri con cui individuare gli incarichi, e che il quadro complessivo delle nomine all’Ater di Pordenone possa rappresentare quindi quella svolta verso una maggiore attenzione e rigore morale nella gestione del pubblico che la popolazione della Provincia di Pordenone si aspetta visti anche i sacrifici che molta gente è chiamata a fare a seguito della crisi economica in cui siamo caduti.

 La IV Commissione consiliare regionale, riunitasi il 10 settembre 2009, ha espresso parere favorevole unanime alla delibera di Giunta che ha per contenuto il protocollo regionale VEA per la valutazione della qualita’ energetica e ambientale degli edifici. Si tratta di un protocollo importante per il quale mi sento di esprimere compiacimento. Spiace pero’ constatare che il Protocollo sia stato licenziato quanto mai tardivamente dalla Giunta regionale che auspico recepisca il prima possibile i rilievi tecnici fatti in Commissione. Finalmente, con questo atto, anche il Friuli Venezia Giulia, attraverso un indirizzo volto al risparmio energetico e alla sostenibilita’ ambientale, da’ ora prova di una maggiore civilta’. 

Clicca qui per scaricare il protocollo VEA

 

Il periodo di crisi che stiamo vivendo significa anche per molte persone non riuscire più a far fronte alla rate del mutuo contratto per l’acquisto della prima casa. Il gruppo Italia dei Valori – Cittadini aveva già fatto inserire nella così detta legge anticrisi un ordine del giorno che impegnava la Giunta ad attivare ogni misura per fronteggiare questa problematica  individuando adeguate risorse in sede di assestamento di bilancio. Quel momento è perciò arrivato e proprio oggi, in IV Commissione, dove ho riportato all’attenzione dell’assessore Lenna l’impegno assunto in sede di approvazione della legge anticrisi.

La Giunta regionale ha istituito un fondo per l’edilizia residenziale creato con gli incassi che la Regione percepisce dalle sanzioni amministrative pagate da chi ha percepito dei contributi per l’edilizia agevolata senza però averne i requisiti. Il mio suggerimento è che questo fondo venga utilizzato per aiutare quei cittadini che a causa della perdita del lavoro o di accesso agli ammortizzatori sociali non riescono a far fronte al pagamento del mutuo e che per questo rischiano di vedersi pignorata la casa.
L’assessore Lenna ha risposto dicendo che su questo specifico argomento i fondi saranno previsti nella prossima Finanziaria. Questo significa gennaio e sarà troppo tardi vista la situazione che attualmente stanno vivendo molti lavoratori della nostra regione. L’utilizzo di questo fondo, da subito, è un modo concreto per aiutare tutte quelle famiglie di lavoratori che sono le fasce più bisognose della società e che stanno subendo le pesanti conseguenze dell’attuale crisi economica. 
 

MESSAGGERO VENETO, venerdì 22 maggio 2009, Pagina 9 – Pordenone

La Corte dei conti: società inutile, le cariche sono costate 564 mila euro

L’INDAGINE

L’azienda era stata costituita nel 2002 dal consiglio guidato da Alberto Scotti Il procuratore Zappatori: «Si erano fatti due poltrone e altrettanti stipendi»

sede ATER di Pordenone«Le inutili poltrone» dell’ex carrozzone Edilizia futura & territorio, la società creata nel 2002 dall’Ater di Pordenone, sono costate 564 mila euro. La Procura della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia ha quantificato il costo e sta per procedere alla citazione in giudizio nei confronti dei vertici dell’Ater. La società a responsabilità limitata era nata il 16 dicembre 2002. Soci erano l’Ater, con l’83,59 per cento delle quote, e i Comuni di Porcia, attraverso la multiservizi Farmacie comunali che detiene poco meno del 10 per cento, Casarsa, Cordovado, Montereale, Pordenone, San Vito, Sesto al Reghena e Spilimbergo, tutti con circa l’uno per cento. Obiettivo della struttura era realizzare, in edilizia convenzionata, alloggi da destinare alle famiglie nella fascia media. La nomina a direttore della nuova società era toccata al direttore dell’Ater, Francesco Pielli.
L’attività della srl era finita sotto l’occhio di un ispettore regionale, che aveva intimato la liquidazione. Ma allora anche la Corte dei Conti, che controlla gli sprechi della pubblica amministrazione, si era messa indagare. E solo ora il procuratore regionale Maurizio Zappatori spiega l’evolversi della vicenda. «Non aveva alcun senso creare quella società», spiega il procuratore. «La società – continua – non è fallita, ma non aveva personale proprio, si avvaleva del personale dell’Ater, non aveva imprese, e soprattutto portava avanti la stessa attività che doveva fare l’Ater. Edilizia futura – spiega ancora Zappatori – non ha fatto cose sconsiderate, e infatti quando è stata chiusa il capitale è stato recuperato».
Niente «cose sconsiderate», dunque. «Ma – ecco il cuore del problema – la società ha creato degli organi, il collegio sindacale, gli amministratori, tutte strutture che poi sono costate, perchè durate alcuni anni. E tutte strutture che non avevano alcun senso, solo un costo di poltrone». Le parole di Zappatori sono pesanti. «Stiamo per procedere agli atti di citazione – dice il procuratore – nei confronti di chi all’epoca aveva costituito questa società. Il problema è che risultavano membri del cda della nuova società le stesse persone che stavano nel consiglio dell’Ater. Diciamo che si erano fatti due poltrone e due stipendi». Edilizia futura, insomma, era «una scatola vuota, non serviva a niente. Sono cose – sottolinea Zappatori – che ha riconosciuto la stessa Regione: non è solo la Procura della Corte dei Conti a indignarsi».
Qualche dubbio era sorto anni fa. L’Ater, questa era la proposta, si sarebbe dovuta ricomprare le quote dei Comuni. Ma proprio nel corso della seduta del consiglio comunale era arrivata l’accusa del consigliere Alessando Corazza, che sosteneva come il presidente Alberto Scotti avesse «creato un carrozzone. Egli – aveva detto – ha sommato i 31 mila euro percepiti per l’incarico nell’Ater con quelli nell’altra società per un totale di oltre 60 mila euro l’anno». Ieri, in qualche modo, la Corte dei Conti gli ha dato ragione.
Beniamino Pagliaro

 

pianta urbanistica(ACON) Trieste, 02 ott – COM/DT – Fortemente critici i consiglieri di IdV-Cittadini sulla legge che riforma l’urbanistica in Friuli Venezia Giulia. "Le norme introdotte con questa proposta di legge – spiega Alessandro Corazza – aprono la strada a un regime transitorio che produrrà seri danni all’ambiente, al paesaggio e quindi all’intera comunità regionale.
La netta tendenza verso una deregulation fa sì che questa proposta più che una legge sia un vero e proprio indulto urbanistico, che pare rispondere soprattutto a logiche clientelari (si liberalizza non a vantaggio del cittadino, ma a vantaggio di qualche cittadino). Con queste scelte, i rischi che corrono le politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio sono evidenti: le nuove norme, infatti, indeboliscono gravemente il sistema dei controlli che invece la legge 5/2007 prevedeva.
Inoltre, speravo che in Aula emergesse una disponibilità della maggioranza a confrontarsi democraticamente e a recepire almeno alcuni emendamenti da noi proposti che avrebbero sicuramente migliorato il risultato finale. Invece, questa maggioranza, arroccandosi sulle sue posizioni, ha bocciato tutti gli emendamenti della minoranza dimostrandosi ancora una volta incapace di un dialogo costruttivo, come invece sarebbe auspicabile nell’interesse dei cittadini del Friuli Venezia Giulia".
"Purtroppo – evidenzia infine il capogruppo Piero Colussi – in questa occasione la libertà è stata confusa con l’anarchia. Il rischio è che il piccolo compendio dell’universo, come Ippolito Nievo aveva definito il Friuli Venezia Giulia, diventi un territorio alla mercé di ogni singolo cittadino e non più un bene di tutti da preservare".



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