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In seguito all’incontro bilaterale Italia-Slovenia al quale hanno partecipato i Ministri dell’ambiente dei rispettivi paesi, avente a tema il Rigassificatore di Trieste, l’ampliamento del porto di Capodistria e le procedure di sicurezza sulle centrali nucleari, interviene Alessandro Corazza: «Attenzione – avverte – perché i Governi stanno facendo un baratto che antepone gli interessi economici al diritto alla salute e alla sicurezza dei cittadini».

«Da una parte l’Italia permetterà alla Slovenia l’ampliamento dell’aerea portuale di Capodistria, tanto caro al governo Sloveno; dall’altra si assicura così il placet dei vicini sul progetto del Rigassificatore, tanto caro a Governo e Gas natural. Inoltre le rassicurazioni  sull’impianto di rigassificazione fornite dall’Italia alla Slovenia appaiono decisamente risibili rispetto alla dimensione delle problematicità che invece investono il diritto alla salute dei cittadini e la preoccupante insicurezza dell’impianto proposto da Gas Natural, come già fatto notare in più occasioni dalla comunità scientifica triestina».

«La Gas Natural –continua il dipietrista - deve ancora presentare delle modifiche al progetto in linea con le prescrizioni  contenute nel decreto di Via che risale al luglio 2009. Sul progetto pendono numerosi ricorsi al Tar da parte di varie amministrazioni locali (Muggia, San Dorligo della Valle e Capodistria) e di numerose associazioni per la tutela del territorio (Wwf, Italia nostra, Greenaction Transational).  Questo accordo – conclude Corazza – non serve a tutelare i diritti più importanti dei cittadini, ma soltanto gli interessi, per lo più economici, di grandi gruppi industriali e dei Governi interessati ai benefici finanziari che ne derivano».

 

In seguito all’incontro bilaterale Italia-Slovenia al quale hanno partecipato i Ministri dell’ambiente dei rispettivi paesi, che, anche nell’ottica di un ritorno dell’Italia allo sviluppo di energia nucleare voluto dal Governo Berlusconi,  hanno stabilito un accordo tra i due Governi affinchè attuino reciproche attività informative, Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Friuli Venezia Giulia, interviene ricordando che sul territorio della Regione sono presenti impianti che attualmente costituiscono un grande rischio per la cittadinanza. 
«Un accordo di questo tipo – spiega Corazza, riferendosi a quanto emerso dalla riunione dei due ministri – per quanto rappresenti un piccolo passo in avanti, fa emergere ancora una volta la concreta volontà dell’Italia di dotarsi dei pericolosi impianti di produzione di energia nucleare, su cui la popolazione italiana si è già espressa negativamente in passato. Oltretutto – continua Corazza –, se il problema della sicurezza sta davvero a cuore ai nostri governanti – non si capisce perché vengano messe in secondo piano tutte le problematiche urgenti che investono attualmente gli impianti a rischio situati nella provincia di Trieste». «Come già noto, un’inchiesta della Digos per conto della Procura della Repubblica di Trieste ha fatto emergere un quadro di degrado istituzionale rispetto all’attuazione delle direttive comunitarie in materia di prevenzione e sicurezza, che prevedono l’obbligo per lo Stato di predisporre Piani di emergenza a tutela della popolazione potenzialmente esposta a eventi incidentali negli impianti nucleari. E’ su queste basi - conclude - che sarebbe necessario un forte intervento delle istituzioni affinché si diminuiscano il più possibile – laddove non possano essere eliminati del tutto - i rischi per la popolazione che vive nei luoghi adiacenti a questo tipo di impianti»

L’Italia dei Valori riapre la questione del rigassificatore di Zaule. Lo fa presentando un’interpellanza alla Giunta Regionale, a firma del capogruppo Alessandro Corazza e del Consigliere Enio Agnola. «Alla luce della recente nota del Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia che, rispondendo all’Avvocatura dello Stato, riteneva opportuno per l’Avvocatura stessa “trovare un accordo con le controparti onde evitare i relativi annullamenti dal TAR”,– si legge nel testo dell’interpellanza – si chiede, tenendo conto anche dei vizi procedurali e delle inesattezze riscontrate sul progetto, quale posizione politica intenda assumere la Regione». 
L’interpellanza chiede, inoltre, spiegazioni alle posizioni politiche espresse da Tondo nella sua recente visita a Bruxelles. «Siamo stati molto sorpresi – ha dichiarato Alessandro Corazza – quando, ascoltando le dichiarazioni da Bruxelles del Presidente Tondo del 14 aprile di quest’anno, lo abbiamo sentito dire che sarebbe stato da sempre favorevole ad un progetto “on-shore” del rigassificatore. Eppure nel 2007, quando era deputato della Repubblica e candidato in pectore alle elezioni regionali, si dichiarava pubblicamente contrario anche al progetto a terra». «Tondo deve spiegare cosa gli abbia fatto cambiare idea e perché. Da quando è Presidente della Regione ha dato dei “sì” superficiali al progetto, senza aver mai fatto realmente un’analisi profonda e attenta dei rischi intrinseci». L’interpellanza dell’Italia dei Valori evidenzia molti vizi procedurali, inesattezze e leggerezze del progetto preliminare e ricorda i ricorsi presentati contro il progetto di Gas Natural dai comuni di Koper – Capodistria (SLO), Muggia, San Dorligo della Valle – Dolina, dall’Associazione Greenaction Transnational, da WWF Italia e da Legambiente, rispetto ai quali il Sopraintendente per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia consiglia molta prudenza. L’impianto di rigassificazione presenterebbe grossi problemi di sicurezza, come segnalato nel dossier della Digos citato nell’interpellanza dell’Idv. «In caso di incidente - si legge - le distanze di sicurezza riscontrabili non sono compatibili con quelle necessarie a garantire la sicurezza delle persone operanti negli adiacenti impianti a rischio di incidente rilevante e alle persone gravitanti negli insediamenti antropici circostanti l’area dell’impianto, che in caso di incidente andrebbero soggette a lesioni di tipo irreversibile». «Non si spiega inoltre – continua il dipietrista – perché siano state disposte due procedure di V.I.A. differenti, una per il rigassificatore e una per il gasdotto, visto che una direttiva europea dispone l’obbligatorietà di disporre ad un’unica procedura di valutazione d’impatto ambientale il progetto nella sua interezza». Nel dispositivo finale si fa anche riferimento alla forte contrarietà al progetto espressa della Slovenia. «Il Governo sloveno – spiega Corazza – ha recentemente avviato una procedura contro l’Italia, con la quale si vuole dimostrare alla Commissione europea che la costruzione del rigassificatore vicino a Trieste violerebbe una serie di convenzioni internazionali e alcune direttive europee». 
«Tondo dovrebbe spiegare, quindi - conclude Corazza -  in che modo intende affrontare il dissenso della Slovenia».

 

 Forte contrarietà  al nucleare è stata espressa anche da Alessandro Corazza, Presidente del Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori e presentatore della mozione discussa in Aula, giustificata non da pregiudizi ma da obiettive valutazioni di merito: «Il fatto che il Presidente degli USA Obama abbia annunciato la nascita di due centrali nucleari di quarta generazione in Texas trova la sua logica nel fatto che negli Usa è stata fatta una scelta strategica che dura da decenni per cui ha tutto l’interesse a continuare la ricerca e lo sviluppo del settore dell’energia nucleare che interessa tutto il suo territorio federale. In Italia queste condizioni non ci sono perché nel 1987 è stata fatta una scelta di campo che andava in senso contrario a quella che ora Berlusconi e Tondo vorrebbero ribaltare, e ci troviamo a non avere né il know-how né le materie prime (Uranio) per recuperare quel gap accumulato nel settore del nucleare che, partendo da zero, rende la scelta molto meno conveniente per il nostro paese rispetto ad altre realtà».Corazza ha inoltre ricordato che anche in questo settore «c’è un grande interesse imprenditoriale di pochi grandi gruppi economici che va valutato con molta attenzione perché la politica deve subordinare gli interessi economici all’esigenza di garantire la sicurezza e la salute dei cittadini, che vengono al primo posto».Per l’Italia dei Valori la direzione verso cui andare è già stata indicata dall’Unione europea che ha emanato da tempo delle Direttive europee sugli obiettivi che anche il nostro paese dovrebbe raggiungere entro il 2020, e il pacchetto clima-energia “20-20-20” ne traccia le linee. Eppure sembra che il “Paese del sole” preferisca rimanere ultimo anche in questo campo. Tondo dovrebbe prendere esempio da Nichi Vendola, che in Puglia ha fatto dell’energia pulita uno dei propri cavalli di battaglia realizzando importanti centrali di produzione di energia pulita e uscendo trionfante dalle ultime consultazioni elettorali.«L’Italia dei Valori - ha ricordato Corazza in Aula - ha già lanciato un referendum contro il nucleare per il quale partirà presto una raccolta firme su tutto il territorio nazionale».

 

Dopo il “no” di Lubiana alla partecipazione italiana al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, esprime preoccupazione e vuole sapere al più presto dal Presidente Tondo come intende comportarsi ora che la sua strategia politica ha subito un duro contraccolpo. «Temiamo che ora il Presidente Tondo, al di là delle Sue dichiarazioni, non sia più in grado di rassicurare realmente i cittadini della nostra regione sul fatto che non si stiano studiando soluzioni per costruire centrali nucleari non solo a Monfalcone ma in tutto il nostro territorio regionale».
 Corazza spiega i motivi del suo attacco al Presidente della Regione: «Negli ultimi mesi Tondo si è preso una grossa responsabilità aprendo al nucleare, salvo poi però cercare una soluzione fuori dalla nostra Regione, quale è appunto il raddoppio della centrale di Krsko. 

Oggi che infatti emerge che l’ipotesi di partecipare al raddoppio della centrale di Krsko non ha convinto la Slovenia che si è già espressa con un secco “no”, sarà in grado il Presidente di scongiurare che il governo nazionale opti per un progetto nucleare nel nostro territorio regionale? Meglio sarebbe stato – spiega il dipietrista – rimanere più prudenti ed evitare di pronunciarsi a favore di una tecnologia rischiosa ed economicamente poco sostenibile per un paese come l’Italia che ha abbandonato ormai da decenni la ricerca e lo sviluppo in questo settore». Anziché ritornare su scelte che appartengono ormai al passato – aggiunge - bisognerebbe puntare con decisione sul rilancio delle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo già in linea con quanto richiesto dal pacchetto clima-energia “20-20-20” varato dall’Unione europea che vuole appunto, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica e l’aumento del 20% del risparmio energetico e dell’energia derivante da fonti rinnovabili». «L’Italia dei Valori – ricorda Corazza – partirà al più presto con la raccolta firme per il referendum nazionale contro il ritorno al nucleare, con il quale dimostrerà che i cittadini italiani e della nostra regione vogliono opporsi ad una scelta profondamente sbagliata che mette a rischio la sicurezza di tutti i cittadini, qual è il nucleare, e auspica che l’alternativa al nucleare non sia una scelta che pone altrettanti problemi di sicurezza e salvaguardia dell’ambiente come quella del rigassificatore.

 

Questa sera, mercoledì, alle 22 (in replica domenica alle 20.30), andrà in onda uno "speciale" del telegiornale di Telefriuli sulla questione energetica in regione. Si parlerà del nucleare, delle biomasse, di elettrodotti, dell’energia per uso domestico e di quella necessaria all’industria. Vi prenderanno parte, oltre a me, Alessandro Colautti, Mauro Travanut, Roberto Asquini, Enore Picco e Giorgio Brandolin.





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