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Respinta in Consiglio regionale la mozione (n. 92) presentata dall’opposizione che chiedeva di prendere atto dell’esito del referendum sul nucleare del 12 e 13 Giugno scorso bloccando il raddoppio della centrale nucleare di Krsko e vincolando la Giunta a fare un Piano regionale per l’emergenza nucleare nonché un nuovo Piano Energetico Regionale.

Approvate invece le due mozioni speculari di Camber (PDL) e Sasco (UDC) che chiedevano gli stress test su Krsko.

La mozione n. 92 è stata illustrata in Aula dal capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, primo firmatario della stessa, proprio per vincolare innanzitutto la Giunta a dare attuazione a quanto i cittadini hanno deciso il 12 e 13 giugno 2011 col referendum contro il ritorno al nucleare, promossi proprio dall’Italia dei Valori con banchetti in tutta Italia: «La mozione – ha dichiarato Corazza – chiedeva: la dismissione della centrale nel più breve tempo possibile; un nuovo Piano energetico regionale per promuovere le energie rinnovabili; lo sviluppo di un piano regionale d’emergenza da attuarsi in caso di incidente nucleare; l’effettuazione degli stress test alla centrale di Krsko per verificarne l’effettivo livello di sicurezza ».

«Ma ancora prima - conclude Corazza – la mozione chiedeva alla Giunta Tondo di recepire in Regione l’esito referendario: il referendum è l’ultimo treno che passa per Tondo per poter cambiare linea politica rispetto al raddoppio, da lui auspicato, della centrale di Krsko, senza perdere la faccia. Il Presidente della Regione ha infatti rotto l’asse europeo che chiedeva la dismissione di Krsko, aperto al raddoppio ipotecando per i prossimi decenni la sicurezza dei cittadini della nostra Regione, ma è stato tagliato fuori dall’operazione economica, visto che la Slovenia ha chiaramente dichiarato che farà, ma da sola. Oggi il referendum gli avrebbe dato la scusa, ma anche la forza democratica, per affermare la contrarietà al raddoppio, mettendo in sicurezza i cittadini della regione. E’ da irresponsabili irridere e non tenere minimamente conto, come fa la maggioranza regionale, dell’esito referendario e della sicurezza dei cittadini, sottovalutando un argomento che Fukushima dimostra essere più attuale che mai ».

Continua il pressing dell’Italia dei Valori sui fondi per i contributi all’acquisto o costruzione della prima casa (edilizia agevolata). «Se questa maggioranza non recupera le risorse necessarie – ha dichiarato oggi Alessandro Corazza, capogruppo di Idv –  dovranno aspettare probabilmente la finanziaria del prossimo dicembre i cittadini che hanno fatto domanda di contributo da febbraio di quest’anno in poi. Ad oggi, infatti, non ci sono più i soldi per finanziare questo capitolo di spesa così importante per i risvolti sociali che ha, ma anche per l’indotto economico che genera».

Non ci va leggero Alessandro Corazza, relatore di minoranza della manovra di assestamento di bilancio in esame dell’Aula da oggi, che ha denunciato con forza il rischio che tante persone, soprattutto giovani, non solo non possano più contare sul contributo regionale, ma che si ritrovino in una situazione di insostenibilità finanziaria a causa del mancato contributo promesso.

Mancano inoltre, per il capogruppo dipietrista «fondi per le borse di studio universitarie e maggiori investimenti sulla banda larga, posto che internet aiuta a contrastare l’isolamento e lo spopolamento della montagna.

«Spiace constatare – ha dichiarato poi Corazza – che il nostro Gruppo sia stato l’unico a presentare una proposta di riduzione dei costi della politica, da intendersi come primo segno di attenzione verso quelle riforme che i cittadini ci chiedono ormai da troppo tempo per appianare quelle ingiustizie e privilegi che caratterizzano negativamente la classe politica. Il nostro emendamento prevede la riduzione delle giornate lavorative computate al fine del calcolo del rimborso spese dei Consiglieri, oggi quantificate in ventuno, riportandole, ma è solo l’inizio, a diciotto come era prima del "blitz" notturno avvenuto durante l’esame in Aula della finanziaria 2010».

Inoltre sottolinea che, dopo il provvedimento anticrisi, ora occorre sostenere l’export, il sistema delle piccole e medie imprese, il commercio nei piccoli centri. E ancora: più contributi per la prima casa e per le borse di studio universitarie. E, anche, maggiori investimenti per la banda larga, posto che internet aiuta a contrastare l’isolamento e lo spopolamento della montagna.

Il consigliere sollecita anche una profonda revisione del sistema della autonomie locali e uno sforzo ulteriore nei confronti dei comuni, oltre a una maggiore attenzione per le fonti energetiche rinnovabili e per il risparmio energetico sviluppando una politica non appiattita sul tema della benzina agevolata ma tesa a incentivare l’utilizzo di carburanti a bassissimo impatto ambientale.

Il Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori ha depositato oggi 36 emendamenti alla manovra di assestamento di bilancio da 186 milioni di euro che approderà in Aula a partire da domani. A farla da padrone tra le materie sulle quali i dipietristi hanno proposto maggiori stanziamenti ci sono i temi legati alla crisi economica e sociale che sta pesando sulla Regione. In ambito energetico sono previsti incentivi all’uso di autovetture a metano e alle stazioni di rifornimento che adottano questo carburante “pulito”, ma anche maggiori finanziamenti alle Province per i contributi a soggetti privati ed aziende per lo sviluppo dell’energia rinnovabile e relativa informazione su come reperire i contributi e sul risparmio energetico.
Il Gruppo dell’Idv propone inoltre altri 4 milioni di euro di contributi all’edilizia agevolata, per chi vuole acquistare, costruire o recuperare la prima casa, 300 mila euro per la concessione ai privati di contributi fino all’80 per cento per la bonifica, rimozione e smaltimento di amianto da fabbricati ed edifici civili e un milione di euro a copertura dei tagli fatti dal livello nazionale agli assegni di studio universitari che l’Assessore Molinaro aveva promesso già in sede di Commissione di coprire proprio a fronte di una richiesta in tal senso avanzata della stessa IDV, per permettere a tutti gli studenti idonei, non ancora assegnatari, di accedere al contributo.
I dipietristi hanno anche partecipato all’emendamento a firma lunga di tutto il centrosinistra che modifica le norme per l’accesso alle prestazioni sociali, riportandole sulla rotta indicata dall’Unione europea. 
L’Italia dei Valori propone inoltre un "insolito" emendamento che stanzia un contributo regionale a copertura delle spese giudiziarie e di condanna subite dai Comuni a causa dell’applicazione della normativa regionale sul welfare che le recenti sentenze hanno definito discriminante. "Insolito" perché i soldi per questo risarcimento l’IDV propone di dedurli dal bilancio complessivo del Consiglio regionale, imputando una responsabilità politica al Gruppo della Lega nord che tanto ha voluto quella legge regionale incostituzionale, e creando un interessante precedente. «E’ giusto che chi ha imposto questa pessima legge ora ne paghi le conseguenze assumendosi a proprio carico le spese dei processi in cui sono occorsi i Comuni» afferma con forza il capogruppo Alessandro Corazza.
 Il pacchetto di emendamenti firmato Corazza e Agnola contiene un immancabile punto fermo dell’azione politica dell’IDV: «abbiamo proposto già in questa manovra di assestamento di bilancio un emendamento che porta ad una riduzione dei costi della politica, come primo segno di attenzione verso quelle riforme che i cittadini ci chiedono ormai da troppo tempo per appianare quelle ingiustizie e privilegi che caratterizzano negativamente la classe politica, a partire dall’abrogazione dei vitalizi che il nostro Gruppo ha chiesto ormai da un anno, depositando un’apposita proposta di legge.
L’emendamento prevede la riduzione delle giornate lavorative computate al fine del calcolo del rimborso spese dei Consiglieri, oggi quantificate in ventuno, riportandole, ma è solo l’inizio, a diciotto come era prima del “bliz” notturno avvenuto durante l’esame in Aula della finanziaria 2010. L’auspicio – conclude Corazza – è che su questo emendamento converga il buonsenso di tutti i Gruppi consiliari e possa essere un primo segnale, simbolico, in attesa di una riforma più corposa dei costi della politica che chiediamo venga portata avanti al più presto».

L’Italia dei Valori ha inoltre presentato un emendamento assieme al Pd con cui vengono stanziati 5 milioni di euro a favore del Fondo per l’Autonomia possibile (FAP).

Per l’Aula si prevede invece da parte di tutti i gruppi di opposizione la presentazione di un maxiemendamento che ripristini, almeno parzialmente, la manovra sul personale del comparto unico che la maggioranza regionale ha approvato lo scorso dicembre, in sede di approvazione della legge finanziaria regionale.

 

Replica Corazza: «Allora non si perda altro tempo, si voti la nostra mozione per un nuovo piano energetico regionale e si smetta di navigare a vista su una materia per la quale è fondamentale la programmazione».

La Regione necessita di un nuovo piano energetico regionale. A dirlo non è solo il Consigliere regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, ma anche la stessa Giunta regionale. Alla sua interrogazione urgente, infatti, il dipietrista si è sentito rispondere dall’Assessore Ciriani che «è indubbia la necessità di adottare un nuovo piano». Corazza aveva incalzato la Giunta chiedendo i motivi per i quali non si è ancora adottato un nuovo piano energetico regionale e se essa non intendesse, «alla luce degli obiettivi europei, del recente esito referendario in tema di energia e dell’imminenza della costruzione di nuovi elettrodotti, procedere alla predisposizione di un nuovo piano energetico regionale che aggiorni gli obiettivi di quello attuale e favorisca maggiormente la penetrazione delle fonti rinnovabili».
Attualmente infatti il piano energetico della nostra Regione è ancora quello approvato il 27 maggio 2007 dall’amministrazione regionale facente capo al Presidente Illy, i cui obiettivi strategici facevano riferimento al 2010.
«E’ un piano che ha evidentemente perso la sua attualità – ha spiegato Corazza -. Nel vigente PER l’obiettivo riguardo alla penetrazione delle fonti rinnovabili è fissato in misura pari al 9% circa della domanda di energia al 2010, mentre la Commissione Europea, con decisione del 30 giugno 2009, sulla base di quanto stabilito nella direttiva 2009/28/CE, ha fatto sì che all’Italia venisse attribuito l’obiettivo del 17% di quantità attesa di energia da fonti rinnovabili per l’anno 2020. A questo si aggiungerà l’obbligo di ogni Stato membro di adottare un piano di azione nazionale per l’energia da fonti rinnovabili investendo in questo le Regioni italiane».
Corazza ha citato nell’interpellanza anche il recente risultato referendario, nel quale i cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno rimarcato l’assoluta contrarietà al ritorno al nucleare. «Da esso – continua Corazza – è emersa una grande sensibilità per il tema delle energie pulite dal quale si può evincere un chiaro indirizzo politico allo sviluppo nella nostra regione delle energie rinnovabili, di cui non si potrà non tenere conto nella stesura del nuovo piano».
Tra le premesse dell’interrogazione anche l’imminenza e l’attualità di alcuni interventi che la Regione sta prendendo proprio in tema di trasporto di energia elettrica, in particolare riguardo alla costruzione del nuovo elettrodotto Redipuglia – Udine ovest e il Wurmlach – Somplago.
Nella sua risposta l’Assessore Ciriani, oltre ad ammettere l’indubbia ed obbligatoria necessità di un nuovo piano energetico regionale, ha giustificato il ritardo citando la situazione di difficoltà che il servizio energia della Regione sta attraversando a causa della molteplicità delle domande pervenute agli uffici.
«Non è ammissibile – ha contro-replicato Corazza – che ci si possa appellare all’affanno degli uffici, quando parliamo della necessità di uno strumento che andrebbe posto a monte di qualsiasi scelta strategica riguardante l’energia. Senza un piano, ogni decisione (ad esempio sulla necessità di nuovi elettrodotti o su nuove centrali energetiche) rischia di essere presa navigando a vista e sull’onda di esigenze che potrebbero non rientrare in una precisa strategia energetica basata su studi e dati concreti, col rischio di favorire magari criteri di vicinanza politica o altro: la Regione deve togliere ogni dubbio che tali decisioni vengano prese non sulla base di una programmazione ma per perseguire singoli interessi economici».
Infine, Corazza ha incalzato citando la mozione che Italia dei Valori assieme a tutto il centrosinistra ha depositato nei giorni scorsi proprio per impegnare la Giunta a prendere atto degli esiti referendari, a rinunciare al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, e a redarre un nuovo piano energetico regionale: «Visto che la stessa amministrazione regionale – ha dichiarato l’esponente di Idv – ritiene indubbio ed obbligatorio un nuovo atto regionale di programmazione energetica, mi aspetto che l’apposita mozione venga condivisa anche dalle forze politiche della maggioranza, nell’interesse di tutti i cittadini».

Corazza: «vogliamo conoscere i motivi del mancato aggiornamento e sollecitare l’adozione di un nuovo piano»

L’Italia dei Valori non molla la presa sul tema energia. Dopo aver depositato una mozione, sottoscritta da tutto il centrosinistra, per chiedere al Presidente Tondo di rinunciare alla partecipazione del Friuli Venezia Giulia al raddoppio della centrale nucleare di Krsko, il capogruppo in Consiglio regionale Alessandro Corazza ha presentato una interpellanza a risposta immediata (verrà discussa mercoledì o giovedì) per chiedere se la Giunta intenda o meno procedere alla formulazione di un nuovo piano energetico regionale. Attualmente infatti il piano energetico della nostra Regione è ancora quello approvato il 27 maggio 2007 dall’amministrazione regionale facente capo al Presidente Illy, i cui obiettivi strategici facevano riferimento al 2010.
«E’ un piano che ha evidentemente perso la sua attualità – spiega Corazza -. Nel vigente PER l’obiettivo riguardo alla penetrazione delle fonti rinnovabili è fissato in misura pari al 9% circa della domanda di energia al 2010, mentre la Commissione Europea, con decisione del 30 giugno 2009, sulla base di quanto stabilito nella direttiva 2009/28/CE, ha fatto sì che all’Italia venisse attribuito l’obiettivo del 17% di quantità attesa di energia da fonti rinnovabili per l’anno 2020».
Corazza cita nell’interpellanza anche il recente risultato referendario, nel quale i cittadini del Friuli Venezia Giulia, con una grande partecipazione popolare hanno rimarcato l’assoluta contrarietà al ritorno al nucleare. «Da esso – continua Corazza – è emersa una grande sensibilità per il tema delle energie pulite dal quale si può evincere un chiaro indirizzo politico allo sviluppo nella nostra regione delle energie rinnovabili, di cui non si potrà non tenere conto nella stesura del nuovo piano». Tra le premesse dell’interrogazione anche l’imminenza e l’attualità di alcuni interventi che la Regione sta prendendo in tema di trasporto di energia elettrica, in particolare riguardo alla costruzione del nuovo elettrodotto Redipuglia – Udine ovest e il Wurmlach – Somplago.
«Con questo atto – conclude Corazza – il Gruppo dell’Italia dei Valori intende conoscere i motivi per i quali non si è ancora adottato un nuovo piano energetico regionale spiegando se non intende, alla luce degli obiettivi fissati dalla Commissione europea, del recente esito referendario nazionale in tema di energia e dell’imminenza della costruzione di nuovi elettrodotti, procedere alla predisposizione di un nuovo piano energetico regionale che aggiorni gli obiettivi di quello attuale e favorisca in misura maggiore la penetrazione delle fonti energetiche rinnovabili».

E’ stata depositata oggi in Consiglio regionale una mozione, firmata da tutti i capigruppo del centrosinistra, per confermare anche in Consiglio regionale quanto espresso dagli elettori del Friuli Venezia Giulia nella recente tornata referendaria in tema di energia nucleare. Primo firmatario il capogruppo Alessandro Corazza, con il sostegno di tutto il centrosinistra.

Lo scopo? Far prendere atto anche al Presidente Tondo della volontà dei cittadini della Regione e rinunciare alla partecipazione al raddoppio della centrale nucleare di Krsko (Slovenia), situata a soli 130 chilometri dal confine. «Un atto dovuto – ha dichiarato Alessandro Corazza – soprattutto nei confronti dei cittadini che hanno dato un chiaro messaggio politico anche alla nostra amministrazione regionale: il nucleare è pericoloso e antieconomico, quindi da evitare. Investire su di esso, in un territorio che, anche se non è italiano, è ad un passo dalla nostra Regione, significherebbe ignorare la volontà della popolazione e le sua preoccupazione rispetto ai rischi derivanti da tale tecnologia». Come sottolineato dalla mozione, infatti, in Friuli Venezia Giulia il 93,41% dei votanti si è espresso a favore dell’abrogazione della norma sul nucleare. Nella mozione, sostenuta oltre che dall’Italia dei Valori, anche dal Partito Democratico, i Cittadini – Libertà Civica, Federazione della sinistra e Sinistra ecologia libertà, si chiede inoltre la Giunta regionale di impegnarsi assieme al Governo nazionale a chiedere la dismissione e lo smantellamento della centrale nucleare di Krsko nel più breve tempo possibile. Tra i dispositivi della mozione – incentrati sui controlli da effettuarsi circa il livello di sicurezza della centrale slovena e gli accorgimenti da prendere in tal senso, compreso lo sviluppo di un piano regionale di emergenza da attuarsi in caso di eventuale incidente nucleare alla centrale di Krsko, dando a tutti i cittadini le informazioni ed il materiale necessari per essere pronti a reagire in caso di incidente – c’è anche la richiesta di formulare un nuovo Piano Energetico Regionale. «I referendum – spiega Corazza – hanno segnato un punto storico di svolta per quanto riguarda la politica energetica del nostro Paese: serve quindi un nuovo piano regionale che si basi sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili fino al raggiungimento del fabbisogno energetico regionale».



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