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«Comincia molto male l’Assessore in pectore alle politiche giovanili Elio De Anna, che ad ottobre riceverà ufficialmente la delega». E’ forte la critica del Consigliere regionale dell’IDV Alessandro Corazza che giovedì scorso, in chiusura dei lavori d’Aula, era stato attaccato dall’Assessore De Anna con la frase “Carriola, Piccone e lavurà”. L’Assessore aveva già dato sfoggio di esternazioni simili, come ad esempio quando tirò fuori “carote e melanzane” in uno scontro avvenuto a suo tempo con Travanut (Pd), che De Anna invitava provocatoriamente ad usi impropri di tali ortaggi.

La replica di Corazza non si è fatta attendere: «Forse l’Assessore – afferma il Consigliere trentenne- non ritiene che un giovane come il sottoscritto possa rappresentare nelle istituzioni il pensiero di chi l’ha eletto visto che, ad una replica di merito sulle questioni sollevate in Consiglio, l’Assessore ha preferito inveire contro la mia persona. E’ molto grave che una figura istituzionale così importante non riesca a mantenere la calma e a rispondere puntualmente sulle questioni sollevate, come ad esempio sul perché un emendamento dell’ultimo minuto e non illustrato dai proponenti autorizzasse la Regione ad acquistare le quote del Consorzio che controlla l’aeroporto regionale senza riguardo al loro effettivo costo di mercato, o sul perché un altro emendamento desse al Consiglio regionale un’autonomia nella gestione del personale, duplicando uffici e dando di fatto troppo potere ai partiti. Ho letto che De Anna cerca ora di minimizzare la gravità dell’accaduto, ma sulla situazione, che ha costretto il Presidente Ballaman a sospendere l’Aula, si esprimerà l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale.
Da colui che è prossimo a ricevere la delega alla cultura e alle politiche giovanili, ci saremmo aspettati un inizio più dignitoso, all’altezza del ruolo che ricopre. Evidentemente un ridimensionamento dal livello regionale a quello comunale sarebbe più adatto allo spessore e all’esuberanza delle uscite alle quali ci ha ormai tristemente abituato».

Il trasloco del SummerEnd, il Festival rock che avrebbe dovuto tenersi in Fiera a fine agosto al quale l’amministrazione comunale non ha però concesso la deroga per poter suonare dal vivo oltre le 23.30, sta sollevando un mare di polemiche. Tra gli interventi più autorevoli, pur scritto sul suo blog, quello di Luca Ciriani, assessore regionale al Turismo che proprio sui grandi eventi (leggi concerti) ha basato una buona parte dell’attrazione regionale. «Il SummerEnd festival - scrive l’assessore sul Blog - che si sarebbe dovuto svolgere nel parco della Fiera di Pordenone dal 26 al 28 agosto ha deciso di trovarsi un’altra location perchè il sindaco non ha concesso la deroga per permettergli di suonare fino a mezzanotte e mezza, dato che quella zona è considerata residenziale. Le serate del festival si sarebbero quindi dovute concludere alle 23.30, un orario difficilmente compatibile con una manifestazione di questo genere. È un problema purtroppo non nuovo e il SummerEnd non è la prima manifestazione che Pordenone perde per questo motivo. Pochi mesi fa, infatti, cercammo di portare, proprio nel parco della Fiera i Placebo, ma alla luce di questo limite abbiamo dovuto "dirottarli" a Villa Manin a Codroipo. È un vero peccato perchè il concerto dei Placebo sarebbe stato un appuntamento importantissimo per Pordenone, anche dal punto di vista turistico. Spero quindi che si trovi una soluzione a questi problemi, perchè non avere un luogo adatto per questi eventi costringe Pordenone a perdere una opportunità dopo l’altra». Ma voce fuori dal coro è anche quella del consigliere regionale (nonchè comunale eletto con il Fiume e in maggioranza) Alessandro Corazza. «Personalmente ritengo che ospitare un evento come il SummerEnd rappresenti una opportunità tale per Pordenone da consentire di concedere una deroga di un’ora nei tre giorni richiesti ad agosto. Questa città - continua Corazza - ha un fermento culturale rappresentanto da numerosissimi gruppi musicali che bisognerebbe sostenere e rilanciare come un volano, evitando che l’offerta musicale della città diventi monopolio del solo deposito Giordani che è stata senza dubbio un’ottima idea diventata realtà proprio grazie a questa amministrazione. Dopo la chiusura dell’In-Chiostro questo sarebbe un altro duro colpo per la città e i giovani. Spero, quindi, che l’amministrazione comunale riveda la sua decisione e che si apra un ragionamento per cercare nuovi spazi in città per dare voce a queste iniziative». Secca anche la presa di posizione del capogruppo leghista Danilo Narduzzi. «Altro che dormitorio: Pordenone rischia di diventare un cimitero. Non si vuole dare nessuna fiducia ai giovani e questo è un grande errore».

(Il Gazzettino di Pordenone del 12 maggio 2010, pag. 7)

Il Capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio Regionale Alessandro Corazza ha partecipato al sit-in organizzato dagli studenti universitari per manifestare contro la soppressione degli Erdisu annunciata dalla Giunta regionale. «Ci opporremo fortemente – ha detto Corazza, che viene da un passato di due anni di rappresentanza studentesca in Cda Erdisu a Trieste -  ad ogni riforma del diritto allo studio che vada a togliere spazi e rappresentanza agli studenti, unici destinatari dei servizi che gli enti erogano».
«Ogni eventuale riforma del sistema – continua Corazza - dev’essere fatta a partire da quelle che sono le istanze che gli stessi studenti presenteranno e non va imposta dall’alto in maniera autoritaria come pensava invece di fare la Giunta,  presentando un emendamento al DDL sul finanziamento del sistema universitario che sarà in Aula giovedì prossimo. Non vorremmo però che la maggioranza approvi in quella sede un Ordine del Giorno che vincoli la Giunta a sviluppare una proposta organica sul tema, quando, contrariamente, lo stesso Assessore Rosolen si è compiaciuta del lavoro degli ERDiSU e quando dagli studenti non arrivano indicazioni sull’esigenza di fare una riforma».
«Se il sistema funziona bene – conclude - da quali esigenze e logiche arriva questa necessità di riformare il diritto allo studio? Noi ci opporremo a ogni intervento che vada a togliere rappresentanza e autonomia agli studenti, e porteremo avanti in Consiglio regionale gli interessi degli studenti».
 

 

Centocinquantamila presenze, dieci giorni di musica ascoltabile solo qui e non altrove. Un nuovo successo per il Rototom Sunsplash che ha chiuso l’altra sera i battenti in quel di Rivellino di Osoppo.  Gli stranieri si sono tutti presentati all’appello, ma per il presidente Filippo Giunta sono mancati i “locali” stimabili in circa ventimila persone. Coloro cioè che arrivano al festival per curiosità e che forse questa volta, sono stati bloccati dai rigidi controlli tanto che il presidente della manifestazione ha lanciato un grido di allarme: «Inizieremo subito i sopralluoghi in giro per l’Italia al fine di trovare un nuovo set per il festival, ma possiamo andare anche all’estero – annuncia Giunta -, non vogliamo trovarci più in una situazione come quella dei giorni scorsi».

 Un grido di allarme quello di Filippo Giunta che merita di essere raccolto. Il trasferimento della manifestazione sarebbe grave poiché si tratta di una iniziativa che ha un richiamo internazionale e che crea un enorme indotto culturale ed economico per la nostra regione. A chi ha portato avanti questa enorme macchina organizzativa va sicuramente il riconoscimento del territorio.

Il mio auspicio è che gli amministratori locali riescano a trovare un accordo con le forze dell’ordine affinché il festival possa rimanere all’interno dei nostri confini regionali.

Senza ombra di dubbio, la Regione Friuli Venezia Giulia ha da sempre prestato molta attenzione, sia nelle scelte legislative che nelle politiche attive, alla tutela del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Ora che ci troviamo alla vigilia dell’approvazione del primo Piano regionale per la tutela dei minori la decisione – assunta nel luglio 2008 nel corso dell’assestamento di bilancio - di “sospendere” l’attività e le funzioni del Tutore dei Minori e, contestualmente, “provvedere al riordino delle azioni e degli interventi regionali in materia di famiglia e minori entro sei mesi”, suscita ancor più notevoli perplessità e un comprensibile sconcerto.
In quel provvedimento si prevedeva che, in via transitoria, le funzioni del Tutore dei minori previste dalla legge regionale n.49 del 24 giugno 1993 “fossero esercitate dal Presidente del Consiglio regionale”. Contemporaneamente, negli stessi giorni fu avviato in Parlamento su proposta del Ministro per le Pari opportunità l’iter legislativo per l’istituzione anche in Italia del Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza figura prevista sia dalla Convenzione sui diritti del Fanciullo di New York (1989) che dalla Convenzione Europea sull’esercizio dei Diritti del Fanciullo (1996). Un istituto, peraltro, già esistente ormai da tempo in molti Paesi europei ed extraeuropei.
Se è vero che il sistema di promozione, protezione e garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza già esistente deve avere un punto di riferimento e di raccordo in una istituzione nazionale, è altrettanto necessario che il piano operativo non possa che svilupparsi su scala regionale, poiché è a questo livello che si collocano prevalentemente le politiche di welfare, come stabilito anche dalla riforma del Titolo V della nostra Costituzione. E’ in questo contesto normativo sospeso che si colloca la proposta di legge n.61 per l’“Istituzione del Garante regionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” promossa dai consiglieri dell’Italia dei Valori-Cittadini, sottoscritta da tutti i gruppi dell’opposizione e depositata lo scorso 9 aprile 2009 a Trieste.
Una proposta che trova ispirazione dalle tante sollecitazioni provenienti da qualificate organizzazioni come l’Unicef, Save the Children, Accademia Nazionale dei Lincei, dal vasto mondo del volontariato e dei servizi socio-sanitari pubblici che si occupano di minori e di adolescenti nella nostra regione. Un mondo, inutile nasconderlo, molto preoccupato e deluso per la scarsa sensibilità politica dimostrata dalla Regione con la decisione di cancellare dal nostro ordinamento un istituto di garanzia storico come il Tutore dei Minori.
Questa tavola rotonda si svolge quando sono trascorsi già quattro mesi dalla fine del periodo di transizione previsto in legge e vuole essere un’importante occasione pubblica per un confronto serio e qualificato fra i diversi attori oggi impegnati, a titolo diverso, nel delicato compito di garantire in Friuli Venezia Giulia pieno diritto di cittadinanza a chi ha meno voce per esigerlo.

Programma dell’evento:

INTRODUCE

Alessandro Corazza (Vicepresidente del Gruppo consiliare regionale Italia dei valori-Cittadini)

INTERVENGONO

Fabia Mellina Bares (Giurista - Esperta di diritto minorile)

Chiara Curto (Unicef - Italia)

Dario Bigattin e Luigi Piccoli (Referenti del Coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza FVG)

Lucio Strumento (Pubblico tutore dei minori - Regione Veneto)

CONCLUSIONI

Roberto Molinaro (Assessore regionale Istruzione, formazione e cultura, politiche per la famiglia)

COORDINA

Piero Colussi (Presidente del Gruppo Consiliare regionale Italia dei valori-Cittadini)

LYMECROMA. Si è concluso domenica 9 maggio a Roma il Congresso del LYMEC, l’Associazione che raduna i giovani liberaldemocratici di tutta Europa e che fa riferimento al partito europeo dei liberali, democratici e riformatori (ELDR).
Coorganizzato dal Dipartimento Politiche Giovanili dell’Italia dei Valori, l’evento –preceduto da un Seminario di quattro giorni sul tema della libertà d’informazione e della privacy tenutosi a Tivoli- ha offerto la possibilità a quasi centocinquanta delegati provenienti da più di 25 Stati dell’Unione Europea di confrontarsi su molte problematiche comuni, in vista anche delle imminenti elezioni per il Parlamento Europeo. Tra i vari temi trattati nella due giorni di lavori rientrano la promozione del concetto di Cittadinanza Europea, l’incentivazione della mobilità internazionale degli studenti (Processo di Bologna), le questioni legate all’accesso dei giovani al mondo del lavoro e gli strumenti di tutela della privacy.
Dal dibattito si è poi passati all’azione attraverso l’organizzazione di una “street action” per la difesa del diritto ad un’informazione libera e plurale, che ha visto i giovani delegati radunarsi davanti a Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento Italiano e luogo simbolicamente adatto per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti del poco pluralismo e dell’assoggettamento politico a cui è piegata l’informazione in Italia: “un settore di fondamentale importanza che non si può non considerare se si vuole costruire una solida democrazia “ ha dichiarato Simona Mignozzi del Dipartimento Politiche Giovanili di IDV che ha aperto i lavori a nome di Massimo Romano, Coordinatore nazionale del Dipartimento impegnato nella competizione elettorale per lo scranno di Sindaco di Campobasso.
Nel pomeriggio di Sabato i delegati hanno anche eletto i dieci rappresentanti che a Novembre rappresenteranno il LYMEC al prossimo Congresso annuale dell’ELDR.
In questa consultazione si registra il successo della delegazione giovanile dell’Italia dei Valori che ha visto arrivare prima tra gli eletti, con 124 voti, Martina Monti, 20 anni, di Ravenna. “Sono molto orgogliosa di quanto avvenuto -afferma la Monti-. Oltre alla soddisfazione personale di essere la prima italiana ad essere delegata dal LYMEC a partecipare al Congresso dell’ELDR, è anche un ottimo risultato politico per il nostro partito che inizia a ritagliarsi sempre più spazio e credibilità nel contesto internazionale”.
Un successo che apre le strade ad ambiziose prospettive per l’Italia dei Valori che attraverso una partecipazione attiva in Europa potrà efficacemente portare avanti le battaglie per la legalità, la trasparenza, la solidarietà, la difesa dell’ambiente e la libertà d’informazione.

 





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