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Una conferenza internazionale su come combattere la disoccupazione giovanile da una prospettiva liberale europea. E’ quello che il gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori, in collaborazione con l’Eldr (Partito europeo dei liberal-democratici e riformatori), organizza per venerdì 7 ottobre 2011 alle ore 15.15 presso la sala Tessitori del palazzo della Regione, in piazza Oberdan, 5 a Trieste.

Tante le autorità che interverranno all’evento: da Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, all’on. Leoluca Orlando, VicePresidente dell’Eldr e portavoce nazionale dell’Italia dei Valori. L’introduzione della conferenza è affidata a Federica Sabbati, Segretario generale dell’Eldr, mentre il tutto sarà moderato dal 31enne Alessandro Corazza, Presidente del Gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori del Friuli Venezia Giulia e ideatore dell’evento.

«In un momento storico segnato da una disoccupazione giovanile che anche in Friuli Venezia Giulia raggiunge livelli prossimi ad un disoccupato ogni tre giovani – spiega Corazza – abbiamo ritenuto opportuno creare un momento di incontro per confrontarci su questo tema da una prospettiva liberale. L’Italia dei Valori fa infatti parte a livello europeo dell’Eldr, il partito dei liberal-democratici e riformatori, il che evidenzia la natura liberale della nostra visione politica. Ed è proprio da quest’ottica che vogliamo affrontare un tema che riteniamo prioritario per dare un futuro ai giovani e quindi alla nostra società, sopratutto in questo momento di crisi economica e culturale in cui sono proprio le categorie più deboli a farne le spese. Il grande debito pubblico, la disoccupazione, l’impossibilità di accendere un mutuo per chi ha contratti precari, l’incertezza della pensione e l’esigenza di emigrare per cercare un futuro sono argomenti reali che trasformano la prospettiva di diventare indipendente e costruirsi una propria famiglia in un lusso che dovrebbe essere invece un diritto».

Grande attesa anche per gli interventi di Flo Clucas, presidente del gruppo Alde (liberali e democratici per l’Europa) al Comitato delle Regioni a Bruxelles, di un rappresentante dei partiti liberali di Slovenia, Istria (Croazia) e Austria che fanno parte anch’essi, come l’IDV, dell’Eldr, nonché dei rappresentanti giovanili di categorie economiche, di movimenti politici e di stakeholders. Spazio alla fine per il dibattito e gli interventi del pubblico.

«Un quadro che, per certi aspetti, è grave e preoccupante». E’ questo il commento a caldo del Consigliere regionale Alessandro Corazza, capogruppo dell’Italia dei Valori, rispetto ai contenuti del Giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione per l’esercizio 2010 espresso dalla Corte dei Conti nella seduta tenutasi oggi nella sede del Consiglio regionale, preceduta dalla Requisitoria del Procuratore regionale Zappatori.
«Come già ricordato nei giorni scorsi per quanto attiene all’assestamento di bilancio 2011 che ha appena finito l’esame della I Commissione del Consiglio regionale,- ricorda il Consigliere – l’avanzo del 2010 è del tutto straordinario perché dovuto principalmente ad anticipazioni di entrate di esercizi futuri, che verranno quindi a mancare successivamente, e non ad entrate strutturate. Gli unici aspetti positivi sono il rispetto del patto di stabilità, cosa però che non si può dire anche per gli Enti locali della Regione, nonché l’abbassamento del debito, anche se quello potenziale, cioè che la giunta regionale è già autorizzata a fare, rimane tanto alto da destare comunque preoccupazione soprattutto per le generazioni future che si potrebbero trovare con molte risorse occupate per pagarne gli interessi».
«Il quadro politico che emerge è allarmante e sconsolante: un abuso dello spoils system che sostituisce di fatto i concorsi pubblici mortificando le professionalità, per non parlare delle leggi regionali che derogano i principi generali del nostro ordinamento permettendo che si registrino comunque atti di impegno di spesa di cui la Ragioneria contesta la regolarità o legittimità.
Nel settore dello sport e tempo libero, delega dell’Assessore De Anna, è mortificante doversi far dire per l’ennesima volta dalla Corte dei Conti che manca un quadro normativo completo ed omogeneo. Non è più accettabile che in questi settori il Consiglio regionale e la Giunta non affrontino la materia per potersi ritagliare, nell’incertezza e incompletezza del quadro, degli spazi di azione che vanno a colmare il loro interesse elettorale invece che a premiare oggettive situazioni di merito. Il sistema contributivo attuale è clientelare e va spezzato e riscritto da capo. E’ imbarazzante vedere che il Consiglio regionale non riesca ormai da anni a giungere da solo all’unica soluzione che metterebbe definitivamente in sicurezza i riparti, oggi passibili di ricorsi alla magistratura».
«Tra gli aspetti che devono destare più allarme tra i cittadini c’è senz’altro la vicenda della realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4, di cui la Corte dei Conti contesta, tra i tanti, l’incapacità programmatoria e realizzativa della Regione che non ha saputo, già dagli anni ’90, completare l’opera per la quale si è dovuto ricorrere alla nomina di un commissario straordinario per l’emergenza ai sensi della legge sulla protezione civile, nonché l’incertezza sull’effettiva disponibilità delle risorse finanziarie, che peraltro avrebbe dovuto stanziare lo Stato e non la Regione e Autovie Venete essendo l’opera inserita tra quelle che il CIPE considera strategiche, al pari del passante di Mestre». «Forse il Ministro Tramonti era a conoscenza di informazioni che non rendevano così immotivato l’annunciato (poi ritirato) taglio dei fondi a quest’opera» – dichiara il Consigliere, che prosegue – «il quadro delineato dovrebbe far rimettere in discussione gli incarichi del trio Tondo, Riccardi, Santuz che hanno la responsabilità politica di questa vicenda».
La Corte ritiene fuori controllo la spesa sanitaria, ma evidenzia anche il problema delle aziende partecipate dalla Regione che spesso hanno una gestione fuori bilancio che deroga ai principi di università e unicità che dovrebbe avere il bilancio regionale. Un’ultima nota dolente anche il ricorso, avvenuto in passato, ai derivati, che riserveranno amare sorprese alle future generazioni.
In conclusione, l’Italia dei Valori, per bocca del Capogruppo Alessandro Corazza, fa proprie, in toto, le indicazioni della Corte dei Conti e auspica che già nell’assestamento di bilancio che arriverà in Consiglio regionale a fine mese si possa dare un primo segnale positivo ai cittadini e affrontare quel contenimento dei costi della politica tanto auspicato dalla gente e garantire selezione e qualità dell’azione amministrativa della Regione, tagliando i carrozzoni, l’eccessiva burocrazia e le sacche di inefficienza».

Dalle audizioni sullo stato di avanzamento delle istruttorie delle domande di contributo regionale a sportello e delle domande relative al bando comunitario Por Fesr, emerge un quadro che Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, non esita a definire «molto grave, la cui responsabilità è in capo alla Giunta regionale che in un periodo di crisi economica come questo non è riuscita a sbloccare l’iter per l’erogazione di fondi che sono uno strumento di rilancio economico per l’innovazione delle imprese».
Due i canali di erogazione dei fondi, è stato ricordato: quello regionale e quello comunitario. Partendo da questo, sono 334 le domande pervenute, di cui le valutate che possono chiedere il finanziamento sono 75, le restanti 259 sono quindi ancora in istruttoria. A oggi, sarebbero potenzialmente impegnati 17 milioni su 23 disponibili. Mentre il canale regionale registra circa 21 milioni, anche se le domande richiederebbero una dotazione di 55.
«E’ compito della politica, e quindi della Giunta, riuscire a rendere tutti questi processi più snelli soprattutto in questi momenti di crisi economica, dove l’accesso ai fondi è determinante per chi vuole sviluppare la propria impresa. Il blocco delle domande imposto dalla Giunta, in attesa di sbrogliare la matassa delle domande accumulate a scadenza settembre 2010, è sintomo di un Governo della Regione che non è in grado di garantire sostegno alle imprese, e che è tristemente in linea con l’incapacità – tutta italiana – nell’attrarre finanziamenti europei, che oggi si attesta solo all’8% a livello nazionale».

Riporto un articolo del Messaggero Veneto di domenica 13 marzo 2011 che fa emergere in maniera lampante la connivenza della politica nostrana col mondo degli affari, e che costano ai nostri cittadini milioni di euro, in Friuli Venezia Giulia al pari che in altre realtà.
E, anche se il giornale non lo dice chiaramente, dietro questa operazione c’è la mediazione del vertice regionale del PDL.
Queste persone non servono la collettività ma la usano per avvantaggiarsi personalmente. A prescindere dal colore politico, dobbiamo condannare questi comportamenti immorali e intrisi di conflitti d’interessi!

FADALTIPORDENONE Il paracadute della politica per il crac Fadalti. Prima cinque milioni di euro in un anno, messi a disposizione da Friulia (la spa regionale) per scongiurare la messa in liquidazione, ora una procedura di amministrazione straordinaria che formalmente è frutto di scelte fatte a Roma ma su cui aleggia l’ombra di Trieste.
Il rapporto con Friulia. Fadalti – gruppo che opera nel settore della commercializzazione di materiali per l’edilizia, 24 filiali nelle province di Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste, Treviso, Venezia, Belluno e 303 dipendenti (oggi 270) – è stata accompagnata da Friulia come avviene per molte imprese, ma ha potuto contare su un sostegno in termini economici che raramente la finanziaria ha riservato alle attività produttive regionali. Di più, come si legge nel verbale dell’assemblea ordinaria del 20 maggio scorso, convocata per approvare il bilancio 2009, Friulia spa era «titolare di una partecipazione azionaria pari al 6,8% del capitale sociale e titolare di diritto di pegno su partecipazioni azionarie pari al 47% del capitale sociale con diritto di voto». Friulia e quindi la Regione, negli ultimi due anni, era diventata socio di riferimento del gruppo.
La liquidazione. Il 4 ottobre scorso l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione volontaria la società. Al cda formato da Pietro Codognato Perissinotto (presidente), Giorgio Ghezzi (ad dal 7 gennaio 2010), Claudio Tatozzi e Dimitri Guarino, sono subentrati due liquidatori: Giorgio Ghezzi e Renzo Di Natale.
La Prodi bis. Dopo i tentativi naufragati di trovare un compratore che salvaguardasse impresa e occupazione, si è avviata la procedura per scongiurare il fallimento e ottenere l’amministrazione straordinaria (cosiddetta Prodi bis) ovvero una procedura commissariale che viene concessa a imprese dotate di almeno 200 dipendenti e afflitte da un rilevante indebitamento. Fadalti ha entrambi i requisiti: 270 (nel frattempo) dipendenti e un passivo di 89 milioni di euro, una voragine. L’obiettivo della procedura non è liquidare l’azienda, ma recuperarne l’equilibrio economico e finanziario mediante un programma di prosecuzione dell’attività che preveda la cessione o la ristrutturazione economicofinanziaria dell’impresa.
Commissario giudiziale. Nel momento in cui il tribunale ha dato avvio al periodo di valutazione preliminare alla scelta di attivare la procedura o dichiarare il fallimento, il Ministero dello sviluppo economico – come vuole la legge – ha nominato un commissario giudiziale, con il compito di indicare al tribunale la strategia del rilancio e convincere i giudici a concedere l’amministrazione straordinaria. Da Roma è arrivata al tribunale di Pordenone l’indicazione di Alfredo Paparo, revisore dei conti triestino, con diploma di maturità scientifica, non conosciuto nell’ambiente dei grandi fallimenti, ma sicuramente conosciuto dalla Regione (che, in quanto socia di maggioranza di Friulia, è diventata nel frattempo anche socio di riferimento di Fadalti): Paparo è presidente del collegio sindacale di Gestione immobili Friuli Venezia Giulia spa, società partecipata all’80 per cento dalla Regione.
L’amministrazione. Il piano presentato da Paparo a fine gennaio è stato accolto e il 15 febbraio il tribunale fallimentare di Pordenone ha avviato la procedura di amministrazione straordinaria. A quel punto la palla è passata nuovamente a Roma. Il Ministero dello Sviluppo economico ha nominato il commissario straordinario.
Tre commissari. Se negli ambienti giudiziari ci si aspettava la “promozione” del commissario giudiziale a commissario straordinario, come di prassi, dal governo è arrivata una nuova sorpesa. Accanto a Paparo sono stati indicati altri due commissari straordinari: tre commissari per tre compensi. Dice il decreto legge 270 del ’99 all’articolo 38: «Entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto che dichiara aperta la procedura, il Ministro dell’industria (ndr oggi sviluppo economico) nomina con decreto uno o tre commissari straordinari. In quest’ultimo caso, i commissari deliberano a maggioranza e la rappresentanza è esercitata congiuntamente da almeno due di essi». Aggiunge però che «la nomina di tre commissari è limitata ai casi di eccezionale rilevanza e complessità della procedura». Possibile che il caso Fadalti sia più complesso del caso Parmalat in cui il Ministero nominò un solo commissario?
Il caso Savino. Uno dei due commissari “aggiuntivi” è Renato Cinelli, presidente dell’ordine dei commercialisti di Pordenone, nomina dal sapore istituzionale. Il secondo, invece, è Luca Savino, commercialista e revisore contabile, di Trieste come Paparo e fratello dell’assessore regionale alle Finanze e alle partecipate Sandra Savino. Il commissario, poi, è compagno di studio e di vita di Anna Grava, professionista e nello specifico sindaco del collegio di Fadalti dal 30 giugno 2009 al 4 ottobre scorso. Dal 4 ottobre al 15 novembre nel collegio è subentrato, tra i sindaci, Federico Grava, fratello di Anna.
Il futuro. I legami pubblici e privati tra commissari e politica e tra commissari e Fadalti, rischiano di creare un pregiudizio sul loro operato. Oltre ad approvare il piano straordinario di cessione del gruppo (la strada per Fadalti sembra segnata in questa direzione), sono, infatti, chiamati a valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori della società: rappresentati dei cda che si sono succeduti, ma anche sindaci. Saranno liberi di farlo? A valutarlo sarà comunque il Ministero: per legge spetta infatti, ancora una volta, al potere politico la vigilanza sulla procedura.

da Il Piccolo di sabato 18 dicembre, pag. 10.

Il Consiglio ”azzera” i tagli alla cultura Mutui casa blindati, sì al bonus pensionati

finanziariaTRIESTE Arrivano i fondi mancanti per la cultura. Il Consiglio ha approvato nella notte la
Finanziaria 2011 e, oltre al settore culturale, arrivano gli annunciati interventi sui costi della
politica, sul bonus da 100 euro per le pensioni minime, sui mutui prima casa, sugli asili
nido, sulla formazione professionale e sulle borse si studio.
CULTURA Le risorse non mancano anche grazie al generoso contributo (qualcuno scomoda la parola “bonus”) dei consiglieri, arrivando ad azzerare i tagli rispetto l’anno passato. Le famose tabelle restano inalterate rispetto all’anno scorso, racimolando quasi 6,4 milioni di euro mentre gli enti finanziati attraverso la legge 68 (tra cui i teatri) si prendono qualcosa più di 1 milione. In totale 7,4 milioni che pareggiano quelli dello scorso anno che però vedevano tra i beneficiari anche gli enti della legge 3 per «progetti di valorizzazione» che comunque riescono ad ottenere parecchi contributi grazie ad emendamenti dei diversi consiglieri di maggioranza e opposizione. «Il Consiglio ha capito che la cultura è un investimento e non solo una fonte di spesa, devo ringraziare la sensibilità dei consiglieri. – è il commento soddisfatto dell’assessore regionale Elio De Anna – Complessivamente la cultura porta a casa un po’ di più dell’anno scorso anche se la distribuzione è diversa». Se quindi c’è chi sorride, c’è anche chi piange, in particolare il cinema con il consigliere dei Cittadini, Piero Colussi, che lamenta il fatto che in aula il grande schermo rimane a bocca asciutta.
COSTI DELLA POLITICA Arriva il via libera del Consiglio all’articolo 12 che taglia alcuni costi della ‘casta’ negli enti locali. Confermati il aglio del 10% sulle indennità di consiglieri provinciali, componenti di commissioni, comitati e società di proprietà di Regione ed enti locali, la riduzione degli assessori provinciali e comunali, l’abolizione di direttori generali e difensori civici e il taglio delle consulenze. L’articolo ottiene il sì della maggioranza e di Idv: «abbiamo scelto con coerenza di dare il nostro si a un articolo che, anche se migliorabile, contribuisce ad alleggerire i costi della politica» afferma il capogruppo, Alessandro Corazza.
LAVORO E SOCIALE Arriva un altro milione per i lavori socialmente utili che si aggiungono ai 2 già stanziati. L’assessore al Lavoro Angela Brandi esprime la propria soddisfazione «sarà possibile soddisfare tutte le domande presentate entro il 30 novembre 2010 dalle amministrazioni pubbliche». Ma per Paolo Pupulin (Pd) «non ci sono i 10 milioni aggiuntivi sugli ammortizzatori sociali, promessi dalla maggioranza di centro destra, indispensabili per garantire la copertura della cassa integrazioni, che risulta in crescita anche nell’ultimo mese scorso. E vengono tagliati in modo pesante (meno 2 milioni) i fondi per i lavori socialmente utili». Approvato anche il bonus da 100 euro per le pensioni minime che sarà destinato a coloro che, al 31 dicembre, risulteranno residenti in Fvg.
Arrivano pure i fondi per l’edilizia popolare con 3,5 milioni di avanzo alle Ater a cui si aggiungono altri 5,4 per l’edilizia agevolata, 8,45 per l’edilizia sovvenzionata e 7 per politiche sociali sempre delle Ater. Stanziati inoltre 22,4 milioni in tre anni per abbattere le rette degli asili nido. Ulteriori 1,68 milioni per le richieste di borse di studio e 7 per la formazione professionale. (Roberto Urizio)

 

PASSA LA LEGGE DI MANUTENZIONE, RINOMINATA “OMNIBUS” DALLE OPPOSIZIONI, E FORTEMENTE CONTESTATA DALL’ITALIA DEI VALORI.

CORAZZA (IDV): «L’ENNESIMA BRUTTA PAGINA PER LA NOSTRA REGIONE, DOVE SI MASCHERANO COL TERMINE “LEGGE DI MANUTENZIONE” SI MASCHERANO I SOLITI FAVORI AGLI AMICI A CUI LA CASTA CI HA ORMAI ABITUATO»  

E SULLA CACCIA. «PICCOLA SODDISFAZIONE PERSONALE, PER AVER OTTENUTO LO STRALCIO DEGLI EMENDAMENTI CHE NON ADEGUAVANO L’ORDINAMENTO REGIONALE ALLE SENTENZE DELLA CONSULTA, MA LA MATERIA NECESSITA DI ESSERE RIVISTA AL PIU’ PRESTO».

Una seduta molto calda quella del Consiglio regionale di venerdì. I lavori, prima previsti fino alle 13.30, erano stati prorogati fino al pomeriggio di venerdì dal Presidente del Consiglio per permettere di arrivare all’approvazione definitiva della contestata legge di manutenzione, ribattezzata “omnibus” dall’opposizione a causa di una numerosa pioggia di emendamenti puntuali o ad personam, ma la decisione non è stata digerita con facilità dai Capigruppo, alcuni dei quali, come Corazza (IDV), Sasco (UDC) e Asquini (Misto), avrebbero preferito riconvocare il Consiglio regionale in un’altra giornata apposita per portare a termine con la necessaria attenzione il provvedimento.

Ma i numerosi emendamenti presentati dal Gruppo dell’Italia dei Valori in materia di caccia hanno costretto la maggioranza a chiedere una sospensione dei lavori per stralciare la maggior parte dei propri emendamenti che altrimenti avrebbero impedito ai lavori di terminare nella giornata.

«Sono contento di questi stralci perché gli emendamenti presentati dal centrodestra andavano a deregolamentare la materia riducendo la tutela della fauna selvatica nella nostra regione, e peraltro non recepivano nemmeno la sentenza della Corte Costituzionale che definisce incostituzionali le Associazioni dei cacciatori, che è l’unica cosa che la legge di manutenzione avrebbe dovuto fare – dichiara Alessandro Corazza, capogruppo dell’IDV e relatore di minoranza della legge -. Con i nostri emendamenti avevamo proposto di mettere ordine all’ordinamento regionale che oggi è in pieno caos e a rischio di impugnazioni. E’ stata l’ennesima occasione persa per affrontare una riforma organica della materia, che è diventata ormai improcastinabile».
Erano anni che in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia non venivano portate con forze tante proposte ambientaliste e a tutela della fauna selvatica.

Ha destato le proteste di molti consiglieri dell’opposizione quello che Alessandro Corazza definisce  «un colpo di mano del vicepresidente Salvador» a proposito della repentina apertura della votazione su un emendamento che andava a cancellare dalla normativa regionale l’incompatibilità con incarichi sindacali per chi andrà a rivestire il ruolo di Presidente della Zona industriale di Trieste. «E’ l’ennesima norma ad personam, fatta per permettere a chi già riveste il ruolo di Presidente di un’associazione (sindacale) di categoria di andare a ricoprire il ruolo di Presidente della Zona Industriale di Trieste, cosa che oggi non è permessa come riferito proprio dall’IDV e SA durante la seduta del Comitato sulle nomine del Consiglio regionale, riunitosi alcuni giorni fa per dare l’apposito parere. E’ incredibile come alcuni Consiglieri regionali di maggioranza usino il potere legislativo di cui dispongono per favorire questa o quella persona invece che nell’interesse generale. I cittadini col loro voto alle elezioni ci danno un mandato per portare avanti un programma politico: usare i poteri legislativi che ci vengono conferiti a servizio di quel mandato per favorire invece delle singole persone non è eticamente ammissibile. Se è questo il risultato che i triestini del PDL volevano ottenere preannunciando la costituzione di loro Gruppo in Consiglio regionale, non credo che gli elettori in buona fede del PDL, ma soprattutto i cittadini onesti, possano apprezzare». 

Riassumendo sommariamente le quattro giornate d’Aula che hanno portato all’approvazione di un testo di legge di quasi duecento articoli, l’Italia dei Valori ha fatto una dura opposizione in particolare sull’aver tolto l’obbligo per i proprietari di impianti di termovalorizzazione di indennizzare il Comune in cui sorgono;

sull’aumento di due unità del personale che potrà essere chiamato in comando presso la Regione, scavalcando quindi chi fa i regolari concorsi pubblici;

sull’aumento della pensione per i dirigenti regionali che andranno in quiescenza entro un certo termine inserito ad hoc;

sulla possibilità di nominare due vicedirettori per ogni direzione (con un massimo complessivo di 5);

sulle ennesime deroghe alla disposizioni sull’inquinamento luminoso, passate con un voto trasversale anche del PD;

sulla soppressione di tutte le aree di reperimento ad eccezione del solo parco del Livenza, quando anche le risorgive dello Stella meritavano di rimanere tali, così come le Prealpi Giulie e la Catena carnica.

In generale, l’Italia dei Valori, attraverso la dichiarazione finale di voti del Capogruppo Corazza, ha condannato tutte quelle norme puntuali che vanno a favorire Comuni, Parrocchie o particolari Associazioni che hanno un “padrino” in Consiglio regionale, andando a creare una forte ingiustizia rispetto alla generalità dei cittadini e dei soggetti che vengono così discriminati.



Il giornale dei Giovani dell'Italia dei Valori:

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Io c'ero al Vaffanculo Day

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