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Mentre in Italia il governo mette a punto gli ultimi stratagemmi della "legge bavaglio", il parlamento islandese ha appena approvato all’unanimità una proposta di legge che renderà il diritto di bloggare sacrosanto ed inviolabile. Evidentemente in Islanda la libertà di stampa ha il valore che merita. I blogger non saranno perseguibili per le cose che scriveranno e nessuno potrà fare loro causa, neppure se pubblicheranno segreti di stato o documenti riservati militari. Non solo: se qualcuno li querelerà, oltre a vedere sgretolarsi la sua richiesta di ritorsione legale contro il muro della legge, i blogger lo potranno denunciare per avere tentato di mettere il bavaglio all’informazione libera.

 Questo è il senso della risoluzione denominata IMMI - Icelandic Modern Media Initiative, che porterà alla modifica di ben 13 leggi in 4 ministeri diversi nel giro di soli dodici mesi. Smári McCarthy, fondatore di Icelandic Digital Freedoms Society, e la deputata Birgitta Jonsdottir forse non si rendono neppure conto della portata del loro successo e di avere scavato un solco entro il quale in tanti ora potranno mettersi a lavorare per allargarlo e allungarlo fino al proprio paese.

 

Il Coordinamento giornalisti precari e freelance dell’Assostampa Friuli Venezia Giulia ha diramato un comunicato stampa sui risultati della riunione pubblica sul precariato giornalistico tenutasi venerdì 11 dicembre presso il Circolo della Stampa di Trieste e che ha visto l’adesione di vari esponenti politici e di altre organizzazioni sindacali.
Dall’incontro è emersa la necessità, per i precari, di regole precise e di una forte azione sindacale.
Il tema è molto sentito dall’Italia dei Valori che da sempre si batte per la libertà di stampa e dell’informazione, troppo spesso assoggettata al potere di chi comanda. Proprio il 28 novembre scorso avevamo organizzato a Pordenone un incontro con Oliviero Beha, gornalista de "Il Fatto quotidiano" e scrittore, che ci ha parlato de “i nuovi mostri” e della stampa taroccata, all’apertura del quale ho presentato l’iniziativa di cui mi sono fatto promotore in Regione e che aveva trovato una sensibilità abbastanza trasversale anche tra le altre forze politiche rappresentate in Consiglio regionale (PDL a parte): un’interpellanza al Presidente della Regione Renzo Tondo affinché attivasse un tavolo con gli editori, l’ordine dei giornalisti e il sindacato per approfondire le prospettive dell’informazione nella nostra Regione e affinché adottasse delle misure che andassero a tutelare la grave situazione di precariato e sottoretribuzione che coinvolge centinaia di collaboratori e freelance in Friuli Venezia Giula. L’interpellanza, sebbene sia stata depositata già il 4 settembre scorso, è rimasta tutt’ora inevasa. Speriamo che non sia questa la risposta che Tondo intende dare ai freelance e precari della nostra Regione!

Leggi la condizione e le rivendicazioni dei precari dell’informazione.

Sabato 28 novembre alle 17.30 a Pordenone, presso l’auditorium della Regione, via Roma 2, si terrà una conferenza organizzata dal gruppo consiliare regionale dell’Italia dei Valori, che avrà come tema principale l’informazione. A parlarne è stato invitato Oliviero Beha, scrittore e giornalista pluripremiato, autore di "Italiopoli" e "I nuovi mostri", quest’ultimo incentrato sulle cause e gli effetti della crisi, non solo economica, ma anche culturale del nostro paese, accompagnata dalla condizione di degrado e di servilità dei sempre più influenti mezzi di comunicazione.

Introdurrà la conferenza il presidente del gruppo consiliare regionale Italia dei Valori del Friuli Venezia Giulia Alessandro Corazza, depositario di una recente interrogazione in Regione sul preoccupante taglio delle retribuzioni dei collaboratori precari e freelance del Friuli Venezia Giulia, che comporta di fatto un peggioramento della qualità dell’informazione e una mancata salvaguardia dell’indipendenza del giornalista.
Modererà Beniamino Pagliaro, giornalista che collabora con l’Agenzia ANSA e il Messaggero Veneto occupandosi di economia e politica.

I quotidiani locali (Gazzettino, Messaggero Veneto e il Piccolo) sono da tempo in una fase di     ridimensionamento del personale con il blocco del turn over nelle redazioni e la drastica riduzione del numero delle collaborazioni dei freelance e a partiva IVA. A questo stato di cose si aggiunge anche l’orientamento dell’Editoriale Espresso-Repubblica che vorrebbe stampare i quotidiani regionali non più nei centri stampa del Friuli Venezia Giulia ma nel vicino Veneto.

“Siamo convinti – ha spiegato il consigliere regionale Alessandro Corazza (IdV-Citt) primo firmatario di un’interpellanza sottoscritta da Piero Colussi (IdV-Citt), Igor Kocijancic (SA-PRC), Stefano Pustetto (SA-SD), Gianfranco Moretton (PD), Federico Razzini (LN), Luigi Ferone (Pens.), Edoardo Sasco (UDC) - che i collaboratori dei giornali costituiscano l’anima dell’informazione dal momento che svolgono l’attività di ricerca dell’informazione e di stesura degli articoli che verranno pubblicati. Di fatto, però, la loro figura professionale risulta essere la meno tutelata sia per la precarietà della collaborazione – interrompibile in qualsiasi momento senza preavviso – che per l’irrisoria retribuzione di ogni singolo articolo pubblicato che viene pagato 5, 10 o massimo 15 euro lordi e in alcuni casi tocca punte anche inferiori, pari ai 3 euro lordi per 1000 battute”. 

“E’ evidente – ha continuato Corazza – che una così esigua retribuzione economica e una tale incertezza lavorativa comportino di fatto un peggioramento della qualità dell’informazione e una mancata salvaguardia dell’indipendenza del giornalista. Se un giornale per risparmiare non si avvale di collaboratori o li sottopaga ciò comporta che viene meno il processo di ‘ragionata mediazione e verifica’  fatta da un giornalista presente in loco, e si verrebbe a creare così una trasformazione dell’importantissimo servizio di informazione locale che diventerebbe una mera pubblicazione dei comunicati stampa forniti dalle istituzioni, dai politici e dai privati”  

Una situazione, questa, che è andata peggiorando perché, prendendo come giustificazione la crisi che ha colpito i settori dell’economia, da qualche mese, i quotidiani si sono lanciati alla corsa al ribasso dei compensi.  

“Fare finta di niente davanti a tutto ciò – ha spiegato il consigliere dipietrista - significa sostenere di fatto lo sfruttamento di centinaia di collaboratori, che con il loro costante lavoro e la loro professionalità, riempiono le pagine dei nostri quotidiani e forniscono ogni giorno servizi alle televisioni e alle radio private. Proprio per questo, con i colleghi degli altri gruppi consiliari – abbiamo deciso di depositare un’interpellanza nella quale chiediamo al presidente Tondo se non ritenga la situazione denunciata dalle organizzazioni sindacali della stampa gravemente lesiva del ruolo fondamentale dell’informazione locale e regionale nella nostra regione; se non ritenga necessaria l’apertura di un tavolo di confronto con gli editori, l’Ordine dei giornalisti e le organizzazioni sindacali per approfondire le prospettive dell’informazione in Friuli Venezia Giulia e quali forme di tutela intende adottare nei confronti della situazione di forte precariato e sottoretribuzione che coinvolge centinaia di collaboratori e freelance del Friuli Venezia Giulia. 

E’ scontro suol ruolo del presidente della Regione nel caso intecettazioni. I consiglieri di Idv e Cittadini, Piero Colussi e Alessandro Corazza, fanno spuntare dagli archivi la delibera di giunta che istituì il Noava nell’ottobre 2002. La  firma su quella delibera è dell’allora presidente, Renzo Tondo, e dell’allora assessore Danilo Narduzzi, oggi capogruppo della Lega Nord. «Come potevano non sapere?», si chiedono i consiglieri di opposizione.

Sul piano politico il Gruppo consiliare ha annunciato che presenterà una mozione da discutere nella prossima seduta del Consiglio regionale. Sulla questione era intervenuto nuovamente anche il senatore Saro rendendo noto attraverso la stampa di aver depositato una terza interrogazione al ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Adesso, però, basta far melina. Se, come fa intendere, il senatore Saro sa chi e come è stato intercettato illegalmente, allora è arrivato il momento che vada alla Procura della Repubblica per l’apertura di un fascicolo che faccia piena luce su quella che appare come una struttura operante al limite, se non addirittura oltre la legge. Anche il presidente Renzo Tondo deve avvertire l’esigenza di fare immediata chiarezza e di andare oltre l’intenzione, pur condivisa ma ancora insufficiente, di chiudere il centro d’ascolto. Siamo convinti che non debba restare nulla di non detto o di nascosto, nessuna ombra, su una vicenda che ha riportato alla nostra memoria anni bui del passato e che debba quindi essere aperta una inchiesta, anche interna, per spazzare via  i sospetti che stanno inquinando pesantemente la vita della Regione. Se infatti in questa struttura, dipendente dalla Regione, ci sono state deviazioni dai compiti istituzionali e se sono stati compiuti degli illeciti, immediati e severi devono essere i provvedimenti da assumere per ripristinare la legalità interna e le funzioni istituzionali del servizio.
 

“Una richiesta urgente – hanno concluso - motivata anche dalla sproporzione fra i costi sostenuti (sette forestali a tempo pieno senza limiti di straordinari, con automezzi a disposizione, attrezzature sofisticate, più sedi sul territorio…) e i risultati ottenuti in questi sei anni di attività, da questo nucleo extra apparato che si trova alle dirette dipendenze del Direttore centrale delle risorse agricole, naturali e forestali”.

Leggi l’articolo del Messaggero Veneto.

Orlando a Pordenone: il referendum si potrà fare. «Idv si deve radicare nel territorio»
ITALIA DEI VALORI
29 ottobre 2008 - Messaggero Veneto di Pordenone

Conferenza su Vigilanza RAI«E’ in atto un processo complicato e rischioso, ovvero il radicamento di Italia dei valori nel territorio». Da qui, ha giustificato indirettamente il parlamentare Leoluca Orlando, gli scossoni anche friulani nel partito, con un prossimo congresso che dovrebbe porre fine ai commissariamenti interni. Ma, a maggior ragione dopo i successi elettorali, «il partito, che ha la più forte presenza in internet d’Europa, non può rimanere virtuale. Siamo uguali e contrari alla Lega nord – ha continuato Orlando durante il convegno tenutosi ieri mattina all’hotel Moderno di cui riferiamo anche nell’altro fascicolo – nel senso che la Lega parte dalla difesa del territorio ma senza un ancoramento ai valori, per cui rischia di diventare razzista. Se io difendo la Sicilia, senza un quadro di valori, potrei cadere nell’errore di difendere Riina. Noi invece siamo un partito di valori che si deve radicare nel territorio, altrimenti rimane un movimento virtuale. E’ una cosa difficilissima, perché ci può essere sempre qualcuno che punta a salire sul carro per approfittarne, ma la sfida va accolta». Da qui anche l’investimento su donne e giovani, rappresentati in sala rispettivamente da Gabriella Bon e Matteo Franco.
Orlando è stato introdotto dai consiglieri regionali Enio Agnola e Alessandro Corazza, i quali hanno annunciato che in Friuli sono state raccolte oltre 20 mila firme contro il lodo Alfano. Altri referendum potrebbero essere indetti contro i provvedimenti del Governo su scuola e università. «Con i tagli agli istituti scolastici – ha sostenuto Orlando – si realizza una controriforma, per cui ci saranno le scuole private per i ricchi e una penalizzazione per tutti gli altri».
Orlando, che ha ricevuto recentemente il premio Konrad Adenauer a Colonia, ha sottolineato come le vecchie appartenenze non debbano essere più ricostruite. «Io mi sento ancora democratico e cristiano – ha affermato – ma farò di tutto perché non venga ricostruita la Dc in quanto i vecchi schemi sono saltati. Per questo sono stato anticipatore del Partito democratico, con il quale il rapporto da parte di Italia dei valori deve essere strategico. Ma così com’è non funziona, tant’è che mi sento di dire che il vero Pd siamo noi di Italia dei valori».
A concludere il convegno il neo componente del Corecom, Paolo Panontin, che ha illustrato i compiti del comitato di vigilanza regionale sui mezzi di informazione. (ste.pol.)





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