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Il Capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio Regionale Alessandro Corazza ha partecipato al sit-in organizzato dagli studenti universitari per manifestare contro la soppressione degli Erdisu annunciata dalla Giunta regionale. «Ci opporremo fortemente – ha detto Corazza, che viene da un passato di due anni di rappresentanza studentesca in Cda Erdisu a Trieste -  ad ogni riforma del diritto allo studio che vada a togliere spazi e rappresentanza agli studenti, unici destinatari dei servizi che gli enti erogano».
«Ogni eventuale riforma del sistema – continua Corazza - dev’essere fatta a partire da quelle che sono le istanze che gli stessi studenti presenteranno e non va imposta dall’alto in maniera autoritaria come pensava invece di fare la Giunta,  presentando un emendamento al DDL sul finanziamento del sistema universitario che sarà in Aula giovedì prossimo. Non vorremmo però che la maggioranza approvi in quella sede un Ordine del Giorno che vincoli la Giunta a sviluppare una proposta organica sul tema, quando, contrariamente, lo stesso Assessore Rosolen si è compiaciuta del lavoro degli ERDiSU e quando dagli studenti non arrivano indicazioni sull’esigenza di fare una riforma».
«Se il sistema funziona bene – conclude - da quali esigenze e logiche arriva questa necessità di riformare il diritto allo studio? Noi ci opporremo a ogni intervento che vada a togliere rappresentanza e autonomia agli studenti, e porteremo avanti in Consiglio regionale gli interessi degli studenti».
 

 

Si è trattato di un convegno molto partecipato e fortemente sentito quello organizzato  a Casarsa della Delizia dal gruppo Consiliare regionale dell’Italia dei Valori-Cittadini sul tema dell’istituzione di un Garante per l’infanzia e l’adolescenza in Friuli Venezia Giulia. La tavola rotonda coordinata dal presidente del gruppo consiliare Piero Colussi che ha visto, dopo il mio saluto in qualità di Vicepresidente del gruppo, la partecipazione dell’Assessore alla cultura e famiglia Roberto Molinaro, dell’esperta Fabia Mellina Bares, della rappresentante dell’Unicef-Italia Chiara Curto, dell’Ufficio del Tutore dei Minori del Veneto rappresentato da Chiara Drigo e dai referenti per il Friuli Venezia Giulia del PIDIDA Luigi Piccoli e Dario Barattin rappresentando la prima occasione di confronto pubblico sull’omonima proposta di legge sottoscritta nell’aprile scorso dall’intera opposizione.

Fabia Mellina Bares nel tratteggiare la cornice legislativa sull’introduzione in Italia di questo istituo di garanzia ha evidenziato i rischi sempre più presenti oggi di una retorica e della conseguente banalizzazione dei diritti dell’infanzia, richiamando la necessità di terzietà di questa figura, autonoma e indipendente rispetto alla politica, ma al completo servizio dei minori.

Sulla stessa lunghezza d’onda Chiara Curto che, dopo aver informato i presenti sullo stato di avanzamento in Parlamento della legge per l’istituzione del Garante Nazionale per l’Infanzia come prevedono le convenzioni internazionali sottoscritte anche dal nostro Paese, ha ricordato il lavoro positivo svolto dall’Unicef con la Regione Lombardia che lo scorso mese di marzo ha votato una legge per l’istituzione della figura del garante regionale. Luigi Piccoli e Dario Barattin dopo aver espresso un sostanziale giudizio positivo sulla proposta di legge n.61, definita “un buon punto di partenza”, hanno espresso forti perplessità riguardo la decisione della maggioranza regionale di sopprimere – anche se temporaneamente – la figura del tutore, lamentando una scarsa attenzione del presidente Renzo Tondo alle varie richieste di chiarimento inoltrate dal coordinamento Pidida negli ultimi mesi. Molto applaudite anche le parole di Chiara Drigo – che sostituiva il prof. Lucio Strumendo – che ha illustrato il lavoro svolto in quella regione dal tutore dei minori in un ottica di ascolto e di dialogo, finalizzato a garantire l’effettivo godimento dei diritti da parte dei bambini e delle bambine. Un lavoro quello svolto dal Tutore della Regione Veneto contraddistinto da uno spiccato spirito di sussidiarietà e impegnato a richiamare ogni soggetto alle proprie responsabilità: azione resa possibile proprio dall’assoluta autonomia politica di cui gode questa istituzione.

Nel suo intervento l’Assessore Molinaro ha prima ricordato il clima in cui – circa un anno fa in Consiglio regionale – nacque l’ipotesi di chiudere con l’esperienza del Tutore dei Minori: “all’inizio prevale sempre il bisogno di cambiare tutto, ma nel programma elettorale del Presidente  Tondo, in realtà, questo scelta non c’era, non era stata prevista”. Ha poi riferito che ancora a livello di maggioranza non è stata assunta nessuna decisione sul futuro di questa figura, anticipando, però, che entro poche settimane è sua intenzione presentare in Giunta una proposta al riguardo. Proposta che dovrebbe prevedere un incardinamento all’interno del Servizio alla famiglia di questo ruolo. Il consigliere Piero Colussi dopo aver ringraziato l’Assessore Molinaro per aver accetto l’invito al confronto, anche a rischio di essere criticato da alcuni consiglieri del centrodestra, ha rimarcato la necessità di superare l’attuale situazione di incertezza, esprimendo un giudizio fortemente negativo sul fatto che ancor oggi a svolgere il ruolo di Tutore dei Minori sia il Presidente Edouard Ballaman, il quale condivide, purtroppo, senza riserve le prese di posizione della Lega Nord contro i diritti dei minori immigrati dimostrando in questo modo di non poter svolgere imparzialmente il ruolo di Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

A conclusione dei lavori, dopo due ore e mezza di intenso confronto, l’auspicio unanimemente condiviso dai partecipanti è stato quello che il prossimo mese di novembre in concomitanza con i 20 anni della Convenzione sui Diritti dell’infanzia di New York approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la  Regione Friuli Venezia Giulia sia in grado di approvare una nuova legge istitutiva della figura del Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e metta fine all’attuale anomala situazione di temporaneo “congelamento” del vecchio istituto del Tutore dei minori previsto, fra i primi in Italia, fin dal 1993.
 
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Chiara Drigo e Dario Bigattin
 
Alessandro Corazza introduce il convegno
 
Piero Colussi e Chiara Curto
 Dario Bigattin e Chiara Drigo

Senza ombra di dubbio, la Regione Friuli Venezia Giulia ha da sempre prestato molta attenzione, sia nelle scelte legislative che nelle politiche attive, alla tutela del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Ora che ci troviamo alla vigilia dell’approvazione del primo Piano regionale per la tutela dei minori la decisione – assunta nel luglio 2008 nel corso dell’assestamento di bilancio - di “sospendere” l’attività e le funzioni del Tutore dei Minori e, contestualmente, “provvedere al riordino delle azioni e degli interventi regionali in materia di famiglia e minori entro sei mesi”, suscita ancor più notevoli perplessità e un comprensibile sconcerto.
In quel provvedimento si prevedeva che, in via transitoria, le funzioni del Tutore dei minori previste dalla legge regionale n.49 del 24 giugno 1993 “fossero esercitate dal Presidente del Consiglio regionale”. Contemporaneamente, negli stessi giorni fu avviato in Parlamento su proposta del Ministro per le Pari opportunità l’iter legislativo per l’istituzione anche in Italia del Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza figura prevista sia dalla Convenzione sui diritti del Fanciullo di New York (1989) che dalla Convenzione Europea sull’esercizio dei Diritti del Fanciullo (1996). Un istituto, peraltro, già esistente ormai da tempo in molti Paesi europei ed extraeuropei.
Se è vero che il sistema di promozione, protezione e garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza già esistente deve avere un punto di riferimento e di raccordo in una istituzione nazionale, è altrettanto necessario che il piano operativo non possa che svilupparsi su scala regionale, poiché è a questo livello che si collocano prevalentemente le politiche di welfare, come stabilito anche dalla riforma del Titolo V della nostra Costituzione. E’ in questo contesto normativo sospeso che si colloca la proposta di legge n.61 per l’“Istituzione del Garante regionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” promossa dai consiglieri dell’Italia dei Valori-Cittadini, sottoscritta da tutti i gruppi dell’opposizione e depositata lo scorso 9 aprile 2009 a Trieste.
Una proposta che trova ispirazione dalle tante sollecitazioni provenienti da qualificate organizzazioni come l’Unicef, Save the Children, Accademia Nazionale dei Lincei, dal vasto mondo del volontariato e dei servizi socio-sanitari pubblici che si occupano di minori e di adolescenti nella nostra regione. Un mondo, inutile nasconderlo, molto preoccupato e deluso per la scarsa sensibilità politica dimostrata dalla Regione con la decisione di cancellare dal nostro ordinamento un istituto di garanzia storico come il Tutore dei Minori.
Questa tavola rotonda si svolge quando sono trascorsi già quattro mesi dalla fine del periodo di transizione previsto in legge e vuole essere un’importante occasione pubblica per un confronto serio e qualificato fra i diversi attori oggi impegnati, a titolo diverso, nel delicato compito di garantire in Friuli Venezia Giulia pieno diritto di cittadinanza a chi ha meno voce per esigerlo.

Programma dell’evento:

INTRODUCE

Alessandro Corazza (Vicepresidente del Gruppo consiliare regionale Italia dei valori-Cittadini)

INTERVENGONO

Fabia Mellina Bares (Giurista - Esperta di diritto minorile)

Chiara Curto (Unicef - Italia)

Dario Bigattin e Luigi Piccoli (Referenti del Coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza FVG)

Lucio Strumento (Pubblico tutore dei minori - Regione Veneto)

CONCLUSIONI

Roberto Molinaro (Assessore regionale Istruzione, formazione e cultura, politiche per la famiglia)

COORDINA

Piero Colussi (Presidente del Gruppo Consiliare regionale Italia dei valori-Cittadini)

Il Messaggero Veneto, 31 marzo 2009, Attualità

UDINE. E’ stata consegnata ieri, nelle mani della vicepresidente della Camera Rosy Bindi, dall’onorevole Carlo Monai, dai consiglieri regionali Alessandro Corazza e Enio Agnola la petizione sottoscritta da oltre duemila firme con la quale si chiede che gli studenti del Fvg possano continuare ad usufruire del tempo pieno.
«L’onorevole Bindi – ha riportato la delegazione dell’Idv – ha sottolineato come la scuola esca indebolita dai tagli apportati dalla riforma soprattutto in una regione come il Fvg dove è molto alta la percentuale dei giovani immigrati e dove l’organizzazione del tempo pieno rappresenta un elemento importante verso l’integrazione».
Per i cittadini che hanno sottoscritto la petizione e, in primis per i genitori degli alunni del Circolo didattico di Aquileia che hanno dato il via alla raccolta di firme, il tempo pieno, che in regione vanta un’esperienza più che trentennale, risulta un modello di scuola in grado di rispondere qualitativamente e flessibilmente alle sempre più numerose necessità dell’utenza e del contesto socio-economico, permettendo di suddividere la classe in gruppi meno numerosi per attività di recupero e potenziamento, di proporre laboratori e attività a classi aperte che possono arricchire le conoscenze degli alunni attraverso una pluralità di attività e iniziative.
Per i firmatari, infatti, questo tipo di organizzazione scolastica risponde alle necessità sempre più complesse delle nuove generazioni, che si trovano a vivere in un contesto sociale in rapido mutamento: vedasi le condizioni del lavoro femminile, con la necessità di conciliare lo stesso con l’impegni familiari; la presenza sempre più diffusa di alunni stranieri; l’aumento delle problematiche legate alle dinamiche dei nuclei familiari (separazioni, divorzi); l’aumento significativo dei casi di disagio conclamato e/o latente.
 

Il finanziamento nazionale che vede il decurtamento all’intero sistema universitario di quasi 1 miliardo e mezzo di euro in 5 anni, non è più sostenibile. Un unico Ateneo è quindi indispensabile.

Sul dibattito inerente l’Ateneo unico in Friuli Venezia Giulia, interviene il consigliere regionale del gruppo Italia dei Valori-Cittadini Alessandro Corazza. “Questa alzata di scudi in difesa della friulanità – ha detto il consigliere – è una rivendicazione di appartenenza territoriale fuori luogo e pretestuosa. I parametri da considerare per valutare correttamente scelte di questo tipo dovrebbero essere altri: efficienza, efficacia ed economicità, come si addice ad ogni pubblica amministrazione, unite alla qualità dei servizi e alla dimensione dell’Ateneo. Sostenere due Università, con tutto quel che ne consegue, anziché una, è uno sperpero di risorse pubbliche che nell’attuale e triste quadro di finanziamento nazionale che vede il decurtamento all’intero sistema universitario di quasi 1 miliardo e mezzo di euro in 5 anni, non è più sostenibile”.

Per Corazza “l’attenzione principale va diretta alla qualità dei servizi rivolti agli utenti e non alla difesa dei campanilismi. Per ottimizzare i risultati vanno evitate inutili duplicazioni: la nostra, è una regione dimensionalmente piccola che conta 1 milione e duecentomila abitanti. Basti guardare alle molte realtà che ospitano una sola Università pur avendo più abitanti dell’intero Friuli Venezia Giulia, oppure, altro esempio, che se le Università di Udine e di Trieste sommano un totale di circa 40 mila studenti, la sola vicina Padova ne conta 70 mila circa”.

Da qui, l’appello del consigliere Corazza all’Assessore regionale Alessia Rosolen a garantire maggior peso a quegli organismi esistenti di coordinamento tra Università, come ad esempio il Co.re.co. (Comitato regionale di coordinamento) per razionalizzare, già da ora, le scelte politiche nell’ottica di individuare una strategia comune ai due atenei che permetta di fare sistema e superare l’attuale situazione di crisi finanziaria che andrà inesorabilmente peggiorando.

(ACON) Trieste, 10 giu - COM/RC - Abbiamo letto con soddisfazione che nel corso del primo incontro ufficiale con il rettore dell’Università di Udine, Cristiana Compagno, il presidente Renzo Tondo ha espresso un orientamento favorevole all’unificazione degli Erdisu. A parlare è il capogruppo in Consiglio regionale di Italia dei Valori-Cittadini, Piero Colussi, che nella passata legislatura si era battuto, invano, insieme al gruppo di cui faceva parte (Cittadini per il Presidente), per arrivare alla creazione di un unico Ente di diritto allo studio universitario. ERDISUSin da quando l’argomento è stato sollevato nel 2005 - così ancora Colussi - l’idea è sempre stata, senza tentennamenti, quella di arrivare alla creazione di un unico Erdisu. L’obiettivo era quello di rispondere alle esigenze degli studenti che riguardano principalmente la qualità dei servizi. E’ questo un impegno tuttora valido, da strutturare a livello regionale perché tutti gli studenti, e in qualsiasi sede, abbiano pari opportunità. Nella nostra regione esiste un’Università diffusa con molteplici sedi. Ci troviamo di fronte a una mappa che tende a espandersi per presenza e attività e che richiede un effettivo coordinamento regionale per quantità e qualità di interventi. Bisogna allora prevedere economie di scala e politiche di promozione umana che superino le banali rivendicazioni di appartenenza territoriale. A questo punto, se non siamo nel campo delle mere enunciazioni, per passare dalle parole ai fatti - gli ha fatto eco il vice-capogruppo di IdV-Citt, Alessandro Corazza - sarebbe coerente soprassedere alle nomine per procedere immediatamente alla riforma così come annunciata dal presidente Tondo.





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