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Risale al lontano 2006 il censimento relativo ai siti contenenti amianto in Friuli Venezia Giulia, previsto dal Piano di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto. Una mappatura che, per il capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale Alessandro Corazza, dopo quasi 6 anni rischia di essere vetusta ed andrebbe aggiornata. Fu la legge n. 257 del 27 marzo 1992 a stabilire, oltre alle misure che le imprese devono adottare nello smaltimento per tutelare la salute dei loratori e dell'ambiente e definire la necessità di vigilanza da parte delle aziende socio sanitarie, l'obbligo per le regioni di adottare i piani per la bonifica e le relative mappature.

«Alla luce della recente sentenza che ha condannato i proprietari della Eternit, azienda produttrice di amianto, per disastro doloso permanente – spiega Corazza – dobbiamo chiederci se la Regione stia facendo il massimo per bonificare una situazione non ancora risolta e che può portare ancora danni alla salute umana. Quello che non fu applicato all'epoca, e cioè il principio di precauzione, che avrebbe salvato molte vite, - rilancia Corazza - dovrebbe spingere chi governa la Regione a fare il massimo per arginare il più possibile quello che è uno dei più grossi mali del nostro secolo: l'emergenza dovuta all'inquinamento atmosferico causato in particolare da attività di incenerimento. Per questo chiediamo alla Giunta i motivi per il mancato aggiornamento e di predisporre un nuovo censimento dei siti con presenza di amianto in modo da monitorare con efficacia la rimozione dello stesso nel più breve tempo possibile».

L'interrogazione a risposta immediata troverà risposta mercoledì 29 febbraio (leggi il testo dell'interrogazione).

Una petizione che marca, più di quanto si potesse immaginare, le differenze tra PD e IDV. Approdato in Consiglio regionale nella seduta del 2 febbraio, il testo, sottoscritto da 1060 cittadini della regione, chiedeva sostanzialmente di ridurre la produzione dei rifiuti mirando all’obiettivo “rifiuti zero” e, al secondo punto, di bandire definitivamente l’insalubre pratica dell’incenerimento dei rifiuti e del combustibile da rifiuto.
Una petizione che ha raccolto da subito l’adesione dei relatori Alessandro Corazza (Idv) e Piero Colussi (Cittadini-Libertà Civica) e la contrarietà di Bucci (PDL, relatore di maggioranza) ma che, nonostante fosse stata presentata già il 25 novembre 2010, è stata rimandata di Consiglio in Consiglio per almeno quattro volte. Un ritardo che il capogruppo dell’Idv Alessandro Corazza attribuisce anche al fatto che fosse scomoda non solo al PDL, Lega Nord e UDC ma anche allo stesso PD che infatti non aveva nominato alcun relatore.
«Al momento del voto – spiega infatti Corazza- è emersa l’imbarazzante incoerenza di un PD che sul territorio proclama che la pedemontana pordenonese non deve diventare la pattumiera della provincia, ma dall’altra avvalla col proprio voto l’incenerimento di rifiuti nei cementifici, compreso quello di Fanna (PN)».

Ma la polemica ha radici più profonde. Corazza recrimina infatti al PD non solo la posizione politica difforme, ma anche il fatto che per cercare di uscirne politicamente al meglio abbia forzato, con la complicità della maggioranza, lo stesso regolamento interno del Consiglio regionale.
«Per togliersi infatti dall’imbarazzo di dover votare contro alla petizione, il PD ha presentato, assieme a PDL, Lega Nord e UDC, un Ordine del Giorno che faceva propri i contenuti della petizione ad eccezione della parte che chiedeva lo stop all’incenerimento dei rifiuti, ma scrivendo che il documento avrebbe “sostituito” la medesima. Un artificio inaccettabile che avrebbe ristretto il diritto degli altri Consiglieri regionali a poter esprimere la propria posizione politica sulla petizione». Ma non basta. «Benché i miei rilievi al Regolamento interno abbiano fatto emergere con tutta evidenza che il voto sulla petizione si sarebbe dovuto svolgere prima di quello sugli Ordini del Giorno, – continua il Consigliere – Annamaria Menosso (PD) prima (che presiedeva il Consiglio in qualità di VicePresidente) e Maurizio Franz (Lega Nord) dopo (come Presidente del Consiglio), hanno respinto senza evidenza di motivazione l’obiezione e invertito l’ordine della votazione, non permettendo quindi che la petizione venisse votata se passava prima il loro OdG.». Il Regolamento interno, al Capo II “Esame di petizioni”, articolo 139, comma 5 dice che “Si applicano alle petizioni le disposizioni sugli ordini del giorno di cui all’articolo 157” e al Capo III “Mozioni”, l’art. 157, comma 1, dice che “Gli ordini del giorno presentati in riferimento alla materia oggetto di una mozione [leggasi: petizione] possono essere soltanto messi ai voti, senza svolgimento, dopo la votazione della mozione [leggasi: petizione]”).

E’ questo che più di tutto ha infastidito il giovane Consigliere: «l’azione autoritaria avallata dal PD, che ha forzato il regolamento interno pur di nascondere le sue imbarazzanti incoerenze nel proclamarsi a tutela dell’ambiente per poi però difendere l’incenerimento dei rifiuti.
Il PD infatti voleva scongiurare che i media, i giorni seguenti, titolassero la sua bocciatura della petizione, rispetto invece ad un più accomodante voto positivo su un Ordine del Giorno che accoglieva parzialmente il contenuto della petizione. Ma il confronto politico non può mai uscire dalle regole comuni entro il quale deve avvenire, e il fatto che ci fosse un asse trasversale tra il PD e il PDL, UDC e Lega Nord non autorizza certo queste forze ad imporre alle altre cose non permesse dal Regolamento».

E’ per evitare quindi che il Consiglio regionale non si pronunciasse sul testo presentato da 1060 cittadini che Corazza ha pensato di presentare, in tutta fretta, un contro-Ordine del Giorno che riprendeva di fatto gli stessi contenuti della Petizione, costringendo l’Aula a pronunciarsi sullo stesso, poi bocciato a maggioranza, e smascherando quindi lo stesso PD. Hanno votato a favore, oltre a Idv, anche Cittadini-LC, il Gruppo della Sinistra Arcobaleno, Paolo Menis (PD) e Igor Gabrovec (PD – SK); astenuto Luigi Ferone (Misto – Pensionati); non ha votato Eduard Ballaman (Misto).

«E’ imbarazzante, soprattutto per tutte quelle persone che in buona fede si riconoscono nel PD, vedere che al momento della verità invece dell’interesse generale alla salute e alla tutela dell’ambiente, nel PD prevalgano le posizioni politiche di chi si è visto finanziare la propria campagna elettorale da aziende che producono combustibile da rifiuto e i conflitti d’interesse di chi copre l’azione dei propri uomini nominati nelle società pubbliche che gestiscono questo business.
Una petizione
– conclude Corazza – tanto scomoda proprio per i conflitti d’interessi che svela e che alla fine l’asse PD – PDL sarebbe anche riuscito nell’intento di non votare se non l’avessi ripresentata nei suoi contenuti attraverso l’ordine del giorno».

Documenti in allegato:
- Petizione rifiuti
- Relazione sulla Petizione
- Ordine del giorno n.1
- Esito votazione Ordine del giorno n.1
- Ordine del giorno n.2 (Corazza)
- Esito votazione Ordine del giorno n.2 (Corazza)

Leggi anche:La Regione blinda gli inceneritori(Messaggero Veneto)

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Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio regionale, è intervenuto oggi in IV Commissione nella quale è stato approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, criticando l’inversione di rotta improvvisa della Giunta.

«Lo stravolgimento del piano precedentemente esaminato, con l’introduzione dell’ATO unico regionale – ha detto Corazza – assomiglia di più alla sanatoria di una situazione di emergenza generale nella gestione dei rifiuti urbani della nostra regione, ereditata da anni di malgoverno e che per stessa ammissione dell’assessore Ciriani “nasce da contingenze che conosciamo” perché “le province hanno dimostrato di non essere in grado di gestire il servizio”. L’ATO unico regionale nasce infatti per legalizzare e garantire l’attività che alcune società di fatto svolgevano senza rispettare pienamente la legge (conferendo i rifiuti fuori dall’ATO provinciale di propria competenza) anche a causa della mancanza di impianti o discariche».

«I fatti dimostrano – ha aggiunto Corazza – che in questi decenni la classe politica non è stata in grado di gestire la questione perché troppo intenta a difendere i propri uomini e le proprie posizioni di potere all’interno delle medesime società di gestione. In quest’ottica ha risvolti positivi il fatto che la politica si limiti a fissare gli obiettivi e le regole per una corretta gestione dei rifiuti e faccia i relativi controlli, delegando sempre di più l’attività di impresa ai privati, così come è previsto dalla normativa nazionale».

«La cosa più grave è che il piano addirittura promuova l’incenerimento dei rifiuti, causa dell’emergenza sanitaria del nostro secolo: l’aumento delle malattie legate all’inquinamento atmosferico (patologie cardiovascolari e tumori) e la conseguente diminuzione dell’aspettativa di vita soprattutto tra i giovani, in calo dal 2003».

«Invece che promuovere l’incenerimento dei rifiuti o derivati, il piano avrebbe dovuto promuovere l’obiettivo “rifiuti zero” salvaguardando maggiormente la salute umana e l’ambiente».

E’ stato nientemeno che il Presidente Tondo a rispondere alla interrogazione urgente presentata dal capogruppo di Italia dei Valori in Regione Alessandro Corazza, che chiedeva lumi sulla questione del "pollo alla diossina" rilevato dalle analisi commissionate dai comitati ambientalisti nella frazione di Campagna, a Maniago. A sorpresa, però, il Presidente della Regione ha elargito un’imbarazante "non abbiamo avuto ancora il tempo per acquisire gli elementi". Eppure l’interrogazione di Corazza era stata depositata con più di una settimana di anticipo. «Ho scritto alla Regione otto giorni fa, ma nei documenti forniti da Tondo apprendiamo che soltanto ieri la richiesta è stata inviata agli ASS n. 6. Se questo è l’interesse e l’attenzione che si sta riservando alla problematica che è emersa, allora l’amministrazione regionale non ne ha compreso la gravità e non è consapevole del rischio che stiamo correndo».

«E’ grave - ha commentato Corazza – che la Regione non stia monitorando questa problematica che, se confermata, comporterebbe conseguenze disastrose per la salute dei cittadini e per il territorio coinvolto. Ho rivolto l’interrogazione nella speranza di ricevere risposte rassicuranti sulla questione, ma la "non risposta" di Tondo ha scaturito l’effetto di allarmare ancora di più. E’ paradossale che sia emerso un quadro di pericolo in seguito a delle analisi disposte dai comitati dei cittadini, mentre la Regione a tutt’oggi non è in grado neppure di trovare le parole per abbozzare una risposta».

Corazza ringrazia infine l’azione dei comitati: «Senza i comitati oggi non si saprebbe nulla di questa situazione allarmante. Il fatto che sia la cittadinanza attiva a dover vigilare è sintomo di una scarsa attenzione delle istituzioni. Attendiamo comunque la risposta ufficiale, che il Presidente ha garantito avverrà nei prossimi giorni e in forma scritta, e continueremo a vigilare chiedendo che vengano utilizzati tutti gli strumenti per accertare a fondo la situazione e vengano prese tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza la zona, anche rispetto all’altro problema molto sentito: l’inquinamento atmosferico che grava sulla salute e sull’ambiente».

Leggi il testo dell’interrogazione: link
Leggi il testo della risposta: link

Il Consigliere regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ha depositato un’interrogazione urgente sulla questione del cosiddetto “pollo alla diossina”, che troverà risposta nella seduta del Consiglio regionale prevista per la prossima settimana. Le analisi di laboratorio, effettuate su un pollo ruspante nato e cresciuto in un’aia della frazione di Campagna, in Comune di Maniago (PN), erano state disposte dai comitati “Sì al riciclo totale”, “Campagna pulita”, “Sos San Lorenzo”, “Cittadini per l’ambiente”, e sono ora in mano ai carabinieri del Nas di Udine, alla Commissione europea di Bruxelles e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma. Esse avevano rivelato il superamento dei tenori massimi del regolamento Ce 1881/2006 sia per Pcdd/f (cosiddetto “diossina”) che per Pcb diossina-simili.

In particolare, il capogruppo dell’Idv in Regione interpella la Giunta per sapere «quali azioni intende svolgere per acclarare l’eventuale presenza di diossina oltre ai limiti di legge su animali, terreni ed esseri umani nell’area di Campagna e nei comuni limitrofi e, nel caso i dati fossero confermati, cosa intende fare per tutelare la salute dei cittadini che vivono nel territorio interessato e per evitare forme di contaminazione che potrebbero interessare una scala più ampia di consumatori, anche al di fuori dell’Italia».

L’Italia dei Valori si era occupata della vicenda già nei giorni scorsi per mezzo del Parlamentare europeo Andrea Zanoni, che aveva preso contatti con i firmatari della denuncia per affrontare la questione a Bruxelles. A Zanoni è già stata inoltrata la documentazione del caso e non è esclusa un’interpellanza alla Commissione europea (del resto lo stesso esposto è stato consegnato ai carabinieri del Nas di Udine e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare).

«Va fatta immediatamente chiarezza – ha dichiarato Alessandro Corazza – su un fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo e comporterebbe la messa in atto urgente di tutti gli accorgimenti precauzionali per evitare che le conseguenze siano disastrose, e la ricerca delle responsabilità. La zona coinvolta era già sotto osservazione in quanto interessata da emissioni maleodoranti e dalle attività degli stabilimenti industriali di Fanna. Anche per questo è quanto mai opportuno che si diano al più presto risposte ai cittadini che, anche e non solo per questa vicenda, vivono in perenne allarme a causa di una mai risolta questione ambientale e suppliscono alle mancanze di chi dovrebbe vigilare, controllare e agire a tutela dell’ambiente e della salute umana».



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