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Arriva dopo più di nove mesi la risposta della Giunta regionale rispetto alla mancata pubblicazione nel sito della regione delle retribuzioni e dei curriculum vitae dei dirigenti oggetto dell’interrogazione dei Consiglieri regionali dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ed Enio Agnola. La pubblicazione è prevista, si legge nell'interrogazione, sia dalla normativa regionale che dal Decreto Legislativo 150/2009 (c.d. riforma Brunetta), ma al 5 aprile 2011, data di presentazione dell’interrogazione, i dati non erano ancora stati resi noti.

Un ritardo che l’Assessore Garlatti giustifica con l’esigenza di concludere alcuni controlli e aggiornamenti, ma che il Capogruppo IDV Corazza ha subito stigmatizzato come «indicativo della trasparenza di questa Regione». «Non è pensabile che la cosa pubblica venga gestita chiamando dirigenti secondo mere logiche di appartenenza partitica prive di merito al punto tale da diventare imbarazzante per chi governa la Regione rendere noti questi documenti. La Regione – conclude Corazza replicando all’Assessore – non è “cosa vostra”: bisogna amministrare con etica, nell’interesse generale».

Scarica l'interrogazione dell'Italia dei Valori (a firma Corazza e Agnola)

Scarica la risposta dell'Assessore Garlatti

Il Governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale anche le nuove norme regionali sull’accesso al welfare, quelle che consentono la fruizione dei benefici a chi sia residente in Friuli Venezia Giulia da non meno di 24 mesi, perché ritenute "discriminatorie". Duro il commento del capogruppo dell'Italia dei Valori in Regione Alessandro Corazza, che sulla vicenda aveva anticipato la decisione dell'impugnazione già quando la legge fu modificata in Consiglio regionale proprio al fine di superare i rilievi del governo (vedi comunicato stampa allegato del 22 novembre 2011). «Avevamo avvertito che, così come riformulata, la legge sarebbe stata ancora discriminatoria e passibile di impugnazione, e ora, puntualmente, alla nostra Regione è stata certificata l'ennesima violazione dei diritti civili. Ora qualcuno dovrà prendersi le proprie responsabilità, e non parlo soltanto della Lega Nord, ma anche del Presidente Tondo e della maggioranza che si è chinata ai capricci politici del Carroccio».

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Con un emendamento trasversale dell’ultimo momento alla Finanziaria 2012, a firma Pdl, Pd, Lega, Udc e Gruppo Misto, i Consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia hanno “blindato” l’assegno vitalizio e l’indennità e introdotto nuovi privilegi. L’Italia dei Valori si è opposta con durezza a questa operazione trasversale, presentando un contro-emendamento per abrogare totalmente e da subito i vitalizi e le indennità di fine mandato, bocciato però dal resto dell’Aula.

L’emendamento sui vitalizi, presentato in aula all’ultimo momento e illustrato furbescamente dai presentatori come fosse un taglio, è in realtà un aumento dei costi della politica e dei privilegi, non certo la loro cancellazione. Visto il momento storico di forte crisi in cui versa l’Italia, con che credibilità si porrà ora la nostra Regione nei confronti dei cittadini e del Governo Monti, se invece che abrogare una delle più clamorose ingiustizie di questo Consiglio regionale in maniera netta e senza trucchi, si sono addirittura aumentati i costi della politica regionale?

Con questo maxi-emendamento vengono inanzitutto slegate sia l’indennità dei consiglieri regionali che le spese a disposizione dei Gruppi consiliari da quelle dei parlamentari che a seguito delle manovre del governo Monti avrebbero subito un ingente taglio, legandole invece all’indennità dei consiglieri regionali che veniva percepita l’1 gennaio 2011, quando cioè la busta paga dei Consiglieri regionali era un po’ più alta dell’attuale. Una “messa in sicurezza” da nuovi tagli nazionali dell’indennità e dei soldi a disposizione dei gruppi Consiliari.

Abbiamo cercato di contenere la rimodulazione all’insù presentato un subemendamento che indicizzava l’indennità a quella attualmente in vigore, più bassa, ma senza esito positivo: l’emendamento è stato infatti bocciato da PDL, PD, Lega, UDC e Gruppo Misto (eccetto FLI). Ma l’aver slegato l’indennità dei Consiglieri da quella parlamentare e averla definita all’importo in vigore al 1 gennaio 2011, ha un effetto diretto anche sui vitalizi di chi è già in pensione e di chi ancora deve andarci: evitare che anche questi siano adeguati ai tagli romani.

Viene inoltre introdotta la possibilità per i Consiglieri regionali di optare o meno per il sistema contributivo a partire dalla prossima legislatura – evitando quindi, se vogliono, di versare la quota richiesta -, nonché la facoltà di farsi restituire tutto quanto versato, prima di iniziare a godere del vitalizio: una nuova discriminazione rispetto ai normali cittadini (che non possono fare un’analoga scelta ma sono obbligati dal sistema a versare i contributi).

Abbiamo proposto un contro-emendamento che cancellava totalmente vitalizi e indennità di fine mandato, recuperando i contenuti della proposta di legge già depositata ad agosto 2010 e bloccata dagli altri gruppi al “tavolo sui costi della politica”. L’emendamento è stato però bocciato trasversalmente da tutta l’aula.

La cosa più grave è però la conseguenza che produce questa norma. Nel poco tempo concessomi dal presidente, ho denunciato che andando a modificare la legge sull’assegno vitalizio si fa decadere definitivamente il referendum abrogativo, proposto da un comitato di cittadini di questa regione, che attualmente è all’esame del Tar per il ricorso sull’innammissibilità decretata proprio dal Consiglio regionale, con la contrarietà di IDV e pochissimi altri. In questo modo i Consiglieri regionali hanno eliminato quello che per loro rappresentava un problema non indifferente e questo è molto grave perché cancellano uno strumento democratico previsto dal nostro Statuto andando deliberatamente contro la volontà espressa dai cittadini. Un voto che avevo chiesto ai colleghi del PD di non fare, proprio a salvaguardia delle regole base di uno Stato di Diritto, richiamando la battaglia fatta congiuntamente in Parlamento da IDV e PD, contro la volontà dell’allora governo Berlusconi di far saltare il referendum contro il nucleare. Richiami risultati, alla fine, vani.

Le altre forze politiche avevano preteso un tavolo tecnico-politico dove ricondurre la discussione di tutti i provvedimenti di legge sui costi della politica, a partire da quello che sopprimeva proprio i vitalizi e l’indennità di fine mandato proposto dall’Idv già nell’agosto 2010. Tavolo sancito anche da un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale nella scorsa sessione di assestamento di bilancio nel luglio 2011 che prevedeva che la questione dei vitalizi sarebbe stata affrontata con priorità sul resto. Prendiamo invece atto che gli impegni assunti ufficialmente dagli altri gruppi non hanno evidentemente valore perché sono stati smentiti dai presentatori di questo emendamento, portato direttamente in Aula. Un tecnicismo che oltre a togliere credibilità ai proponenti, ha soffocato la discussione e quindi la possibilità di affrontare compiutamente il tema (i tempi di intervento in Aula sono severamente contingentati) quasi si volesse far passare in sordina l’operazione.

Un vero peccato, segno che la Casta regionale non è in grado di fare uno scatto d’orgoglio e giustizia sociale, mettere da parte i propri conflitti d’interesse, e spogliarsi degli ingiusti privilegi.

Alessandro Corazza


Documenti in allegato:

- 16 Bis 1
16 Bis.0.1
16 Bis.0.2
16 Bis.0.0.1
I voti degli emendamenti

Ci apprestiamo a votare una Finanziaria e un Bilancio di previsione 2012-2014 segnati da un difficile momento storico che, anche per effetto della manovra Monti, impone severi tagli alle spese che richiedono per la nostra Regione ulteriori grandi sacrifici e che ci accomuna alle Regioni ordinarie, magari anche meno virtuose.

A dirlo è Alessandro Corazza di Idv, il quale ha citato il taglio, seppure ora ridotto, dell’IRAP pensato per le aziende del Friuli Venezia Giulia come un intervento che toglie risorse importanti al bilancio regionale senza offrire reali occasioni di sviluppo; un contributo che si applica indiscriminatamente a tutte e quindi non valorizza le virtuose.

Con le risorse disponibili si potrebbero, invece, proporre misure orientate alla creazione di infrastrutture collegate allo sviluppo economico e alla ripresa del settore più in crisi, quello dell’edilizia. Si potrebbe rifinanziare il Fondo di rotazione della manovra anticrisi con misure di sostegno mirate ai settori della internazionalizzazione, dell’aggiornamento tecnologico, della green economy; dare contributi specifici per gli oneri burocratici e applicativi delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro; rafforzare la garanzia regionale concessa per ottenere il contributo sulla prima casa; recuperare il taglio agli enti locali avviando un processo di revisione dei criteri di trasferimento tenendo conto dell’applicazione dell’IMU; creare uno specifico fondo "lavoro giovani" incentrato su formazione/apprendistato e sul telelavoro.

L’autorizzazione al ricorso al mercato finanziario mediante la contrazione di mutui rappresenta un ammontare che si va ad aggiungere alle autorizzazioni degli anni precedenti (845 milioni non ancora oggetto di effettivo ricorso al mercato finanziario). Corazza ha definito la cosa un indebitamento potenziale enorme, che permette di avere oggi un bilancio ricco, ma che sarà a carico delle future generazioni laddove si desse effettivamente corso alle autorizzazioni. Operazione, pertanto, eticamente discutibile.

L’assenza di una visione politica di questa Finanziaria si vede, in particolare, rispetto al contributo per l’acquisto della prima casa: sottofinanziare il contributo per l’acquisto della prima casa in favore dei contributi per le locazioni, le cui domande sarebbero in aumento, è sbagliato. Significa non capire che scegliere l’affitto è una conseguenza della difficoltà ad acquistare casa, non una diversa scelta di vita.

Decisamente negativa è, inoltre, la mancata disponibilità finanziaria per la terza corsia della A4, tutta sulle nostre spalle nonostante sia di importanza strategica nazionale che parrebbe però rientrata in seguito all’intervento finanziario recentemente garantito dal governo tecnico.

Spiace constatare che, oltre ai tagli al settore, assistiamo, ancora una volta, alla mancata riforma e messa in sicurezza di tutto il sistema della cultura che è a rischio di illegittimità ed incostituzionalità a causa della discrezionalità con cui vengono ancora oggi assegnati i contributi.

Idv propone di sostenere i progetti dei Comuni che per la diffusione dell’accesso locale gratuito e senza fili a Internet. Nella precedente Finanziaria sono stati messi a bilancio 260.000 euro per questi progetti, ma non è stato ancora emanato il regolamento attuativo. Ingiustificate sono le mancate riforme organiche del trasporto pubblico locale, dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti urbani.

Constando infine che lo strumento dei contratti di solidarietà ha trovato un suo utilizzo importante, come ammortizzatori sociali, a sollievo delle imprese e dei lavoratori con difficoltà occupazionale, ci rincuora ricordare che questo strumento fu proposto a suo tempo dal nostro gruppo e accolto dalla maggioranza.

Si è tenuta ieri in Consiglio regionale la discussione sulla proposta di legge di riduzione dei Consiglieri regionali. Il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, relatore di minoranza della legge, ha rappresentato la posizione dell’Italia dei Valori, criticando come in realtà si stia affrontando il tema della riduzione della rappresentanza democratica, anziché quello dei costi della politica, per i quali si poteva procedere subito, con legge ordinaria, al taglio delle indennità.

«I partiti maggiori – ha detto Corazza in aula – si mascherano dietro il populismo del taglio dei Consiglieri regionali, ma così facendo tengono fuori di fatto i giovani, le donne e la società civile, consegnando per sempre la politica a quei politici campioni di preferenze che non avranno problemi ad essere rieletti grazie al radicamento che si sono garantiti in anni e anni di mandati, concentrando ancora di più il potere su di essi. Con questa legge la classe politica diventerà ancora più una casta e sarà ancora più lontana dai cittadini. Quello che denunciamo è che si siano volute accantonare di proposito le misure concrete di riduzione dei costi della politica e dei privilegi, come la cancellazione dei vitalizi, sul quale il nostro gruppo ha depositato una proposta di legge già nell’agosto del 2010, o la riduzione delle indennità e dei rimborsi spese dei Consiglieri, senza dare vere risposte alla crisi di credibilità che sta vivendo la politica, che è quotidianamente investita, ad esempio, da leggi ad personam, interessi personali, compravendita di parlamentari e assenza di etica».

Toni molto accesi durante la discussione in aula della legge sui requisiti per l’accesso al welfare. Il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ha giudicato insufficienti le modifiche introdotte in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato discriminatoria la normativa, avvertendo: «Così come riformulata, la legge è ancora passibile di impugnazione, in questo modo la nostra Regione rischia l’ennesima figuraccia».

L’attacco di Corazza si è concentrato soprattutto verso il gruppo della Lega Nord: «Il Carroccio – ha detto – è responsabile di forzare la mano in sede legislativa per puri scopi elettoralistici, sfornando norme che vanno a soddisfare gli istinti più bassi della nostra società e che sfociano nella discriminazione. Farlo, sapendo bene che ciò comporterà l’impugnazione della legge con i conseguenti costi in termini economici e di risorse, come già avvenuto più volte, rivela uno scarsissimo senso di responsabilità politica e un perverso modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica. Peggio ancora se gli effetti di tali strategie finiscono per essere subiti dai Comuni che, applicando la legge, si ritrovano a dover pagare le spese giudiziarie contro chi giustamente presenta ricorso e lo vince. A pagare i danni non dovrebbero essere i Comuni e neppure la Regione, dovrebbe pagare la Lega Nord».

«E’ impensabile – ha concluso Corazza – che un partito di governo non si prostri alla legalità, mettendo invece la propria volontà politica sopra i principi democratici entro i quali l’azione politica andrebbe ricondotta. Non si può continuare ad accettare delle violenze come quelle che si stanno perpetuando all’interno della maggioranza. I diritti non sono derogabili, non si contratta sui principi sanciti dalla Costituzione. In uno Stato di diritto le sentenze si accettano e si attuano, non c’è spazio per altri ragionamenti politici».

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